Domenica, Maggio 20, 2012
   
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Cambiare tutto per non cambiare niente.Applausi!

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Acerra. A teatro, dopo un’esecuzione, se il pubblico rimane soddisfatto, applaude, se invece rimane entusiasta, chiede il bis. In questi giorni anche nel teatro cittadino c’è stata un’esecuzione: l’inaugurazione della piazza Falcone e Borsellino.

Il pubblico, soddisfatto, applaude- perché, pensa, qualcosa si muove-. Il pubblico, però non è entusiasta, quindi non chiede il bis. Come dargli torto, in fondo non c’è stato niente di nuovo, si è trattato di rifare una piazza che già c’era, di allargare spazi, rinfoltire le aiuole, insomma riprendere tutto ciò che era diventato preda dell’incuria, quella stessa che si ripresenterà se nessuno avrà cura della nuova area. Una piazza, oggi, senza dubbio più decorosa, più elegante, forse anche più fruibile, ma a discapito di un’utenza scolastica, un servizio postale, un servizio pretoriale, un aumento di ingorgo del traffico nelle strade laterali frequentatissime nell’ora di punta per la forte incidenza di siti scolastici. Quindi, alla fine, si è trattato di dare qualcosa in più a chi già aveva; è normale a questo punto chiedersi: invece di spendere soldi per abbellire, non sarebbe stato più giusto utilizzare quelle risorse per costruire, realizzare, progettare qualcosa di veramente nuovo? C’è tanto da fare per strade, fogne, marciapiedi, la periferia ormai tocca l’apice dell’incuria, del disordine, dell’abbandono. E, invece, proprio come la cruda legge della vita, a volte si da a chi già ha e chi non ha continua a non ricevere niente. Certo, l’estetica, l’abbellimento sono importanti ma non sempre necessari. A volte si dovrebbero operare scelte proprio come si fa in famiglia, pensando prima alle cose necessarie, urgenti e poi a quelle effimere, di piacere, di godimento. Fin quando non si inizierà a pensare alla cosa pubblica come ad un progetto familiare, dove l’amministrazione comunale interpreta il capo famiglia, difficilmente si capirà il fine ultimo per cui si amministra un paese! E si continueranno ad avere le discriminazioni, le contrapposizioni tra quartieri di serie A e quartieri di serie B, altro che uniformità, equità , si continuerà nella ghettizzazione, sicché interi quartieri si ritroveranno sempre ad essere abbandonati a sè stessi, come pure alcuni cittadini rimarranno soli a dover combattere ottusità e incomprensione, rappresentati da scale, ostacoli meccanici, e le cosiddette barriere architettoniche. Tra rabbia e sconcerto, stranamente viene da pensare come l’uomo sia riuscito a posare i piedi sul suolo lunare, ci ha camminato, ma non riesce a far camminare sul suolo terrestre tutti gli uomini della terra, i cosiddetti uomini portatori di handicap che, invece, tiene bloccati, prigionieri in casa, senza possibilità di uscire, di vivere la propria città, il proprio paese; lo sconcerto nasce dalla consapevolezza che se l’handicap li limita, questa realtà li schiavizza. Schiavi di in sistema politico che non si pone il problema, non vive la condizione limitante né si pone nelle condizioni di farla superare, di essere da supporto. Come se chi la subisce non appartenesse a quel popolo che vive tra le Alpi e la Sicilia, ma fosse un popolo straniero nella sua patria. Eppure c’è la Costituzione, ci sono le leggi; forse manca chi le legga e chi le faccia applicare, forse, più semplicemente, c’è assenza di una vera politica sociale. Acerra è così: non c’è locale pubblico, bar, pizzeria, che non abbia scale per l’accesso, marciapiedi con rampe di salita con pavimentazioni interrotte. Per non parlare della mancata fruizione di locali di divertimento, intrattenimento, culturali, come teatri, cinema; e che dire del castello baronale? Ristrutturato, abbellito centro di cultura e manifestazioni, ma che resta per i portatori di handicap semplicemente un quadro da ammirare e da vedere, perché è purtroppo off limits. E’ difficile far capire quanto questa realtà limiti ancora di più la già ristretta libertà di un portatore di handicap; è come tenerlo estraniato, messo da parte, isolato, ghettizzato, discriminato. Così nel nostro paese convivono realtà megagalattiche, con quartieri ultramoderni, signorili e dotati di ogni confort, con realtà a dir poco lasciate all’epoca della pietra, con quartieri lasciati affogare dalle erbacce, dalle acque piovane,dalla melma che fuoriesce dalle fogne intasate. Proprio come se quegli abitanti fossero figli di un Dio minore. Però, intanto, si pensa ad abbellire, a rendere graziosi spazi già esistenti, già ben determinati. E’ questo rispondere alle esigenze della popolazione? Dei più deboli, dei più bisognosi? Non mi pare che fossero questi gli impegni che quest’amministrazione aveva preso con gli elettori. D’altronde non c’è da meravigliarsi; in fondo, a questo modo di amministrare ci avevano già abituate le precedenti amministrazioni , quelle di un passato non troppo lontano, con i lavori per dei marciapiedi che da piazza S. Pietro arrivano al ponte di Napoli, prima ristretti, poi allargati e poi fatti ritornare com’erano prima, con l’organizzazione di feste, canti e suoni per allontanarci dalla realtà. Quindi, quella di oggi è la storia che si ripete . Come dar torto a G. Tomasi di Lampedusa, quando nel “Gattopardo” sostiene :”Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi!”. In poche parole: ”cambiare tutto per non cambiare niente”. Eppure mi dico, anche senza troppo studiare, analizzare, c’è tanto da fare, tanto a cui pensare: ci sono ad esempio i disoccupati, gli artigiani, che chiedono interventi mirati. Da tempo, ho un’idea che mi balza nella mente, più che un’idea è forse un sogno. Rilanciare l’artigianato locale, mettere in moto una piccola e media industria. Penso: il castello baronale è stato rimesso a nuovo, e proprio il castello, simbolo di Acerra, emblema del nostro paese, potrebbe rappresentare la rinascita, il punto di partenza, il fulcro dell’attività artigianale, con l’utilizzo di tutto lo spazio del fossato, dove progettare una serie di piccoli spazi- bottega a ridosso delle mura laterali, stando attenti ad assicurare un inserimento intonato, armonico con l’esistente. Assegnare questi spazi bottega ai piccoli artigiani locali, dove poter lavorare ed esporre la merce. il rimanente spazio centrale, opportunamente lastricato, potrebbe essere messo a servizio di passeggiate di papà e mamme con i propri figli, mentre la parte finale del fossato potrebbe diventare un piccolo parco giochi, zona di ristorazione, con bar e pizzetterie da dare in gestione a ragazzi disoccupati. E tutto questo proprio a Piazza Castello, quella che da sempre è stata la piazza affari locale. Era a Piazza Castello che si decidevano i prezzi dei prodotti agricoli, dove i contadini vendevano i loro prodotti ai commercianti, dove c’era la domanda e l’offerta della manodopera necessaria ai campi. Si potrebbe ripartire proprio dalla piazza affari acerrana. Un sogno il mio? Guai se non ci fossero i sogni; non ci sarebbe più futuro. Forse è proprio questo il problema quest’amministrazione: ne ha di sogni da fare e da realizzare? Francamente non so!



Carmela Bianco

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Dicembre 1999 - Dicembre 2011- "Acerra in tasca" la guida della città di Acerra, edita dalla Casa Editrice Sansone, compie 22 anni

 

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