Domenica, Maggio 20, 2012
   
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Cultura

La Scuola Masaniello ci presenta il suo saggio, la musica ad Acerra fiorisce

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27 Giugno 2009 – Il Castello Baronale, il “monumento” della città, il Castello Baronale, ritrovo degli appassionati d’arte, che vengono deliziati dal Museo di Pulcinella e delle arti contadine diretto dal neo-sindaco Tommaso Esposito.

Quel Castello Baronale, spesso sede di manifestazioni politiche e ambientali, quel Castello che oggi assume un’importanza principale nella musica della città. Già sede della Civica Scuola di Musica, quest’anno il nostro Castello ha ospitato anche il saggio della Scuola Masaniello, celebre scuola di musica di Acerra del maestro Enrico Angelini. Dopo settimane di politica asfissiante, è giusto dare peso all’arte e alla musica della città, per dimenticare, almeno per una sera, i problemi presenti in tutte le famiglie. Inoltre, grande importanza ha questa serata di musica, dato che solo pochi giorni fa abbiamo visto morire uno dei più grandi autori di sempre, il re del pop Michael Jackson. Dopo prove, paure ed emozioni, anche quest’anno l’attesissimo saggio è giunto e la gente ha risposto con una grande partecipazione. I ragazzi erano molto emozionati già all’idea di dover salir sul palco per provare, l’emozione poi è diventata incontrollabile quando i tanti presenti hanno manifestato il proprio gradimento con applausi e cori. Si è respirata un’aria tranquilla e genuina, la gente, rilassata, ha ascoltato e apprezzato tutte le canzoni di questo saggio organizzato davvero bene, che ha spaziato dal classico al rock fino alla musica leggera. La prima a salire sul palco è stata la presentatrice Annalisa Esposito, che ha presentato prima di tutto i bravissimi maestri. Il maestro di chitarra e canto, Enrico Angelini , direttore dello studio e della scuola, il maestro di batteria Massimiliano Monachello, il maestro di piano Emanuele Cutuli e, novità degli ultimi anni e che solo questa scuola offre, il maestro di violino Angelo Prisco. Si sono esibiti in tanti, ragazzi diversi tra loro, ma tutti ugualmente bravi nel loro piccolo. “Un saggio particolare”, come detto dallo stesso maestro Angelini, perché ci ha presentato allievi di tutti i “generi”; hanno suonato ragazzi che strimpellano la chitarra da soli 45 giorni, come la prima a suonare, Laura Minopoli, e altri invece che studiano musica da più di 7 anni, come Gaetano Brucci. Tanti “veterani” di questa scuola si sono esibiti, ad esempio i fratelli Rea, Mauro e Aniello, che ci hanno suonato bellissimi pezzi: di chitarra il primo, di batteria il secondo. Impossibile non citare, tra loro, i più grandi e più esperti della scuola: i chitarristi Gaetano Brucci, Stefano Di Lanno, Marco D’Antò, Valentino Giuseppe, Giovanni De Chiara, Vincenzo De Lucia e Antonio Vallillo, definiti dal maestro Enrico Angelini “quasi professionisti”. Applauditissimo anche Michele Affinito, che ha eseguito, manifestando la sua bravura, una “base batteria”. Sull’ affascinante strumento a percussioni si sono esibiti anche Michela Maione, Giovanni Masullo, con un pezzo di Santana, Alberto Emrick e infine Armando De Rosa. La serata, entrata oramai nel vivo, ci ha offerto la splendida voce di Anastasia Tanzillo, che si è esibita in diversi brani, tra i quali la famosissima “Brivido Felino”, nella quale abbiamo potuto anche ascoltare le doti canore del maestro Enrico Angelini. Eleonora Vinciguerra è una delle poche ragazze che ha suonato ben due strumenti, il violino e il pianoforte, suonato anche dalla piccola Alida Brasile, che poi ha anche cantato la famosissima “Acqua Azzurra Acqua Chiara”, giusto tributo al grande cantautore italiano, Lucio Battisti. La classe di violino ha visto come protagonisti, oltre ad Eleonora Vinciguerra, anche Stefano Emrick e Federica Petrella, che ci hanno deliziato con il bellissimo suono di questo strumento particolarmente impegnativo e quindi poco diffuso. La piccola Camilla Brasile, invece, prima ha eseguito alla Chitarra un bellissimo brano e poi, anche lei, accompagnata dai Maestri, ha cantato. La presentatrice Annalisa Esposito invece, pressata dal maestro Angelini, ha anche eseguito un pezzo di chitarra, Giochi Proibiti, per poi tornare sulle sue principali doti, quelle del canto. Anche Giuseppe Siciliano ha eseguito due arti musicali, la chitarra e il canto. Brani di chitarra abbastanza complessi sono stati eseguiti perfettamente anche da Michelangelo Borriello. In un clima piacevole e cordiale, il saggio della Scuola Masaniello ha soddisfatto davvero tutti i presenti, dagli amanti della musica classica fino ai metallari, dai giovani agli anziani. Questa città merita, dopo anni di sforzi, serate di svago e di divertimento, ma anche di cultura, come questa. Enrico Angelini si è detto soddisfatto della folta partecipazione e contento che il Saggio, per la prima volta, si è potuto svolgere non a Casalnuovo e non in un luogo chiuso, ma all’aperto, tra il calore degli acerrani, proprio lì, in quell’antico Castello, sempre più “sede” delle arti acerrane e che ci auguriamo diventi sito dove trascorrere serate estive sempre più piacevoli.

Francesco Esposito

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A proposito del pluralismoMichael Jackson: Una leggenda che lascia la vita

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E’ andata via una grande star.

Pochi personaggi dello spettacolo hanno segnato indelebilmente la loro epoca, certamente possono contarsi sulle dita di una mano. I Beatles negli anni Sessanta, Elvis Presley negli anni Settanta e Michael Jackson, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. Il “Re del Pop” scompare prematuramente a 50 anni, per un attacco cardiaco nella sua casa di Neverland, nei pressi di Santa Barbara in California. Si stava preparando per una lungo tour musicale, una cinquantina di concerti, che lo avrebbe visto di scena a Londra. Ancora non certe e definitive le cause del decesso, i risultati parziali dell’autopsia avrebbero escluso le cause naturali, mentre con molta probabilità il decesso sarebbe da attribuirsi ad un micidiale mix di farmaci (antidolorifici,anestetici, sedativi) a cui la popstar americana faceva ricorso e abuso già da molto tempo. Jackson porta via con sè un’esistenza fatta di successi, ricchezze, stravaganze, paranoie, eccessi, lasciando ai suoi familiari un’ immenso patrimonio economico (alla madre e ai sui tre figli come da testamento) e ai milioni di fans sgomenti e attoniti in tutto il mondo, un vastissimo repertorio artistico e musicale (si parla anche di oltre un centinaio di brani inediti). Ma il Re del Pop lascia anche mezzo miliardo (!) di dollari di debiti….Proprio questa cifra da capogiro è il terminale e la sintesi della vita di Michael. I concerti in programma per metà Luglio a Londra dovevano servire soprattutto a coprire gran parte di tali debiti e certamente per Jackson non sarebbe stato facile affrontare al meglio delle proprie condizioni psico-fisiche un evento di tale portata. Un uomo fiaccato da tempo dalle precarie condizioni fisiche, un corpo esile e dimagrito, un volto trasfigurato dagli innumerevoli interventi di chirurgia plastica che nel corso degli anni hanno trasformato un viso normale e gioioso con il suo colorito nero, in una sbiadita ed emaciata maschera bianca, pressoché inguardabile. Michael, ossessionato dalle malattie, tanto da girare in pubblico con la mascherina sulla bocca, un medico e un’ infermiera costantemente al proprio servizio. Ma soprattutto un individuo dall’infanzia difficile, i maltrattamenti in famiglia e un balzo nella notorietà troppo prematuro forse per un bambino di appena 6 anni, con la sindrome paranoica di rimanere un eterno ragazzino, un novello Peter Pan. Ed ecco allora i continui interventi al volto, la pelle sbiancata, un ranch da favola a Neverland in California, inaccessibile e sconfinato. E le strane frequentazioni domestiche con dei minori, i “suoi amici” li definiva, con le relative accuse di pedofilia messe a tacere dai suoi avvocati a suon di quattrini. Ma Michael Jackson è stato e rimarrà soprattutto il “Re del Pop”, colui che ha dato vita all’inizio degli anni ’80 ad un genere musicale unico e originale, il pop, fusione della disco-music e della “black-music”, segnando nei fatti un’ epoca. Suo il primo e fortunatissimo videoclip, quello dell’ album “Thriller” (il balletto con gli zombie, quando non aveva ancora cancellato il suo colorito originale….e lanciava i movimenti molleggiati), l’album che ha venduto più dischi in assoluto nella storia della musica (109 milioni di copie, 28 dischi di platino, un record!). Ed ancora, 750 milioni di album venduti, concerti in ogni continente del pianeta, oltre un miliardo di dollari guadagnati e sperperati…..Ed infine l’uscita di scena, improvvisa, inattesa, piena di amarcord, in un modo che sa tanto di abbandono alla vita, ma che al contempo consegna per sempre una leggenda alla storia.

Raffaele Guadagnuolo

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La Scuola di Pianoforte della maestra Maria Teresa Visone

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E’ stato un successo il saggio di fine d’anno!

Si è concluso in bellezza l’anno scolastico 2008-2009 della Scuola di pianoforte della maestra Maria Teresa Visone (insegnante di pianoforte e di educazione musicale presso la Scuola Media “Viviani” di Caivano), con il Saggio di fine anno degli allievi, tenutosi lo scorso 25 giugno presso la Sala Convegni del Castello Baronale di Acerra. All’esibizione hanno preso parte, sotto lo sguardo attento dell’insegnante, dei genitori e del pubblico presente, tutti gli allievi della maestra, che hanno affrontato l’emozione del “palcoscenico” interpretando con sensibilità e talento brani di musica classica. La manifestazione è stata presentata dalla Professoressa Flora Bottino. La fine di un anno di studi rappresenta sempre tempo di bilanci, considerazioni e valutazioni che per questi ragazzi non può che essere positivo, perché hanno saputo trasmettere gioia ed emozioni al pubblico attraverso le loro interpretazioni e commozione chiaramente leggibile sul volto di molti dei presenti. Il saggio è stato un evento per dimostrare i livelli raggiunti dagli allievi della Visone alla fine dell’anno scolastico, ma anche un banco di prova per quanti, tra loro, sono prossimi agli esami principali di pianoforte come il compimento inferiore, medio e superiore. Si sono esibiti, infatti, anche alcuni allievi che presto dovranno affrontare l’esame finale di pianoforte che li porterà a raggiungere una delle tappe fondamentali del loro percorso di studi ossia il diploma. Per ringraziare della magnifica serata in musica salutiamo, riportando i nomi e i brani eseguiti, di tutti coloro che si sono esibiti. Sara Borrelli in DI MAGGIO e CANZONE DEI BIMBI di F. Beher Josephine Bernazeaut in BARCAROLA di F. Beher Michela Siracusa in ROMANZA CATALANA Stefano Stompanato in CORALE di Bach Maria Concetta Arena in I e II TEMPO della sonatina di Clementi N° 1 Melania Piscitelli in MARCIA ALLA TURCA di Mozart Annarita Sannino in ALLEGRO di Mozart Antonio Musto in IMPROVVISO di Rinaldi Francesco Loffredo in IL PICCOLO MONTANARO di Simboli Emy Siracusa in PASSACAGLIA di Haendel Chiara Volpicelli in LA VITA E’ BELLA tema tratto dall’omonimo film Adagio di Mozart Valerio Pezone in SUR LE FIL di Tiersen Mariagrazia Massaro in MY HEART WILL GO ON Federica Mondella in RIVER FLOWS IN YOUR di Yiruma Elena Montano in VALZER op. 18 n° 1 di Chopin Annarita De Maria in VALZER op. 64 n°2 di Chopin Ezio Laudando in STUDIO op. 25 n°2 di Chopin Fabio Russo Del Piano I TEMPO - SONATA “PASTORALE” di Beethoven Pasquale Scialla in CAVALCATA DEGLI USSARI di Spindler e intermezzo da “L’AMICO FRITZ” di Mascagni Carmen Napolitano in PRELUDIO di Rachamaninoff Nunzia Montano e Massimiliano Ferraro in IL BARBIERE DI SIVIGLIA di Rossini a 4 mani

Maria Crimaldi

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Un ruolo notevole hanno svolto nella storia di Acerra i ponti disseminati sul suo territorio.

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L’agro acerrano è il più vasto di quelli di tutti i paesi, che con esso confinano, comprese le grandi città di Maddaloni e di Marcianise, che per tanti altri aspetti sono stati e sono anche attualmente più importanti del nostro paese.

Anche i ponti quindi disseminati nell’agro sono numerosi e legati ad avvenimenti che hanno spesso rappresentato una svolta del suo percorso attraverso i secoli. Vale la pena perciò esaminarne i più noti, cominciando da quello più antico e più ricco di storia: il ponte di Casolla Valenzano o più brevemente di Casolla, dal nome di un piccolo ma famoso centro, che ancora esiste con le caratteristiche topografiche press’a poco simili a quelle di un tempo. Questo ponte è citato in un documento del 1516 in cui venivano descritti i confini della terra di San Nicandro, “incipiendo a ponte Casolle…se perveniva a lo Lagno…”. Nel 1481 inventariando i beni e i diritti feudali della Contea di Acerra, si parla delle multe da irrogare a chi avesse passato il Clanio non attraverso il ponte di Casolle, per evitare evidentemente di pagare il pedaggio. Nello stesso documento si faceva riferimento ai confini già descritti nel Privilegio della Regina Giovanna del 1375, che individuavano “il ponte detto de Casolle” nel territorio della distrutta città di Suessula. Esso, come testimoniato fin dal VII secolo a. C. , era situato in un punto strategico, sulla strada che partendo dal Sannio centrale portava a Cuma passando per Suessula e Acerra. Questo perché tra lo sbocco della valle suessulana ed Atella era situato il Pantano, che con le sue paludi impediva un tragitto più rettilineo. Attualmente le strade, che da esso partono o vi arrivano o lo attraversano, non corrono su terreno sterrato e polveroso, come quelle di un tempo, ma su tracciati asfaltati e curati da personale apposito. A questo ponte sono legati i ricordi di molte epoche. Noi li rievochiamo facendo dei passi in avanti o indietro, a seconda di come lo richiede il discorso. Al tempo dei Borboni, nel 1819 furono eseguiti dei lavori per costruire una strada, che portava dal ponte di Casolla Valenzano alla Taverna del Gaudiello e raggiungeva Benevento. Per il Ponte di Casolla fu anche costruita un’altra strada, che collegava Caivano con Acerra e con la Valle Caudina e che ancora esiste con lievi cambiamenti, richiesti dalle necessità della popolazione che ora vi risiede. Essa quindi fu probabilmente un allargamento della vecchia strada, la cui esistenza è provata da documenti molto più antichi. Ma per rifarci a tempi più recenti, nel 1647 ai tempi di Masaniello dal Ponte di Casolla transitarono le forze acerrane che accorrevano in aiuto di Caivano, minacciata dal Duca di Guisa, che mirava ad impadronirsi di Napoli e che un certo punto, vista la sua pericolosità per il suo esercito, fece tagliare il ponte. Tutto fa supporre però che esso fu ricostruito, visti i benefici che arrecava alla zona. I lavori eseguiti dai Borboni, per inalveare tutte le acque che scorrevano disordinatamente per la pianura campana in quelli che furono poi chiamati Regi Lagni, fecero cambiare fisionomia al territorio. Sopravvissero dei ponti, fra i quali sono ricordati, oltre a quello di Casolla onusto di gloria, quelli più modesti di ponte della Portella, sulla via che porta a Pomigliano. Ancora ricordo, perché l’ho vista coi miei occhi tanti anni fa, che a lato di questo ponte era situata una piccola porta (da cui il nome) che chiudeva un angusto vano, forse deposito di attrezzi da usare per la sua manutenzione. E poi c’è ancora da ricordare il ponte dello Sperone, nella contrada omonima, il ponte a Carbonara, che immetteva sulla strada di Caserta e che segnava il confine dell’agro acerrano verso nord. A proposito di quest’ultimo ponte, in un documento del 1422 viene menzionata “in pertinentiis palude carbonarie” una torre per l’esazione dei diritti di passo, situata presso il ponte Carbonaro a quel tempo sotto la giurisdizione della città di Aversa. Lo storico Di Costanzo inoltre, scrivendo nel XVI secolo, racconta che le avanguardie di Re Alfonso d’Aragona erano giunte al ponte Carbonaro tre miglia vicino a Caivano. Il ponte Rotto invece, che viene citato in molti documenti, era individuabile nel punto in cui la strada che conduceva da Atella a Calatia nelle vicinanze dell’attuale Maddaloni, passando sul Clanio con un attraversamento subito ad ovest della “Forcina”, creava un punto di congiunzione di due lagni. Questo ponte andò distrutto in epoca alto-mediovale; tuttavia ne rimase ben viva la memoria, tanto che Leone Ostiense ci narra che nel 1052 fu donata all’Abbazia di Montecassino una” Curtem in Laneo ad Pontem Ruptum”. Perché fosse chiamato così, non è dato sapere dalle testimonianze che del ponte ci sono rimaste. Si può fare peraltro qualche supposizione: Rotto, rovinato da eventi naturali calamitosi, come piogge tempestose in qualche periodo dell’anno o crollato durante la sua costruzione? Per venire a un’epoca più vicina ai giorni nostri, a valle dell’insediamento di Pomigliano sulla strada provinciale Pomigliano-Acerra mol-to noto è il ponte Villanova, a cui si accede dalla strada stessa. In prossimità dell’intersezione tra il lagno dell’Inferno e il lago Vecchio si trova il ponte delle Crocelle. Il Ponte dei cani è in una zona situata fra Nola, Acerra e Marigliano, dove i confini fra i tre paesi sono molto incerti. Vicino al depuratore di Nola si snoda una via chiamata, pure essa, via ponte dei cani. C’è da ricordare poi in ultimo il ponte di Napoli, sulla strada che da Napoli portava a Benevento e che ora immette in Acerra e collega molte altre località della zona, che preesistevano o che si sono formate di recente. Questo ponte fu creato, dopo che, per eliminare le erbe, che impedivano un più facile fluire delle acque, furono cementificati i letti dei corsi, che scorrevano sotto di esso; tale ponte è quindi di epoca più recente. Su questa strada doveva trovarsi un altro ponte, quello detto appunto, ancora adesso, di Benevento, e che molto probabilmente fu assorbito dal tracciato della ferrovia Napoli-Cassino, perché, pur ricordandosene il nome, non se ne vede la presenza in quella zona. Andare al ponte di Benevento o passare per esso significa ai nostri giorni alludere a una zona circostante il passaggio a livello di quella ferrovia. Questo è quanto risulta dalla storia passata, ma tutta la zona è stata sottoposta ultimamente ad altri radicali cambiamenti con l’istallazione di un famigerato inceneritore per lo smaltimento dei rifiuti e di altre strutture atte a farlo funzionare. Si capisce agevolmente come essa sia stata completamente sconvolta a seguito di tali operazioni. In conclusione si può dire che in tutta Italia non c’è area più tormentata di essa, per cui di poche cose ci si può dire altrettanto sicuri, come del fatto che la sua fisionomia, a seguito dei nuovi compiti strategici che quest’area è chiamata ad assolvere, è destinata a essere modificata più di quanto lo sia stata nel corso degli anni passati. E ponti, corsi d’acqua piccoli e grandi, presenti nell’area stessa, ne saranno coinvolti. Ma di questo spero voglia occuparsi in futuro un altro Caporale con la potenza del suo genio, sulle cui orme è prevedibile che si muoveranno, con mezzi molto più modesti, dei curiosi di storia come me.

Bartolo Stellato

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Giatily si presenta

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GIATÌLY, è il marchio della giovane stilista acerrana Sally Addeo. Nell’incantevole atmosfera dei saloni della Fondazione Mondragone di piazzetta Mondragone, a Napoli, è stata presentata, venerdi 6 febbraio, la collezione donna Prêt – a-porter autunno –inverno 2009-2010 GiatÌly, disegnata da Sally Addeo

Il museo della moda della Fondazione Mondragone, affollatissimo per l’occasione, ha visto la partecipazione di artisti, stilisti, personaggi del mondo della cultura partenopea proiettai a livello internazionale, politici locali, regionali e nazionali, funzionari della Provincia e della Regione Campania, e una infinità di amici e parenti della giovane stilista. I modelli presentati nell’evento “Tra passato e futuro senza nostalgia”, sono ispirati al connubio tra tradizione ed innovazione, coniugando l’eleganza delle suggestioni del passato con la sofisticata essenzialità contemporanea. Intenso il gioco di colore dei capi esposti, motivo in più per donare quella intensità e fascino all’immagine di una donna che sa osare con fermezza e femminilità. Il museo della moda, per GiatÌly, ha rappresentato l’occasione di confronto con lo stile Made in Italy; all’evento hanno preso parte la storica della moda, Professoressa Bonizza Giordani Aragno, la giornalista Anna Paola Merone e la Presidente della Fondazione Mondragone, Giulia Parente. Incantata ed affascinata dai capi indossati dai manichini e dalle stiliste, in sala è apparsa la senatrice Annamaria Carloni; gli occhi di chi intende colpire per scolpire erano quelli dello scultore Lello Esposito;alla presentazione assistevano le stiliste Astrid Natale e Alessia Lombardi ed il costumista RAI Luca Sallustio. All’evento non poteva mancare una firma della moda italiana, la stilista Amina Rubinacci, che si è trattenuta per tutta la durata della manifestazione. La Rubinacci è la stilista fondatrice della Maison “Amina Rubinacci”, una delle più importanti realtà italiane nel settore dell'alta moda. La serata dell’evento moda, “tra passato e futuro senza nostalgia”, interessante ed affascinante, è stata resa oltremodo suggestiva grazie al contributo musicale del quartetto Edoardo Amirante End his Band. Le note del Violino, del contrabbasso, del pianoforte e della chitarra classica, hanno contribuito a rendere magica la serata della giovane stilista Addeo. Inoltre, non poteva mancare un ricco buffet, facendo da intermezzo tra gusto e arte. Sally Addeo, figlia di Giovanni e Titina, con GiatÌly, ha realizzato il suo sogno. Già dalla tenera età ha iniziato a disegnare e ricamare, quell’arte trasmessa dalle nonne. Si è formata presso l’Istituto superiore Design di Napoli Fashion designer; ha conseguito il master in “Stylist per lo spettacolo” presso l’istituto Europeo design di Roma; ha conseguito il master in “Comunicazione ed organizzazione nelle aziende di moda” presso l’Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli; ha seguito un corso di specializzazione “Modellistica industriale sezione donna” all’ Accademia della Moda –Napoli. Sally ci ha creduto, ha trasformato un sogno in realtà; tutto questo è possibile solo quando alla base c’è una forte passione e amore per ciò che si fa. Ha cominciato a disegnare, a studiare, a fare dell’idea l’oggetto di un valore di ricerca, di costruzione e l’espressione di uno stile. Ha creduto in quello che spesso si sentiva ripetere in casa: “la vita è come un film di cui noi siamo i protagonisti”.Nei suoi abiti, pensati al di là del tempo, si colgono la semplicità della linea, l’accuratezza del taglio e la ricercatezza dell’artigianato. L’ambizione è tenere insieme idee nuove e particolari del passato. Il museo della moda di Napoli, per “GiatÌly”, è solo l’inizio di una lunga e prestigiosa carriera nella moda del Made in italy. Ad malora, Sally Addeo.

Maria Crimaldi

 

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"Acerra in tasca"- l'opuscolo di pubblica utilità più amato e richiesto dagli acerrani compie 22 anni - A Natale, 20000 copie circoleranno per la città a distribuzione gratuiita

 

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