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Acerra “capitale della monnezza?” Il Comitato Contro il Megainceneritore non ci sta!

Acerra 26 settembre 2009. Il Comitato Contro il Megainceneritore di Acerra firma un manifesto in cui attacca il Consiglio Comunale che il giorno precedente aveva dato il via libera alla modifica dell’impianto di depurazione NGP Bio-Natura S.r.l. In seguito a tale decisione, il depuratore, situato nell’area ASI ex Montefibre, sarà messo in condizione di smaltire fino a 2.400 tonnellate al giorno di rifiuti liquidi provenienti da industrie chimiche.
Oltre ad alzare la voce su questo “ ulteriore ricatto alla città”, nel manifesto, il Comitato calca la mano anche sulla gestione dell’ inceneritore: dal giorno dell’inaugurazione/farsa, in meno di sei mesi, l’impianto ha sforato già 107 volte i limiti di emissioni di PM10 (50 microng/m3). La legge permette sforamenti per un massimo di 35 giorni in un anno. Ma ciò su cui più insiste il Comitato Contro il Megainceneritore è l’assordante silenzio di ogni tipo di istituzione, convinti del fatto che “i cittadini si garantiscono soprattutto informandoli, e non con continue riunioni nelle stanze del potere”. Vogliono sapere dove sono finite le agevolazioni sulle bollette, i milioni di finanziamenti per la rivalutazione del territorio, i risultati del famigerato Osservatorio. Il manifesto del Comitato si chiude con alcune linee programmatiche: chiusura immediata dell’impianto di termovalorizzazione, bonifica del territorio, avvio della raccolta differenziata, adesione alla strategia ZeroWaste (RifiutiZero). Questi i punti chiave che hanno intenzione di far valere presso l’Amministrazione; non è chiaro con quali modi e tempi. Ormai richieste di questo tipo suonano alle orecchie di noi acerrani come un leit-motiv che va avanti da troppo tempo, e sembrano ancora più utopistiche se non accompagnate da nessuna reale iniziativa. Di concreto, per ora, il comitato Contro il Megainceneritore di Acerra, porta la campagna adesioni alla “vertenza contro la truffa rappresentata dal CIP 6”: in parole povere quel 7% sulla bolletta elettrica che dovrebbe servire per promuovere fonti di energia pulita, ma che noi italiani dal 2001 al 2007 abbiamo sborsato per finanziare impianti di termovalorizzazione come quello di Acerra. A tal proposito l’Italia è già stata condannata dall’Unione Europea, e si è in attesa che l’iter legislativo volga al termine. Dal 20 settembre scorso, l’ associazione “Diritto al Futuro” è partita con la raccolta adesioni per chiedere il rimborso del Cip 6, il 27 settembre il Comitato Contro il Megainceneritore era in Piazza Duomo a fare la sua parte. E’ possibile aderire anche scaricando il modulo online (www.dirittoalfuturo.it).
Stefano Petrella
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