Martedì, Febbraio 07, 2012
   
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Cultura

I consigli del psicologo. L'internet-dipendenza

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La comunicazione sociale è sostenuta oggi da moderni strumenti che consentono di superare le barriere e i vincoli di tempo e di spazio e, fra i nuovi modi di comunicare, Internet è certamente uno dei mezzi che offre maggiori opportunità.

Tra atteggiamenti sociali di attrazione e diffidenza, il popolo di navigatori quotidiani è cresciuto e comprende ormai ogni razza ed ogni età e, grazie alla rete, i bambini trovano nuove opportunità di gioco e i giovani, gli adulti e perfino i nonni telematici si informano, comunicano, commerciano e sperimentano se stessi attraverso la cosiddetta comunicazione virtuale. Purtroppo, c’è il rischio che la realtà virtuale possa condurre fuori del reale, a volte generando inquietanti sintomi di onnipotenza, con discontrollo della critica, che riverberano nella realtà giornaliera, con evidente disadattamento. E come tutti gli strumenti di comunicazione, anche la rete non è esente da cattivi usi e da abusi che, negli ultimi anni, hanno talvolta portato ad osservare nel campo della salute mentale, una moderna forma di dipendenza, definita internet-dipendenza , retomania o anche Internet Addiction Disorder (I.A.D.). A partire dall'osservazione e dallo studio di casi clinici, dalla lettura di storie autobiografiche narrate da internet-dipendenti e dai risultati di questionari specifici compilati da un'utenza che avverte sintomi di Dipendenza dalla Rete, sono state descritte tre categorie di elementi che contribuiscono all'insorgere della Sindrome da Dipendenza da Internet . Essi sono: • Le psicopatologie predisponenti • I comportamenti a rischio • Le potenzialità psicopatologiche proprie della Rete. Le psicopatologie predisponenti In questi casi, infatti, il ricorso ad Internet sembra strettamente collegato ad un tentativo di compensare le difficoltà relazionali reali, ricercando nella Rete amici o relazioni sentimentali attraverso una via più veloce e che consente di superare delle insicurezze che, invece, sono amplificate dalle quotidiane relazioni faccia a faccia. Il contatto sociale attraverso chat, IRC, Comunity ed e-mails, infatti, se utilizzato con prudenza, si configura come un utile strumento per superare le difficoltà di comunicazione, in quanto consente di mettersi in gioco mediante una graduale conoscenza che, tuttavia, non è esente da rischi connessi al cattivo uso (es. incontri al buio pericolosi) e all'abuso (IAD). Questa prima considerazione riguarda da vicino tutte le persone con certi tipi di disagio psicologico, le quali dovrebbero moderare l'utilizzo di Internet e riflettere (o essere guidate a riflettere) sui bisogni che la Rete talvolta crea l'illusione di poter soddisfare (in questi casi, infatti, non mette in relazione, ma illude di essere in grado di relazionarsi) e sugli aspetti della propria personalità e sulle insicurezze che bisogna invece affrontare gradualmente. I comportamenti a rischio Ma la Rete, ricca di potenzialità e opportunità di informarsi, conoscere e confrontarsi, risponde molto bene ai bisogni anche di persone che non hanno mai avvertito alcun disturbo psicologico, le quali non sono esenti dalla possibilità di divenire vittime dei propri stessi bisogni, attraverso dei comportamenti rischiosi di eccessivo consumo, talvolta associati ad una complementare riduzione delle esperienze di vita e di relazione reali. L'abuso nell'utilizzo delle informazioni disponibili in rete, infatti, può portare ad un sovraccarico cognitivo che satura il cervello, riducendo l'attenzione razionale; contemporaneamente il conseguente isolamento sociale sostiene il ricorso ad Internet per cercare occasioni di socializzazione virtuale, che possono sconvolgere i delicati equilibri dell'identità, creando la possibilità di sperimentare ruoli e parti del Sé altrimenti non sperimentabili nella vita reale che, tuttavia, accrescono il numero di ore trascorso on-line, con il risultato che si può finire incollati ad una sedia e ad un monitor per giornate intere, rinunciando a salutari e reali esperienze di vita. Le potenzialità psicopatologiche proprie della Rete Si aggiunge a tutto questo che la Rete, in virtù delle sue enormi risorse, possiede delle cosiddette potenzialità psicopatologiche, quali la capacità di indurre sensazioni di onnipotenza, come vincere le distanze e il tempo, o cambiare perfino identità e personalità, per cui si comprende come sia necessario utilizzare questo potente strumento rimanendo padroni di tutte le proprie capacità razionali di controllo del proprio comportamento. Per i più giovani in età di sviluppo e per alcuni soggetti predisposti, il rischio è che l'abuso della rete per comunicare crei confusione nella distinzione tra reale e virtuale (soprattutto nel senso di Sé), che non sia più facile comprendere cosa fa parte di Sé realmente e cosa è possibile sperimentare solo virtualmente, poiché ciò che è concesso in Rete non ha le stesse conseguenze che si produrrebbero nella realtà. In considerazione di ciò, soprattutto i bambini e i giovani dovrebbero limitare il tempo trascorso su Internet ed integrare delle esperienze di comunicazione reale, al fine di evitare di sviluppare delle abilità emotive e sociali prevalentemente attraverso questo strumento tecnologico che, in questo caso, risulterebbero estremamente limitate o deformate rispetto a quelle poi richieste per adattarsi nella vita reale. La via che conduce all'internet dipendenza Più recentemente, per individuare e distinguere i segni di rete-dipendenza dal consumo non patologico di Internet, si fa riferimento ad alcuni comportamenti, che rappresentano indicatori qualitativi o quantitativi di differenza tra normalità e patologia e che hanno permesso di distinguere 3 tappe nel percorso verso la forma più stabile della Dipendenza Patologica dalla Rete. Prima tappa verso la rete-dipendenza o fase iniziale E' caratterizzata dall'attenzione ossessiva e ideo-affettiva a temi e strumenti inerenti l'uso della rete, che genera comportamenti quali controllo ripetuto della posta elettronica durante la stessa giornata, ricerca di programmi e strumenti di comunicazione particolari, prolungati periodi in chat. Seconda tappa o tossicofilia E' caratterizzata dall'aumento del tempo trascorso on-line, con un crescente senso di malessere, di agitazione, di mancanza di qualcosa o di basso livello di attivazione quando si è scollegati (una condizione paragonabile all'astinenza). Inizialmente ciò era accompagnato anche da un notevole aumento delle spese, che spesso rappresentava un lieve fattore di inibizione della tossicofilia, oggi pressoché irrilevante, date le numerose possibilità di rimanere a lungo collegati a basso costo. Restano, tuttavia, importanti indicatori di tossicofilia il malessere soggettivo off-line e l'abuso on-line, spesso anche nelle ore lavorative e nelle ore notturne, in cui si è disposti a rinunciare anche al sonno. Terza tappa o tossicomania E' la fase in cui la rete-dipendenza agisce ad ampio raggio, danneggiando diverse aree di vita, quali quella lavorativa, delle relazioni reali e quella scolastico-lavorativa e in cui si rilevano problemi di scarso profitto, di assenteismo scolastico-lavorativo e di isolamento sociale anche totale. Un aiuto per uscire dalla “rete mania” ? Utili e sempre più diffusi sono i test e questionari on line di autovalutazione del proprio rapporto con la Rete, che possono rappresentare un punto di partenza per rendere consapevole il problema che spesso è vissuto a lungo in modo non disturbante. Il passo successivo può essere un aiuto professionale individuale o una condivisione reale del problema con un gruppo omogeneo, anche attraverso delle riflessioni guidate sulla necessità di superare le eventuali insicurezze che possono essere alla radice del ricorso ad Internet per socializzare. Infine, la prevenzione rimane un utile strumento per tutti, con speciale attenzione ad alcune regole nell'utilizzo di Internet da parte di chi già è coinvolto in un disagio psicologico. Pertanto, in quest'ultimo caso, occorre ricordare: • che occorre limitare la quantità di tempo trascorso quotidianamente on line (non più di una o due ore), possibilmente non instaurando un'abitudine quotidiana che deve essere a tutti i costi rispettata ; • che è importante integrare le attività on line con simili attività reali (es. acquisti, svaghi o relazioni sociali), poiché in tal modo non si trasforma la Rete nello strumento privilegiato di relax, di evasione e di contatto con se stessi; • che la socializzazione reale non deve mai essere totalmente sostituita da quella virtuale ; • che, nel caso in cui si avverta una necessità coatta e incontrollabile di collegarsi ad Internet, occorre chiedere un aiuto competente.

D.ssa Anna Montano

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A proposito di …parole in evoluzione

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Definire guercio uno è lo stesso che chiamarlo non vedente, e sordo uno non udente e minorato un altro, che è andicappato? pazzo, mentecatto chi ha un deficit mentale, down chi ha un cervello in disordine?

Sono tutti modi per addolcire la pillola, ma la sostanza non cambia. Se a un povero io dico: Tu sei un “minus habens “, forse lo impressiono favorevolmente, ma gli regalo qualcosa? No, lo faccio fesso, come diciamo con franchezza a Napoli. Oggi è tutta una corsa per trovare parole che non urtino la sensibilità delle persone. Se poi si pensa che chi invoca questa delicatezza delle parole è lo stesso che non fa quello che dovrebbe per alleviare le condizioni degli interessati, allora si diventa, a mio modo di vedere, “ipocriti”, “farisei”. E ditemi voi quali altre parole devo usare per non fare adontare questi ultimi. Con questi rimescolamenti del vocabolario si finisce per nascondere la realtà delle cose e, diciamolo pure, privare della soddisfazione morale chi usa certi termini. Se io al colmo dell’ira, per parole o atti senza senso, voglio dare del cretino a un Tizio, e gli dico garbatamente: “Guarda che hai un tenue vuoto nel cervello!” Che faccio? All’interessato niente, e a me sottraggo la soddisfazione intima di chiamare uno col titolo che si merita. Come si vivrà in un mondo, dove io penso una cosa e sono costretto a dirne un’altra? Dove andrebbe a finire la libertà di pensiero? Così, per seguire una certa diplomazia, è successo che il più importante giornale di New-York, dovendo descrivere il morale degli italiani, proprio quando era in visita in quella città il nostro presidente della Repubblica, ha scritto che “gli italiani sono tristi, depressi, che non hanno più la loro proverbiale gioia di vivere” e via addolcendo. Non ha reso un buon servizio alla verità, sacra per un giornalista; doveva dire: Gli italiani contro chi li governa sono incazzati neri! E avrebbe fatto buon giornalismo, degno di meritare il Premio Pulitzer.

Bartolo Stellato

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A proposito della "Caritas in Veritate" Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia..." (Mt. 5,6)

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Questa grande Enciclica prende l’avvio da una premessa fondamentale: « l’interiore impulso ad amare in modo autentico » (n.1); a partire da questo presupposto è possibile affermare con certezza che amore e verità sono interiormente presenti « nel cuore e nella mente » (cfr. n.1) di ciascun uomo.

 

Tale fattore permane saldamente nell’uomo nonostante tutte le opposizioni che incontra. Dice Benedetto XVI: «Sono consapevole degli sviamenti e degli svuotamenti di senso a cui la carità è andata e va incontro, con il conseguente rischio … di impedirne la corretta valorizzazione » (n. 2). E non solo la carità (amore) va incontro a questo rischio, ma anche la verità che viene o relativizzata ad oltranza fino a un soggettivismo esasperato, o addirittura negata (nichilismo). Inoltre la verità si dà solo se la si desidera e la si cerca appassionatamente, solo se la si ama (è questo il significato del termine '' filosofia '' ), così che verità e amore sono, seppure distinte, indissolubilmente coniugate. A questo proposito il Santo Padre esprime un pensiero di altissimo livello: « coniugare la carità con la verità non solo nella direzione, segnata sa San Paolo, della '' Veritas in caritate '' (Ef 4,15), ma anche in quella, inversa e complementare, della '' caritas in veritate ''. La verità va cercata, trovata ed espressa nell’''economia'' della carità, ma la carità a sua volta va compresa, avvalorata e praticata nella luce della verità. In questo modo non avremo solo reso un servizio alla carità, illuminata dalla verità, ma avremo anche contribuito ad accreditare la verità, mostrandone il potere di autenticazione e di persuasione nel concreto del vivere sociale » (n. 2). Da questo circolo virtuoso, posto dal Papa a fondamento, di tutta la struttura dell’Enciclica, è possibile un discorso etico autenticamente adeguato alla realtà umana: « Per questo stretto collegamento con la verità, la carità può essere riconosciuta come espressione autentica di umanità e come elemento di fondamentale importanza nelle relazioni umane, anche di natura pubblica. Solo nella verità la carità risplende e può essere vissuta. La verità è la luce che dà senso e valore alla carità … Perché piena di verità, la carità può essere dall’uomo compresa nella sua ricchezza di valore, condivisa e comunicata. La verità, infatti, è '' logos '' che crea '' dià-logos '' e quindi comunicazione e comunione. La verità, facendo uscire gli uomini dalle opinioni e dalle sensazioni soggettive, consente loro … di incontrarsi nella valutazione del valore e della sostanza delle cose. La verità apre e unisce le intelligenze nel logos dell’amore » (nn.3-4). E’ su questa solida base rocciosa che si innesta la dottrina sociale della Chiesa come contributo di principi e criteri di scelta concreta perché il soggetto umano e la comunità mondiale di tutti gli uomini, siano favoriti nella loro crescita umana integrale: « La carità è amore ricevuto e donato … A questa dinamica di carità ricevuta e donata risponde la dottrina sociale della Chiesa … Tale dottrina è servizio della carità, ma nella verità. La verità preserva ed esprime la forza di liberazione della carità nelle vicende sempre nuove della storia … Senza verità, senza fiducia e amore per il vero, non c’è coscienza e responsabilità sociale, e l’agire sociale cade in balia di privati interessi e di logiche di potere, con effetti disgregatori sulla società, tanto più in una società in via di globalizzazione, in momenti difficili come quelli attuali. '' Caritas in Veritate '' è … un principio che prende forma operativa in criteri orientativi dell’azione morale » (nn.5-6). Ora, i criteri operativi di una simile visione sono prospettate con molto realismo e precisione dall’Enciclica, essi sono due: la giustizia e il bene comune. La giustizia si attua amando coi fatti e nella verità. Amore è atto concreto in favore del bene di uno o di tutti e adoperarsi efficacemente perché si realizzi (cfr n. 6). Dunque c’è il bene di una persona e c’è un bene legato alla comunità degli uomini. Amare efficacemente il vivere sociale delle persone significa adoperarsi per il bene comune. Grazie al bene comune, la carità acquista una dimensione sociale, « è questa – dice l’Enciclica – la via istituzionale… della carità » (cfr n. 7). Per concludere: l’Enciclica '' Caritas in Veritate '' rappresenta un punto di riferimento non solo per i credenti, ma per tutti coloro che nutrono un’autentica speranza per l’uomo e per il mondo. N.B. Intendo ritornare su questo documento prendendo in considerazione gli aspetti significativi anche per la nostra realtà (meridionale e acerrana).
don Giorgio Capelli

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Il prof.Rino Tomasiello arriva ad Acerra il 10 Settembre 1979... Trenta e...Lode!

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10 settembre 2009. Sono trent’anni che il Prof. Tomasiello si occupa dell’educazione e della formazione didattica e umana dei giovani di Acerra. Punti cardine della sua “missione” educativa don Lorenzo Milani e il messaggio della scuola di Barbiana.

 

1)Non fare parti uguali fra disuguali. 2) La scuola, come un ospedale, deve curare i “malati”, non i sani. 3) Interessare l’alunno persona, facendolo sentire protagonista del progetto educativo e formativo. Nel corso di trent’anni ha collaborato con le istituzioni e le associazioni culturali locali. Ha prodotto e realizzato: progetti per la formazione di coscienze civili contro la criminalità organizzata L.r. 39/85; progetti per il rispetto e la tutela dell’ambiente; progetti per il recupero del disagio e delle devianze; progetti per il rifiuto delle tossico-dipendenze; progetti per combattere il bullismo; progetti per la valorizzazione delle diversità. Nell’87, con l’attuale Sindaco Tommaso Esposito, allora delegato alla cultura, coordinò un opuscolo sulla crisi dei giovani: La città-paese. Negli anni 90 ha coordinato diversi video per l’educazione alla legalità; ha ideato e coordinato un giornale, “La voce della Caporale”, in collaborazione con le scuole di altre città: Nardò (Lecce), Locri ( Reggio Calabria), S. Ninfa (Trapani), terre di presenza malavitosa. Trent’anni di attività è non accusa alcuna stanchezza.Ascoltiamolo: Prof. Tomasiello, sono cambiati i giovani? «Si sono cambiati, come è cambiata la società, come è cambiata la scuola, che ha progressivamente perso di valore e credibilità. Trenta anni fa era uno su 100 il genitore… oggi sono il 50%.» Da cosa dipende secondo Lei? «Se le sale-gioco sono più numerose delle biblioteche; se la televisione propone come modelli vincenti tronisti e veline, ignoranti asserviti ai potenti; se la politica è affari di pochi e non interesse di molti.» Socialista riformista, erede del pensiero Turatiano e convinto seguace dell’ideologia nata per difendere i deboli, rendere giustizia ai poveri assicurare la libertà agli oppressi, il prof. si è guadagnata la stima dei colleghi delle altre scuole acerrane per la sua capacità di dialogo e confronto. Per la sua professionalità e il suo equilibrio, ha avuto la fiducia di tanti genitori, ha collaborato con tante personalità della società acerrana: don Riboldi, don Rinaldi, il prof. Aniello Montano, il poeta Ugo Levita, il maestro Modestino De Chiara, l’attuale Sindaco Tommaso Esposito, Titina Verone. Proprio quest’ultima, attuale assessore alla pubblica istruzione, nel fare gli auguri al prof ha detto:« L’aver incontrato durante la mia esperienza professionale una persona che, con il suo stile di vita, la passione e l’amore per i ragazzi ed il proprio lavoro, è riuscita ad essere un “segno” nella nostra realtà, è una fortuna e un onore. Gli anni trascorsi insieme al Prof. Tommasiello, condividendo idee, progetti, tensioni e successi, mi hanno regalato un’autentica ed affettuosa amicizia. La Comunità acerrana, non solo quella scolastica, ha apprezzato il lavoro da lui svolto per i ragazzi, anche quelli non delle sue classi, partecipando ai percorsi educativi di Rete con grande professionalità. Auguri Rino e grazie per averti vicino nel difficile cammino di educatore. Insieme possiamo continuare ad operare perché “i bambini non si perdano nel bosco”. » Mentre Ecco cosa scrive un’alunna del prof. Tomasiello, Alba Sansone, oggi al terzo anno del liceo classico di Acerra. «Il prof. Tomasiello è una persona che io stimo molto. La preparazione che mi ha dato è stata ottima, soprattutto perché mi ha aiutato a diventare la studentessa che sono oggi. Mi ha anche insegnato ad apprezzare i valori della vita, aiutandomi nella mia maturazione. Ed è per questo che secondo me tutti gli alunni si meriterebbero un prof come lui. Che ha saputo essere insegnante quando è stato il momento di apprendere, ed è stato padre nei momenti difficili.» Ed un collega giornalista Andrea Petrella, allievo del prof.« Chi l’avrebbe detto che sarei stato proprio io, l’allievo, a celebrare i primi 30 anni di insegnamento del “Maestro”, professor Rino Tomasiello, tutti spesi nella scuola media inferiore “Gaetano Caporale” a formare intere generazioni di studenti, e tutti nella sezione “I”. E’ dal 10 settembre 1979, infatti, che svolge la sua ininterrotta opera di educatore e docente di materie letterarie nella nostra città. Potessi coniare un titolo per Lui -vista la sua poliedrica attività- scriverei: “Inoculatore”. Di valori umani, sociali e culturali (indimenticabili le prime lezioni di lingua latina). L’amico più grande, che sapeva dispensare consigli e insegnamenti utili, non solo scolastici. Ma soprattutto colui che seppe tirare fuori la mia passione per il giornalismo. Lui che era cresciuto professionalmente tra le redazioni di Sport Sud, Mattino, Corriere dello Sport e Tele Napoli, avendo come maestro Guido Prestisimone e amici del calibro di Ciccio Degni, Antonio Corbo, Gasparrino Acampora, Rino Cesarano e successivamente Francesco De Luca. E’ stato il mio primo direttore di giornale, del bollettino scolastico “Di tutto un po’”. Ricordo come fosse ieri la cronaca delle partite dei giochi della gioventù come “inviato” al Comunale di Acerra, al seguito della rappresentativa calcistica d’istituto. Nel corso del tempo, si è consolidata una grande amicizia. L’unica barriera che purtroppo non si riesce ad abbattere riguarda la fede calcistica. Lui perdutamente innamorato di una “Vecchia Signora”, io “malato” inguaribile dei guizzi di Maradona e Careca. Ad maiora, professore Tomasiello, con l’augurio che qualche mio discendente possa esprimere ancora ammirazione per Te che, sfidando l’età e l’Inps, entri nel Guinness dei primati come formatore di intere generazioni di padri, figli e anche nipoti.» Antesignano della lettura del quotidiano in classe, il prof. Tomasiello è punto di riferimento per due generazioni:quella dei padri e delle madri degli anni 80 e quella dei figli e figlie degli anni 2000. Non pochi gli alunni/e del professore, che poi hanno iscritto i figli nella “mitica” sez.I. Per tutti la stessa filosofia di vita, ieri come oggi: senso del dovere, rispetto per gli altri, onestà, impegno. Acerrimo avversario dell’uso dei messaggi, della televisione e di internet, non come mezzi di conoscenza e di comunicazione, ma come strumenti di subdola persuasione e di facili scorciatoie, tra i pilastri del suo insegnamento vi è l’esaltazione del pensiero critico e formativo, figlio della conoscenza. Autorevole, carismatico, grande motivatore, è stato definito da qualche genitore”una vera benedizione”, da qualche altro “il Maradona”dell’istruzione. Certamente ha reso speciale quella sua capacità di saper toccare le giuste corde della sensibilità di ogni alunno. Tutti gli alunni della Caporale, non solo quelli del corso I, ricordano con affetto il prof. Tomasiello. Prof. Tomasiello il ricordo più bello di questi 30 anni? «Certamente il sorriso con cui i miei alunni entrano in classe la mattina; poi la riconoscenza una volta alle superiori, per averli invogliati ad amare lo studio insegnato e a saper argomentare e difendere i propri convincimenti. Prof. Tomasiello, la domanda è inevitabile: il momento più brutto di questi anni? Si emoziona il prof., e dopo un forte respiro risponde:«Sono tre e me li porto dentro ancora con grande sofferenza. La tragica scomparsa di tre dei miei alunni, a cui sovente va il mio pensiero: Pasquale Russo, Alessandro Iorio, Silvio Celiento.»
Tina Sansone

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Mike Buongiorno:l'allegriadi un uomo perbene

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E così, dopo lo sfortunato Enzo Tortora e il gentiluomo Corrado Mantoni, un altro moschettiere della televisione ci ha lasciati. Mike Bongiorno, il “papà della TV”, il “re del Quiz”, il “D’ Artagnan dei presentatori”, è scomparso all’età di 85 anni.

Italo – americano, nato a New York da genitori italiani, ha tenuto compagnia per oltre mezzo secolo (è stato il presentatore più longevo della storia della televisione italiana) a intere generazioni di italiani con i suoi programmi televisivi. E’ stato partigiano durante la guerra, giornalista, attore, showman, ma soprattutto presentatore. Ha condotto ben 11 edizioni del Festival di Sanremo (all’ultima, quella del ’97, eravamo presenti anche noi di Tablò e in quella occasione avemmo modo di avvicinarlo e di fotografarlo ), i suoi programmi, da “Lascia o Raddoppia” a “Rischiatutto”, da “Telemike” a “la Ruota della Fortuna”, gli spot pubblicitari con Fiorello, per citarne i più popolari, hanno fatto la storia e la fortuna della televisione italiana dal dopoguerra sino all’avvento dell’era digitale e non solo. Sì, perché la tv generalista di cui Mike Bongiorno è stato il “padre”, ha svolto per decenni un’ importante funzione culturale, diffondendo la lingua italiana lungo tutto lo stivale, mentre prevalevano i dialetti regionali, in una fase storica cruciale (tra gli anni ’50 e ’60) in cui l’analfabetismo costituiva un grosso handicap per la ripresa e la crescita socio-economica del nostro Paese. Mike, che intratteneva milioni di italiani con le sue trasmissioni, parlava dallo schermo in maniera semplice e comprensibile, grazie anche a i suoi concorrenti, che erano preparatissimi sulle materie più disparate, ma anche sulla cultura generale, diffondeva nozioni e conoscenze, contribuendo in maniera determinante allo sviluppo culturale del Paese. Ineffabile in questo ruolo, in particolare nei programmi della Televisione di Stato, ha saputo condurre in modo altrettanto impeccabile agli inizi degli anni ’80 i format della neo-televisione commerciale di Silvio Berlusconi, lavorando per le reti Mediaset. In tal senso Bongiorno è diventato il “numero uno” dei televenditori, lui che aveva iniziato come pubblicitario negli Stati Uniti prima di tornare in Italia. Si documentava alla perfezione sugli sponsor e soprattutto sui prodotti che presentava durante le sue trasmissioni, dimostrando capacità commerciali-persuasorie pressoché uniche. Da mattatore inarrivabile della tv, qual’era, Mike è stato insignito, giustamente, della “laurea ad honorem” proprio in comunicazione televisiva. Rigoroso, ma elegante con i suoi concorrenti, rispettoso al massimo del “suo pubblico televisivo” che lo seguiva da casa incollato ai televisori, Mike amava intensamente il suo lavoro, la sua famiglia, lo sport (tifosissimo della Juventus, conservò la sua fede calcisitica anche dopo il passaggio alla corte berlusconiana….) e la montagna. Con la sua scomparsa si chiude un’ epopea per la televisione, che difficilmente tornerà; la “tv generalista”, che già da alcuni anni ha perso la sua linfa e il suo essere, probabilmente vivrà “un ultimo canto del cigno” con l’ altro moschettiere dello schermo rimasto, ossia Pippo Baudo, amico-rivale di Mike. Lo stesso Bongiorno sosteneva, a ragione, che ormai la tv ha dato tutto quello che poteva dare e certamente a noi mancheranno, e non poco, le sue trasmissioni e il suo stile di presentatore, spontaneo e non artificiale, quella genuina “allegria” che Mike ci lasciava con la sua mitica frase a chiusura dei suoi programmi.

Luigi Buonincontro - Raffaele Guadagnuolo

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Dicembre 1999 - Dicembre 2011- "Acerra in tasca" la guida della città di Acerra, edita dalla Casa Editrice Sansone, compie 22 anni

 

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