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Il comitato contro l'inceneritore chiede di essere ascoltato

Approvato il 17 dicembre dal Governo il decreto legge che pone fine all’emergenza rifiuti in Campania. Non tutti, però, sono d’accordo.
Il presidente della Provincia di Napoli, i sindaci, i politici della Regione, per quanto tra loro ideologicamente lontani, ora sono uniti da un comune pensiero: la Campania non è fuori dall’emergenza. Dopo 15 anni di gestione straordinaria ed emergenziale, non c’è ancora un piano industriale per tirar fuori la regione da questa lunga crisi. L’inceneritore di Acerra, che non ha un funzionamento continuativo, è tutt’ora in fase di collaudo. Il decreto Bersani, dunque, non sta certamente a segnare una reale fine dell’emergenza, ma solo un semplice passaggio di gestione. Il termovalorizzatore infatti, secondo gli articoli 9 e 10 del decreto, andrà nelle mani della Regione Campania. L’impianto, inoltre, è stato valutato per la cifra di 370 milioni di euro e, dal 1 gennaio 2010, la Presidenza del Consiglio avrà la possibilità di redigere un contratto di affitto per l’onerosa cifra di 2,5 milioni di euro al mese. Il Consiglio dei Ministri ha emanato un decreto, ha sancito ( con lo sguardo forse altrove!) la fine di un’emergenza, ha determinato il valore di un bene di proprietà privata: e un piccolo posto nella lista per un esame di coscienza, forse, non sarebbe stato tanto negativo! In Campania si continuano a contraddire le direttive del Parlamento europeo e del Consiglio ( 2006/12/CE) relative ai rifiuti, che mirano alla protezione della salute umana e dell’ambiente. Quindi ci si continua a chiedere: dov’è la raccolta differenziata? Dove sono le isole ecologiche e le bonifiche del territorio? Chi trasporta i rifiuti? Ma, principalmente, chi pagherà tutte le spese? Probabilmente i Comuni. Ad essi è stato chiesto infatti, mediante il decreto, di pagare le spese arretrate legate al periodo dell’ufficiale emergenza. La cifra ammonterebbe a 350 milioni di euro. Dunque saranno i cittadini onesti e rispettosi della legge a doversi accollare il peso di queste nefande scelte: tutto ciò sarà pagato attraverso la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani ( TARSU). E se le ripercussioni sulle finanze non bastassero, i rilevamenti di PM10 certamente aiuteranno a rendere la pillola ancor più amara. Infatti, a nove mesi dall’avvio dell’inceneritore, i livelli di PM10 ( polveri sottili) nella zona sono stati abbondantemente superati per 175 giorni. Decisamente troppi se si considera che il limite massimo consentito dalla legge è di 35 giorni l’anno. Gli acerrani, nonostante si sentano esclusi da una possibilità di confronto con il Governo, continuano a lottare. A parlare a nome dei cittadini, ora, è il Comitato contro il mega Inceneritore di Acerra. Hanno deciso di mettere fine al silenzio: non vogliono più subire passivamente. Chiedono di essere ascoltati dall’Associazione Nazionale dei Comuni d’Italia ( ANCI) e dai sindaci. Vogliono mostrare le loro proposte e, con l’aiuto gratuito di tecnici indipendenti e specializzati, dimostrare che per la Campania ci sono valide vie di salvezza. Il Comitato sostiene una moderna politica di gestione dei rifiuti, fondata su riduzione, riuso, raccolta differenziata, riciclaggio e impianti a basso impatto ambientale, che eliminerebbero i rischi per l’uomo e per l’ambiente. Una salvezza che non prevede discariche di rifiuti indifferenziati, inceneritori e morti causate dalle polveri sottili. La fiducia dei cittadini ha bisogno di esser riconquistata. Quindi, l’emergenza rifiuti terminerà solo quando i cittadini potranno vedere, capire e condividere questo processo.
Alessia Piccirillo
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