Domenica, Maggio 20, 2012
   
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Il reale ruolo della cultura

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Acerra. «Il sindaco Tommaso Esposito deve dimostrare se la cultura che si fa politica è anche capace di fare politiche della cultura».

Da assessore alla cultura nella fase ultima della precedente amministrazione, mi è capitato spesso di pensare a quale fosse il reale ruolo che dovesse avere la cultura in un paese come Acerra, su cosa significasse fare cultura in un luogo simile, su come un amministratore potesse favorirla. Mi è capitato sovente di soffermarmi sul limite tra cultura e intrattenimento, nonché di cimentarmi con il giudizio tra cultura “alta” e “bassa”. Senza voler dilungarmi su definizioni, in ogni caso parziali su un concetto complesso come quello della cultura, di sicuro posso affermare che l’esperienza amministrativa in un settore tale, in concreto, deve necessariamente fare i conti con la realtà che si vive, con le richieste che si ricevono prima ancora che con le proprie concezioni o gusti. Deve interpretare, in sostanza, la molteplicità delle sensibilità dei vari strati della popolazione senza possibilmente scadere nella volgarità. È per questo che l’offerta culturale non può che essere ampia, stratificata, spesso anche dal sapore d’intrattenimento. Ritengo che la precedente amministrazione e io nell’ultima fase da assessore e prima ancora da semplice “volontario”, siamo riusciti a fare un lavoro discreto. Abbiamo tentato, e forse questo è il vero compito della cultura, di proporre cose che potessero determinare quella lieve modificazione interiore che, aggiunta ad altre, può essere fautrice di una progressione esistenziale. Si è cercato per esempio di andare incontro alle immediate richieste di associazioni o appassionati rispetto all’organizzazione di concerti, mostre o presentazioni di libri, come si è cercato in quest’ambito di far emergere le giovani e meno giovani intelligenze artistiche del territorio. Ma si è cercato anche d’inserire tale lavoro immediato in un percorso di più lungo respiro, ripetibile e duraturo. Così è stato per esempio con la creazione ex novo del “Festival di Pulcinella” o del “Corteo storico”, che hanno avuto più di una edizione, o con la mostra di arte contemporanea “Loading”, giunta alla terza edizione. Così si è tentato anche con concerti “impegnati” come quelli dei primi tre anniversari del 29 agosto (99 Posse, E’ Zezi, Avitabile). Così purtroppo non si è riuscito a fare con il “Festival degli artisti di strada” o con la serata “Multietnica” o con “O’ fucarone” o con la “Due giorni per la Legalità”, spesso per mancanza di condizioni più che per scarsa volontà. In questo percorso, in queste iniziative realizzate, sono stati determinanti la collaborazione, le proposte, gli impulsi di tante associazioni locali o comitati o gruppi di lavoro. Un’esperienza particolare è stata la crescita incredibile del “Carnevale”, grazie all’aver aiutato e messo assieme i comitati dei carri e aver arricchito la sfilata con la riproposizione rivisitata del carnevale popolare con la “Cantata dei dodici mesi” o con “A’ mort’e Vicienz”. A queste iniziative si è cercato di dare gli strumenti giusti per proseguire negli anni, proprio perché la cultura come valorizzazione delle tradizioni, riproposizione delle stesse, contaminazione o innovazione, ha bisogno di continuità, di dare qualcosa nell’immediato e di lasciare spazio per altro. Esiste tuttavia un altro compito che deve assolvere chi cerca di occuparsi di cultura da amministratore di una città. Quello cioè di porsi addirittura in una prospettiva, per così dire, storica. Il compito è cioè quello di intervenire in modo strutturale affinché non siano i sensi immediati ad essere sollecitati, non sia la fantasia e l’aspettativa degli anni a venire, ma sia addirittura la propria identità ad essere smossa insieme alle altre, scoprendosi soggetto collettivo, comunità con un patrimonio da preservare, propagandare e trasmettere. In tal senso, va letto a mio avviso, il tentativo compiuto dall’amministrazione Marletta, di reperire risorse per ristrutturare un bene storico-artistico come il Castello baronale. La nuova amministrazione comunale, insediatasi circa sei mesi fa, vede come sindaco Tommaso Esposito che è persona che proviene esattamente dal mondo della cultura. Per queste ragioni, seppur non condividendone impostazione politica e linee programmatiche complessive tanto da essermi candidato in alternativa a lui e al suo schieramento politico, non ho potuto non valutare positivamente e speranzosamente la sua decisione di trattenere a sé la delega alla cultura. Si tratta di un settore dove è possibile aspettarsi dei risultati. Del resto non si parte da zero. Acerra in questi anni ha conosciuto una vivacità culturale per le cose che prima ho menzionato. Ce ne sono poi altre che ho curato negli ultimi mesi della mia esperienza assessoriale e che credo possano rientrare in quel tentativo che dicevo di guardare alla prospettiva storica più che a quella immediata. Mi riferisco in particolar modo alla ripresa del lavoro per l’apertura del Museo Archeologico, alla Casina Spinelli, al Parco di Calabricito. Per quanto riguarda il Museo Archeologico, oltre a completare lavori interni ai locali presenti nel Castello e a riprendere i contatti con la Sovrintendenza Archeologica sia per quanto riguarda la riformulazione di una convenzione sia per quanto riguarda ipotesi gestionali, ho proposto un regolamento museale che, tenendo conto delle ultime normative in materia e servendosi anche della collaborazione dell’unica realtà riconosciuta in tal ambito a livello nazionale dal Ministero e presente sul territorio, desse dignità piena al patrimonio archeologico che Acerra possiede e che per mille difficoltà ancora non è stato trasferito in loco. Quella che era una semplice sezione di un museo civico più ampio e composito, ho infatti proposto che sia Museo a sé stante, appunto Archeologico, per garantire che su tale materia ci sia il massimo di rigore scientifico e il massimo della capacità organizzativa. Per la Casina Spinelli, invece, sono state tracciate le premesse per il suo acquisto. Dopo aver intrapreso trattative informali con i rappresentanti legali degli eredi, nell’ultimo Piano Triennale delle Opere Pubbliche approvato agli sgoccioli dell’amministrazione Marletta, ho fatto inserire 1 milione di euro di mutui per l’acquisto della Casina Spinelli, nella certezza che il primo passo da fare per la sua valorizzazione fosse quello di diventarne proprietari come Comune. Mi permetto una divagazione, in quanto ho avuto l’onore di ricoprire anche la carica di assessore al bilancio. A fronte del rispetto per più anni di seguito del Patto di stabilità, il Comune di Acerra era reputabile “virtuoso” da un punto di vista finanziario, tanto da non avere debiti, tanto da poter, così come previsto dalla legge, fare fino a 10 milioni di euro di mutui per la realizzazione di opere e per investimenti, questo proprio grazie alla solidità delle finanze comunali. I soldi che si possono prendere con mutui sono soldi per così dire “freschi”, certi. È per questo che l’acquisto della Casina Spinelli è una cosa possibile, non un sogno. Basta solo compiere i passi successivi. Infine, approfittando di un finanziamento una tantum ottenuto dal Governo grazie all’interessamento dell’allora senatore Tommaso Sodano, sono riuscito a finanziare la realizzazione di uno studio di fattibilità per la definizione di un “Parco urbano d’interesse regionale” relativo a tutta l’area di Calabricito, compresa la zona archeologica, la Casina e il Mulino, le sorgenti del Riullo. Attualmente lo studio è al vaglio della Regione per far ottenere all’area il riconoscimento di Parco, così come per altro fanno ben sperare le relazioni intercorse, grazie anche al Dirigente comunale di riferimento, con la struttura tecnica regionale. Se si riuscisse come spero ad avere il riconoscimento, quell’area diventerebbe, con le opportune risorse, un parco che non solo preserva la zona da possibili scempi, ma che può trasformarsi in una possibilità di sviluppo per Acerra, specie se si fa riferimento al “Piano strategico per la valorizzazione dei beni culturali dell’area nolana” dove si è riusciti a far rientrare anche Acerra. Sono queste in sostanza le tre iniziative strutturali fatte per la cultura ad Acerra. Ancora non sono definitive e perfezionate, vi è del lavoro da fare, c’è bisogno di tempo che alla precedente amministrazione non si è voluto dare per le ormai note vicende. Si tratta ora di riprendere queste attività, magari migliorarle e farle progredire. C’è bisogno di dedizione, di voglia, di entusiasmo. Il sindaco Tommaso Esposito deve dimostrare se la cultura che si fa politica è anche capace di fare politiche della cultura.(riceviamo e pubblichiamo)



Giovanni De laurentis

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