Mercoledì, Settembre 08, 2010
   
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Sempre più spesso i disoccupati bloccano la linea Napoli-Caserta. La stazione di Acerra brucia

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Da mesi la stazione ferroviaria di Acerra è messa a ferro e fuoco. Almeno un paio di volte a settimana, sui binari di corso Garibaldi, vengono bruciati rifiuti che bloccano l’intera linea Napoli-Caserta via Cancello, rendendo inservibile per alcune ore la stazione di Acerra.

Per di più con una tempistica sbalorditiva: la mattina presto, prima dell’inizio dell’orario d’ufficio, e il tardo pomeriggio, in modo da bloccare i malcapitati a Napoli o a Caserta. A “rivendicare” queste forme di protesta, è il Movimento Corsisti Autorganizzati Precari Bros. Per intenderci, i disoccupati di via del Pennino. Ma facciamo un passo indietro: marzo 2010, elezioni regionali. La Campania passa dal centrosinistra di Bassolino al centrodestra di Caldoro. I progetti ISOLA (Inserimento Sociale al Lavoro) di formazione e occupazione previsti dalla Giunta precedente vengono rivisti. Nel frattempo i fondi sono bloccati, e i 500 euro al mese che fino al mese scorso portavano avanti 400 famiglie acerrane non si sa se a giugno arriveranno. Nel frattempo, ogni mese, per assicurarsi la conferma di quest’assegno, i disoccupati necessitano di visibilità, di farsi sentire. Da marzo la città di Napoli è assediata: pullman ribaltati e dati alle fiamme, la linea 2 della metropolitana presa d’assalto, i palazzi del potere occupati. Oltre ad un’ estemporanea occupazione del Duomo; per i disoccupati nostrani è la stazione il bersaglio privilegiato. Certo, di rumore ne fanno parecchio, soprattutto quello delle imprecazioni dei centinaia di pendolari per i quali la linea ferroviaria è vitale. Nella nostra città, con la Circumvesuviana fuori uso, quello delle Ferrovie dello Stato è un servizio importantissimo per studenti e lavoratori: la parte della società che produce presente e futuro. E’ facile cadere nella trappola della “guerra dei poveri”, che non fa bene nemmeno alla causa dei disoccupati: la delegittima, la rende odiosa e fastidiosa anche a chi prova a condividere e comprendere. E se la Regione non è capace di canalizzare il dissenso in forme di protesta legittime e non violente, stando alle dichiarazioni a Tablò dei Precari Bros, anche « l’Amministrazione Comunale non ha né occhi, né orecchie: il dialogo è bloccato; per farci vedere, dobbiamo solo portare avanti la lotta». Finora non si è ancora arrivati a gravi scontri con le forze dell’ordine, ma il disagio per gli acerrani è enorme: gli esami all’università saltano, si arriva tardi al lavoro (o non si arriva proprio…), ci si vede negati una meritata giornata di shopping. Se sul lungo periodo è auspicabile creare occupazione e coesione sociale, nell’immediato la stazione di Acerra va tutelata. Fino a qualche anno fa era sorvegliata in determinate fasce orarie. Pur consapevoli degli ingrati tagli di risorse alle forze dell’ordine del Governo centrale, sarebbe così difficile trovare i fondi per reintrodurre un servizio di vigilanza? Potrebbe funzionare da deterrente e “limitare i danni”. Di fianco al dissenso dei disoccupati, vi è anche il dissenso degli altri cittadini che sperano di non rimanere inascoltati quando pretendono una stazione servibile: piccola, brutta, con pochi treni, magari pure in ritardo… ma è l’unica che abbiamo.

Stefano Petrella

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