Domenica, Maggio 20, 2012
   
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Gli invisibili di Carlo Petrella

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Dove sono? Cosa fanno? A chi assomigliano? Chi li ha visti? Sono simpatici? Sono brutti? Sono belli? Sono importanti? Hanno ricchezze? Hanno amici potenti? Hanno potere?

Ho dimestichezza con gli invisibili. Maluma è un invisibile e mi fa compagnia da venti anni. Il viaggio tra gli invisibili è iniziato da tanti anni. Al Consiglio Regionale si presentava un mio libro “Droghe e favole”. Alla presentazione furono invitati tutti gli invisibili. L’unico visibile era lui, don Riboldi, ma era venuto solo per presentare gli invisibili. L’aula del Consiglio Regionale era piena. C’erano i ragazzi di Frigento, di Ariano, di Grottaminarda, di Pomigliano, di Acerra, di Napoli. C’erano tanti amici. C’era suor Lidia con i carcerati di Poggioreale. C’era Beppe Battaglia con i carcerati di Lauro di Nola. C’era il Gruppo Insieme di Angri. C’era tanta gente senza nome e senza etichette. Anche senza soldi. Con gli invisibili ci siamo rivisti a Piazza Campo, a Lioni. Fu una pazza idea. La realizzammo in quel paese lontano e freddo. Nonostante un’accoglienza glaciale ed ostile, gli invisibili erano tanti. Parteciparono le Unità mobili della Regione Campania, i gruppi senza volti e senza nome, gli operatori senza tessere. C’erano tanti aquiloni e furono loro i protagonisti di Piazza Campo. I visibili si accanirono su quella Piazza, ma non furono capaci di impedire agli aquiloni di volare. Senza soldi, senza sponsor, senza benedizioni, gli invisibili costruirono per pochi giorni la loro piazza. Tornai in Locanda con la nostalgia di Piazza Campo. Davanti alla Locanda c’è un grande spazio. D’istinto chiesi ad un ragazzo di scrivere su una lamiera “Piazza Campo” e la ponemmo ai bordi di quel grande spazio. Piazza Campo è la piazza degli Invisibili. Gli invisibili sono quelli che lavorano in silenzio. Nessuno li conosce, nessuno li applaude e soprattutto nessuno li finanzia. Gli invisibili non fanno immagine. Trovai un giornale. Il suo direttore, Pasquale Sansone, mi ospitò. Comincia la rubrica: “gli invisibili”. E così iniziai a raccontare storie e volti di persone belle. Li cerco nel mio paese, ma anche altrove. Gli invisibili non si vedono con gli occhi. E’ necessario disporre di un terzo occhio per riconoscere gli invisibili. Ma pochi hanno un terzo occhio. E pochi hanno simpatia per gli invisibili. Non fanno parte dell’elenco dei raccomandati. La prima battuta che ascolti quando li nomini è: “E chi sono?” Sono le presenze più importanti del mondo. Sono quelli che scopri quando hai un dolore, quando sei solo e soprattutto quando cominci a credere che esiste un altro mondo. Pulito, vero, piccolo, concreto, sano, lontano, lontano dal potere. Perché vicino a chi sta male!

Carlo Petrella

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