Martedì, Febbraio 07, 2012
   
Testo

La risposta di Andrea Piatto, attuale capogruppo di Progetto per Acerra

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La risposta di Andrea Piatto

“Con provvedimento del Giudice Macrì - 1 Sezione Civile del Tribunale di Nola – del 8/4/2010 si è sospesa l’efficacia esecutiva della deliberazione adottata in data 10.01.2010 dall’associazione “Progetto Acerra” e oggetto di impugnativa da parte di alcuni soci. Con lo stesso provvedimento si fissa l’udienza di merito al 2.11.2010. Detto ciò, è bene chiarire che: a) la delibera del 10/01/2010, essendo un atto interno all’Associazione, non aveva prodotto alcuna ripercussione all’esterno e sugli assetti politico-istituzionali della coalizione guidata dal Sindaco Tommaso Esposito, né paventava e né attuava iniziative per estromettere qualche socio; b) l’associazione “Progetto Acerra”, a partire dalla sua costituzione statutaria (9.3.2009) era ed è priva di organi sociali formalmente eletti. Pertanto, nessun socio è mai stato eletto quale “Coordinatore politico” o Presidente-Rappresentante legale della stessa; c) i cambiamenti nell’assetto governativo (dimissioni dell’assessore Granata e nomina dell’assessore De Matteis, scelto nella rosa già consegnata a luglio dalla compagine associativa) non sono imputabili all’adozione della delibera del 10/01/2010 da parte dell’Associazione Progetto Acerra, bensì sono le risultanze di scelte unilaterali espresse nel documento politico-istituzionale del 14/01/2010 a firma di Giovanni Altobelli, Francesco Affinito (all’ epoca consigliere comunale di Progetto Acerra, ai sensi dell’art. 20 c. 1 del vigente Statuto comunale) e Raffaele Granata (assessore in carica ma mai socio), con la quale, in modo pubblico ed espressamente, dichiaravano “di avviare la costituente di un nuovo soggetto politico, ritenendo ormai del tutto esaurite le motivazioni e lo spirito che portarono alla nascita di Progetto Acerra” e che “il consigliere Affinito Francesco ……… confluiva nel gruppo misto”. Tali comunicazioni non sono mai state né revocate né smentite, a tutt’oggi, dagli stessi che, anzi, nella citata nota del 14.01.2010 affermavano che “potremmo reclamare l’autentica paternità del movimento politico Progetto Acerra, ne avremmo ragione, ma rifuggiamo la probabile sterile contesa: la nostra intesa è la nostra storia personale”. Ogni ulteriore commento, alla luce del contenzioso avviato, sembra superfluo; d) il motivo strumentale, derivante dall’attività di contrasto alla delibera assembleare, non è riconducibile, né sul piano sostanziale né formale, interno ad una logica di dialettica della partecipazione alla vita politica ed istituzionale della città di Acerra; e) invero, la deliberazione del 10.01.2010, votata dalla maggioranza di Progetto Acerra, inequivocabilmente, chiedeva di aprire il movimento a tutti i candidati della lista, nonché, per la prima volta, l’elezione delle cariche sociali. I soci ricorrenti, tutti stretti nel loro rapporto parentale e/o societario, non hanno mai “permesso” l’accesso di nuovi soci, tra l’altro legittimati dal voto popolare; f) il sodalizio “Progetto Acerra” intraprenderà tutte le iniziative per l’elezione democratica degli organi sociali e accogliere nuove adesioni.”
(Riceviamo e pubblichiamo) .

Il Capo Gruppo di Progetto Acerra Andrea Piatto

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Il Sindaco Tommaso Esposito non è stato garante…

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La filiera politico-istituzionale è andata a farsi… dagli “stranieri”
«La risposta è semplice: ad Acerra non esiste da tempo il senso comune di appartenenza, non esiste la politica, intesa come costruzione comune di progetto di città, ma solo una contrattazione continua su singole e direi spicciole questioni di posti o posizioni fra singoli o bande, spesso mutuate da protettori politici esterni alla città. Il tutto, oggi, più di ieri, aggravato da una totale assenza di leadership locale non solo politica, ma anche e soprattutto istituzionale. In fondo, una terra da emergenza continua, quale la nostra e con necessità assoluta di essere rappresentata nell’Istituzione più importante, ossia la Regione, peraltro in una fase così critica della nostra comunità, avrebbe dovuto spingere in modo corale i tanti “palestrati” politici e naturalmente chi, in città, ha il massimo ruolo di rappresentanza locale ad imporre con coraggio e autorevolezza un freno, soprattutto, alla consolidata pratica di vassallaggio dei tanti nei confronti di esponenti non locali. Ciò, invece, non è stato, i candidati locali che pure sono stati meno della metà delle elezioni precedenti, sono stati surclassati in termini di preferenze dagli esterni, prova dello sfacelo del senso comune di sentirsi popolo e comunità di questa terra. Eppure, l’opportunità rappresentata dal documento a cui fa riferimento la sua domanda, Patto per Acerra alle Regionali, Verso la costruzione di una filiera politico-istituzionale sovralocale, richiamo alla responsabilità ed alla coesione di cui doveva essere garante innanzitutto il Sindaco rappresentante degli interessi della comunità, è stata presente, eccome! Un documento nato dall’esito di incontri con tutti gli attori politici ed istituzionali locali tant’è, che per darne segno tangibile di forza anche istituzionale, l’ho addirittura protocollato al Comune il 29 gennaio 2010 al n.0004139, accompagnato fra l’altro da una lettera di invito al Sindaco, Vice-Sindaco e Presidente del Consiglio, affinchè in tempi strettissimi (2-3 giorni) si adoperassero per la convocazione di un tavolo politico per giungere all’accordo. Ma ecco che, la mancanza di volontà veniva presto manifestata già sul ritardo di convocazione del tavolo politico, poi sulle assenze strumentali di taluni in ben due incontri ed infine sugli ambigui comportamenti di molti. In pratica, un modo neanche tanto elegante per dire: sciogliamo le briglie, ognuno ha già il suo referente sovralocale da sostenere. Questo è quanto, chiunque voglia documentarsi, i riferimenti li ha, lascio a chi legge ogni valutazione, sperando comunque in un ravvedimento almeno morale di chi ha responsabilità e non sono pochi, pronto anche ad un confronto diretto e pubblico con chiunque sul documento e sul percorso di coesione tentato».
Come giudica i risultati elettorali?
«Al di là di chi ha vinto, in generale, rappresentano lo specchio di una società campana sfaldata nei suoi valori morali che, disillusa, non crede più a niente, dove purtroppo si fa fatica a distinguersi in base a progetti e buoni propositi per il territorio, perchè confusi da una visione comune e diffusa nella gente di una politica senza etica. Peraltro, la qualità del voto di queste elezioni regionali in Campania, a detta di esperti di sociologia politica, è stata pessima, la conferma viene oltre che dalla grande astensione, anche dalle inchieste sulla compravendita dei voti che trova terreno fertile in quelle troppe aree degradate delle nostre periferie urbane in cui per pochi euro viene svenduta la dignità della persona. Poi, il voto di opinione che presuppone un certo senso civico e che si rivolge alla politica dei contenuti e degli interessi generali e quindi ai portatori di tali interessi, evidentemente non paga, anche perchè soffocato dal mare magnum dell’indifferenza, mentre al contrario prevale la politica di prossimità, quella legata allo scambio di piccoli favori, vedasi anche le buone performance elettorali dei consiglieri comunali responsabili dei CAF, del sistema ancora affaristico-clientelare, ma anche di quella politica che pure pesca nella povertà socio-economica di tante fasce della popolazione. Anche stavolta, in un quadro di degrado politico-culturale, spero comunque che dai territori si riparta daccapo, innanzitutto favorendo la partecipazione della gente alla res publica, aprendo le porte delle case comunali, rendendo partecipi tutti i cittadini, che così conoscano quel che si fa, chi fa e come fa le cose che riguardano la gestione dei beni comuni, in modo che inizi un percorso di educazione alla cittadinanza attiva, presupposto necessario perchè il voto della gente ai rappresentanti degli interessi pubblici venga espresso con giudizio, presupposto fondamentale di una buona politica, necessaria per migliorare la qualità della vita di tutti».

Antonio Di Ruzza - Lucia Giannino

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La rimozione della Croce di piazza Duomo

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Tra credenti e non, Acerra sembra essersi smarrita nella fede!

Piazza Duomo è spazio di polemiche. Il crocifisso, che dal 2003 fiancheggia la Cattedrale, è divenuto aperto dibattito tra fedeli, amministrazione e diocesi. Il suo trasferimento, disposto dall’ amministrazione comunale, ha infuriato i fedeli acerrani. Realizzata sette anni fa dal nucleo di Protezione Civile, in ricordo del passaggio dei frati francescani in paese, la Croce è divenuta punto di riferimento di preghiera. La Diocesi replica come era già, sin dalla sua realizzazione, destinata alla Chiesa in via Spiniello, oggi ancora in costruzione. L’ amministrazione sostiene come questa necessita di un restauro, ribadendo la sua programmata localizzazione. Rammaricati, i fedeli mal digeriscono tale decisione. Ancora ricordano la non restituzione della statua della Madonna nella Chiesa di San Pietro, divenuta oggetto di studio dopo il miracolo testimoniato da alcuni fedeli , e replicano“ora ci tolgono il Crocifisso che certamente non era oggetto di eventi da verificare”- aggiungono- “non facevamo nulla di male se non pregare il Signore”. Ma la decisione è presa e nei prossimi giorni la Croce sarà trasferita, accompagnata da una manifestazione pubblica. Continua Piazza Duomo ad essere luogo di polemiche, trasformandosi in un tribunale di fede. La cara Rossella Petrellese diviene motivo di disputa, dividendo il popolo tra difensori e oppositori. Il nucleo del dibattito è il riconoscimento canonico a Serva di Dio di Rossella. In una lettera destinata ai fedeli, il Vescovo Rinaldi annuncia l’autorizzazione, dalla congregazione delle Cause dei Santi, alla traslazione delle spoglie di Rossella dal cimitero di Acerra alla Cattedrale. Effettuata l’ esumazione da un èquipe medica, il Tribunale Diocesano ha avviato il riconoscimento canonico. Il 24 marzo, alle ore 18, una folla, tra curiosi e fedeli, si è mossa in processione, accompagnando il feretro di Rossella alla nuova tomba, situata nella Cattedrale. Lì, riunitisi i fedeli in preghiera, il Vescovo Rinaldi, nella sua omelia, ricorda come “Rossella è un microcosmo del Mistero Pasquale”. Una giovane donna che trova sollievo dai suoi mali corporali aprendosi al Signore, lasciandosi trasportare dal suo amore. Il suo è un cuore aperto “alla luce della Fede”. Rossella “era comunione profonda che la stringeva a Dio e a tutti gli uomini, in una circolarità di Amore senza limiti”.Intanto il popolo è contrariato da questa decisione. La perplessità di una futura canonizzazione arieggia sui volti di molti. Un dibattito aperto che ha messo in discussione i cittadini divisi. La conclusione della sentenza è da seguire nel tempo. Tutto dipende dalle “alte” decisione che saranno prese. Intanto Piazza Duomo è spazio di polemiche e ad Acerra anche la Chiesa sembra essersi divisa!

Lucia Giannino

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“Basta all’ abusivismo!”, lo gridano anche i parrucchieri

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Acerra. “Basta all’ abusivismo!”, lo gridano anche i parrucchieri. Un fenomeno che dilaga in città.

I parrucchieri professionisti acerrani si sono uniti tutti per portare avanti una protesta contro l’abusivismo che, a quanto pare, dilaga anche all’interno del loro mestiere, realizzando una serie di volantini che hanno fatto distribuito per l’intera città, rastrellata praticamente a tappeto. L’appello indirizzato alle clienti è stato quello sui veri costi ed i rischi nei quali possono incorrere nella scelta di servizi a domicilio di persone non professionali. I più gravi, derivanti dalla mancata sterilizzazione degli attrezzi da lavoro, consistono in infezioni cutanee, epatite virale, pidocchi e micosi… al modico prezzo di 10, 45 euro! Da cosa è dato il totale? Circa 0, 40 euro di telefonata; 3,75 di corrente elettrica ( a causa di un asciugacapelli tenuto all’incirca venti minuti in funzione ); 0,50 di acqua calda per circa cinque litri; 0,40 di shampoo; 0,40 di balsamo e 5,00 per la messa in piega. “Non lasciarti ingannare: l’abusivismo abusa anche te!” lo slogan contro la scarsa preparazione, i mancati aggiornamenti e l’uso di prodotti scadenti realizzato dai parrucchieri, ma che ben si adatterebbe anche a tanti altri ambiti sul territorio nostrano. Anzi, che si adatta. Senza condizionale. Nel periodo di elezioni da poco trascorso si è visto come i manifesti delle campagne di ogni partito fossero affissi praticamente ovunque, fuori dagli spazi consentiti, diventando spesse volte un pericolo oltre che causa di ulteriore sporcizia fra le strade. Fra quelle stesse strade dove il giorno della festa della donna si affollano venditori di mimose sempre pronti a fornire sgambetti ai fiorai o dove ogni domenica, nei curvoni di campagna, si piazzano i carretti di coloro i quali vendono i carciofi arrostiti di cui noi Acerrani abbiamo il difetto di essere ghiotti. Per non parlare poi dell’edilizia o degli autotrasporti! E, incredibile a dirsi, persino negli operatori della comunicazione locale c’è chi esercita questa attività con il “vantaggio” di non dover versare tasse e contribuiti come chi invece svolge il proprio lavoro nell’ambito della legalità, con tanto di registrazione ed in possesso di una partita iva. Qualunque sia il settore, infatti, la sostanza non cambia: l’abusivismo è un delitto, disciplinato dall’art. 348 del codice penale italiano. “Chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da euro 103 a euro 516.” Secondo tale norma, è punibile pertanto chiunque eserciti un mestiere con valenza giuridica senza esserne stato abilitato dalla legge, colpevole di aver compiuto un crimine nei confronti della Pubblica Amministrazione. E non soltanto, poiché i casi di frode in realtà sono molto più numerosi di quanto non possa sembrare e le sanzioni non sono solo civili e amministrative, ma anche penali e fiscali. Senza contare che, in periodo di crisi, gli abusivi stanno diventando i nemici pubblici numeri uno della maggior parte dei liberi professionisti, costretti a stringere la cinghia sempre di più. Un’epidemia che dilaga e contro cui è tempo di cominciare a prendere le dovute precauzioni.

Annamaria Bianco

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Le strisce blu tornano “a prezzo pieno”

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Acerra. Fine del pagamento posticipato della sosta, si paga l’intera multa.

E’ con la Delibera di Giunta Comunale del 9/11/2009 che è stata chiusa la sperimentazione del pagamento posticipato della sosta. In poche parole, quella che da più di un anno ci permetteva di pagare la sosta su strisce blu anche se venivamo “beccati” sprovvisti di tagliandino del parcometro. Se ben ricordate, il pagamento doveva avvenire entro il giorno seguente, con un importo forfettario dai 2 agli 8 euro. Un provvedimento ben accolto dagli acerrani, che rendeva un po’ più “digeribili” le odiate strisce blu introdotte dall’ormai defunta Giunta Marletta nel lontano 2007. Care (hanno prezzi da metropoli!); diffusissime (sono anche nei vicoli più angusti!); e per di più ingiuste (deve pagare, seppur in abbonamento, anche chi nelle strade regolamentate ci lavora!); le strisce blu sono sempre apparse come del tutto immotivate su un territorio come quello di Acerra. Infatti, le zone davvero trafficate continuano ad esserlo: corso Vittorio Emanuele, corso Italia e corso Resistenza, insieme al centro storico, sono tutt’ oggi inavvicinabili negli orari di punta. D’altronde la sosta a pagamento ha senso nelle grandi metropoli, dove può indurre a scegliere altri mezzi di trasporto come metropolitane o autobus per spostarsi all’interno dell’area urbana. Qui da noi una linea di autobus interna in pratica non esiste: i bus passano per Acerra, ma sono diretti a tutt’altre destinazioni; con il risultato che per il trasporto da un punto all’altro della città non rimane che l’auto, con o senza le strisce blu. Se a ciò si unisce la Circumvesuviana, morta e sepolta, e le Ferrovie dello Stato che ad ogni aggiornamento degli orari riducono i treni che fermano ad Acerra, anche per uscire dalla città l’auto diventa necessaria. Piuttosto, per “sbrogliare” i grovigli di traffico, sarebbe necessario un maggiore investimento nei Vigili Urbani… ma è evidente che, mentre istituire le strisce blu fa cassa, pagare i vigili no. Da inizio 2010, quindi, siamo tornati all’obbligo di pagare la multa di 38 euro. Le nuove regole hanno lasciato interdetti i lettori di Tablò, che negli ultimi mesi ci hanno chiesto chiarezza sulla questione. L’unica timida rassicurazione che possiamo farvi, è che nella Delibera di cui sopra, la Giunta Comunale si riserva la possibilità di “avviare un’attenta riflessione e […] valutare […] la possibilità di proseguire” la sperimentazione. Speriamo riflettano bene…

Stefano Petrella

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Dicembre 1999 - Dicembre 2011- "Acerra in tasca" la guida della città di Acerra, edita dalla Casa Editrice Sansone, compie 22 anni

 

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