Domenica, Maggio 20, 2012
   
Testo

Cronaca

Le “donne del 29 agosto di Acerra” tornano a farsi sentire sul depuratore

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Acerra - A neanche 24 ore dal Consiglio Comunale del 25 settembre scorso, mentre il Comitato Contro il Megainceneritore di Acerra pubblicava il suo manifesto, il comitato “donne del 29 agosto di Acerra” firmava un manifesto proprio, anch’esso in risposta alle decisioni prese in Consiglio Comunale il giorno precedente.

 

Le “donne” sono rimaste “deluse ed amareggiate” dalla decisione di dare il via libera alla modifica dell’impianto di depurazione di Acerra, mirata a renderlo idoneo a smaltire tonnellate di rifiuti liquidi pericolosi provenienti da tutta Italia. E’ stata la goccia che ha fatto traboccare una vaso troppo pieno, colmo di mortificazione per il territorio acerrano. Dicono di esser rimaste “senza parole” di fronte alle “argomentazioni degli assessori e dei consiglieri della maggioranza”, ma per fortuna le Donne del 29 agosto hanno ancora tanto da dire: denunciano una mancata strategia comune di maggioranza e opposizione per ostacolare protocolli d’intesa e promesse varie fatte in passato a Regione ed Enti d’ogni tipo. Con una raffica di domande chiedono garanzie sullo smaltimento dei fanghi tossici derivanti dalla depurazione, sull’ inevitabile incremento del traffico veicolare che provocheranno le centinaia di autocisterne che ogni giorno porteranno 2400 tonnellate di liquami nel nostro territorio, dei risultati mai divulgati delle analisi dell’ASL sul sangue umano e sul latte materno. Tante le domande poste ai nostri governanti, uomini in cui le Donne del 29 agosto, “in tutta buona fede”, credevano di trovare le persone che finalmente avrebbero attuato una decisa “inversione di tendenza nella gestione del territorio”. Invece sembra di rivivere “l’iter procedurale ambiguo” seguito per il termovalorizzatore, “quando le procedure diventarono inarrestabili, perché non ostacolaTe sul nascere”. Il comitato rivendica con fermezza il diritto degli acerrani a essere informati, a disporre di possibilità occupazionali che non siano legate a industrie chimiche o alla solita monnezza, ma piuttosto che siano “concrete ed ecosostenbili”.Rivendicazioni giuste e sottoscrivibili, ma, lasciatemelo dire, sembra che le ultime delibere dei consiglieri abbiano lasciato le “nostre” Donne rassegnate: non si intravede nessun concreto fronte di opposizione fra le righe del manifesto, se non quello, sacrosanto, costituito da un’informazione senza peli sulla lingua. Spero di essere smentito quanto prima, ma forse anche loro hanno perso la caparbia combattività per cui le conosciamo, destino inevitabile di fronte ad un popolo acerrano inerme, che le ha lasciate isolate, che non ha alzato sul serio la voce nemmeno mentre il fumo nero e puzzolente dei roghi estivi entrava nelle case. Di certo, però, il manifesto delle “donne del 29 agosto”, insieme anche a quello pubblicato dal Comitato Contro il Megainceneritore, sembra aver smosso qualcos(in)a:il primo ottobre, nell’ambito della Conferenza dei Servizi “il Comune di Acerra ha sostenuto una nuova Valutazione di Impatto Ambientale (VIA)”, in relazione all’impianto di depurazione NGP Bio-Natura S.r.l., “che tenga conto della situazione attuale e soprattutto dell’effetto cumulato della sommatoria di tutte le fonti inquinanti, pregresse e future, interessanti il nostro territorio”. E’ così che esordisce il manifesto firmato l’1 ottobre dal Sindaco Esposito, che rispedisce al mittente le “menzogne” diffuse nei giorni precedenti, dichiarando di aver “ricevuto tra le mani il progetto in una fase avanzata”. Il punto chiave è che il Sindaco afferma con chiarezza che per ora “nessuna autorizzazione è stata approvata”, ma piuttosto l’Amministrazione “con serenità e coerenza” è decisa a screditare la VIA concessa nel 2007, senza opposizione alcuna, all’impianto di depurazione. Insomma, (forse) qualche risposta le “donne del 29 agosto”, la avranno, e con loro anche tutti gli acerrani.

Stefano Petrella

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L’avvocato Tommaso Esposito:«Il Cip 6 deve essere restituito ai contribuenti»

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Acerra - L’avvocato Tommaso Esposito, promotore del comitato contro l’inceneritore, irremovibile sulle proprie posizioni, continua la battaglia contro la struttura inaugurata sei mesi fa.

 

Intanto, da diverse domeniche è presente in piazza Duomo ad Acerra per prendere adesioni e per avviare una procedura legale che mira al recupero del 7% versato sulle bollette dell’Enel a favore dell’inceneritore dai contribuenti. L’iniziativa organizzata dalle associazione Diritto al futuro, con il sostegno della rete nazionale Rifiuti Zero, ha preso piede; infatti, sono più di 300 le persone che fino a questo momento hanno aderito. Il numero, secondo gli organizzatori, è destinato a crescere. Ai nostri microfoni dice:«Dalle notizie riportate dalla stampa, ho l'impressione che si stia strumentalmente preparando una nuova emergenza rifiuti finalizzata ad accelerare le procedure per gli inceneritori di Napoli, Salerno e Santa Maria La Fossa. Credo che necessiti, come già richiesto da altri, una riunione e al contempo, credo utile sottolineare ancora una volta che l'iniziativa contro la truffa rappresentata dal CIP 6 possa rappresentare una occasione per riprendere l'iniziativa, soprattutto in queste settimane che coincidono con le giornate mondiali contro l'incenerimento.» Intanto, in piazza Duomo per diverse domeniche sono state raccolte adesioni alla vertenza (chiedere la restituzione del 7% di quanto indebitamente pagato con le nostre tasche destinato agli inceneritori dal 2002 e sottratto alle vere fonti di energia rinnovabile). Avvocato Esposito, il significato della vostra presenza in piazza. «Siamo in piazza perché per noi la battaglia contro l’ inceneritore continua, e siamo quelli che porteranno avanti il grido di allarme di questo territorio, come è stato fatto in questi anni. Siamo convinti che oggi l’inceneritore non garantisca nessuno. La logica dell’incenerimento non è moderna per affrontare lo smaltimento dei rifiuti.» E continuando aggiunge:«Stiamo cercando di affrontare l’affare che rappresenta l’incenerimento dei rifiuti. I gestori dell’impianto guadagnano due volte rispetto al dovuto, e a pagare sono i cittadini. Questi pagano sia nel momento in cui si conferiscono i rifiuti attraverso tariffe e sia con la bolletta elettrica, che invece di versare il 7% per fonti rinnovabili, vanno ai gestori violando la normativa internazionale del CIP6. Abbiamo raccolto oltre 200 adesioni, e chiediamo che il cittadino ci porti sia la fotocopia della bolletta elettrica e sia quella di un documento di riconoscimento, con il versamento di 10 Euro che servono, non solo per diventare socio sostenitore dell’Associazione, ma anche per coprire le spese che stiamo affrontando richiedendo l’indebitamento trattenuto sulle nostre bollette dal 2002 al 2007.»

Lucia Giannino

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L’ Istituto Alfonso Maria de Liguori & le sue peripezie

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Acerra - “Le sorprese per i liceali acerrani non finiscono mai!”

 

Settembre: comincia un nuovo anno scolastico e, con esso, i puntuali problemi. Non i soliti drammi studenteschi, no. Non soltanto, almeno. Ad essi infatti, arrivato il momento di tornare dietro gli odiati banchi bianchi, si sono aggiunte difficoltà di natura logistica: una mancanza di aule che continua a ripresentarsi, quasi come una costante per gli alunni dell’Istituto Superiore Statale “Alfonso Maria de Liguori”, i quali, volenti o nolenti, nel corso della carriera scolastica, hanno tutti dovuto passare attraverso lo stesso tunnel oscuro, fatto di rotazioni, edifici a dir poco fatiscenti, scioperi, proteste, assemblee permanenti e soluzioni alternative che sono andate via via facendosi sempre più grottesche con il trascorrere del tempo, prima di poter finalmente riuscire ad aggiudicarsi il Diploma tanto sudato. E in questo caso l’espressione sì che è davvero azzeccata, considerati i chilometri che molto spesso hanno dovuto macinare i ragazzi, per giungere da un plesso all’altro o per manifestare il loro dissenso portando in giro per la città i loro striscioni, e che, stavolta, si sono trascinati fino a Napoli, per un’intera giornata, in treno, per recarsi alla Provincia per rendere noti alle autorità i loro disagi. Se fino a pochi mesi fa la faccenda sembrava essere stata risolta grazie alla cessione del Pedagogico all’Istituto d’Arte “Munari” e all’adozione dei locali di via Silvio Pellico per il Linguistico, lasciando la struttura in via Stendardo a Classico e Scientifico, con tanto di Laboratori pronti all’uso, quest’anno invece il problema s’è ripresentato e già dal 14 settembre si sarebbe dovuti partire con le lezioni sottoponendo a turnazioni pomeridiane periodiche una serie di classi ogni mese, così che tutti gli alunni avessero a disposizione gli spazi necessari ai quali hanno per legge diritto, ma questa soluzione è stata sin dall’inizio da essi bocciata: un gruppo di loro ha proposto l’introduzione delle rotazioni settimanali e di un orario compattato, consegnando al Preside una formale richiesta scritta, alla quale sono seguite ben presto proteste da parte dell’intero corpo studentesco che, in massa, per due giorni, il 16 ed il 17 settembre, ha portato avanti il proprio sciopero, giungendo al Comune per chiedere spiegazioni al Sindaco e all’Assessore alla Pubblica Istruzione. Entrambi hanno dichiarato che il Dirigente Scolastico, il prof. Vincenzo Piscopo, ha riconsegnato di propria volontà le chiavi della struttura in via Silvio Pellico e che, queste, a loro volta, sono state cedute all’Istituto d’Arte, che attualmente ne usufruisce, ma si sono anche posti come intermediari fra i ragazzi ed il Preside, facendo così in modo che si riuscisse ad arrivare ad un accordo finale, ragionevole per entrambe le parti, ovvero quello della rotazione già precedentemente proposta. Una situazione che non è durata neppure un mese però, poiché già il primo d’ottobre, quando il Preside ha reso noto che avrebbe reintrodotto i doppi turni affermando l’impossibilità pratica d’assicurare a tutti le ore di lezioni previste dal Ministero con quel tipo d’andazzo, i giovani si sono ribellati ancora, tornando a gridare a gran voce il loro dissenso dinanzi ai cancelli della Scuola, del Comune e della Provincia, con risultati decisamente migliori: l’Area delle Politiche Educative dell’Amministrazione Provinciale di Napoli ha emanato un Pubblico Avviso, firmato dalla Dott.ssa Adele Mariniello, per la ricerca di locali adatti a rispondere sia all’esigenze dell’ISA “Munari” che all’ISS “A. M. de Liguori” ed ha inoltre assicurato che, entro 10 giorni a partire dal 5 ottobre scorso, in quest’ultimo avranno inizio i lavori per ricavare le aule necessarie, dividendo col cartongesso i laboratori e sfruttando l’abitazione del Custode, così da risolvere temporaneamente il disagio, in attesa che qualcuno risponda al Bando diffuso dal Primo Cittadino nell’intero paese, tramite internet e manifesti affissi sulle pareti di quasi tutta Acerra. Uffici e magazzini per il momento possono aspettare: le priorità adesso sono ben altre e una soluzione definitiva è ben lungi dall’essere trovata, purtroppo. Ancora una volta, il motto per i liceali acerrani non è che uno soltanto: “Arrangiarsi!”

Annamaria Bianco

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Il piazzale antistante alla “spenta” circumvesuviana è la nuova piazza Pomì di Acerra

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Acerra - Anche la città di Acerra, naturalmente in modo abusivo, ha la sua piazza Pomì. Il piazzale antistante alla circumvesuviana è diventato la piazza Pomì della città.

 

Dal linguaggio giovanile per piazza pomì si intende il luogo del pomiciare alla luce del sole e soprattutto al chiaror di luna. Infatti , soprattutto di sera e nei giorni di sabato e di domenica, il piazzale è affollatissimo di auto e moto. Sono le giovani coppie che, non avendo altro luogo, hanno scelto il piazzale della “spenta” circumvesuviana, una zona situata tra lo Spiniello e via Olmitelli, per le effusioni amorose. Una zona apparentemente tranquilla per le coppiette. Fino a qualche tempo fa il tutto passava apparentemente normale per gli abitanti del posto, anzi la presenza delle coppiette, soprattutto di notte, teneva lontano i malintenzionati o i topi di appartamento ed i consumatori di sostanze stupefacenti. Allo stato, almeno per quest’ultima categoria però, non è più possibile escludere la loro presenza. Infatti, il “party canna” in piazza oramai è comune e frequente in moltissime zone d’ Italia e non risparmia sicuramente piazza Pomì di Acerra. La zona è diventata carente soprattutto sotto il profilo igienico sanitario. La grande frequentazione lascia tracce sul posto. Sull’asfalto dello spiazzale sono visibili una miriade di fazzolettini di carta disseminati ovunque e profilattici. Ci si potrebbe passare su se di mattina passasse lo spazzino per ripulire la zona, ma, come tanti altri quartieri di “serie B”, anche il piazzale antistante alla circumvesuviana viene pulito una volta ogni 15 giorni. Intanto, di pomeriggio lo stesso spazio si trasforma in campo di calcio per i ragazzi della zona, tra i rifiuti organici disseminati un po’ ovunque. …Che bella storia è la vita! Infine, a rendere oltremodo facile la vita ai nottambuli frequentatori del piazzale è l’impianto di illuminazione che, saltando spesso, lascia per intere settimane il quartiere della circumvesuviana al buio totale. Il piazzale della circumvesuviana sta diventando zona franca. Una sola “nota positiva” è quella che anche Acerra ha scoperto la sua piazza Pomì!

GiSa

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Intervista al Dirigente Scolastico dell’istituto Superiore Bruno Munari,Prof. Antonio Alvino

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Acerra - L'Istituto Superiore Munari si gioca la carta del rilancio.

 

Anche quest’anno scolastico non è iniziato nel migliore dei modi per l’Istituto d’Arte Bruno Munari che, da quest’anno, oltre allo storico indirizzo artistico (ex ISA), prevede anche un altro indirizzo, il Liceo Socio-Psico-Pedagogico, fino allo scorso anno facente parte dell’istituto Superiore Alfonso Maria de’ Liguori. I problemi maggiori per l’Istituto diretto dal Dirigente Scolastico Prof. Antonio Alvino, hanno riguardato, e riguardano,la dislocazione in tre sedi: quella di Via Diaz; quella di Via Tommaso Campanella, destinata al Liceo Socio-Psico-Pedagogico; e quella di Via Silvio Pellico, fino a poco fa sede del Liceo Linguistico, che, in seguito alla rinuncia da parte dell’Istituto Alfonso Maria de’ Liguori, nei primi di settembre, è stata ceduta al Munari. Al problema delle tre sedi distaccate, si aggiunge la questione della distribuzione delle ore di lezione settimanali che, per l’Istituto d’Arte, ammonta a ben 39 ore. Abbiamo chiesto al Dirigente Scolastico del Munari di fare un po’ il punto della situazione di questo inizio d’anno scolastico. Preside Antonio Alvino, come è iniziato l’anno scolastico per l’Istituto Munari? «Se dicessi che l’anno è iniziato in maniera drammatica, probabilmente, non sarei molto lontano dal vero. Quest’anno l’Istituto Munari è diventato I.S. cioè Istituto Superiore Munari, e consta di due indirizzi: uno, quello artistico, ex ISA (Istituto Statale d’Arte); e l’altro Istituto Socio-Psico-Pedagogico che, a seguito di due delibere, una di Giunta Regionale e l’altra di Giunta Provinciale del dicembre 2008, è stato aggregato a noi, scorporandolo dall’Istituto Superiore Alfonso Maria de’ Liguori. In seguito alle due delibere, un provvedimento ha assegnato al Munari il plesso di via Tommaso Campanella; in pratica l’Amministrazione ha deciso che l’Istituto Socio-Psico-Pedagogico restasse laddove era anche lo scorso anno. Inoltre, in qualità di Dirigente dell’ex Istituto d’Arte, ho più volte avanzato la richiesta di ottenere cinque - sei aule, richiesta avanzata già lo scorso anno quando, la mancanza di alcuni locali, ci costringeva ad effettuare una rotazione fra le classi. Considerando che c’è stata una concomitante rinuncia, da parte del Preside dell’Istituto Alfonso Maria de’ Liguori, del plesso di Via Silvio Pellico (inizialmente destinato al Liceo Linguistico), in seguito a ciò, dal mese di aprile, questo plesso è stato destinato al mio Istituto. Attualmente, quindi, l’Istituto Munari è dislocato su tre fronti: Via Diaz (dove ospitiamo ben 37 alunni diversamente abili che, prima di essere accolti qui, hanno bussato anche alle porte di istituti che avevano spazi e attrezzature sicuramente più idonee delle nostre per accoglierli), Via Campanella e Via Silvio Pellico. Il problema è che le chiavi di questi due plessi mi sono state consegnate l’11 settembre, nei locali dell’Istituto Alfonso Maria de’ Liguori, alla presenza dell’architetto Antonucci, del geometra Sammarco, del Preside e del segretario del Liceo. Quindi solo pochi giorni prima dell’apertura nazionale dell’anno scolastico, ho avuto la possibilità di visionare i locali dei due plessi, trovandovi una situazione molto delicata.» Mi avevano parlato anche della sede ICE SNEI. «No, quella sede, così come quella di Via del Pennino sono state dichiarate inagibili dalla Provincia, perché prive dei presupposti essenziali di igiene.» Preside, perché a tutt’oggi i ragazzi continuano a marinare la scuola e si lamentano? «È una domanda che mi pongo anch’io, e alla quale sto cercando di dare una risposta razionale e ragionevole, che sia in qualche modo sostenibile da qualche punto di vista, anche se secondo me una risposta razionale non c’è. Il problema nasce, secondo me, dal fatto che l’Istituto d’Arte,proprio per statuto ha un monte di 39 ore, che è il più alto numero di tutti gli Istituti Superiori. Che cosa è successo lo scorso anno? Le 39 ore, invece di essere divise in sei giorni, erano state divise in cinque giorni, con all’incirca otto ore di lezione al giorno. Ma dato che otto ore di lezione sono troppe, e avrebbero richiesto anche la presenza del servizio di mensa, si è pensato di decurtare verticalmente, di dieci minuti, l’orario scolastico giornaliero, il che significa 120 minuti in meno di lezione che la scuola, per diritto e per dovere, è tenuta ad erogare. Quindi, per così dire, sono state infrante almeno 4-5 leggi, innanzitutto quella del diritto allo studio; l’altra riguarda la flessibilità, prevista dal d.p.r. 275. Nell’ambito dell’autonomia scolastica, badiamo autonomia che non deve però essere anarchia; io posso compattare le ore di lezione in cinque giorni piuttosto che in sei, solo se questo comporta un miglioramento qualitativo dell’offerta; inoltre ciò richiede che il giorno in cui non si lavora, venga recuperato con dei rientri pomeridiani. Di solito la flessibilità ha una sua spendibilità quando il monte ore è di 30-32 ore, non quando è già di 39 ore, perché anziché ottimizzare l’offerta formativa, si creano maggiori problemi per i ragazzi, che sarebbero costretti e ritmi ed orari massacranti, con una notevole riduzione della soglia di attenzione e di apprendimento. Per quanto riguarda l’altra ipotesi, ovvero la decurtazione delle ore, essa è prevista dalla legge per motivi didattici, ma ciò che viene sottratto deve, per legge, essere restituito ai ragazzi dai docenti; se invece questa decurtazione, che comunque non dovrebbe mai superare la mezz’ora quotidiana, è legata a cause di forza maggiore, ovvero, per soddisfare le esigenze del pendolarismo, solo in questo caso, monitorato e documentato, i docenti non sono obbligati al recupero. Qui invece, a differenza di quanto era stato dichiarato negli anni precedenti, quando era stato detto che su 322 ragazzi, ben 295 provenivano da fuori e solo la restante parte era di Acerra, in seguito al monitoraggio che abbiamo effettuato, è stato dimostrato che la situazione è esattamente l’opposto, e che solo 10-15 ragazzi hanno realmente dei problemi per raggiungere la scuola.» Preside, a dire il vero ho avuto un contatto con i ragazzi, che mi hanno parlato di una mancanza di laboratori, in pratica protestano perché non svolgono attività di laboratorio che, per l’Istituto d’Arte sono fondamentali. È così? «In riferimento al plesso di Via Silvio Pellico, proprio in questi giorni, sollecitati dal Dirigente Scolastico, si sono presentati l’Architetto Strazzullo, che è il capo proprio dell’equipe, l’Architetto Andolucci, L’Ingegnere Amato e l’Architetto Pezzella, che hanno effettuato un ulteriore sopralluogo per verificare che gli interventi, che sono stati richiesti, siano stati eseguiti a norma; essi inoltre mi hanno comunicato che l’edificio necessita solo di qualche altro piccolo intervento e che, pertanto, il plesso va aperto subito. In caso contrario, io perderò il plesso e sarò denunciato perché non avrò aperto una scuola pubblica, regolarmente consegnata. Ma in quell’edificio potranno essere collocate un massimo di tre classi, per un totale di 100 alunni; ci saranno dunque delle postazioni e degli strumenti informatici, ci saranno dei computer, ma non è stato possibile trasferire lì i laboratori di moda che sono molto grandi. Ci saranno dunque gli strumenti adatti che renderanno possibile il regolare svolgimento delle lezioni.»

Flora Monda

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"Acerra in tasca"- l'opuscolo di pubblica utilità più amato e richiesto dagli acerrani compie 22 anni - A Natale, 20000 copie circoleranno per la città a distribuzione gratuiita

 

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