Domenica, Maggio 20, 2012
   
Testo

Intervista al Dirigente Scolastico dell’istituto Superiore Bruno Munari,Prof. Antonio Alvino

image

Acerra - L'Istituto Superiore Munari si gioca la carta del rilancio.

 

Anche quest’anno scolastico non è iniziato nel migliore dei modi per l’Istituto d’Arte Bruno Munari che, da quest’anno, oltre allo storico indirizzo artistico (ex ISA), prevede anche un altro indirizzo, il Liceo Socio-Psico-Pedagogico, fino allo scorso anno facente parte dell’istituto Superiore Alfonso Maria de’ Liguori. I problemi maggiori per l’Istituto diretto dal Dirigente Scolastico Prof. Antonio Alvino, hanno riguardato, e riguardano,la dislocazione in tre sedi: quella di Via Diaz; quella di Via Tommaso Campanella, destinata al Liceo Socio-Psico-Pedagogico; e quella di Via Silvio Pellico, fino a poco fa sede del Liceo Linguistico, che, in seguito alla rinuncia da parte dell’Istituto Alfonso Maria de’ Liguori, nei primi di settembre, è stata ceduta al Munari. Al problema delle tre sedi distaccate, si aggiunge la questione della distribuzione delle ore di lezione settimanali che, per l’Istituto d’Arte, ammonta a ben 39 ore. Abbiamo chiesto al Dirigente Scolastico del Munari di fare un po’ il punto della situazione di questo inizio d’anno scolastico. Preside Antonio Alvino, come è iniziato l’anno scolastico per l’Istituto Munari? «Se dicessi che l’anno è iniziato in maniera drammatica, probabilmente, non sarei molto lontano dal vero. Quest’anno l’Istituto Munari è diventato I.S. cioè Istituto Superiore Munari, e consta di due indirizzi: uno, quello artistico, ex ISA (Istituto Statale d’Arte); e l’altro Istituto Socio-Psico-Pedagogico che, a seguito di due delibere, una di Giunta Regionale e l’altra di Giunta Provinciale del dicembre 2008, è stato aggregato a noi, scorporandolo dall’Istituto Superiore Alfonso Maria de’ Liguori. In seguito alle due delibere, un provvedimento ha assegnato al Munari il plesso di via Tommaso Campanella; in pratica l’Amministrazione ha deciso che l’Istituto Socio-Psico-Pedagogico restasse laddove era anche lo scorso anno. Inoltre, in qualità di Dirigente dell’ex Istituto d’Arte, ho più volte avanzato la richiesta di ottenere cinque - sei aule, richiesta avanzata già lo scorso anno quando, la mancanza di alcuni locali, ci costringeva ad effettuare una rotazione fra le classi. Considerando che c’è stata una concomitante rinuncia, da parte del Preside dell’Istituto Alfonso Maria de’ Liguori, del plesso di Via Silvio Pellico (inizialmente destinato al Liceo Linguistico), in seguito a ciò, dal mese di aprile, questo plesso è stato destinato al mio Istituto. Attualmente, quindi, l’Istituto Munari è dislocato su tre fronti: Via Diaz (dove ospitiamo ben 37 alunni diversamente abili che, prima di essere accolti qui, hanno bussato anche alle porte di istituti che avevano spazi e attrezzature sicuramente più idonee delle nostre per accoglierli), Via Campanella e Via Silvio Pellico. Il problema è che le chiavi di questi due plessi mi sono state consegnate l’11 settembre, nei locali dell’Istituto Alfonso Maria de’ Liguori, alla presenza dell’architetto Antonucci, del geometra Sammarco, del Preside e del segretario del Liceo. Quindi solo pochi giorni prima dell’apertura nazionale dell’anno scolastico, ho avuto la possibilità di visionare i locali dei due plessi, trovandovi una situazione molto delicata.» Mi avevano parlato anche della sede ICE SNEI. «No, quella sede, così come quella di Via del Pennino sono state dichiarate inagibili dalla Provincia, perché prive dei presupposti essenziali di igiene.» Preside, perché a tutt’oggi i ragazzi continuano a marinare la scuola e si lamentano? «È una domanda che mi pongo anch’io, e alla quale sto cercando di dare una risposta razionale e ragionevole, che sia in qualche modo sostenibile da qualche punto di vista, anche se secondo me una risposta razionale non c’è. Il problema nasce, secondo me, dal fatto che l’Istituto d’Arte,proprio per statuto ha un monte di 39 ore, che è il più alto numero di tutti gli Istituti Superiori. Che cosa è successo lo scorso anno? Le 39 ore, invece di essere divise in sei giorni, erano state divise in cinque giorni, con all’incirca otto ore di lezione al giorno. Ma dato che otto ore di lezione sono troppe, e avrebbero richiesto anche la presenza del servizio di mensa, si è pensato di decurtare verticalmente, di dieci minuti, l’orario scolastico giornaliero, il che significa 120 minuti in meno di lezione che la scuola, per diritto e per dovere, è tenuta ad erogare. Quindi, per così dire, sono state infrante almeno 4-5 leggi, innanzitutto quella del diritto allo studio; l’altra riguarda la flessibilità, prevista dal d.p.r. 275. Nell’ambito dell’autonomia scolastica, badiamo autonomia che non deve però essere anarchia; io posso compattare le ore di lezione in cinque giorni piuttosto che in sei, solo se questo comporta un miglioramento qualitativo dell’offerta; inoltre ciò richiede che il giorno in cui non si lavora, venga recuperato con dei rientri pomeridiani. Di solito la flessibilità ha una sua spendibilità quando il monte ore è di 30-32 ore, non quando è già di 39 ore, perché anziché ottimizzare l’offerta formativa, si creano maggiori problemi per i ragazzi, che sarebbero costretti e ritmi ed orari massacranti, con una notevole riduzione della soglia di attenzione e di apprendimento. Per quanto riguarda l’altra ipotesi, ovvero la decurtazione delle ore, essa è prevista dalla legge per motivi didattici, ma ciò che viene sottratto deve, per legge, essere restituito ai ragazzi dai docenti; se invece questa decurtazione, che comunque non dovrebbe mai superare la mezz’ora quotidiana, è legata a cause di forza maggiore, ovvero, per soddisfare le esigenze del pendolarismo, solo in questo caso, monitorato e documentato, i docenti non sono obbligati al recupero. Qui invece, a differenza di quanto era stato dichiarato negli anni precedenti, quando era stato detto che su 322 ragazzi, ben 295 provenivano da fuori e solo la restante parte era di Acerra, in seguito al monitoraggio che abbiamo effettuato, è stato dimostrato che la situazione è esattamente l’opposto, e che solo 10-15 ragazzi hanno realmente dei problemi per raggiungere la scuola.» Preside, a dire il vero ho avuto un contatto con i ragazzi, che mi hanno parlato di una mancanza di laboratori, in pratica protestano perché non svolgono attività di laboratorio che, per l’Istituto d’Arte sono fondamentali. È così? «In riferimento al plesso di Via Silvio Pellico, proprio in questi giorni, sollecitati dal Dirigente Scolastico, si sono presentati l’Architetto Strazzullo, che è il capo proprio dell’equipe, l’Architetto Andolucci, L’Ingegnere Amato e l’Architetto Pezzella, che hanno effettuato un ulteriore sopralluogo per verificare che gli interventi, che sono stati richiesti, siano stati eseguiti a norma; essi inoltre mi hanno comunicato che l’edificio necessita solo di qualche altro piccolo intervento e che, pertanto, il plesso va aperto subito. In caso contrario, io perderò il plesso e sarò denunciato perché non avrò aperto una scuola pubblica, regolarmente consegnata. Ma in quell’edificio potranno essere collocate un massimo di tre classi, per un totale di 100 alunni; ci saranno dunque delle postazioni e degli strumenti informatici, ci saranno dei computer, ma non è stato possibile trasferire lì i laboratori di moda che sono molto grandi. Ci saranno dunque gli strumenti adatti che renderanno possibile il regolare svolgimento delle lezioni.»

Flora Monda

Bookmark and Share

Notizia Flash

Dicembre 1999 - Dicembre 2011- "Acerra in tasca" la guida della città di Acerra, edita dalla Casa Editrice Sansone, compie 22 anni

 

Visitatori on-line

 42 visitatori online