Martedì, Febbraio 07, 2012
   
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Attualità

Fiat:dopo mesi di incertezza finalmente arriva la chiarezza!

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Il 22 dicembre scorso si è tenuta a Roma una riunione molto importante per il futuro dello stabilimento Fiat Auto di Pomigliano d’Arco. 

Dopo mesi d’incertezze, finalmente è stata fatta chiarezza sulle sorti di uno dei più grandi poli industriali del Mezzogiorno, che nei prossimi cinque anni dovrebbe – stando alle dichiarazioni rilasciate alla stampa da Sergio Marchionne – produrre la nuova Panda. Alla riunione, oltre al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e Marchionne, erano presenti i ministri Scajola, Sacconi, Fitto e Prestigiacomo, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Epifani, Bonanni e Angeletti, mentre l’Ugl era rappresentata dal segretario nazionale dei metalmeccanici Domenico Centrella e dal segretario confederale Cristina Ricci. Protagonista dell’attesa riunione, com’era facilmente prevedibile, è stato Sergio Marchionne, manager italo - canadese che dal 1° giugno 2004 ricopre l’incarico di amministratore delegato del gruppo Fiat. Marchionne, al tavolo col governo e sindacati, ha presentato un piano di rilancio molto ambizioso per tutti gli stabilimenti Fiat in Italia ad eccezione di Termini Imerese. Lo stabilimento siciliano, infatti, non produrrà più auto dalla fine del 2011. Il rilancio dell’industria automobilistica italiana prevede un investimento di 8 miliardi di euro da parte del Lingotto, che andranno a concretizzarsi nella produzione di undici nuovi modelli. Tra questi figura la nuova Panda, la cui produzione sarà trasferita dalla Polonia in Italia, ovvero nello stabilimento di Pomigliano d’Arco. Qui lavorano parecchi acerrani che, in un contesto di crisi generale, da mesi si trovano a fronteggiare la dura realtà della cassa integrazione e che ora possono guardare il futuro con più serenità. L’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, ha infatti lasciato intendere che in Italia sarà perseguita una necessaria conciliazione tra i costi industriali e la responsabilità sociale. In altri termini, il Lingotto vuole salvaguardare gli stabilimenti del Bel Paese, ma sempre in un’ottica di miglioramento progressivo della capacità produttiva. La Fiat intende, di fatto, aumentare il numero di auto prodotte nel nostro paese da 650 mila a 800 mila – 1 milione e per fare ciò necessita di strutture industriali sempre più efficienti. Ora, essendo stato da poco ristrutturato grazie ad un investimento di 110 milioni di euro, lo stabilimento campano sembra avere tutte le carte in regola per recitare un ruolo da protagonista nel piano di rilancio della produzione nazionale studiato da Marchionne. Attualmente, a Pomigliano d’Arco sono in produzione modelli di auto che fra qualche tempo saranno fuori mercato e che fortunatamente verranno rimpiazzati dalla nuova Panda. Tutto ciò, però, porterà a una riduzione della quantità occupazionale dell’azienda. Alcune persone, tra il 1° gennaio e marzo 2010, rischiano seriamente di rimanere senza lavoro perché non hanno avuto rassicurazioni sul rinnovo del contratto. È questo il caso di circa quaranta operai che mercoledì 16 dicembre, a conclusione di un’assemblea svoltasi al Municipio di Pomigliano d’Arco, hanno deciso di occupare l’aula consiliare del comune per poi, sei giorni dopo, unirsi alle numerose delegazioni operaie degli stabilimenti Fiat e scendere in piazza a Roma in occasione della presentazione del piano industriale del Lingotto. Certo, di fronte all’annunciata chiusura dello stabilimento di Termini Imerese - che porterà migliaia di persone a fare i conti con la disoccupazione e altrettante famiglie in una spirale di povertà - potrebbe sembrare che allo stabilimento di Pomigliano d’Arco e alla maggior parte dei suoi dipendenti sia toccato il male minore, ma la realtà è che ci ritroviamo ancora una volta a fare i conti con un mondo del lavoro in difficoltà, dove la garanzia di un reddito e di un impiego vengono sempre più sacrificate in nome delle dure leggi del mercato.

Giovanni Balsamo

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Il comitato contro l'inceneritore chiede di essere ascoltato

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Approvato il 17 dicembre dal Governo il decreto legge che pone fine all’emergenza rifiuti in Campania. Non tutti, però, sono d’accordo.  

Il presidente della Provincia di Napoli, i sindaci, i politici della Regione, per quanto tra loro ideologicamente lontani, ora sono uniti da un comune pensiero: la Campania non è fuori dall’emergenza. Dopo 15 anni di gestione straordinaria ed emergenziale, non c’è ancora un piano industriale per tirar fuori la regione da questa lunga crisi. L’inceneritore di Acerra, che non ha un funzionamento continuativo, è tutt’ora in fase di collaudo. Il decreto Bersani, dunque, non sta certamente a segnare una reale fine dell’emergenza, ma solo un semplice passaggio di gestione. Il termovalorizzatore infatti, secondo gli articoli 9 e 10 del decreto, andrà nelle mani della Regione Campania. L’impianto, inoltre, è stato valutato per la cifra di 370 milioni di euro e, dal 1 gennaio 2010, la Presidenza del Consiglio avrà la possibilità di redigere un contratto di affitto per l’onerosa cifra di 2,5 milioni di euro al mese. Il Consiglio dei Ministri ha emanato un decreto, ha sancito ( con lo sguardo forse altrove!) la fine di un’emergenza, ha determinato il valore di un bene di proprietà privata: e un piccolo posto nella lista per un esame di coscienza, forse, non sarebbe stato tanto negativo! In Campania si continuano a contraddire le direttive del Parlamento europeo e del Consiglio ( 2006/12/CE) relative ai rifiuti, che mirano alla protezione della salute umana e dell’ambiente. Quindi ci si continua a chiedere: dov’è la raccolta differenziata? Dove sono le isole ecologiche e le bonifiche del territorio? Chi trasporta i rifiuti? Ma, principalmente, chi pagherà tutte le spese? Probabilmente i Comuni. Ad essi è stato chiesto infatti, mediante il decreto, di pagare le spese arretrate legate al periodo dell’ufficiale emergenza. La cifra ammonterebbe a 350 milioni di euro. Dunque saranno i cittadini onesti e rispettosi della legge a doversi accollare il peso di queste nefande scelte: tutto ciò sarà pagato attraverso la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani ( TARSU). E se le ripercussioni sulle finanze non bastassero, i rilevamenti di PM10 certamente aiuteranno a rendere la pillola ancor più amara. Infatti, a nove mesi dall’avvio dell’inceneritore, i livelli di PM10 ( polveri sottili) nella zona sono stati abbondantemente superati per 175 giorni. Decisamente troppi se si considera che il limite massimo consentito dalla legge è di 35 giorni l’anno. Gli acerrani, nonostante si sentano esclusi da una possibilità di confronto con il Governo, continuano a lottare. A parlare a nome dei cittadini, ora, è il Comitato contro il mega Inceneritore di Acerra. Hanno deciso di mettere fine al silenzio: non vogliono più subire passivamente. Chiedono di essere ascoltati dall’Associazione Nazionale dei Comuni d’Italia ( ANCI) e dai sindaci. Vogliono mostrare le loro proposte e, con l’aiuto gratuito di tecnici indipendenti e specializzati, dimostrare che per la Campania ci sono valide vie di salvezza. Il Comitato sostiene una moderna politica di gestione dei rifiuti, fondata su riduzione, riuso, raccolta differenziata, riciclaggio e impianti a basso impatto ambientale, che eliminerebbero i rischi per l’uomo e per l’ambiente. Una salvezza che non prevede discariche di rifiuti indifferenziati, inceneritori e morti causate dalle polveri sottili. La fiducia dei cittadini ha bisogno di esser riconquistata. Quindi, l’emergenza rifiuti terminerà solo quando i cittadini potranno vedere, capire e condividere questo processo.

Alessia Piccirillo

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Clinica Villa dei Fiori. Il reparto di urologia non è secondo a nessuno!

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Prof. Chiacchio: “Abbiamo fatto passi da gigante, la struttura è all’avanguardia”

 

Sono poche le certezze sulle quali possiamo fare affidamento ad Acerra. Fra queste rientra certamente la clinica “Villa dei fiori”. La struttura, infatti, che negli ultimi anni è stata completamente rinnovata, si è arricchita di ulteriori ed importanti servizi. Grandi innovazioni hanno coinvolto il reparto di Urologia e di Chirurgia, divenuti ormai il punto di riferimento di una struttura che risulta essere a tutti gli effetti il fiore all’occhiello della nostra città. Per riuscire a comprendere concretamente l’importanza dei progressi raggiunti, noi di Tablò, abbiamo deciso di intervistare il Primario del reparto di Urologia, il Prof. Eduardo Chiacchio, vero e proprio promotore del settore per il paese. Il dottore, da noi incontrato anche qualche anno fa, ha gentilmente risposto ad alcune domande, rivelandoci i notevoli miglioramenti avvenuti nell’intero complesso. L’urologia dispone adesso, infatti, di un reparto proprio con quindici posti letto, ma ha a disposizione soprattutto efficienti strumenti, necessari per alcuni problemi urologici come quello della litotrissia, un modernissimo macchinario che consente la rottura dei calcoli e la guarigione da questa diffusa patologia. Non possiamo, dunque, che essere felici perchè finalmente sul nostro territorio esiste una struttura all’avanguardia che lavora e si preoccupa della salute dei cittadini. Prof. Chiacchio finalmente il nuovo reparto è in funzione. Cosa è cambiato dall’ultima volta che ci siamo incontrati? «Sono cambiate molte cose perchè finalmente il reparto di Urologia ha una sua collocazione nella struttura. In passato, invece, disponevamo solo di sei posti letto nel reparto di chirurgia, insufficienti per un’utenza che è numerosissima. Ora abbiamo quindici posti letto a disposizione e il fiore all’occhiello è la presenza della litotrissia, la macchina che rompe i calcoli nonchè tutto l’armamentario sia endoscopico sia chirurgico per affrontare questa patologia che è presente sul territorio. Spero che la struttura possa crescere e migliorare sempre più i servizi che offre. C’è ancora qualche piccola difficoltà con la Regione a questo proposito, ma spero si possa risolvere tutto al più presto.» Quali tipi d’intervento effettuate in questo reparto? «Vengono effettuati tutti gli interventi di tipo urologico come la fimosi o la circoncisione, ma anche la nefrectomia e l’ablazione totale della vescica. Ci stiamo attrezzando per l’anno prossimo anche per la ricostruzione della vescica in caso di neoplasia. Questi interventi sono effettuati solo in grandi centri altamente specializzati come l’ospedale Cardarelli. Ora anche la Clinica “Villa dei fiori” garantisce questi servizi nonchè tutti gli interventi di endoscopia o a cielo aperto della patologia prostatica, sia essa benigna o maligna.» Quali sono le patologie più diffuse ad Acerra dal punto di vista urologico? «La patologia più diffusa è la neoplasia della vescica. Oltre a questa c’è però anche l’ipertrofia prostatica benigna, trattata sia per via endoscopica che per via chirurgica. I risultati sono comunque soddisfacenti.» In che modo si possono prevenire queste patologie urologiche? «La prima cosa che dico ai miei pazienti è di smettere di fumare, perchè c’è una corrispondenza tra fumo e malattie neoplastiche della vescica. Per prevenire questi problemi bisogna smettere assolutamente di fumare. Per la prostata, invece, è opportuno effettuare dei controlli una volta superati i cinquant’anni, perchè nei casi di tumore prostatico aggredire la neoplasia in fase iniziale significa ottenere la guarigione totale.» Ci sono casi di mortalità in questo campo? Per quanto riguarda la mortalità, ci troviamo nelle medie nazionali. Ci sono alcuni casi di pazienti arrivati qui in grosso ritardo e, ai quali, purtroppo, la diagnosi è stata fatta troppo tardi. C’è però un reparto pronto anche per la terapia antalgica, quindi nei casi estremi possiamo almeno alleviare le sofferenze dei pazienti. Può spiegarci meglio cos’è la litotrissia? «È presente in reparto da settembre di quest’anno la macchina per la rottura dei calcoli. Si può accedere a questo servizio ovviamente con la richiesta del proprio medico di base per cui il trattamento è completamente gratuito e viene, a differenza di altre parti, eseguito abbastanza velocemente. Si ha una possibilità di rompere questi calcoli con un’ottimizzazione del risultato per l’85%. Gli altri casi possono richiedere un trattamento chirurgico per via endoscopica o a cielo aperto. Spero che i cittadini possano comprendere l’importanza di tale presenza sul territorio ed evitare così lunghe liste d’attesa altrove.»

Marianna Castiello

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Clinica Villa dei Fiori: "la laparoscopia è all'avanguardia"

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Il Primario Grimaldi:"Questa struttura risponde ai bisogni del territorio"

 

Notevoli progressi sono stati effettuati anche nel reparto di Chirurgia magistralmente diretto dal Primario Sergio Grimaldi. Ormai da anni garanzia di efficienza e sicurezza, il reparto di Chirurgia è oggi tra i migliori presenti in Campania, dotato di tecnologie moderne e dei migliori professionisti italiani. Per conoscere meglio le innovazioni apportate a tale settore, abbiamo intervistato il Primario sopraccitato, il Prof. Sergio Grimaldi, che con grande disponibilità ha risposto alle nostre domande. Prof. Grimaldi, non tutti gli acerrani sono a conoscenza dell’importante ruolo che svolge in clinica. Può presentarsi? « Io sono il responsabile del reparto di Chirurgia dal primo gennaio 2008. La mia storia ad Acerra è abbastanza conosciuta perchè sono più di 20 anni che lavoro qui. Mi sono formato nei più prestigiosi ospedali stranieri ed italiani e grazie poi alla presidenza ho avuto la possibilità di mettere in pratica tutto quello che è stato acquisito in questi centri europei. Sono quasi due anni che sono primario qui e in questo periodo abbiamo messo in atto una serie di novità che hanno permesso a questo reparto di essere conformato ai più grandi centri italiani ed europei.» Cosa si intende per novità all’interno di questo reparto? «S’intende innanzitutto che l’amministrazione ha rinnovato tutto il reparto. Ogni stanza ha massimo due letti e tutte sono dotate di aria condizionata. Questo per la situazione alberghiera. Per la situazione medica, invece, abbiamo un organizzazione tale che consente al paziente di non essere costretto ad una lunga permanenza in ospedale perchè fa un pre-ricovero. Quando il paziente è ricoverato, inoltre, è posto al centro dell’attenzione grazie all’abnegazione dei medici.» Quali tipi di interventi effettuate? «Tutti quelli della chirurgia generale a partire da quelli che possono sembrare più semplici come appendice, ernie fino alla chirurgia oncologica, delle vie biliari, chirurgia tiroidea e d’urgenza. Si, anche chirurgia d’urgenza, pur non avendo tutti i mezzi, perchè cerchiamo, attraverso l’abnegazione del personale ,di rispondere alle esigenze e ai bisogni del territorio.» L’importanza di una struttura ospedaliera è data ovviamente anche dai macchinari e dai servizi che essa offre. «Certo. Noi abbiamo, a tal proposito, un reparto di rianimazione importantissimo e un UTIC efficiente. Voglio ricordare che tutto questo lavoro ci ha portato ad essere dal primo gennaio 2009 il primo centro per l’insegnamento della Chirurgia laparoscopica. Siamo cioè l’unico centro privato in Italia ad essere inserito in questa rete informativa. Questa scuola, che è la più prestigiosa d’Europa, ha sede a Modena ed è diretta dal Prof. Melotti . Noi siamo la sede periferica. Gli studenti vanno cioè ad imparare la teoria a Modena, mentre la pratica la imparano da noi. La chirurgia laparoscopica è una chirurgia attuata senza aprire l’addome. Problemi quindi come appendice o ernie vengono risolti con tre buchetti, con grande vantaggio del paziente.» Prof. Grimaldi, possiamo affermare che con l’apertura del nuovo reparto e l’utilizzo di queste nuove tecnologie mediche, Acerra può trovare qui tutto ciò che serve per salvaguardare la propria salute? «Certamente. Anzi, le dirò di più. Siamo diventati un centro altamente specializzato nel quale vengono persone da Napoli, Salerno e tutto il circondario. Voglio che i cittadini acerrani capiscano l’importanza che la clinica “Villa dei fiori” ha per il territorio e che se la tengano stretta perchè è davvero il fiore all’occhiello della città. Questa struttura risponde concretamente ai bisogni del territorio e funziona attivamente. C’è stato, infatti, un grande salto di qualità sia per la struttura alberghiera che per i servizi offerti ai pazienti. Oggi possiamo dire che siamo un punto di riferimento per la terapia oncologica e per la chirurgia maggiore. Non c’è quindi alcun bisogno di andare altrove, perchè qui si possono tranquillamente risolvere la maggior parte dei problemi.» È possibile sperare anche in un Pronto Soccorso notturno? «Noi, come ho detto prima, non abbiamo tutti i mezzi per la chirurgia d’urgenza, ma grazie all’abnegazione del nostro personale riusciamo a rispondere anche a questa problematica. C’è sempre un chirurgo nel reparto, quindi, se è possibile intervenire, c’è tutta la nostra disponibilità per farlo»

Marianna Castiello

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I consigli dello psicologo. Il delirio da influenza A

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I suggerimenti ed i consigli della dottoressa Anna Montano, psicologa. 

L'influenza suina, o meglio l’influenza tipo A H1N1, sta destando non poche preoccupazioni, complici le televisioni che non esitano a mandare in onda notizie sconcertanti. A tal punto che incute meno paura un tumore che ha ben altre ripercussioni per la salute delle persone rispetto all’influenza suina, ma di cui si conosce sintomatologia e iter diagnostico e terapeutico rispetto a una nuova malattia di cui si hanno notizie frammentate. A livello psicologico temiamo spesso che un banale sintomo possa nascondere qualcos’altro ed ecco che aumenta il panico e si corre dal medico o all’ospedale. La paura di contrarre tale influenza può diminuire se si hanno notizie chiare e semplici. Eccovi alcune informazioni su questa influenza: 1. L’influenza suina e’ una malattia respiratoria, tipica dei maiali. Viene causata da un virus influenzale di tipo A. Si diffonde soprattutto nei mesi autunnali o in quelli invernali, proprio come la normale influenza. 2. I sintomi dell’influenza suina sono uguali alla tradizionale malattia che prendiamo solitamente nel periodo autunnale: febbre, perdita di appetito, tosse, sonnolenza. Ma anche raffreddore, nausea, vomito, mal di gola, diarrea. In caso di altre malattie, l’influenza suina puo’ aggravare questi sintomi. 3. Il virus da persona a persona passa con le secrezioni naso faringee, quindi con la tosse e lo starnuto (anche il bacio puo’ essere un veicolo del virus!). Come la normale influenza, puo’ passare anche se si toccano delle superfici che contengono secrezioni infette: meglio lavarsi spesso le mani. 4. L’influenza suina colpisce sempre piu’ bambini. Nei giovanissimi il virus A/H1N1, infatti, trova un terreno fertile, poichè le difese immunitarie non sono ancora pronte a reagire. Un consiglio per affrontare sensatamente la psicosi da influenza. Visto che siamo bombardati da notizie e indicazioni su questo tipo d’influenza, il rischio maggiore è di fare automaticamente autodiagnosi e talvolta anche auto terapia. Proprio perché i sintomi di questa malattia sono aspecifici, meglio rivolgersi solo al proprio medico di famiglia, l’unica "voce amica" in grado di rassicurare e valutare il da farsi. Per quanto riguarda i media, bisogna trovare il giusto equilibrio fra diritto all’informazione e modo di comunicare l’informazione, perché molte volte la modalità con cui si trasmette la notizia è più importante del contenuto della stessa.

Anna Montano

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