Martedì, Febbraio 07, 2012
   
Testo

Il Comunicato stampa dell'API: LA VIA MAESTRA!

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Se si ritiene che anche l’ultimo Sindaco sia stato vittima di intrighi di palazzo e di interessi di bottega, è giunto il momento di ridare alla politica il suo ruolo naturale e cioè quello di assicurare alla città una classe dirigente coraggiosa, preparata e al passo con i tempi. Dall’arrivo ad Acerra dell’ennesimo Commissario Prefettizio, tutti i partiti e tutti gli impegnati in politica, partendo da varie analisi, giungono alla conclusione che bisogna rivalutare il Consiglio Comunale in termini qualitativi e, pertanto, rinnovare la classe politica passando attraverso coalizioni che non ripercorrano la storia recente e gli errori del passato. L’API ritenendo che la politica debba essere programmata, oggi come non mai, per la ripartenza di Acerra e per la salvaguardia degli interessi collettivi, comincia una campagna di ascolto della città per capitanare una stagione di rinnovamento inteso come abbandono di un modo di intendere la cosa comune stantio e deleterio. Noi dell’Api siamo certi che questa sia la VIA MAESTRA e siamo convinti che non saremo soli. Non saremo soli perchè intendiamo coinvolgere nel nostro percorso tutte le donne e gli uomini della nostra città che intendano la politica come impegno costante e come servizio, tutte le organizzazioni culturali, sindacali, professionali, artigianali e di volontariato che operano sul territorio di Acerra. Con loro intendiamo preparare un programma realizzabile e non un libro dei sogni, che assicuri una equa e corretta erogazione dei servizi, una efficace gestione dell’ordinario e del quotidiano e che, pertanto, garantisca ai cittadini una migliore vivibilità (Traffico, Viabilità, Parcheggi, Verde, Rifiuti, Scuola, PUC, Alta Velocità, Agricoltura, Attività Produttive, Tributi e Solidarietà). In questo nostro percorso non dimenticheremo di coinvolgere tutte le donne e gli uomini che con il loro impegno culturale e professionale hanno tenuto e tengono alto il vessillo e il buon nome della nostra Città ricca di storia, di patrimonio e di tradizione. Oggi Acerra chiama e ha bisogno di tutti noi! È un dovere rispondere “presente†con il convincimento che solo quando saremo veramente uniti per il bene comune la città di Acerra sarà la nostra città.(Riceviamo e pubblichiamo)

 
Il coordinamento api Acerra

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Acerra in preda ad una sindrome mai risolta: S.T.L.A.

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Sicurezza, traffico, lavoro, ambiente: quattro grandi aree problematiche dalle quali partire per rilanciare Acerra.

< In troppi si sono avvicendati ai vertici della città senza affrontare questi nodi che imbrigliano lo sviluppo economico e sociale, che spingono giovani e adulti a scappare dal proprio territorio, che i cittadini impongono come priorità per chiunque governerà la città negli anni a venire. Mettendo da parte i problemi politici contingenti, ecco i quattro punti che la classe dirigente acerrana nel suo complesso non può continuare a ignorare.
SICUREZZA
Dopo aver seminato il panico nella grandi città di tutta Italia, è arrivato anche ad Acerra il «grimaldello hi-tech»: apre ogni tipo di serratura, senza lasciare traccia di scasso. E così si moltiplicano i furti in casa, che non si limitano più alle zone periferiche e isolate, ma sono arrivati fino al centro città: da corso Italia alla Ferrovia. E se allo stesso tempo crescono anche gli scippi agli anziani e si perde il conto delle rapine ai danni di esercizi commerciali, bisogna fare i conti con un’emergenza sicurezza nella nostra città. Non si tratta dell’emergenza sicurezza che da sempre i politici di ogni colore creano ad hoc con annunci terroristici, per alimentare la paura degli elettori. Ad Acerra c’è un problema serio, che può trovare una prima risposta nei cosiddetti «poliziotti di prossimità»: i poliziotti di quartiere, in parole povere, previsti dall’Ordinamento dal 2002 e operanti in tutta Italia con buoni risultati su 748 aree cittadine.
TRAFFICO
Il problema che più di ogni altro si ripercuote sulla quotidianità degli Acerrani è il traffico: le grandi arterie della città nelle ore di punta sono del tutto paralizzate. La linea ferroviaria ad alta velocità (TAV) nel 2012 avrebbe dovuto liberarci dai passaggi a livello, ma il progetto tarda a prendere il via: i passaggi ferroviari continueranno ancora a lungo a spaccare in due la città. In più il mancato piano urbanistico (PUC) ha portato ad uno sviluppo della viabilità schizofrenico e incontrollato, il progetto delle strisce blu è fallito da ogni punto di vista: risultato? Per attraversare la città da una parte all’altra, in auto ci possono volere anche 40 minuti: si fa prima a piedi. Le principali vittime di tutto ciò, oltre ai nervi dei cittadini, sono i commercianti, e in generale il complessivo sviluppo economico e sociale della città. A poco servono gli interventi dei Vigili Urbani: senza un piano traffico serio e ben studiato, non si possono fare miracoli.
LAVORO
L’alto tasso di disoccupazione è una patologia cronica del nostro territorio, aggravatasi negli ultimi anni. Dapprima scegliendo un’industrializzazione incosciente e malata, poi rendendo Acerra capitale della “monnezzaâ€: ecco che la tradizione agricola ne è uscita mortificata. Creare ricchezza e posti di lavoro riscoprendo il settore primario è possibile, con tre decisivi passaggi: 1) formare e impiegare i disoccupati in un qualificante progetto di bonifica; 2) innovare con un’agricoltura altamente tecnicizzata, che coinvolga saperi scientifici e ingegneristici; 3) infine riscoprire e valorizzare le varietà ortofrutticole tipiche del territorio per farne specialità da esportare, servendosi dei saperi umanistici: veicolare cultura, curare l’immagine del territorio. Questa è l’agricoltura che ha successo nelle ricche regioni del centro-nord, lontana da quella umiliante fatta di sola fatica bruta senza nessun guadagno né gratificazione. Solo seguendo questa strada, anche i giovani vorranno tornare ad occuparsi di campagna.
AMBIENTE
40 sforamenti dei valori previsti di nano particelle nocive nell’aria che respiriamo ad Acerra, solo dal primo gennaio di quest’anno, a fronte dei 35 consentiti dalle normative nell’arco di un intero anno, sono un’enormità. C’è poco da girarci intorno: l’ambiente ad Acerra è «IL» tema da affrontare. La società civile scalpita; il Forum Acerrano per l’Ambiente, costituitosi il 12 maggio scorso, è solo la punta dell’iceberg di un malessere che da anni cresce negli animi e nei corpi degli Acerrani. Poche ma efficaci le mosse da fare. In primo luogo, c’è da dimostrare se i numerosi sforamenti siano riconducibili all’attività dell’inceneritore: sarà possibile solo dando il via al più volte sbandierato Osservatorio terzo sull’inceneritore. A livello regionale, invece, è necessario che le centraline ARPAC di rilevamento dell’aria entrino a far parte del sistema di rilevazione ufficiale, in modo da rendere i loro dati utilizzabili per l’esposto in Procura, doveroso una volta superati i 35 sforamenti in un anno. Muovere questi primi piccoli passi significherebbe conquistare consapevolezza e partecipazione: due dei principali ingredienti della democrazia. .



Stefano Petrella



 

 

 

 

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Le piazze dell'abbandono. Dal rione Gravina a piazza Duomo, i pochi spazi vivibili di Acerra fanno fatica a sopravvivere

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Se le periferie acerrane sono afflitte da una cronica mancanza di servizi e strutture, il centro città non se la cava meglio. Basta fare una passeggiata in due delle piazze principali di Acerra, piazza Castello e piazza Soriano nel rione Gravina, per rendersene conto.

Due realtà molto diverse, la prima in pieno centro, l’altra in una zona tranquilla e residenziale, ma accomunate dalla scarsa cura degli amministratori che si sono susseguiti negli ultimi anni alla guida della città. Piazza Castello è sempre affollata e frequentata, da ragazzini, anziani, tanti immigrati, politici e politicanti vari e… zoccole. Si si, proprio così, ovviamente mi riferisco ai poco amati mammiferi roditori appartenenti alla famiglia dei Muridi, meglio conosciuti come ratti. Se vi capita di intrattenervi qualche minuto in piazza, non sarà così improbabile che davanti ai vostri occhi, velocissimo, sfrecci un grosso ratto nero che spunta dalle fognature e attraversa la piazza da una parte all’altra. I più assidui frequentatori della piazza raccontano di leggendari ratti grossi come gatti, lunghi anche mezzo metro. E se il racconto popolare, nel passaggio di bocca in bocca, probabilmente enfatizza ed amplifica le dimensioni, resta il problema sanitario, frutto di una decennale non-gestione del sistema fognario della città. Anche le tante piante di piazza Castello sono un problema. La mancata cura, necessaria per ogni spazio verde in città, porta alla proliferazione di insetti, soprattutto in estate. Ed ecco che da settimane mosche, zanzare e moscerini invadono i tanti esercizi commerciali della piazza. «Già abbiamo dovuto lottare per ottenere un potatura del verde presente in piazza – ci racconta Angelo, titolare del bar Castello – ora con l’arrivo della bella stagione dobbiamo fronteggiare l’invasione di insetti di ogni tipo: siamo esasperati!». Spostandoci nel più decentrato rione Gravina, le cose non migliorano, anzi. Qui è ancora più forte il senso di abbandono e degrado in cui versa la vasta aria verde di piazza Angelo Soriano. Ho usato un parolone: «area verde» è davvero troppo per definire tutti quei metri quadri di terreno per lo più arido. Da tempo gli innaffiatoi automatici sono fuori uso, e i pochi ciuffi d’erba rimasti difficilmente possono essere rubricati sotto la voce «prato». Nonostante ciò (e questo fa sorgere tante domande sulla carenza di strutture ludiche della nostra città), nel pomeriggio i giochi e le giostre presenti in piazza sono affollate da bambini di tutte le età e dai loro genitori. Peccato che le suddette giostre siano vecchie e mezze rotte, tanto che il mese scorso uno degli scalini dello scivolo ha ceduto sotto il peso di un bambino, facendolo cadere. Altra minaccia per i bambini sono le auto che corrono veloci molto vicino all’area giochi, non adeguatamente recintata: essendo una zona poco trafficata, gli automobilisti si sentono autorizzati a sfrecciare attorno all’area verde. Sarebbero opportuni dei dossi sul manto stradale che costringano alla frenata i guidatori meno avveduti. Insomma, dopo il maestoso restyling di piazza Falcone e Borsellino, le altre piazze acerrane sono di fatto lasciate nelle mani dei commercianti, che hanno creduto nella città e vi hanno investito i propri risparmi. Il più delle volte, sono loro a farsi carico di piccoli problemi, riparando qualche mattonella fuori posto, o rabberciando una giostra troppo vecchia. Ancora una volta gli Acerrani si rivelano migliori dei politici che li hanno governati negli ultimi decenni e, nei limiti della quotidianità, provano (sul serio, loro…) a rilanciare la città.



Stefano Petrella



 

 

 

 

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Passaggi a livello, la prigionia degli acerrani

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Sicurezza, traffico, lavoro, ambiente: quattro grandi aree problematiche dalle quali partire per rilanciare Acerra.

Entro il 2012 dovevano scomparire i passaggi a livello che dividono e bloccano la città. Invece, la croce degli acerrani persiste e chi sa ancora per quanti altri anni bloccheranno questa città. Gli acerrani ogni giorno rimangono bloccati dalle barriere ferroviarie, se si è fortunati per una decina di minuti, fino ad arrivare in alcuni casi ad aspettare anche per più di mezz’ora. Talvolta capita che dopo la chiusura delle sbarre, passino anche più treni in successione a distanza di diversi minuti l’uno dall’altro, o ancora è capitato che le barriere chiudessero e non passasse alcun treno. Tutto ciò ha pesanti ripercussioni sul sistema nervoso e sulla salute dei cittadini, specie se, come spesso capita, ci si imbatte nei passanti ferroviari più volte al giorno. Il centro abitato è attraversato da ben 4 passaggi a livello: quello di corso Vittorio Emanuele II (conosciuto come il passaggio a livello di Benevento), quello di via S. Francesco D’Assisi (conosciuto come il passaggio a livello†ind e muortâ€), quello della stazione centrale, che divide Corso Garibaldi e via Diaz, e quello in Corso Di Vittorio. Con chiunque abbia avuto occasione di parlare, si è lamentato delle lunghissime code e delle interminabili attese. Molti raccontano di aver assistito ad episodi di nervosismo da parte degli automobilisti, che in alcuni casi hanno anche danneggiato le barriere ferroviarie o sono rimasti bloccati nell’ area di transito dei treni. Infatti non appena si illumina il segnale rosso di chiusura delle barriere, i conducenti di autovetture e moto, pur di non rimanere bloccati per decine e decine di minuti, si trasformano in Michael Schumacher all’apice della sua carriera, e tentano di superare l’ostacolo, rischiando di creare seri pericoli per loro e per gli altri. Il fenomeno, secondo studi scientifici, può essere causa di ansia, tensione e stress.Gli operatori sanitari del settore, che hanno letto le interviste fatte, sostengono che un soggetto debole, incontrando nell’arco della giornata più volte il passaggio a livello chiuso, va incontro a sintomi come: irritabilità, affaticamento e alterazioni della sfera intellettiva. Tutti fattori che influenzano negativamente la qualità di vita del cittadino e causano poca lucidità sul posto di lavoro. E’ inoltre evidente il disagio dei commercianti e dei residenti nei pressi dei passaggi a livello, che sono colpiti da inquinamento acustico e da smog. Questo problema si protrae ormai da molti anni. Già nel 2004 la Rete Ferroviaria Italiana Spa – Tav Spa, Italferr proponeva lo studio di alcune soluzioni grazie alle quali poter spostare le linee ferroviarie dal centro della città alla periferia. E’ stata inoltre vagliata l’ipotesi dello scorrimento del treno in gallerie sotterranee più o meno nella stessa area dove attualmente scorrono i binari. Una soluzione sicuramente dispendiosa dal punto di vista economico, ma che permetterebbe di trasformare l’area ove attualmente scorrono i binari, in un’ampia strada alberata di scorrimento che consenta di collegare la zona del passaggio a livello di Benevento alla parte finale di Corso Italia. Grazie alla realizzazione di questo corso, potrebbe essere finalmente valorizzato il centro storico, che diverrebbe oggetto di un intervento di pedonalizzazione. Però, come si può constatare, da allora, anche in questo caso, la situazione non è cambiata. Gli acerrani attendono una risposta concreta e definitiva al problema. Acerra risulta in ritardo non solo rispetto ai comuni del nord Italia, ma anche nei confronti dei paesi limitrofi che si sono integrati perfettamente col programma riguardante l’ ammodernamento urbanistico e l’alta velocità, ricevendone notevoli benefici. I comuni confinanti crescono e maturano grazie alla loro classe dirigente, mentre Acerra rimane ancora una volta indietro. Questa è l’ennesima dimostrazione del fatto che ad Acerra c’è la pessima abitudine degli uomini al potere, di parlare tanto ed agire poco. Fino al momento prima dell’elezione, durante la propaganda, fanno promesse e sembrano voler spaccare il mondo, poi, una volta eletti, fanno di tutto fuorché portare rinnovamento. Ad Acerra serve una boccata di aria nuova. Quindi, ancora una volta, il giornale Tablò vuole fare appello all’amministazione che verrà, sperando che riguardo al problema delle barriere ferroviarie, ma non solo, avvii una discussione che sia questa volta fruttuosa. Intanto consigliamo gli automobilisti di avere sempre in auto una rivista o un giornale che tratti degli argomenti che ognuno preferisce leggere. Approfittare del tempo di attesa alle barriere ferroviarie per ascoltare musica dolce e distensiva. Ma soprattutto, l’automobilista, una volta messosi alla guida, deve preventivare che circa 45 minuti della sua giornata, percorrendo le strade di Acerra, saranno trascorsi a ridosso di un passaggio a livello. .



Simone Barbera



 

 

 

 

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Tommaso Esposito: "la mia coalizione era fatta da giganti che pensavano autonomamente alla propria radicalizzazione e, dunque, al proprio territorialismo"

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Tommaso Esposito ha scelto di fare chiarezza sulla chiusura ufficiale della sua esperienza amministrativa in quest’intervista rilasciata al Tablò.

 

Tommaso Esposito ha scelto di fare chiarezza sulla chiusura ufficiale della sua esperienza amministrativa in quest’intervista rilasciata al Tablò. Dopo le dimissioni del 3 giugno e il successivo insediamento dei Commissari prefettizi, l’ormai ex Sindaco di Acerra ha avuto modo non solo di passare a setaccio le cause della frammentazione politica interna alla maggioranza - che ha reso quasi impossibile l’azione di governo - ma anche di esprimere un giudizio obiettivo sul suo operato a distanza di due anni e mezzo dalle ultime amministrative. Uno dei motivi principali che ha indotto Tommaso Esposito, eletto primo cittadino a furor di popolo, a fare il punto sulla sua scelta di rassegnare le dimissioni è stata la volontà d’informare i cittadini delle falle interne all’apparato politico locale. Nel corso di quest’ultimo decennio, infatti, la classe politica nostrana sembra aver lavorato costantemente per rendere la città ingovernabile, favorendo e non contrastando quell’autoreferenzialità di molti suoi elementi, che, indipendentemente dalla propria storia e appartenenza politica, si sono arrogati il diritto di porre dei veti per intralciare il corretto iter amministrativo del consiglio comunale.
Dott. Tommaso Esposito, a distanza di 15/20 giorni dalle sue dimissioni, è ritornato a svolgere la vita di un tempo. Cosa significa per lei tutto questo?
«In verità non avevo mai abbandonato la mia attività, poiché le prime ore della mattinata erano sempre dedicate al controllo e alla cura dei mie pazienti. Chi è medico non può mettere da parte le proprie responsabilità e la propria professione, inoltre, ritengo che prendersi cura delle persone è un po’ come curare la città. Detto ciò, le confesso che sono sereno e tranquillo».
Secondo lei, è più difficile curare le persone o risanare un sistema ed un apparato malato? «Con le persone si stabilisce un rapporto di fiducia, che ti dà determinate certezze basate sulla consapevolezza non soltanto di quello che sai, ma anche e soprattutto di ciò che non sai. La politica da questo punto si vista è un vero e proprio mare aperto, perciò sicuramente molto più rischiosa».
Il suo prossimo impegno nella società civile sarà da comune mortale o non esclude un eventuale ritorno sulla scena politica acerrana?
«La mia scuola di pensiero considera gli atti privati alla stregua di atti pubblici, dunque ritengo che il mio impegno di cittadino, medico e operatore culturale sia sempre sinonimo di un impegno politico costante».
Nel corso della sua esperienza di primo cittadino ha spesso puntato sulla comunicazione e sull’uso di termini forti anche nei confronti dei suoi stessi alleati, che ha spesso accusato di rendersi protagonisti di trucchetti, scherzetti e sgambetti. Cosa ci può dire in merito adesso e, soprattutto, potrebbe aiutarci a capire i motivi di queste sue sortite mediatiche?
«Quando ho parlato di trucchetti e sgambetti, mi riferivo a quel sistema d’interdizione che nasce da due questioni fondamentali, che si sono sviluppate negli ultimi anni: da una parte il sistema maggioritario, che ha favorito la disaggregazione delle rappresentanze non soltanto in consiglio comunale, bensì anche sul territorio; dall’altra il vizio all’autoreferenzialità di molti, che, indipendentemente dalla propria storia e dalla propria appartenenza politica, si arrogano il diritto di porre dei veti per intralciare la vita amministrativa».
Espedito Marletta è stato mandato a casa, con lei invece è successo il contrario, perché?
«Sono del parere che nel momento in cui vi è la necessità di usare le maniere forti, lo si debba fare senza titubanze. Le faccio un esempio: io non appartengo allo stuolo dei medici che si intestardiscono nel curare l’ammalato fino al punto di rendere la piaga sempre più purulenta. Ritengo, infatti, che negli stadi in cui è necessario utilizzare un intervento forte, ciò vada fatto. Diciamo che la mia è scelta di rassegnare le dimissioni è stata una sorta di elettroschock avvenuto alla fine di un percorso terapeutico, dove si è tentato veramente di tutto: dall’utilizzo del farmaco all’utilizzo della psicoterapia».
Quali sono state le reazioni della società civile dopo la sua presa di posizione?
«Molte persone - che non fanno parte dell’apparato - mi hanno chiesto di essere informate delle difficoltà che hanno portato alla conclusione della mia esperienza da primo cittadino di Acerra e questa è una richiesta legittima. Le mie dimissioni sono la denuncia di un sistema che non può essere più consentito sia in questa città sia nel resto d’Italia. La buona politica credo necessiti di chi non ha bisogno di essa e, quindi, di svincolarsi dalla ricerca della soddisfazione del bisogno. Per bisogno intendo la mera cura del proprio orticello e di quello degli elettori più vicini e petulanti. Si deve fare un salto di qualità, in grado di mettere all’attenzione di chi ci governa i problemi reali dei cittadini, perché spesso - per risolvere un bisogno particolare – si corre il rischio di perdere di vista l’insieme delle esigenze di un paese e di un territorio. E questo è quello che sta accadendo sia a livello locale che a livello nazionale».
Qual è stata la causa dell’immobilismo della sua amministrazione e chi, tra lei e la coalizione di maggioranza, ha più responsabilità per come sono andate le cose?
«La paralisi dell’amministrazione era dovuta all’incapacità complessiva dell’intera coalizione di discutere realmente delle cose che stavano sul tappeto. La coalizione di maggioranza è sempre stata più attenta alla composizione degli equilibri interni e ciò ha inevitabilmente bloccato gli ingranaggi dell’amministrazione. Io mi prendo la mia parte di responsabilità, che è legata al fatto di essere refrattario all’inutilità di determinati meccanismi e rituali della politica, ma sono certo che essa ha un peso minore rispetto a quelle della coalizione. Quest’ultima non ha mai trovato né un’anima né degli obiettivi comuni da perseguire e realizzare per il bene della città».
Cosa ripeterebbe di ciò che ha fatto in questi ultimi due anni e mezzo?
«Ripeterei la mia scelta di scendere in politica con spirito di servizio e mi auguro che quest’esperienza possa essere utile alla città per evitare gli errori commessi. Forse ho sbagliato nell’immaginare un consiglio comunale senza conflitti d’interesse, cosa che rende difficile e complicato governare.»Quanto si è sentito solo nel corso di quest’esperienza amministrativa e quanto ha influito il comportamento del Partito Democratico sulla sua condotta politica? In altri termini, lei è stato per scelta propria un uomo solo al comando o è accaduto il contrario?
«Mi sono ritrovato solo perché la mia candidatura è stata sin dall’inizio solitaria e per certi aspetti non costruita. La mia figura, infatti, è emersa negli ultimi momenti, giacché poteva essere un elemento di unione per la città e per i partiti di centro e di centrosinistra. Non escludo nemmeno la possibilità di aver ricevuto voti da elettori più orientati verso il centrodestra. Purtroppo, questa mia trasversalità non si è rivelata utile per governare, perché è sotto gli occhi di tutti come il sottoscritto abbia trovato una coalizione con dei nuclei di forza preesistenti (e operanti nella precedenza amministrazione) che - invece di essere orientati alla risoluzione dei problemi – hanno avvertito l’esigenza di doversi radicare maggiormente. La mia coalizione era fatta da giganti che pensavano autonomamente alla propria radicalizzazione e, dunque, al proprio territorialismo. Ecco, questo è stato lo scenario che non sono riuscito a modificare e non penso soltanto per mie incapacità».
Due anni fa, cioè all’inizio di quest’esperienza, lei aveva parlato di un’amministrazione di alto profilo, che però non si è rivelata tale. Inoltre, sembrava piuttosto evidente una mancanza di discontinuità politica, che - dato il suo exploit - poteva benissimo mettere in atto. Perché non ha agito in tal senso, pur avendo la possibilità?
«La mia scelta è stata quella di premiare chi aveva dimostrato un impegno civile all’interno della società durante la campagna elettorale. Inoltre, non era nelle mie possibilità – non avendo delle liste costruite da me – evitare di confrontarmi con chi mi aveva sostenuto. Certo, ora come ora posso dire che questo modo di agire non ha dato i frutti che speravo» Chi si è dimostrato più vicino a lei: i consiglieri o quel che restava dei partiti della coalizione di maggioranza?
«Le confesso che paradossalmente la mia stanza è stata frequentata pochissimo dai vari consiglieri comunali, nonostante lasciassi la porta sempre aperta. Probabilmente questi ultimi hanno lavorato bene nelle commissioni e in consiglio comunale, ma allo stesso tempo hanno trascurato troppo il rapporto col Sindaco. I motivi di un simile comportamento ancora non mi sono noti».
È possibile credere che dopo le sue dimissioni il sistema sia stato formattato definitivamente?
«Diciamo che ho creato i requisiti per poter immaginare un consiglio comunale che sappia evitare innanzitutto la frammentazione e per far ciò bisogna mettere mano di nuovo alle questioni previste all’interno dello statuto; e in secondo luogo il conflitto d’interesse. La frammentazione, inoltre, non va alimentata, bensì contrastata e non è più immaginabile che esista un gruppo consiliare formato da un solo consigliere comunale. La capacità d’interdizione di un singolo non può e non deve mettere in crisi l’azione di un’amministrazione». Mi può fare un esempio di conflitto d’interesse all’interno del consiglio comunale di Acerra?
«Allora, quando si discute del P.U.C. , sarebbe preferibile che in consiglio comunale non ci sia chi poi prepara ricorsi alle osservazioni e chi deve progettare determinate cose. Insomma, in città come le nostre – piccole o grandi che siano – tutto ciò non dovrebbe accadere». Quali sono le differenze che intercorrono tra le amministrazioni targate Verone, Riemma, Marletta ed Esposito?
«Titina Verone nasceva dalla società civile e si è poi costruita una carriera all’interno del Partito Democratico. Io nascevo da un’esperienza di partito, anche se tutto sommato negli ultimi anni avevo lavorato più sul territorio che in sezione. Riemma e Marletta avevano una forza dovuta non solo alla propria capacità personale, ma anche al loro essere ben inseriti nel mondo della politica: uno, come autorevole esponente di Forza Italia, l’altro come testimone anche nelle istituzioni della propria militanza politica. Eppure, nessuno di questi – me compreso – è riuscito a portare a compimento quello che voleva e un motivo ci deve pur essere». Come giudica il comportamento di alcune forze interne alla sua coalizione, che prima avevano molto da ridire sul suo operato e che poi l’hanno quasi pregata di restare al suo posto, quando ha preso la decisione irrevocabile di dimettersi?
«Come mi ha detto un Sindaco amico di una città vicina ad Acerra, ciò è dovuto al fatto che nei consiglieri comunali c’è una forte tendenza all’autoconservazione». Quali scenari s’intravedono per Acerra?
«Mi auguro che i prossimi nove mesi siano utilizzati proficuamente, affinché venga bandito il territorialismo e si recuperi un minimo di aggregazione sui progetti da proporre e realizzare. Più che di affinità ideologiche tra partiti di centro e di centrosinistra, c’è bisogno di affinità programmatiche. I problemi di Acerra, ormai, sono chiari a tutti e richiedono una discussione puntuale ed attenta su quello che questa città vuole rappresentare in futuro all’interno del ciclo dei rifiuti della Regione Campania. Le soluzioni alle problematiche di tipo ambientale che riguardano questa città devono essere comunicate e inserite in un arco di tempo determinato. Non si può pensare di restare al comando di un’amministrazione per il semplice gusto di sedere su una determinata poltrona e senza risolvere i problemi dei cittadini». Perché Tommaso Esposito, nel momento in cui è entrato nel Palazzo, ha deciso di confermare il vecchio apparato dirigente?
«Non credo allo spoils system, perché non è necessario che ci sia un determinato tecnico di fiducia per mettere in atto le tue direttive, giacché per ottenere degli obiettivi bisogna semplicemente calibrare bene le azioni e lavorare con persone competenti. Il vero paradosso è che chi avrebbe dovuto riconoscersi un eventuale spoils system ha rinnegato i suoi stessi dirigenti» Che voto darebbe al suo consiglio comunale?
«Prima di esprimermi in merito, vorrei fare una precisazione: non ritengo che la mia amministrazione sia stata improduttiva e su alcuni risultati raggiunti spero che avremo modo di ritornarci. Detto ciò, do 4 al Consiglio Comunale; 6 meno è il voto che merita la mia squadra di governo dal punto di vista della produttività complessiva, mentre per quanto concerne il mio lavoro, posso dire di meritare un 7 più».
Ha ulteriori considerazioni da fare e che non sono ancora emerse da quest’intervista? «Ciò che mi sento di aggiungere è che nutro la speranza che questa mia decisione possa essere utilizzata positivamente, e cioè che gli elettori si trovino di fronte degli elementi di grande chiarezza di natura programmatica e d’impegno personale. Devo, inoltre, aggiungere che se negli ultimi dieci anni si è pensato a governare tramite interposta persona, d’ora in poi tutto questo non sarà più possibile.
Chi ha delle idee chiare è bene che si faccia avanti, la città ha bisogno di un governo duraturo e che abbia tempestività nelle scelte e nell’esecuzione del programma votato dagli elettori».


Giovanni Balsamo

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Notizia Flash

Il Prefetto Marcello Fulvi ha firmato, questa mattina, la delibera dei lavoratori Socialmente Utili che prevede le 36 ore lavorative. Nei giorni passati i lavoratori avevano incontrato il sub Commissario Picardi e successivamente il Prefetto. I LSU ottengono con questo atto, del Commissario Prefettizio, ciò che non avevano ottenuto con i politici acerrani. Ritorna il sereno nel Palazzo Bianco di Viale della Democrazia. Con questa delibera si pone fine a quella agitazione e mobilitazione che per qualche giorno aveva bloccato l'apparato burocratico comunale. I LSU, soddisfatti, ringraziano il Prefetto Fulvi

 

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