Fiat:dopo mesi di incertezza finalmente arriva la chiarezza!

Il 22 dicembre scorso si è tenuta a Roma una riunione molto importante per il futuro dello stabilimento Fiat Auto di Pomigliano d’Arco.
Dopo mesi d’incertezze, finalmente è stata fatta chiarezza sulle sorti di uno dei più grandi poli industriali del Mezzogiorno, che nei prossimi cinque anni dovrebbe – stando alle dichiarazioni rilasciate alla stampa da Sergio Marchionne – produrre la nuova Panda. Alla riunione, oltre al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e Marchionne, erano presenti i ministri Scajola, Sacconi, Fitto e Prestigiacomo, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Epifani, Bonanni e Angeletti, mentre l’Ugl era rappresentata dal segretario nazionale dei metalmeccanici Domenico Centrella e dal segretario confederale Cristina Ricci. Protagonista dell’attesa riunione, com’era facilmente prevedibile, è stato Sergio Marchionne, manager italo - canadese che dal 1° giugno 2004 ricopre l’incarico di amministratore delegato del gruppo Fiat. Marchionne, al tavolo col governo e sindacati, ha presentato un piano di rilancio molto ambizioso per tutti gli stabilimenti Fiat in Italia ad eccezione di Termini Imerese. Lo stabilimento siciliano, infatti, non produrrà più auto dalla fine del 2011. Il rilancio dell’industria automobilistica italiana prevede un investimento di 8 miliardi di euro da parte del Lingotto, che andranno a concretizzarsi nella produzione di undici nuovi modelli. Tra questi figura la nuova Panda, la cui produzione sarà trasferita dalla Polonia in Italia, ovvero nello stabilimento di Pomigliano d’Arco. Qui lavorano parecchi acerrani che, in un contesto di crisi generale, da mesi si trovano a fronteggiare la dura realtà della cassa integrazione e che ora possono guardare il futuro con più serenità. L’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, ha infatti lasciato intendere che in Italia sarà perseguita una necessaria conciliazione tra i costi industriali e la responsabilità sociale. In altri termini, il Lingotto vuole salvaguardare gli stabilimenti del Bel Paese, ma sempre in un’ottica di miglioramento progressivo della capacità produttiva. La Fiat intende, di fatto, aumentare il numero di auto prodotte nel nostro paese da 650 mila a 800 mila – 1 milione e per fare ciò necessita di strutture industriali sempre più efficienti. Ora, essendo stato da poco ristrutturato grazie ad un investimento di 110 milioni di euro, lo stabilimento campano sembra avere tutte le carte in regola per recitare un ruolo da protagonista nel piano di rilancio della produzione nazionale studiato da Marchionne. Attualmente, a Pomigliano d’Arco sono in produzione modelli di auto che fra qualche tempo saranno fuori mercato e che fortunatamente verranno rimpiazzati dalla nuova Panda. Tutto ciò, però, porterà a una riduzione della quantità occupazionale dell’azienda. Alcune persone, tra il 1° gennaio e marzo 2010, rischiano seriamente di rimanere senza lavoro perché non hanno avuto rassicurazioni sul rinnovo del contratto. È questo il caso di circa quaranta operai che mercoledì 16 dicembre, a conclusione di un’assemblea svoltasi al Municipio di Pomigliano d’Arco, hanno deciso di occupare l’aula consiliare del comune per poi, sei giorni dopo, unirsi alle numerose delegazioni operaie degli stabilimenti Fiat e scendere in piazza a Roma in occasione della presentazione del piano industriale del Lingotto. Certo, di fronte all’annunciata chiusura dello stabilimento di Termini Imerese - che porterà migliaia di persone a fare i conti con la disoccupazione e altrettante famiglie in una spirale di povertà - potrebbe sembrare che allo stabilimento di Pomigliano d’Arco e alla maggior parte dei suoi dipendenti sia toccato il male minore, ma la realtà è che ci ritroviamo ancora una volta a fare i conti con un mondo del lavoro in difficoltà, dove la garanzia di un reddito e di un impiego vengono sempre più sacrificate in nome delle dure leggi del mercato.
Giovanni Balsamo
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