Martedì, Febbraio 07, 2012
   
Testo

Un ruolo notevole hanno svolto nella storia di Acerra i ponti disseminati sul suo territorio.

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L’agro acerrano è il più vasto di quelli di tutti i paesi, che con esso confinano, comprese le grandi città di Maddaloni e di Marcianise, che per tanti altri aspetti sono stati e sono anche attualmente più importanti del nostro paese.

Anche i ponti quindi disseminati nell’agro sono numerosi e legati ad avvenimenti che hanno spesso rappresentato una svolta del suo percorso attraverso i secoli. Vale la pena perciò esaminarne i più noti, cominciando da quello più antico e più ricco di storia: il ponte di Casolla Valenzano o più brevemente di Casolla, dal nome di un piccolo ma famoso centro, che ancora esiste con le caratteristiche topografiche press’a poco simili a quelle di un tempo. Questo ponte è citato in un documento del 1516 in cui venivano descritti i confini della terra di San Nicandro, “incipiendo a ponte Casolle…se perveniva a lo Lagno…”. Nel 1481 inventariando i beni e i diritti feudali della Contea di Acerra, si parla delle multe da irrogare a chi avesse passato il Clanio non attraverso il ponte di Casolle, per evitare evidentemente di pagare il pedaggio. Nello stesso documento si faceva riferimento ai confini già descritti nel Privilegio della Regina Giovanna del 1375, che individuavano “il ponte detto de Casolle” nel territorio della distrutta città di Suessula. Esso, come testimoniato fin dal VII secolo a. C. , era situato in un punto strategico, sulla strada che partendo dal Sannio centrale portava a Cuma passando per Suessula e Acerra. Questo perché tra lo sbocco della valle suessulana ed Atella era situato il Pantano, che con le sue paludi impediva un tragitto più rettilineo. Attualmente le strade, che da esso partono o vi arrivano o lo attraversano, non corrono su terreno sterrato e polveroso, come quelle di un tempo, ma su tracciati asfaltati e curati da personale apposito. A questo ponte sono legati i ricordi di molte epoche. Noi li rievochiamo facendo dei passi in avanti o indietro, a seconda di come lo richiede il discorso. Al tempo dei Borboni, nel 1819 furono eseguiti dei lavori per costruire una strada, che portava dal ponte di Casolla Valenzano alla Taverna del Gaudiello e raggiungeva Benevento. Per il Ponte di Casolla fu anche costruita un’altra strada, che collegava Caivano con Acerra e con la Valle Caudina e che ancora esiste con lievi cambiamenti, richiesti dalle necessità della popolazione che ora vi risiede. Essa quindi fu probabilmente un allargamento della vecchia strada, la cui esistenza è provata da documenti molto più antichi. Ma per rifarci a tempi più recenti, nel 1647 ai tempi di Masaniello dal Ponte di Casolla transitarono le forze acerrane che accorrevano in aiuto di Caivano, minacciata dal Duca di Guisa, che mirava ad impadronirsi di Napoli e che un certo punto, vista la sua pericolosità per il suo esercito, fece tagliare il ponte. Tutto fa supporre però che esso fu ricostruito, visti i benefici che arrecava alla zona. I lavori eseguiti dai Borboni, per inalveare tutte le acque che scorrevano disordinatamente per la pianura campana in quelli che furono poi chiamati Regi Lagni, fecero cambiare fisionomia al territorio. Sopravvissero dei ponti, fra i quali sono ricordati, oltre a quello di Casolla onusto di gloria, quelli più modesti di ponte della Portella, sulla via che porta a Pomigliano. Ancora ricordo, perché l’ho vista coi miei occhi tanti anni fa, che a lato di questo ponte era situata una piccola porta (da cui il nome) che chiudeva un angusto vano, forse deposito di attrezzi da usare per la sua manutenzione. E poi c’è ancora da ricordare il ponte dello Sperone, nella contrada omonima, il ponte a Carbonara, che immetteva sulla strada di Caserta e che segnava il confine dell’agro acerrano verso nord. A proposito di quest’ultimo ponte, in un documento del 1422 viene menzionata “in pertinentiis palude carbonarie” una torre per l’esazione dei diritti di passo, situata presso il ponte Carbonaro a quel tempo sotto la giurisdizione della città di Aversa. Lo storico Di Costanzo inoltre, scrivendo nel XVI secolo, racconta che le avanguardie di Re Alfonso d’Aragona erano giunte al ponte Carbonaro tre miglia vicino a Caivano. Il ponte Rotto invece, che viene citato in molti documenti, era individuabile nel punto in cui la strada che conduceva da Atella a Calatia nelle vicinanze dell’attuale Maddaloni, passando sul Clanio con un attraversamento subito ad ovest della “Forcina”, creava un punto di congiunzione di due lagni. Questo ponte andò distrutto in epoca alto-mediovale; tuttavia ne rimase ben viva la memoria, tanto che Leone Ostiense ci narra che nel 1052 fu donata all’Abbazia di Montecassino una” Curtem in Laneo ad Pontem Ruptum”. Perché fosse chiamato così, non è dato sapere dalle testimonianze che del ponte ci sono rimaste. Si può fare peraltro qualche supposizione: Rotto, rovinato da eventi naturali calamitosi, come piogge tempestose in qualche periodo dell’anno o crollato durante la sua costruzione? Per venire a un’epoca più vicina ai giorni nostri, a valle dell’insediamento di Pomigliano sulla strada provinciale Pomigliano-Acerra mol-to noto è il ponte Villanova, a cui si accede dalla strada stessa. In prossimità dell’intersezione tra il lagno dell’Inferno e il lago Vecchio si trova il ponte delle Crocelle. Il Ponte dei cani è in una zona situata fra Nola, Acerra e Marigliano, dove i confini fra i tre paesi sono molto incerti. Vicino al depuratore di Nola si snoda una via chiamata, pure essa, via ponte dei cani. C’è da ricordare poi in ultimo il ponte di Napoli, sulla strada che da Napoli portava a Benevento e che ora immette in Acerra e collega molte altre località della zona, che preesistevano o che si sono formate di recente. Questo ponte fu creato, dopo che, per eliminare le erbe, che impedivano un più facile fluire delle acque, furono cementificati i letti dei corsi, che scorrevano sotto di esso; tale ponte è quindi di epoca più recente. Su questa strada doveva trovarsi un altro ponte, quello detto appunto, ancora adesso, di Benevento, e che molto probabilmente fu assorbito dal tracciato della ferrovia Napoli-Cassino, perché, pur ricordandosene il nome, non se ne vede la presenza in quella zona. Andare al ponte di Benevento o passare per esso significa ai nostri giorni alludere a una zona circostante il passaggio a livello di quella ferrovia. Questo è quanto risulta dalla storia passata, ma tutta la zona è stata sottoposta ultimamente ad altri radicali cambiamenti con l’istallazione di un famigerato inceneritore per lo smaltimento dei rifiuti e di altre strutture atte a farlo funzionare. Si capisce agevolmente come essa sia stata completamente sconvolta a seguito di tali operazioni. In conclusione si può dire che in tutta Italia non c’è area più tormentata di essa, per cui di poche cose ci si può dire altrettanto sicuri, come del fatto che la sua fisionomia, a seguito dei nuovi compiti strategici che quest’area è chiamata ad assolvere, è destinata a essere modificata più di quanto lo sia stata nel corso degli anni passati. E ponti, corsi d’acqua piccoli e grandi, presenti nell’area stessa, ne saranno coinvolti. Ma di questo spero voglia occuparsi in futuro un altro Caporale con la potenza del suo genio, sulle cui orme è prevedibile che si muoveranno, con mezzi molto più modesti, dei curiosi di storia come me.

Bartolo Stellato

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Cesaro vara la nuova Giunta provinciale

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“Si tratta di un esecutivo di alto profilo, scelto in piena autonomia, che certamente sarà all'altezza delle sfide con le quali dovrà quotidianamente confrontarsi la Provincia di Napoli”.

E’ con queste parole che Luigi Cesaro, eletto Presidente della Provincia di Napoli il mese scorso, con un plebiscito di voti, presenta la Giunta che lo accompagnerà per i cinque anni di mandato. Una Giunta più variegata che mai quella proposta e, scorrendo i dodici nomi, troviamo di tutto un po’: “vecchie glorie” della politica locale e nazionale a dare credibilità e continuità al progetto politico e a dar voce al sempreverde “spirito Democratico-Cristiano", eminenti rappresentanti della società civile per conferire l’ “alto profilo” intellettuale (di cui sopra), qualche tecnico “outsider” dell’ultimo momento e due sole donne, sicuramente preparatissime, ma dal profilo politico poco incisivo. Ma andiamo a vedere nel dettaglio in cosa consiste il “parterre cesariano”: Gennaro Ferrara, 72 anni, rettore dell’Università Parthenope di Napoli, è vicepresidente; accanto a lui Valeria Casizzone, 42 anni, avvocato penalista del Foro di Napoli; Antonio Iorio, 44 anni, avvocato tributarista, professore a contratto all’Università degli Studi della Tuscia; Franco Malvano, 64 anni, candidato per il centrodestra alle Comunali per la città di Napoli nel 2006, nello stesso anno Senatore della Repubblica alle elezioni politiche e, fra gli altri incarichi di rilievo, consulente in materia di sicurezza e ordine pubblico del sottosegretario all’Emergenza rifiuti in Campania; Luigi Muro, 49 anni, avvocato, Sindaco di Procida dal 1996 al 2004; Severino Nappi, 44 anni, avvocato, professore ordinario di Diritto del lavoro presso la Facoltà di Economia dell’Università della Calabria; Antonio Pentangelo, 44 anni, avvocato, sindaco del Comune di Lettere; Francesco Pinto, 32 anni, avvocato, sindaco del Comune di Pollena Trocchia; Aniello Palumbo , 57 anni, avvocato penalista, senatore della Repubblica per tre legislature (dal 1994 al 2001), sottosegretario per gli Affari Esteri nel secondo Governo D’Alema; Giuseppe Caliendo , 52 anni, professore associato di Chimica Farmaceutica e Tossicologica alla Facoltà di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli; Maria Lucia Galdieri, 51 anni, presidente del Gruppo Nazionale Terziario Donna, l’organismo di rappresentanza delle imprenditrici del commercio, del turismo e dei servizi di Confcommercio; Antonio Iervolino, 72 anni, avvocato, Senatore della Repubblica per numerose legislature, in passato Sindaco di Ottaviano. Una rosa di nomi di tutto rispetto quindi, frutto di un mese di mediazioni, in cui non mancano i “ballerini” da uno schieramento all’ altro. Probabilmente c’era poco di deciso fin dall’inizio, a parte per Malvano e Ferrara, rimasti fuori dalle Europee, si è deciso di aspettare i risultati e premiare i territori dove Cesaro ha raccolto più consenso: le Isole del Golfo, Nola e Marigliano, il bacino di Giugliano, la penisola Sorrentina. Eppure, nonostante l’intenso lavoro di preparazione, non sono mancati spunti polemici, interni alla stessa coalizione. Subito dopo la presentazione degli Assessori il capogruppo consiliare dell'Unione di Centro (UDC) alla Provincia, Biagio Iacolare, non risparmia critiche: “Le nomine non sono state concordate né a livello locale né a livello nazionale. Anzi, si è trattato di accordi nascosti, disattendendo le indicazioni di Roma”. Attriti di cui ci è impossibile conoscere le dietrologie, ma abbastanza prevedibili già da quando fu presentata una coalizione così vasta, quattordici liste, di cui poche davvero radicate nel territorio. Eppure il “team presidenziale” non si è lasciato frenare dalle polemiche ed è già partito con l’istituzione di un comitato tecnico, definito dallo stesso Cesaro come una sorta di “cabina di regia, con il compito di monitorare la qualità e la quantità della spesa, di cui faranno parte tecnici scelti in maniera bipartisan, purché con professionalità coerenti con l’incarico che andranno a ricoprire”. Parallelamente è stato istituito anche un comitato politico, di cui faranno parte rappresentanti delle forze di coalizione, per verificare lo stato dell’operato e la fedeltà al programma. Altro punto su cui Cesaro sembra determinato, è la rivisitazione di tutte le aziende e le società correlate alla Provincia: operazione presentata come una sacrosanta “lotta agli sprechi”; tutti noi speriamo sia davvero questo e non un modo come un altro per “compensare” le “rappresentanze mancate”. Insomma, al di là di tutto, c’è anche da dire che la Giunta Cesaro riesce a essere giustamente variegata e a esprimere diverse realtà, diversi modi di intendere la politica, ma, soprattutto, segna un marcato cambiamento di rotta rispetto all’amministrazione Di Palma, lasciandoci quasi ottimisti (cosa così difficile quando si parla di politica…) e curiosissimi di vedere i nuovi Assessori al lavoro.

Stefano Petrella

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"Non è stata la vittoria di Tommaso Esposito"

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Egregio Direttore, dopo cinque anni di amministrazione di sinistra a guida Espedito Marletta, anni di proteste e contestazioni, culminate con la cacciata dello stesso Sindaco per mano di 16 consiglieri della sua stessa maggioranza, Acerra ha rivotato la sinistra.

Non è stata la vittoria di Tommaso Esposito, bensì la riconferma della giunta Marletta e della sua linea politica. Gli uomini di spicco di Marletta infatti, vale a dire Piatto e Lettieri, hanno raccolto un successo elettorale personale che vuole essere un meritato riconoscimento del lavoro della precedente amministrazione. Il manifesto elettorale di Tommaso, che invitava Acerra a guardare avanti e il Suo appello, caro Direttore, pubblicato su Tablò e che invitava gli Acerrani al rinnovamento, sono stati disattesi : Acerra è rimasta ferma al 2004. Per questa considerazione, tutti coloro che hanno strepitato per cinque anni contro le bollette pazze, la vivibilità, le strisce blu etc etc, urlato fino a stare male, faranno bene a rivolgersi adesso al proprio medico della mutua ed invitarlo a prescrivere cure serie invece dei santini di Tommaso. Ora, la nostra Città è profondamente divisa, metà a destra e metà a sinistra, da una parte un'amministrazione fotocopia con l'aggiunta di un UDC che per cinque anni ha strepitato contro Marletta ed ora ci convive e dall'altro una opposizione di centro destra numericamente forte e mi auguro coesa e determinata. Mi auguro che Tommaso Esposito vari una giunta di alto profilo e non ci ammannisca qualche vecchio arnese buono per tutte le stagioni, una giunta capace di risolvere i problemi legati all'occupazione ma soprattutto all'ambiente ed alla vivibilità, visto che in campagna elettorale è stato sostenuto dai tanti comitati ed associazioni . Noi vigileremo su questo, perchè facciamo parte del 50% degli acerrani che non crede al suo progetto, visti gli attori, ma se ciò non avvenisse, non esiteremo a tirare in ballo i comitati, le associazioni, i medici e il clero: quelli che hanno tifato Tommaso e per la sinistra. Come dire, ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità nei confronti dei cittadini. (Riceviamo e pubblichiamo di Gino Bigliardo) Grazie

Gino Bigliardo

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Gli acerrani hanno il diritto di essere al passo con la Nazione

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«17 Marzo 1861: in occasione dello storico incontro presso Teano (26 ottobre 1860), l'eroe dei due mondi aveva salutato il figlio di Carlo Alberto, in qualità di monarca, dicendo: "Abbiamo fatto l'Italia, ora dobbiamo fare gli italiani!"»

furono le parole che ispirarono Cavour, principale artefice dell'unificazione italiana. 21 giugno 2009: le consultazioni elettorali consegnano a Tommaso Esposito la direzione del paese, e, a differenza di Carlo Alberto che doveva fare gli italiani, Tommaso Esposito deve, invece, fare il governo che amministrerà Acerra. Noi ci auguriamo che nel fare la squadra non si lasci prendere dal vortice dei balli, dei valzer per gli impegni , le promesse fatte, gli accordi presi. E soprattutto non si lasci ammaliare dalla moda del vintage, dal riciclato, clonato, dal vecchio presentato per nuovo, ma che, nella scelta, tenga conto unicamente del bene della città, e il bene della città non vuol dire chi ha dato o portato più voti. Ma chi realmente è capace, concreto, coraggioso, coerente, che sa progettare, realizzare, promuovere. Questa scelta è sua, noi possiamo solo augurargli buon lavoro. E, dopo lo Squillo di trombe, che all’inno di Mameli entri in campo una squadra che sappia veramente fare gool! A Tommaso Esposito possiamo solo ricordare che i cittadini di questo paese sono italiani, appartengono alla patria unificata, non sono figli di un Dio minore. Hanno, quindi, il diritto di essere al passo con la nazione e non essere affossati o lasciati indietro a subire gli attacchi della retroguardia nemica; basta con le ingiustizie e le angherie, è tempo di gridare: giù le mani da Acerra! È tempo di accendere le luci della ribalta per l’intero paese, è tempo per Acerra di riavere il suo orgoglio, quello coperto dai cattivi odori della troppa spazzatura arrivata. Gli acerrani non hanno bisogno di imitare mode e costumi di altri. Hanno cultura, storia e tradizioni da vendere, donare, insegnare. Il sindaco e la sua squadra sappiano far sventolare alta la bandiera di Acerra: l’impegno è arduo! Ma noi siamo fiduciosi, dopotutto lui è un acerrano, ed è il primo cittadino, a lui gli onori, ma anche gli oneri, l’importante è sapere cosa si vuole fare e dove si vuole andare, altrimenti, come dice Laurence Johnston Peter:’Se non sai dove andare, finirai probabilmente in qualche altro posto.’’ Quindi, idee chiare!

Carmela Bianco

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Il PDL non può rimanere nella clandestinità

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A ormai un mese dal ballottaggio, penso che una riflessione sul voto vada fatta.

Per la verità tale riflessione andava fatta in seno al PDL e con gli alleati già all'indomani del primo turno, per fare una seria analisi del voto e cercare di attrezzarsi per invertire il risultato, che vedeva il nostro candidato Sindaco (unico tra i cinque candidati) ottenere meno voti della coalizione. Ma ciò non è avvenuto ed il risultato è stato quello di rendere ancora più pesante la sconfitta. E' ovvio che in tutto questo ci sono pesanti responsabilità politiche da parte di chi, in trine solitudine, ha scelto gli uomini, dettato il programma e indicato tattiche e strategie! Iniziamo con gli uomini. Un errore marchiano è stato fatto nel rifiutare la candidatura di Raffaele Lettieri, motivata dal fatto che era stato uno sei sostenitori del sindaco Marletta, motivazione senza senso, anche alla luce di altre candidature accettate ( Piccirilli, Damiano, Giardinetto ...). Eppure Lettieri non era stato in alcuna Giunta Marletta, anzi ricopriva una carica istituzionale! Anche la mancata alleanza con l'UDC si è rivelato un grosso errore politico e nessuno sa cosa sia successo e cosa abbia determinato questa anomalia. Il programma aveva come proposte più coinvolgenti e sconvolgenti: il premio al miglior impiegato comunale e la copertura dei Regi Lagni e a nulla valsero le parole di coloro che facevano presente che quella dei Regi Lagni non era materia di competenza comunale. La campagna elettorale partì con una serie di slogan contro ex assessori e non, comunque contro esponenti del centro-sinistra e a chi faceva presente che le campagne elettorali si fanno non contro qualcuno, ma si fanno (e si vincono) facendo proposte, veniva risposto con sufficienza: "vedrete quanto uscirà il manifesto con le loro facce!". Abbiamo visto: hanno preso tutti un mare di voti! Si giunge così al ballottaggio e ci si giunge da sconfitti, con Tommaso Esposito che prende più voti del candidato del centro-destra. A questo punto, presi dall'ansia, si commettono errori su errori e, anche in questa fase, senza sentire nessuno, senza sentire neanche i candidati, neanche quelli più votati. E' risaputo che al ballottaggio vince il candidato che riesce a conservare quanti più voti è possibile, la partita si gioca sull'astensionismo. In quei quindici giorni, quindi, si doveva lavorare solo sui propri elettori, affinchè tornassero a votare. Si è tentato, invece, velleitariamente di conquistare nuovi elettori ed in tal senso andavano la miriade di slogan sfornati per l'occasione (acqua, tarsu, zona franca, piscina, internet, ecc) e gli apparentamenti. Apparentamenti che non avevano e non hanno avuto alcun senso, politico o pratico. Anche in questo caso nessuno ne sapeva niente! Questi sono i fatti che hanno portato il PDL ad una sonora sconfitta, perchè di sonora sconfitta si tratta, non mitigata affatto dai 6.780 voti ottenuti dalla lista e dai 14.923 ottenuti dalla coalizione. Alla luce della situazione creatasi, va iniziato con sollecitudine un lavoro politico, un dibattito, anche uno scontro se necessario, per far uscire Il PDL dalla palude in cui è stato impantanato. Il primo partito della città non può rimanere ancora in uno stato (mi si passi il termine) di semiclandestinità! Ci sono uomini ed energie, ci sono giovani, ci sono donne, c'è un ricco materiale umano su cui investire, lo si faccia. Una delle principali doti del dirigente politico è quella di saper fare un passo indietro, non ci si ostini in bracci di ferro con chicchessia. Il commissario della sezione ha sempre rivendicato, con giusto orgoglio, il fatto che le responsabilità erano sue e solo sue, lo ha fatto, tutti lo ricordano, in un teatro Italia gremito e plaudente. Lo faccia anche ora e se ne traggano le conclusioni. Se non si restituisce la sezione agli iscritti, se non si comincia sul serio a fare politica, si gettano sin d'ora le basi per la prossima sconfitta! (Riceviamo e pubblichiamo da Emilio Sirletti)

Emilio Sirletti

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Dicembre 1999 - Dicembre 2011- "Acerra in tasca" la guida della città di Acerra, edita dalla Casa Editrice Sansone, compie 22 anni

 

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