Domenica, Maggio 20, 2012
   
Testo

Un ruolo notevole hanno svolto nella storia di Acerra i ponti disseminati sul suo territorio.

image

L’agro acerrano è il più vasto di quelli di tutti i paesi, che con esso confinano, comprese le grandi città di Maddaloni e di Marcianise, che per tanti altri aspetti sono stati e sono anche attualmente più importanti del nostro paese.

Anche i ponti quindi disseminati nell’agro sono numerosi e legati ad avvenimenti che hanno spesso rappresentato una svolta del suo percorso attraverso i secoli. Vale la pena perciò esaminarne i più noti, cominciando da quello più antico e più ricco di storia: il ponte di Casolla Valenzano o più brevemente di Casolla, dal nome di un piccolo ma famoso centro, che ancora esiste con le caratteristiche topografiche press’a poco simili a quelle di un tempo. Questo ponte è citato in un documento del 1516 in cui venivano descritti i confini della terra di San Nicandro, “incipiendo a ponte Casolle…se perveniva a lo Lagno…”. Nel 1481 inventariando i beni e i diritti feudali della Contea di Acerra, si parla delle multe da irrogare a chi avesse passato il Clanio non attraverso il ponte di Casolle, per evitare evidentemente di pagare il pedaggio. Nello stesso documento si faceva riferimento ai confini già descritti nel Privilegio della Regina Giovanna del 1375, che individuavano “il ponte detto de Casolle” nel territorio della distrutta città di Suessula. Esso, come testimoniato fin dal VII secolo a. C. , era situato in un punto strategico, sulla strada che partendo dal Sannio centrale portava a Cuma passando per Suessula e Acerra. Questo perché tra lo sbocco della valle suessulana ed Atella era situato il Pantano, che con le sue paludi impediva un tragitto più rettilineo. Attualmente le strade, che da esso partono o vi arrivano o lo attraversano, non corrono su terreno sterrato e polveroso, come quelle di un tempo, ma su tracciati asfaltati e curati da personale apposito. A questo ponte sono legati i ricordi di molte epoche. Noi li rievochiamo facendo dei passi in avanti o indietro, a seconda di come lo richiede il discorso. Al tempo dei Borboni, nel 1819 furono eseguiti dei lavori per costruire una strada, che portava dal ponte di Casolla Valenzano alla Taverna del Gaudiello e raggiungeva Benevento. Per il Ponte di Casolla fu anche costruita un’altra strada, che collegava Caivano con Acerra e con la Valle Caudina e che ancora esiste con lievi cambiamenti, richiesti dalle necessità della popolazione che ora vi risiede. Essa quindi fu probabilmente un allargamento della vecchia strada, la cui esistenza è provata da documenti molto più antichi. Ma per rifarci a tempi più recenti, nel 1647 ai tempi di Masaniello dal Ponte di Casolla transitarono le forze acerrane che accorrevano in aiuto di Caivano, minacciata dal Duca di Guisa, che mirava ad impadronirsi di Napoli e che un certo punto, vista la sua pericolosità per il suo esercito, fece tagliare il ponte. Tutto fa supporre però che esso fu ricostruito, visti i benefici che arrecava alla zona. I lavori eseguiti dai Borboni, per inalveare tutte le acque che scorrevano disordinatamente per la pianura campana in quelli che furono poi chiamati Regi Lagni, fecero cambiare fisionomia al territorio. Sopravvissero dei ponti, fra i quali sono ricordati, oltre a quello di Casolla onusto di gloria, quelli più modesti di ponte della Portella, sulla via che porta a Pomigliano. Ancora ricordo, perché l’ho vista coi miei occhi tanti anni fa, che a lato di questo ponte era situata una piccola porta (da cui il nome) che chiudeva un angusto vano, forse deposito di attrezzi da usare per la sua manutenzione. E poi c’è ancora da ricordare il ponte dello Sperone, nella contrada omonima, il ponte a Carbonara, che immetteva sulla strada di Caserta e che segnava il confine dell’agro acerrano verso nord. A proposito di quest’ultimo ponte, in un documento del 1422 viene menzionata “in pertinentiis palude carbonarie” una torre per l’esazione dei diritti di passo, situata presso il ponte Carbonaro a quel tempo sotto la giurisdizione della città di Aversa. Lo storico Di Costanzo inoltre, scrivendo nel XVI secolo, racconta che le avanguardie di Re Alfonso d’Aragona erano giunte al ponte Carbonaro tre miglia vicino a Caivano. Il ponte Rotto invece, che viene citato in molti documenti, era individuabile nel punto in cui la strada che conduceva da Atella a Calatia nelle vicinanze dell’attuale Maddaloni, passando sul Clanio con un attraversamento subito ad ovest della “Forcina”, creava un punto di congiunzione di due lagni. Questo ponte andò distrutto in epoca alto-mediovale; tuttavia ne rimase ben viva la memoria, tanto che Leone Ostiense ci narra che nel 1052 fu donata all’Abbazia di Montecassino una” Curtem in Laneo ad Pontem Ruptum”. Perché fosse chiamato così, non è dato sapere dalle testimonianze che del ponte ci sono rimaste. Si può fare peraltro qualche supposizione: Rotto, rovinato da eventi naturali calamitosi, come piogge tempestose in qualche periodo dell’anno o crollato durante la sua costruzione? Per venire a un’epoca più vicina ai giorni nostri, a valle dell’insediamento di Pomigliano sulla strada provinciale Pomigliano-Acerra mol-to noto è il ponte Villanova, a cui si accede dalla strada stessa. In prossimità dell’intersezione tra il lagno dell’Inferno e il lago Vecchio si trova il ponte delle Crocelle. Il Ponte dei cani è in una zona situata fra Nola, Acerra e Marigliano, dove i confini fra i tre paesi sono molto incerti. Vicino al depuratore di Nola si snoda una via chiamata, pure essa, via ponte dei cani. C’è da ricordare poi in ultimo il ponte di Napoli, sulla strada che da Napoli portava a Benevento e che ora immette in Acerra e collega molte altre località della zona, che preesistevano o che si sono formate di recente. Questo ponte fu creato, dopo che, per eliminare le erbe, che impedivano un più facile fluire delle acque, furono cementificati i letti dei corsi, che scorrevano sotto di esso; tale ponte è quindi di epoca più recente. Su questa strada doveva trovarsi un altro ponte, quello detto appunto, ancora adesso, di Benevento, e che molto probabilmente fu assorbito dal tracciato della ferrovia Napoli-Cassino, perché, pur ricordandosene il nome, non se ne vede la presenza in quella zona. Andare al ponte di Benevento o passare per esso significa ai nostri giorni alludere a una zona circostante il passaggio a livello di quella ferrovia. Questo è quanto risulta dalla storia passata, ma tutta la zona è stata sottoposta ultimamente ad altri radicali cambiamenti con l’istallazione di un famigerato inceneritore per lo smaltimento dei rifiuti e di altre strutture atte a farlo funzionare. Si capisce agevolmente come essa sia stata completamente sconvolta a seguito di tali operazioni. In conclusione si può dire che in tutta Italia non c’è area più tormentata di essa, per cui di poche cose ci si può dire altrettanto sicuri, come del fatto che la sua fisionomia, a seguito dei nuovi compiti strategici che quest’area è chiamata ad assolvere, è destinata a essere modificata più di quanto lo sia stata nel corso degli anni passati. E ponti, corsi d’acqua piccoli e grandi, presenti nell’area stessa, ne saranno coinvolti. Ma di questo spero voglia occuparsi in futuro un altro Caporale con la potenza del suo genio, sulle cui orme è prevedibile che si muoveranno, con mezzi molto più modesti, dei curiosi di storia come me.

Bartolo Stellato

Bookmark and Share

Notizia Flash

La guida della città di Acerra, in giro per la città...da dicembre 1999, compie 22 anni.

 

Visitatori on-line

 39 visitatori online