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“Basta all’ abusivismo!”, lo gridano anche i parrucchieri

Acerra. “Basta all’ abusivismo!”, lo gridano anche i parrucchieri. Un fenomeno che dilaga in città.
I parrucchieri professionisti acerrani si sono uniti tutti per portare avanti una protesta contro l’abusivismo che, a quanto pare, dilaga anche all’interno del loro mestiere, realizzando una serie di volantini che hanno fatto distribuito per l’intera città, rastrellata praticamente a tappeto. L’appello indirizzato alle clienti è stato quello sui veri costi ed i rischi nei quali possono incorrere nella scelta di servizi a domicilio di persone non professionali. I più gravi, derivanti dalla mancata sterilizzazione degli attrezzi da lavoro, consistono in infezioni cutanee, epatite virale, pidocchi e micosi… al modico prezzo di 10, 45 euro! Da cosa è dato il totale? Circa 0, 40 euro di telefonata; 3,75 di corrente elettrica ( a causa di un asciugacapelli tenuto all’incirca venti minuti in funzione ); 0,50 di acqua calda per circa cinque litri; 0,40 di shampoo; 0,40 di balsamo e 5,00 per la messa in piega. “Non lasciarti ingannare: l’abusivismo abusa anche te!” lo slogan contro la scarsa preparazione, i mancati aggiornamenti e l’uso di prodotti scadenti realizzato dai parrucchieri, ma che ben si adatterebbe anche a tanti altri ambiti sul territorio nostrano. Anzi, che si adatta. Senza condizionale. Nel periodo di elezioni da poco trascorso si è visto come i manifesti delle campagne di ogni partito fossero affissi praticamente ovunque, fuori dagli spazi consentiti, diventando spesse volte un pericolo oltre che causa di ulteriore sporcizia fra le strade. Fra quelle stesse strade dove il giorno della festa della donna si affollano venditori di mimose sempre pronti a fornire sgambetti ai fiorai o dove ogni domenica, nei curvoni di campagna, si piazzano i carretti di coloro i quali vendono i carciofi arrostiti di cui noi Acerrani abbiamo il difetto di essere ghiotti. Per non parlare poi dell’edilizia o degli autotrasporti! E, incredibile a dirsi, persino negli operatori della comunicazione locale c’è chi esercita questa attività con il “vantaggio” di non dover versare tasse e contribuiti come chi invece svolge il proprio lavoro nell’ambito della legalità, con tanto di registrazione ed in possesso di una partita iva. Qualunque sia il settore, infatti, la sostanza non cambia: l’abusivismo è un delitto, disciplinato dall’art. 348 del codice penale italiano. “Chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da euro 103 a euro 516.” Secondo tale norma, è punibile pertanto chiunque eserciti un mestiere con valenza giuridica senza esserne stato abilitato dalla legge, colpevole di aver compiuto un crimine nei confronti della Pubblica Amministrazione. E non soltanto, poiché i casi di frode in realtà sono molto più numerosi di quanto non possa sembrare e le sanzioni non sono solo civili e amministrative, ma anche penali e fiscali. Senza contare che, in periodo di crisi, gli abusivi stanno diventando i nemici pubblici numeri uno della maggior parte dei liberi professionisti, costretti a stringere la cinghia sempre di più. Un’epidemia che dilaga e contro cui è tempo di cominciare a prendere le dovute precauzioni.
Annamaria Bianco
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