Boom di visite al nuovo sito:www.tablo.it
Sabato 19 Settembre 2009 00:00

Acerra - www.tablo.it, il giornale della città è online.
Chiaro, completo, aggiornato. E’ proprio così tablo.it, la versione online del giornale della città, che da luglio affianca la versione cartacea, arricchendola e ampliandola. Il nome non cambia (a parte per l’accento sulla o, scomparso nell’indirizzo web), la redazione è quella di sempre, ma Tablò, per il suo debutto nella grande rete non ha lasciato nulla al caso. Per prima cosa tablò.it è un sito con una grafica essenziale ma mai scarna, di facile consultazione e poco pesante da caricare sul proprio computer; è leggibile e accessibile a tutti, grazie alla possibilità di ingrandire i caratteri; ma soprattutto le notizie ora possono essere corredate non solo da foto, ma anche da video e file audio. Ma le cose sono state fatte in grande, non ci si è limitati a un mero restyling estetico, infatti il giornale online è tutto nuovo anche nei contenuti; oltre a tutti gli articoli e gli editoriali pubblicati su carta, in rete c’è molto altro: il meteo dei prossimi 4 giorni, gli aggiornamenti in tempo reale da Milano degli indici di Piazza Affari, le notizie flash per un’ informazione veloce ed essenziale, gli approfondimenti su personaggi di spicco, tanto spazio per lo sport e la cultura, e poi, come sempre, la cronaca e la politica, il tutto con uno sguardo maggiormente rivolto al mondo intero, ai grandi avvenimenti, ma sempre con gli occhi puntati su Acerra. Da qualche settimana è online anche la sezione “Eventi”, dove segnaliamo le sagre, le manifestazioni e gli spettacoli organizzati nei dintorni, fornendo orari e programmi dettagliati. Per trovare subito l’informazione di cui si ha bisogno, tablo.it è suddiviso in varie “sezioni” ed è corredato da un pratico motore di ricerca interno, grazie al quale risulta velocissimo spulciare il vasto archivio del giornale. Con l’avvicinarsi dell’autunno, poi, il sito sarà aggiornato di continuo, per dare ai lettori la tempestività e la prontezza che le uscite mensili non ci hanno mai permesso di darvi. Nonostante sia stato ultimato in piena estate e messo in rete senza tanto rumore, il sito ha subito catalizzato l’attenzione: quasi 1200 contatti nei primi quaranta giorni, decine di persone che quotidianamente leggono Tablò, sempre rigorosamente in modo gratuito, anche quando in edicola è già finito o, come ad agosto, è andato in vacanza. Numeri che incoraggiano, che stimolano lo sviluppo dell’informazione online, ormai diventata del tutto complementare a quella cartacea; e infatti, come sta accadendo per tutte le grandi e piccole testate giornalistiche, anche per noi il web è un punto d’arrivo naturale e indispensabile, ma è anche un punto di partenza per rafforzare e consolidare il ruolo di leadership che Tablò ha nell’informazione acerrana.
Stefano Petrella
"La Finestra" di Peppe Mastrocinque
Sabato 19 Settembre 2009 00:00

Il potere della gente comune.
A quanti di voi capita regolarmente di fare il bilancio della propria vita? Bene, io sono uno di quelli! Da ragazzo avevo la sensazione di accorciarmi l’esistenza con questa verifica continua, anche perché, come tutti i pessimisti, essendo affetto da sindrome di “profezia auto-avverante”, le cose me le chiamavo. Infatti i miei bilanci si chiudevano sempre in negativo! Conducevo un’esistenza perfettamente in armonia con il mio dualismo, in me convivevano tranquillamente due anime: quella di controllore e di controllato. Se la prima era puntuale nell’esigere i “libri contabili”, la seconda viveva la sua esistenza rassegnata a pagarne le spese. Con gli anni a queste due se ne aggiunsero delle altre, ormai dentro di me si andava formando man mano una sorta di congregazione di anime. Da ragazzo forse era normale questa personalità così indefinita, ma col tempo questa continua dualità cominciava a procurarmi qualche problema. In me vivevano due persone apparentemente forti e completamente dissimili. L’unica somiglianza era nell’aspetto. Ero il sosia di me stesso e facevo fatica a capire realmente a chi dei due, nell’atto della decisione, io appartenessi. Capitava spesso di fare delle scelte e di essere anche pienamente convinto di fare la cosa più giusta per me in quel momento. Passava poco che già mi ripetevo di aver sbagliato, perseverando nell’errore, senza trovare il coraggio di tirarmi indietro. Sarebbe bastato chiedere scusa alle persone con le quali mi ero impegnato, no? Niente, non solo non chiedevo scusa, ma fingevo anche di stare bene dando di me l’impressione di una persona sicura di se, forte. Tornato nella tana della mia intimità non facevo altro che ripetermi: <> Ma nel momento in cui lo dicevo già sentivo crescere dentro di me la presunzione che avrei saputo cosa fare la prossima volta. Col tempo questa dicotomia tra volontà volente e volontà voluta cominciava a condizionare la mia esistenza, facendomi vivere in un preoccupante stato di “apatica-rassegnazione”, nell’attesa che qualcosa o qualcuno sarebbe entrato nella mia esistenza e ne avrebbe cambiato il corso, tirandomi finalmente fuori da quel posto in cui da dieci anni puntualmente tutti i giorni marcavo un cartellino, dandomi così la possibilità finalmente d’impossessarmi della mia vita e fare la scelta più giusta per me! Naturalmente quest’attesa incondizionata, questo “godot”, questo “deserto dei tartari”, non faceva altro che aumentare l’agonia di quella speranza, sotterrandone sogni ed ambizioni che ormai restavano per me cristallizzati in un immaginario idealizzato. La crisi tessile in cui crollò l’Italia nel 1994, investì anche l’azienda in cui lavoravo da anni. Si procedette così al dimezzamento del personale. Due anni di cassa integrale, uno di mobilità e conseguente licenziamento immediato. Fui uno dei primi ad essere licenziato, anche perché negli ultimi anni avevo palesato spudoratamente questa mia insofferenza. Una tragedia!! In casa mia non si parlava più dal dolore. Già si adoperavano, ancora una volta, a trovare la cosa più giusta per me, ignorando naturalmente il mio parere. Dal canto mio, io vivevo quei giorni in un limbo di sensazioni strane, e così le due anime non tardarono a farsi guerra. Ed infatti: se da un lato mi avvilivo per la perdita della sicurezza economica che dava il posto fisso, dall’altro ero contento di non tornare più in fabbrica e subirne l’umiliazione di bollare la mia esistenza con un triste cartellino marcatempo. In quei mesi camminavo tra la gente come sospeso. Ero ubriacato da tanta libertà. Per dieci anni, l’età più bella forse, quella che va dai venti ai trent’anni, io ero stato chiuso dalle otto alle dieci ore al giorno in un ufficio, con gli occhi dei colleghi puntati addosso se ti fermavi un minuto in più a prendere un caffè, tra l’altro pessimo delle macchinette aziendali, oppure se tardavi in bagno, o a fare le corse vicino al marcatempo, angosciato dal minuto di ritardo che a fine mese in busta paga diventava mezz’ora? Non passava giorno in cui non pensavo a quanto tempo avessi sprecato per paura di agire, di rischiare ed impossessarmi finalmente della mia vita! Un giorno, mentre facevo colazione, sentii dentro di me una forza strana, mi sentii pervaso da uno stato vitale altissimo, dimenticato ormai dagli anni del liceo forse. Decisi così che quel licenziamento era un segnale preciso e che quindi avrei dovuto trasformare quello che apparentemente era un male per me in quel momento, in un bene futuro! Più pensavo a questa cosa e più sentivo le mie anime approssimarsi al punto tale da sovrapporsi fino a coincidere. Quella unicità adesso mi dava la forza di capire che finalmente mi stavo impadronendo della mia vita. Decisi così che, da quel momento in poi avrei inseguito quel sogno che non mi aveva mai abbandonato dall’adolescenza, senza lasciare più questa mia scelta a terzi come avevo sempre fatto in passato. Ora quel qualcuno che, con coraggio finalmente prendeva una decisione, aveva un volto, un’identità che riconoscevo nitida come l’immagine riflessa di uno specchio che perde definitivamente la sua opacità. A trent’anni decisi di rimettermi in discussione e impossessarmi finalmente della mia vita. “La determinazione di raggiungere i propri scopi è ciò che più conta. Se la vostra mente mira a qualcosa con sincerità, il vostro cervello, il vostro corpo, il vostro ambiente, tutto inizierà a muoversi in quella direzione.” Un pomeriggio mi arrivò una telefonata inaspettata. Il mio amico fraterno con cui in parte avevo condiviso questo sogno, si arrendeva, stanco della precarietà. Preferiva fare l’impiegato per il comune di Firenze ed avere un posto fisso. Mi disse di recarmi al Teatro Ausonia di Napoli(oggi Teatro Totò) e fare un provino al posto suo, visto che a quell’appuntamento lui non ci sarebbe mai andato perché sarebbe partito definitivamente. Ancora oggi penso sempre a quella telefonata: “io che in precedenza non rincorsi il mio sogno e dovetti abbandonarlo per il posto fisso, lui che rincorreva oggi il posto fisso deciso a non abbandonarlo rinunciando così al suo sogno.” Stavamo scambiando le nostre vite! Quante volte penso che al posto mio oggi dovrebbe trovarsi lui. Gliene sono grato per tutta la vita! Un mese dopo quel provino, recitavo in uno dei più bei teatri d’Italia: il Teatro Goldoni di Venezia, realizzando così il mio sogno e facendo di me oggi una persona felice... Vivere la propria esistenza con passione, dare un senso alla propria vita, pretendere la propria felicità, credere di farcela fino alla fine, non arrendersi mai, non retrocedere, essere convinti che ognuno di noi ha dentro di se forza e volontà, non perdere mai il coraggio di correre dei rischi perchè nulla potrà mai ferirci se spinti sinceramente nella ricerca della propria verità… questo, e non altro, è sicuramente… “il potere della gente comune!”
Peppe Mastrocinque (attore)














