Domenica, Maggio 20, 2012
   
Testo

Mike Buongiorno:l'allegriadi un uomo perbene

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E così, dopo lo sfortunato Enzo Tortora e il gentiluomo Corrado Mantoni, un altro moschettiere della televisione ci ha lasciati. Mike Bongiorno, il “papà della TV”, il “re del Quiz”, il “D’ Artagnan dei presentatori”, è scomparso all’età di 85 anni.

Italo – americano, nato a New York da genitori italiani, ha tenuto compagnia per oltre mezzo secolo (è stato il presentatore più longevo della storia della televisione italiana) a intere generazioni di italiani con i suoi programmi televisivi. E’ stato partigiano durante la guerra, giornalista, attore, showman, ma soprattutto presentatore. Ha condotto ben 11 edizioni del Festival di Sanremo (all’ultima, quella del ’97, eravamo presenti anche noi di Tablò e in quella occasione avemmo modo di avvicinarlo e di fotografarlo ), i suoi programmi, da “Lascia o Raddoppia” a “Rischiatutto”, da “Telemike” a “la Ruota della Fortuna”, gli spot pubblicitari con Fiorello, per citarne i più popolari, hanno fatto la storia e la fortuna della televisione italiana dal dopoguerra sino all’avvento dell’era digitale e non solo. Sì, perché la tv generalista di cui Mike Bongiorno è stato il “padre”, ha svolto per decenni un’ importante funzione culturale, diffondendo la lingua italiana lungo tutto lo stivale, mentre prevalevano i dialetti regionali, in una fase storica cruciale (tra gli anni ’50 e ’60) in cui l’analfabetismo costituiva un grosso handicap per la ripresa e la crescita socio-economica del nostro Paese. Mike, che intratteneva milioni di italiani con le sue trasmissioni, parlava dallo schermo in maniera semplice e comprensibile, grazie anche a i suoi concorrenti, che erano preparatissimi sulle materie più disparate, ma anche sulla cultura generale, diffondeva nozioni e conoscenze, contribuendo in maniera determinante allo sviluppo culturale del Paese. Ineffabile in questo ruolo, in particolare nei programmi della Televisione di Stato, ha saputo condurre in modo altrettanto impeccabile agli inizi degli anni ’80 i format della neo-televisione commerciale di Silvio Berlusconi, lavorando per le reti Mediaset. In tal senso Bongiorno è diventato il “numero uno” dei televenditori, lui che aveva iniziato come pubblicitario negli Stati Uniti prima di tornare in Italia. Si documentava alla perfezione sugli sponsor e soprattutto sui prodotti che presentava durante le sue trasmissioni, dimostrando capacità commerciali-persuasorie pressoché uniche. Da mattatore inarrivabile della tv, qual’era, Mike è stato insignito, giustamente, della “laurea ad honorem” proprio in comunicazione televisiva. Rigoroso, ma elegante con i suoi concorrenti, rispettoso al massimo del “suo pubblico televisivo” che lo seguiva da casa incollato ai televisori, Mike amava intensamente il suo lavoro, la sua famiglia, lo sport (tifosissimo della Juventus, conservò la sua fede calcisitica anche dopo il passaggio alla corte berlusconiana….) e la montagna. Con la sua scomparsa si chiude un’ epopea per la televisione, che difficilmente tornerà; la “tv generalista”, che già da alcuni anni ha perso la sua linfa e il suo essere, probabilmente vivrà “un ultimo canto del cigno” con l’ altro moschettiere dello schermo rimasto, ossia Pippo Baudo, amico-rivale di Mike. Lo stesso Bongiorno sosteneva, a ragione, che ormai la tv ha dato tutto quello che poteva dare e certamente a noi mancheranno, e non poco, le sue trasmissioni e il suo stile di presentatore, spontaneo e non artificiale, quella genuina “allegria” che Mike ci lasciava con la sua mitica frase a chiusura dei suoi programmi.

Luigi Buonincontro - Raffaele Guadagnuolo

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