Domenica, Maggio 20, 2012
   
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"L'Angelo custode...di Arturo G."

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Esiste davvero “L’Angelo custode” o ci fa piacere pensare che ognuno di noi possa averne uno?

ArturoG era convinto che per tutti ve ne fosse uno, e a chi non la pensava come lui, rispondeva semplicemente: “non siete ancora pronti per ascoltarlo.” ArturoG con il suo ormai ci parlava, specialmente quando era convinto che questi si divertiva a nascondergli le cose, oppure quando gli capitava di rincasare in fretta per un improvviso bisogno fisiologico. Arrivava davanti al portoncino di casa e infilava con ansia la mano nel cappotto per afferrare l’anello di metallo argentato che custodiva le uniche due chiavi di casa, poste esclusivamente da sole vicino al ninnolo proprio per ridurre le probabilità di errore. Dopo essersi impigliato nella fodera della tasca che si attorcigliava molle sotto le dita frettolose e sudaticce per la fretta, all’atto di aprire il portoncino, puntualmente invertiva l’ordine delle chiavi, inserendo nella serratura, delle due puntualmente quella sbagliata… Quell’imprevisto lo faceva sorridere più che incazzare, in quanto trovava assurdo ripetere esattamente quell’errore tutte le volte che doveva rincasare: “come è possibile che ripeto sempre lo stesso errore,-si chiedeva-, ci deve per forza essere qualcuno che all’ultimo momento mi inverte le chiavi tra le dita divertendosi alle mie spalle, altrimenti non si spiega!” Avrebbe potuto tranquillamente evidenziarle con un colore diverso, ma ArturoG si divertiva a sfidare il suo Angelo nel calcolo delle probabilità di azzeccare la chiave giusta al primo colpo e quindi fregarlo… Viveva la propria vita con entusiasmo nonostante la sua precaria condizione economica di barbone in cui si era rifugiato- Tu vivi fuori dal mondo Artù, beato te che non capisci nulla-, gli urlavano dai balconi mentre attraversava i vicoli del paese in cui viveva, ma lui dinoccolandosi nella sua andatura lenta, si chiudeva la testa tra le spalle come una tartaruga a cui sfregano la testa, rallentava il passo, e rispondeva con un mezzo sorriso agitando il braccio senza neanche voltarsi, come a voler dire:-si, si… è come dite voi-. Nonostante la sua età non più giovanissima, questo suo modo di vivere gli conferiva un’aria perennemente infantile. Quando gli chiedevano:- Artù ma quando diventi grande?- lui rispondeva sempre allo stesso modo:- oggi,oggi… Da qui subito il nomignolo: Arturoggi. Tutti in paese ne portavano uno. Era una sorta di doppia identità che in paese ti garantiva il riconoscimento immediato del proprio casato di appartenenza almeno di dieci generazioni, più del comunissimo dato anagrafico, in quanto nell’ambito paesano il “soprannome” non consentiva omonimie. Erano geniali nella codifica dei “nomignoli”, ed in paese tutti ne avevano uno… Spesso lo si incontrava in villa seduto su una delle panchine antistante la stazione che parlava da solo, e quando qualche curioso si avvicinava per sapere con chi parlasse, spinto unicamente dall’intento di deriderlo, ArturoG lo disarmava con quel suo modo di comunicare sempre così gentile e disponibile che sembrava appartenere ad un mondo lontano… un mondo di cui si era persa la memoria ormai: -“Parlo con il mio Angelo custode, cerco di capire cosa mi ha voluto dire un istante fa. Loro sanno sempre in anticipo cosa ci accadrà, e comunicano con noi attraverso segni convenzionali… Non usano mai il nostro linguaggio perché non possono, ma se ci predisponiamo all’ascolto forse riusciamo a comprenderli e possiamo interpretarne la volontà. Ce ne mandano tanti di messaggi, e talune volte preferiamo ignorarli per stupido pregiudizio o anche solo per principio perché non vogliamo considerarli, preferiamo affannarci nelle nostre cose… Quante volte malediciamo un imprevisto perché in quell’istante formalmente ci manda all’aria un nostro progetto, e solo dopo, a distanza di tempo, realizziamo che quell’ imprevisto è stato la causa di un nostro successo? Bisogna saperlo comprendere ed amare il proprio “Angelo custode”, lui cerca sempre di dirci qualcosa, ma non sempre lo capiamo perché non sempre ascoltiamo...- Ma come spesso accadeva a Gnionzara, il paesino di ArturoG, la gente si spaventava più davanti al rumore che poteva fare una noce chiusa in un sacco di paglia, piuttosto che davanti al boato improvviso di un temporale estivo. E infatti: faceva più sgomento ArturoG che parlava da solo su di una panchina alle prese con le sue teorie sulla interpretazione del linguaggio degli “Angeli”, anziché lo sconosciuto di turno che attraversava la villa comunale parlando da solo e per giunta ad alta voce, agitandosi con invadenza, incurante di tutto e di tutti, solo perché alla “moda”, grazie all’invisibile blu tout conficcato nell’orecchio. ArturoG osservava divertito ormai questa scena che regolarmente si ripeteva tutti i giorni:-“è la moda che tende ad omologare la “normalità”. La “diversità” spaventa perché non è omologabile in quanto tale, ma è piuttosto etichettabile… altrimenti diventerebbe essa stessa normalità e non ci sarebbe più diversità. Saremmo tutti uguali… Di certo si fa meno sforzo a seguire le mode piuttosto che andare controcorrente…”- pensava. ArturoG si sentiva solo e distante davanti a quella moltitudine di “gente alla moda” che ogni giorno vedeva sbucare da ogni angolo del paese che parlavano da “soli”, nei posti più impensati: in macchina, fermi al semaforo, nelle attese interminabili degli uffici postali, sui mezzi pubblici… Udivi continuamente conversazioni a cui non avevi chiesto di assistere, ma che questi, incuranti di qualsiasi forma di rispetto altrui, ti obbligavano a sentire, fieri nei loro auricolari alla moda che neanche si accorgevano di te se solo chiedevi loro un’informazione. ArturoG, nonostante tutto, non giudicava queste persone anzi le comprendeva. Erano la risultante dei tempi che cambiavano. Preferivano offuscare i propri sentimenti, forse solo per tedio o forse per paura, dietro la tecnologia che inesorabile entrava nelle loro vite con atroce violenza, cambiandone le abitudini. Pensava spesso con quanta facilità queste persone comunicassero tra di loro, si cercassero attraverso messaggini telefonici o social network ed a quanta difficoltà avessero invece a comunicare con un “diverso”, incrociare un sorriso, stringere una mano… ArturoG parlava da solo, e quando gli chiedevano con chi parlasse era sempre gentile nella risposta, felice di poter comunicare con qualcuno che si mostrasse interessato a lui. Non parlava mai a voce alta per non disturbare e si scusava prontamente con l’interlocutore se solo aveva l’impressione di essere invadente… AturoG parlava da solo, è vero… per i suoi paesani era il folle… il pazzo della villa… il “diverso”, ma lui non se ne faceva un problema, preferiva vivere in un mondo tutto suo perché diceva che fuori la gente stava cambiando, e non c’era spazio per lui. Andava fiero di quella diversità che il paese gli aveva attribuito, e guardava con diffidenza la normalità in cui si muoveva lo sconosciuto alla “moda” nella inquietante indifferenza dei suoi simili. Avrebbe visto sempre più persone aggirarsi in villa e parlare da “soli”, ma poche di esse capaci di ascoltare il proprio… “Angelo custode.”

Peppe Mastrocinque

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Dicembre 1999 - Dicembre 2011- "Acerra in tasca" la guida della città di Acerra, edita dalla Casa Editrice Sansone, compie 22 anni

 

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