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A proposito di …parole in evoluzione

Definire guercio uno è lo stesso che chiamarlo non vedente, e sordo uno non udente e minorato un altro, che è andicappato? pazzo, mentecatto chi ha un deficit mentale, down chi ha un cervello in disordine?
Sono tutti modi per addolcire la pillola, ma la sostanza non cambia. Se a un povero io dico: Tu sei un “minus habens “, forse lo impressiono favorevolmente, ma gli regalo qualcosa? No, lo faccio fesso, come diciamo con franchezza a Napoli. Oggi è tutta una corsa per trovare parole che non urtino la sensibilità delle persone. Se poi si pensa che chi invoca questa delicatezza delle parole è lo stesso che non fa quello che dovrebbe per alleviare le condizioni degli interessati, allora si diventa, a mio modo di vedere, “ipocriti”, “farisei”. E ditemi voi quali altre parole devo usare per non fare adontare questi ultimi. Con questi rimescolamenti del vocabolario si finisce per nascondere la realtà delle cose e, diciamolo pure, privare della soddisfazione morale chi usa certi termini. Se io al colmo dell’ira, per parole o atti senza senso, voglio dare del cretino a un Tizio, e gli dico garbatamente: “Guarda che hai un tenue vuoto nel cervello!” Che faccio? All’interessato niente, e a me sottraggo la soddisfazione intima di chiamare uno col titolo che si merita. Come si vivrà in un mondo, dove io penso una cosa e sono costretto a dirne un’altra? Dove andrebbe a finire la libertà di pensiero? Così, per seguire una certa diplomazia, è successo che il più importante giornale di New-York, dovendo descrivere il morale degli italiani, proprio quando era in visita in quella città il nostro presidente della Repubblica, ha scritto che “gli italiani sono tristi, depressi, che non hanno più la loro proverbiale gioia di vivere” e via addolcendo. Non ha reso un buon servizio alla verità, sacra per un giornalista; doveva dire: Gli italiani contro chi li governa sono incazzati neri! E avrebbe fatto buon giornalismo, degno di meritare il Premio Pulitzer.
Bartolo Stellato
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