Martedì, Febbraio 07, 2012
   
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Cultura

Il ruolo della favola e dei genitori nello sviluppo della linea affettiva della personalità

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Pomigliano d'Arco - Foltissimo il pubblico presente alla recente tornata del Salotto artistico - scientifico “Tina Piccolo”, tenutosi nell’ampio giardino di via Rossigni in Pomigliano d’Arco.

La presentazione della titolare, accolta con applausi scroscianti è continuata con Ralph Stringile che, diversamente dal solito, ha dato inizio subito al momento canoro con i “Lazzari e Briganti”. Il Maestro Rino Napoletano e la sua compagna Maria Luisa Acanfora, attrice di spicco, hanno recitato brani di Viviani e di Di Giacomo tra entusiastici consensi. Per il momento scientifico ha, poi, preso la parola il Presidente del Salotto, Prof. Eugenio Cuniato. “ Stasera avrei dovuto presentarvi il libro “Che fine ha fatto la cicogna?” dell’Esimio Dott. Vincenzo Russo, ma la sua assenza imprevista mi ha privato di questo privilegio. Tuttavia il titolo del testo mi ha suggerito la trattazione di una tematica altrettanto valida . Parleremo, invero, del “ruolo della favola nello sviluppo della linea affettiva della personalità del fanciullo e del delicato compito dei genitori.” Diciamo subito che la favola e la fiaba, pur avendo la stessa etimologia latina, fabula, sono sostanzialmente due generi letterari diversi: la favola ha come protagonisti persone ,cose ed animali parlanti e mira a far recepire una verità morale. La fiaba, che ha come protagonisti orchi, fate e folletti, evidenzia difetti e comportamenti degli uomini. I piccoli non si stancano mai di ascoltare le favole e le fiabe, perché queste hanno sempre suscitato un gran fascino in generazioni di bambini e fortificano la fantasia nella quale amano rifugiarsi. Le favole dunque hanno un ruolo fondamentale nella crescita dei bambini, li accompagnano nei primi passi nel mondo e proprio perché fanno conoscere ad essi l’etica ed i sentimenti, costituiscono un ‘indispensabile mediatrice didattica, in special modo se si considera che oggi la tecnica è arricchita dall’immagine. I nostri genitori ci ammannivano la favola della cicogna per celare “i mezzi e la via” dalla quale arrivavano i bambini, commettendo l’errore di non renderci edotti per tempo su questo delicato e pressante enigma e, inconsapevolmente, ci esponevano ai rischi di essere male informati dai nostri stessi coetanei, non appena varcavamo la soglia della scuola elementare. Tuttavia non possiamo biasimarli perché, un tempo, tutto ciò che riguardava la vita sessuale era tabù ed a ragione essi credevano che i bambini dovevano essere mantenuti all’oscuro su tutto quanto riguardava tale argomento. Con l’avvento degli studi freudiani, si comprese che la sessualità non aspetta la pubertà e che i due istinti fondamentali dell’aggressività e della sessualità si manifestano sin dall’inizio dell’infanzia. In un primo momento le manifestazioni sessuali sono puramente “narcisistiche”, il bimbo s’interessa solo di se stesso, i bisogni sessuali sono essenzialmente autoerotici, è soltanto fra i due e i quattro anni che il bambino, entrando in relazione con gli altri, scopre la differenza dei sessi e vi si interessa attivamente Piacere del nudismo, esibizionismo, giochi sessuali fra bambini diventano costanti e prendono il posto dell’autoerotismo, ed è in questo momento che il bambino si interesserà delle relazioni tra i genitori e può mostrarsi geloso se li vede abbracciarsi. Questa è la cosiddetta fase edipica per il maschietto, che vuole dormire con la mamma per isolare il suo papà e la fase di Elettra per la femminuccia, che si comporta allo stesso modo. Bisogna tener conto che la sessualità è una manifestazione naturale dell’infanzia, legata alla sua espressione vitale e, di fronte al suo manifestarsi, dobbiamo mostrare la massima tolleranza onde evitare di inaridire sul nascere la vita stessa. Nel momento in cui il bambino pone delle domande dobbiamo soddisfare la sua curiosità riguardo ai problemi sessuali nel modo più completo, in accordo con la sua capacità di comprensione della sua età. In nessun caso bisogna redarguirlo o reprimere i suoi giochi sessuali, in quanto potrebbe essere traumatico. Bisogna invece sublimare i suoi istinti, indirizzandoli verso altri giochi e questo potrebbe essere l’occasione per incentivare, fra genitori e figli, un atmosfera di fiducia reciproca. Tuttavia, in attesa che la scuola si decida ad introdurre l’educazione sessuale nel curricolo scolastico, ci si domanda: A quale età l’educatore o i genitori devono dare un’informazione sessuale completa ai propri fanciulli? Non bisogna in alcun caso attendere il culmine della “fase puberale”, quando il ragazzo è sottoposto a spinte istintuali sessuali eccessive, ma nel periodo “pre-puberale”, ovvero tra i 10 e 12 anni, altrimenti tali informazioni potrebbero indurlo a violenti desideri di accoppiamento o, cosa ancora peggiore, al rifiuto brutale di cedere alle sue pulsioni con conseguenti disturbi nevrotici. Resta tuttavia ancora il problema che ci si vergogna di confessare ai propri figli il piacere che procura l’atto sessuale. Ciò accade perché si ha una concezione puramente animale dell’atto carnale, senza tener conto che non è la sessualità che va spiegata, ma l’amore. Al ragazzo ci si può dire che, quando si è molto giovani, non si è capaci di dare niente di se stessi poiché si ha il bisogno di crescere, di costruire e completare il proprio corpo, ci si trova nel bisogno di prendere molto dagli altri. Per dare amore, bisogna essere ricchi di energie sovrabbondanti, cosa che si ha con l’arrivo della pubertà, che allora dispone di una pienezza di ricchezze e si aspira a prodigarne intorno a sé. Questo desiderio di dare si chiama AMORE. Invero in questa fase si sente il bisogno di slanci generosi, di improvvisi slanci di affetto, di dedicarsi e sacrificarsi per gli altri. Invece di sfuggire le ragazze, ci si avvicinerà a qualcuna di queste e si scoprirà che, accanto a lei, ci si sentirà felici, si scoprirà che senza di lei non si può più vivere e per lei si è pronti a qualsiasi sacrificio. Indubbiamente, per dare tali informazioni ai propri figli è necessario “essere in confidenza con loro e di avere l’abitudine a parlare con cuore aperto”. Un’altra condizione indispensabile è che “i genitori abbiano potuto vivere pienamente la loro vita sessuale e non siano stati paralizzati da un’inibizione nevrotica”. Questo perché sulla informazione sessuale dei giovanissimi, quello che interessa soprattutto, molto più delle parole pronunciate, è “il clima della coppia dei genitori, la maniera in cui i genitori si amano e irradiano amore intorno a loro”, influenzando per via, più o meno inconscia, lo stato d’animo dei propri figli.” A questo punto aveva termine la relazione del Presidente Prof. Eugenio Cuniato, tra applausi e numerose domande alle quali il relatore dava esaurienti risposte. Si sono esibiti poi, con somma bravura, il cantante Rosario Esposito ed il tenore Giuseppe Scognamiglio. Divertentissima la lirica recitata da Lucia Oreto, tratta dal suo repertorio teatrale. I poeti che hanno declamato, con il delizioso sottofondo del Maestro Luca Allocca, sono stati : Rosaria Cerino, Pina Magro,Carmen Percontra, Roberto Di Roberto, Giuseppe Albano, Il Prof. Enrico Carrella, Mario Romano, Giuseppe Albano, Luigi Di Mezza, Salvatore Lavorgna, Agostino Romano,Agostino Tortora in una dissertazione filosofica con il Prof. Sergio Scisciot, Armando Fusaro, Gianni Ianuale, Giulia Apice, Giulia Fasano, Ciro Campana, Raffaele Castiello, Enrico Fontanarosa. E’ stata la volta poi dell’Ill. Dott. Saverio Gatto e della carissima Annamaria Forte, che ha ricordato il fratello Austin Forte, “tromba d’oro” d’Italia. Durante la manifestazione è stata realizzata una splendida intervista dal giornalista Piscicelli e dalla sua avvenente compagna Alessia, intervista che va ad aggiungersi ai notevoli articoli già redatti online da Salvatore Alligrante sul nostro salotto e sugli incontri che si sono susseguiti, il tutto presentato da Ralph Stringile con grande bravura. La Poetessa Tina Piccolo, riallacciandosi alla tematica trattata dal Prof. Eugenio Cuniato, ha raccontato esperienze da lei vissute sull’importanza della favola nel processo educativo dei suoi stessi alunni e degli studenti, nei vari progetti già realizzati. Indi, pressata dalle numerose richieste dei presenti, non ha potuto sottrarsi dal declamare alcune sue liriche di gran successo, come “Pusilleco è nu suonno” , “Figlia” e, terminando, tra un tripudio di applausi dei numerosissimi presenti che occupavano tutta la vasta aria del suo accogliente giardino, con una delle sue liriche più famose , scolpita sulle rocce della montagna di Bassiano (Latina), a oltre duemila metri,“LA MIA POESIA PIU’ BELLA” : “La mia poesia più bella- non la leggerà nessuno, - sarà fatta di silenzio- e di respiro…- La mia poesia più bella- la scriverò per te, - senza parole…”

La Voce del salotto

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Boom di visite al nuovo sito:www.tablo.it

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Acerra - www.tablo.it, il giornale della città è online.

 

Chiaro, completo, aggiornato. E’ proprio così tablo.it, la versione online del giornale della città, che da luglio affianca la versione cartacea, arricchendola e ampliandola. Il nome non cambia (a parte per l’accento sulla o, scomparso nell’indirizzo web), la redazione è quella di sempre, ma Tablò, per il suo debutto nella grande rete non ha lasciato nulla al caso. Per prima cosa tablò.it è un sito con una grafica essenziale ma mai scarna, di facile consultazione e poco pesante da caricare sul proprio computer; è leggibile e accessibile a tutti, grazie alla possibilità di ingrandire i caratteri; ma soprattutto le notizie ora possono essere corredate non solo da foto, ma anche da video e file audio. Ma le cose sono state fatte in grande, non ci si è limitati a un mero restyling estetico, infatti il giornale online è tutto nuovo anche nei contenuti; oltre a tutti gli articoli e gli editoriali pubblicati su carta, in rete c’è molto altro: il meteo dei prossimi 4 giorni, gli aggiornamenti in tempo reale da Milano degli indici di Piazza Affari, le notizie flash per un’ informazione veloce ed essenziale, gli approfondimenti su personaggi di spicco, tanto spazio per lo sport e la cultura, e poi, come sempre, la cronaca e la politica, il tutto con uno sguardo maggiormente rivolto al mondo intero, ai grandi avvenimenti, ma sempre con gli occhi puntati su Acerra. Da qualche settimana è online anche la sezione “Eventi”, dove segnaliamo le sagre, le manifestazioni e gli spettacoli organizzati nei dintorni, fornendo orari e programmi dettagliati. Per trovare subito l’informazione di cui si ha bisogno, tablo.it è suddiviso in varie “sezioni” ed è corredato da un pratico motore di ricerca interno, grazie al quale risulta velocissimo spulciare il vasto archivio del giornale. Con l’avvicinarsi dell’autunno, poi, il sito sarà aggiornato di continuo, per dare ai lettori la tempestività e la prontezza che le uscite mensili non ci hanno mai permesso di darvi. Nonostante sia stato ultimato in piena estate e messo in rete senza tanto rumore, il sito ha subito catalizzato l’attenzione: quasi 1200 contatti nei primi quaranta giorni, decine di persone che quotidianamente leggono Tablò, sempre rigorosamente in modo gratuito, anche quando in edicola è già finito o, come ad agosto, è andato in vacanza. Numeri che incoraggiano, che stimolano lo sviluppo dell’informazione online, ormai diventata del tutto complementare a quella cartacea; e infatti, come sta accadendo per tutte le grandi e piccole testate giornalistiche, anche per noi il web è un punto d’arrivo naturale e indispensabile, ma è anche un punto di partenza per rafforzare e consolidare il ruolo di leadership che Tablò ha nell’informazione acerrana.

Stefano Petrella

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"La Finestra" di Peppe Mastrocinque

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Il potere della gente comune.

 

A quanti di voi capita regolarmente di fare il bilancio della propria vita? Bene, io sono uno di quelli! Da ragazzo avevo la sensazione di accorciarmi l’esistenza con questa verifica continua, anche perché, come tutti i pessimisti, essendo affetto da sindrome di “profezia auto-avverante”, le cose me le chiamavo. Infatti i miei bilanci si chiudevano sempre in negativo! Conducevo un’esistenza perfettamente in armonia con il mio dualismo, in me convivevano tranquillamente due anime: quella di controllore e di controllato. Se la prima era puntuale nell’esigere i “libri contabili”, la seconda viveva la sua esistenza rassegnata a pagarne le spese. Con gli anni a queste due se ne aggiunsero delle altre, ormai dentro di me si andava formando man mano una sorta di congregazione di anime. Da ragazzo forse era normale questa personalità così indefinita, ma col tempo questa continua dualità cominciava a procurarmi qualche problema. In me vivevano due persone apparentemente forti e completamente dissimili. L’unica somiglianza era nell’aspetto. Ero il sosia di me stesso e facevo fatica a capire realmente a chi dei due, nell’atto della decisione, io appartenessi. Capitava spesso di fare delle scelte e di essere anche pienamente convinto di fare la cosa più giusta per me in quel momento. Passava poco che già mi ripetevo di aver sbagliato, perseverando nell’errore, senza trovare il coraggio di tirarmi indietro. Sarebbe bastato chiedere scusa alle persone con le quali mi ero impegnato, no? Niente, non solo non chiedevo scusa, ma fingevo anche di stare bene dando di me l’impressione di una persona sicura di se, forte. Tornato nella tana della mia intimità non facevo altro che ripetermi: <> Ma nel momento in cui lo dicevo già sentivo crescere dentro di me la presunzione che avrei saputo cosa fare la prossima volta. Col tempo questa dicotomia tra volontà volente e volontà voluta cominciava a condizionare la mia esistenza, facendomi vivere in un preoccupante stato di “apatica-rassegnazione”, nell’attesa che qualcosa o qualcuno sarebbe entrato nella mia esistenza e ne avrebbe cambiato il corso, tirandomi finalmente fuori da quel posto in cui da dieci anni puntualmente tutti i giorni marcavo un cartellino, dandomi così la possibilità finalmente d’impossessarmi della mia vita e fare la scelta più giusta per me! Naturalmente quest’attesa incondizionata, questo “godot”, questo “deserto dei tartari”, non faceva altro che aumentare l’agonia di quella speranza, sotterrandone sogni ed ambizioni che ormai restavano per me cristallizzati in un immaginario idealizzato. La crisi tessile in cui crollò l’Italia nel 1994, investì anche l’azienda in cui lavoravo da anni. Si procedette così al dimezzamento del personale. Due anni di cassa integrale, uno di mobilità e conseguente licenziamento immediato. Fui uno dei primi ad essere licenziato, anche perché negli ultimi anni avevo palesato spudoratamente questa mia insofferenza. Una tragedia!! In casa mia non si parlava più dal dolore. Già si adoperavano, ancora una volta, a trovare la cosa più giusta per me, ignorando naturalmente il mio parere. Dal canto mio, io vivevo quei giorni in un limbo di sensazioni strane, e così le due anime non tardarono a farsi guerra. Ed infatti: se da un lato mi avvilivo per la perdita della sicurezza economica che dava il posto fisso, dall’altro ero contento di non tornare più in fabbrica e subirne l’umiliazione di bollare la mia esistenza con un triste cartellino marcatempo. In quei mesi camminavo tra la gente come sospeso. Ero ubriacato da tanta libertà. Per dieci anni, l’età più bella forse, quella che va dai venti ai trent’anni, io ero stato chiuso dalle otto alle dieci ore al giorno in un ufficio, con gli occhi dei colleghi puntati addosso se ti fermavi un minuto in più a prendere un caffè, tra l’altro pessimo delle macchinette aziendali, oppure se tardavi in bagno, o a fare le corse vicino al marcatempo, angosciato dal minuto di ritardo che a fine mese in busta paga diventava mezz’ora? Non passava giorno in cui non pensavo a quanto tempo avessi sprecato per paura di agire, di rischiare ed impossessarmi finalmente della mia vita! Un giorno, mentre facevo colazione, sentii dentro di me una forza strana, mi sentii pervaso da uno stato vitale altissimo, dimenticato ormai dagli anni del liceo forse. Decisi così che quel licenziamento era un segnale preciso e che quindi avrei dovuto trasformare quello che apparentemente era un male per me in quel momento, in un bene futuro! Più pensavo a questa cosa e più sentivo le mie anime approssimarsi al punto tale da sovrapporsi fino a coincidere. Quella unicità adesso mi dava la forza di capire che finalmente mi stavo impadronendo della mia vita. Decisi così che, da quel momento in poi avrei inseguito quel sogno che non mi aveva mai abbandonato dall’adolescenza, senza lasciare più questa mia scelta a terzi come avevo sempre fatto in passato. Ora quel qualcuno che, con coraggio finalmente prendeva una decisione, aveva un volto, un’identità che riconoscevo nitida come l’immagine riflessa di uno specchio che perde definitivamente la sua opacità. A trent’anni decisi di rimettermi in discussione e impossessarmi finalmente della mia vita. “La determinazione di raggiungere i propri scopi è ciò che più conta. Se la vostra mente mira a qualcosa con sincerità, il vostro cervello, il vostro corpo, il vostro ambiente, tutto inizierà a muoversi in quella direzione.” Un pomeriggio mi arrivò una telefonata inaspettata. Il mio amico fraterno con cui in parte avevo condiviso questo sogno, si arrendeva, stanco della precarietà. Preferiva fare l’impiegato per il comune di Firenze ed avere un posto fisso. Mi disse di recarmi al Teatro Ausonia di Napoli(oggi Teatro Totò) e fare un provino al posto suo, visto che a quell’appuntamento lui non ci sarebbe mai andato perché sarebbe partito definitivamente. Ancora oggi penso sempre a quella telefonata: “io che in precedenza non rincorsi il mio sogno e dovetti abbandonarlo per il posto fisso, lui che rincorreva oggi il posto fisso deciso a non abbandonarlo rinunciando così al suo sogno.” Stavamo scambiando le nostre vite! Quante volte penso che al posto mio oggi dovrebbe trovarsi lui. Gliene sono grato per tutta la vita! Un mese dopo quel provino, recitavo in uno dei più bei teatri d’Italia: il Teatro Goldoni di Venezia, realizzando così il mio sogno e facendo di me oggi una persona felice... Vivere la propria esistenza con passione, dare un senso alla propria vita, pretendere la propria felicità, credere di farcela fino alla fine, non arrendersi mai, non retrocedere, essere convinti che ognuno di noi ha dentro di se forza e volontà, non perdere mai il coraggio di correre dei rischi perchè nulla potrà mai ferirci se spinti sinceramente nella ricerca della propria verità… questo, e non altro, è sicuramente… “il potere della gente comune!”
Peppe Mastrocinque (attore)

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A Caserta tour dei Pooh nell’ultima storica formazione

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Di oltre trent’anni di concerti che hanno raccontato e celebrato la storia artistica e musicale dei “Fab-Four” italiani al secolo i “Pooh”, di sicuro resterà unico e indimenticabile per i migliaia di fans il concerto che si è tenuto la sera del 18 luglio.

Nella splendida e suggestiva cornice dei cortili Vanvitelliani della Reggia di Caserta, ha debuttato il tour che prende il nome dal recente album “Ancora una notte insieme”e che ha visto per l’ultima volta insieme sul palco Roby Facchinetti, Dodi Battaglia, Red Canzian e Stefano D’Orazio. La nostra testata era presente ed a rappresentarla c’era il sottoscritto, il direttore Pasquale Sansone e il nostro fotoreporter Luigi Buonincontro che un pomeriggio del 26 luglio 1997 durante un photocall prima di un concerto ha avuto la fortuna di scambiare quattro parole con il gruppo facendosi anche immortalare con loro, come possiamo notare dalla foto. Il batterista D’Orazio lascia la band dopo una lunghissima carriera musicale insieme (ben 38 anni), contraddistinta da un successo musicale, difficilmente eguagliabile, con i “Fab-Four” che hanno venduto 25 milioni di dischi e 23 milioni di singoli, vinto migliaia di dischi di platino, tenuto centinaia di concerti in Italia e all’ Estero. Ovviamente ci sono stati tutti i brani storici che il pubblico accorso numeroso si aspettava (citarne qualcuno significherebbe ometterne colpevolmente altri…), le grandi hit, ma anche brani che non erano mai stati cantati dal vivo in precedenza. Si è consumata la serata più emozionante e irripetibile della storia musicale dei Pooh, occhi lucidi sul palco per i protagonisti e per il pubblico acclamante dai cortili della Reggia. La voglia di sperimentare che ha da sempre contraddistinto il percorso artistico del gruppo (come il famoso laser che i Pooh proiettarono nel 1978 a chilometri di distanza e che da molti venne scambiato per un Ufo!), non poteva mancare per il concerto che ha visto insieme i quattro amici per l’ultima volta. I “Fab-Four” infatti, hanno colorato le loro canzoni utilizzando i rivoluzionari Alfpha Beam 700, fari di ultima generazione appena messi sul mercato, mentre la qualità della diffusione del suono, grazie all’altissima fedeltà del sistema Audio V-Dosc, appositamente allestita nella location dei cortili con sezioni di ascolto frontali e laterali, ha avvolto tutto il pubblico in un grande abbraccio musicale. Del resto, una storia di splendidi concerti come quella dei Pooh, non poteva che finire alla grande! Un ringraziamento ed un elogio particolare all’ufficio stampa “Parole e Dintorni” per l’impeccabile macchina organizzativa e per la squisita disponibilità nei confronti della nostra testata e di tutta la stampa presente.

Raffaele Guadagnuolo

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Dalla Locanda: Diamoci La Mano

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Caro Direttore,affido a Lei questo messaggio. Anni lontani, come per magia, il cielo di Acerra fu attraversato da una nuvola. Solo una nuvola: un uomo che credeva nelle favole e tanti giovani che credevano nell’amore.

Quella nuvola si chiamava Diamoci la Mano. Ora quella nuvola non c’è più. E’ diventata invisibile. Qualcuno è morto: Cuono, Rosa, Mimma. Altri sono dispersi, lontani. Forse conservano nel cuore un ricordo. Io ho continuato a stare qui, in questo paese. Come un albero aggrappato alle radici. Ho, con l’aiuto di Mimmo Valio, continuato a fare un segno. Quel segno si chiama La Locanda del Gigante. Isolata, impaurita, aggredita, vive qui, su queste terre, la Locanda. Un gruppo di drogati ed un dottore, qualche amico, un po’ di terra, le capanne, una casetta sull’albero di noci, un lungo sentiero, un cerchio di alberi intorno a grandi pietre ……questa è la Locanda. Come una trincea di altri tempi, conserva l’anima di un guerriero. Qui le ferite di una umanità scassata cercano la guarigione. Quella nuvola di passaggio nel cielo di Acerra è diventata un segno. Lontano, diverso dalle regge e dagli imperi delle comunità terapeutiche. Non è una comunità terapeutica. E’’ una comunità di uomini. Non è un grande palazzo, è una capanna. Perché le capanne e solo le capanne guariscono dai mali della vita. Vorrei, caro Direttore, mandare un messaggio agli amici invisibili e lontani di Diamoci la Mano. “Date una mano. Non fate morire questo segno”. Chiedo a voi uno scatto di amore. L’entusiasmo di ieri è stato coperto dai macigni della vita: le nostre vite difficili e forse anche sbagliate. Ma tutti noi abbiamo dentro una forza per spostare quel macigno e tirare fuori l’entusiasmo sepolto. Date una mano. Non lasciate questa trincea nella solitudine. Sono assediato da ladri, da contadini incivili e difficili, da uomini barbari ed ostili, da drogati, violenti e folli, da familiari furbi e rozzi, da una povertà insopportabile. Chiedo aiuto agli amici della nuvola. Perché il segno non muoia. Noi non possiamo cambiare il mondo. Ma possiamo fare segni. Se muoiono anche i segni, abbiamo tradito. Sono passati pochi giorni dalla morte di Mimma, Mimma Bova. Una di noi. Ho imparato in questi anni ad ascoltare la morte. E la morte ci dice che non dobbiamo vivere, morendo. Dobbiamo vivere da guerrieri. Non è una filosofia. E’ la ricetta per non soffrire. Al nostro amico Cuono, mentre percorreva il difficile viaggio del trapianto di fegato, spesso gli scrivevo: “Cuono, non smettere di lottare, è l’unica possibilità che hai per guarire”. C’è un angolo della Locanda dove abita la Fortuna. C’è un altro angolo, si chiama Terra nostra. Lì mettiamo i prodotti della terra per ricavarne un aiuto. La Fortuna e la terra sono i nostri amici. Vorrei che anche la nuvola di Diamoci la Mano diventasse una concreta ed invisibile alleata. Il numero della Locanda è 081/8446245. Ci sono tanti modi per partecipare. E ricordatevi che l’amore è sempre concreto. L’amore a parole è una ipocrisia. L’amore è sempre un fatto. Anche Dio è Dio dei fatti. Non credete a chi racconta le parole di Dio. Credete solo a chi racconta i fatti di Dio.

Carlo Petrella

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"Acerra in tasca"- l'opuscolo di pubblica utilità più amato e richiesto dagli acerrani compie 22 anni - A Natale, 20000 copie circoleranno per la città a distribuzione gratuiita

 

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