Martedì, Febbraio 07, 2012
   
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La spilla del farmacista: il caduceo

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Il simbolo delle farmacie si chiama CADUCEO e raffigura due serpenti che salgono intrecciandosi a spirale intorno ad un bastone con le ali (per l'esattezza la tradizione vuole che si tratti dello Zamenis longissimus, detto anche colubro di Asclepio o saettone)

I due serpenti sono un'immagine della mitologia magico-medica di lotta e di equilibrio, di energia vitale che si articola intorno alla materialità (rappresentata dal bastone). Proprio per questo motivo, il CADUCEO è stato adottato come simbolo della farmacia: il farmacista, con professionalità e giudizio, dispensa i medicinali per favorire la guarigione dalle malattie. Il nome deriva dal latino caduceus,dal greco kerykeion, che riprende il greco antico Karykaion, aggettivo di karix (o keerix), traducibile come araldo. I farmacisti lo portano sul petto per ricordare la loro antica professione. Il caduceo era il bastone o lo scettro del dio greco Hermes (divenuto Mercurio per i Romani), che lo esibiva come simbolo per dirimere le liti. Per questo il caduceo veniva mostrato dagli araldi e dagli ambasciatori come simbolo della loro funzione mediatrice e come emblema della loro inviolabilità. Lo scettro, all'inizio un semplice bastone, aveva anche una valenza morale, poiché rappresentava la condotta onesta ed al tempo stesso la salute fisica della persona. Hermes/Mercurio, che, in quanto messaggero degli dei, era anche il mediatore della volontà divina presso gli uomini. Dunque,il bastone alato sta per Hermes, il dio generato nella terra, oscuro e ambiguo, vitale e veloce, colui che prende tutte le forme e con i suoi calzari alati e percorre veloce tutte le strade. E’ il Dio Messaggero, il signore della magia e dei farmaci che, quando canta con la sua cetra, “suscita il potere di curare e mitigare anime e corpi, procura la calma e la quiete.” Ma,prima che a Hermes/Mercurio, il bastone era stato emblema di Ermete Trismegisto, progenitore dell'arte magica egizia, e rappresentava la sintesi del sapere universale, dalla religione alla medicina, alla morale, alla filosofia fino alle scienze e alla matematica. Lo stesso Apollo è spesso raffigurato con il serpente e non dimentichiamo che Apollo fu considerato padre di Asclepio, dio della medicina, ed anche di Igea, dea della salute in Roma (dove venne chiamato Esculapio). Dalla Bibbia sappiamo che il serpente possedeva una doppia valenza, aspetto ambiguo tra i valori simbolici di vita e morte, fecondità e tentazione. Mosè aveva un bastone con serafino in bronzo, attorcigliato, dotato di poteri tali da consentire di ridare vita ai moribondi. Nel libro dei Numeri è riportato che il popolo di Israele, per l'insofferenza a cibarsi di manna nel deserto, fu punito da Dio con il morso di serpenti velenosi. Dietro mediazione di Mosè, poi Dio stesso suggerì un rimedio: un serpente di rame da avvolgere attorno ad un bastone: si sviluppa la prerogativa duplice del caduce: il bastone inteso come mediatore ed il bastone che salva dal male e dal pericolo ridonando al vita a chi era in procinto di perderla. Dunque, il serpente suscitò negli antichi grande impressione per la sua vita misteriosa e sotterranea, per la sua capacità di secernere veleni mortali e per la sua grande velocità pur senza organi motori, nonché per la sua capacità di ipnotizzare le sue prede. Difatti, la parola farmaco viene dal greco phàrmakon: "la sostanza che per le sue proprietà chimiche, chimico fisiche e fisiche, è dotato di virtù terapeutiche. Farmaco sta anche per "filtro", "pozione" ed anche veleno." Nella lingua inglese si chiama drug, rinviando direttamente al concetto di droga e al fatto che, se usato in quantità eccessiva, o in modo incongruo, può avere un'azione contraria a quella benefica per cui è stato pensato. " Secondo Le Clèrc, il serpente sacro al Dio Esculapio sta a significare che gli infermi, per guarire, devono farsi un corpo nuovo, ovvero lasciare l'antica pelle come fanno i serpenti ad ogni muta. Hecker ammette l'idea del ringiovanimento, ma afferma che gli antichi avevano un alto concetto di tale animale soprattutto per le acuzie della sua vista e della sua attenzione, prerogative indispensabili ai Medici del tempo. Pinto esalta invece la vigilanza del serpente, la quale deve essere la qualità precipua di ogni Medico. I serpenti sono due, perché insieme simboleggiano meglio l’equilibrio tra bianco e nero, cielo e terra, bene e male… Il bello è che i due serpenti si uniscono in una incantevole spirale in tale equilibrio e perfezione che la Natura stessa ha scelto questa forma per creare il suo più perfetto simbolo di rinascita: il DNA, quei due filamenti in cui noi, in ogni cellula, conserviamo i nostri geni, la nostra storia, il nostro fato.

Dr.ssa Assunta Coppola-Farmacista

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