Martedì, Febbraio 07, 2012
   
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Il capogruppo del PD, Carmine Siracusa:« Il Sindaco poteva anche decidere di “aprire” e “chiudere” la crisi in una delle stanze del Comune...»

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Il capogruppo del partito Democratico, Carmine Siracusa, intervistato dal nostro direttore è intervenuto nel dibattito della crisi politica che sta caratterizzando la maggioranza di governo cittadino.
In particolar modo gli è stato chiesto una sua riflessione per come si è chiusa la storia delle dimissioni del sindaco Esposito. Con estrema pacatezza e senza scomporsi più di tanto, Siracusa esprime il suo pensiero sul caso.
Carmine Siracusa, qual è il suo giudizio su questa crisi politica amministrativa?
«Innanzitutto, esprimo grande soddisfazione per il ritiro delle dimissioni da parte del Sindaco. Sarebbe stato un danno enorme se ci fosse stato lo scioglimento del Consiglio Comunale ed il commissariamento del Comune per oltre un anno. E’ vero: le dimissioni sono state ritirate a poche ore dalla scadenza fissata dalla legge. Ciò dimostra che le dimissioni non sono state una finzione, ma un atto politico forte, consapevole ed impegnativo, del Sindaco. Con il suo gesto, deciso dopo poche ore dalla seduta di Consiglio Comunale in cui sono stati eletti i Revisori dei Conti, Tommaso Esposito ha voluto sollecitare tutta la maggioranza a ritrovare la necessaria coesione al fine di accrescere, tutti insieme, la capacità di affrontare i problemi e di dare le giuste soluzioni. Sia chiaro: il Sindaco poteva anche decidere di “aprire” e “chiudere” la crisi in una delle stanze del Comune e la maggioranza poteva sottrarsi ad un confronto pubblico. Invece, il Sindaco ha ritenuto di svolgere un’autonoma e responsabile riflessione e ha deciso per un atto clamoroso. Raramente i Sindaci si dimettono! Il confronto che si è avuto, successivamente alle dimissioni, è stato un confronto vero, incentrato sulle considerazioni del Sindaco e si è arricchito del contributo di tutte le forze politiche e dei gruppi consiliari della maggioranza. Le cose sono state dette da tutti con molta chiarezza: non stiamo in una caserma, e dunque tutti si sono espressi con franchezza. Insieme abbiamo deciso di convocare il Consiglio Comunale - una scelta molto importante - nonostante che nemmeno la minoranza ce l’avesse chiesto. In sede istituzionale, davanti alla città, si è sviluppato un dibattito proficuo che ha consentito a Tommaso Esposito di fare ulteriori riflessioni. E’ stata innanzitutto ribadita la validità del progetto presentato l’anno scorso alla città e sostenuto dall’alleanza di forze riformiste, democratiche, popolari e di centro. Sono state individuate le priorità programmatiche che, con l’approvazione del bilancio di previsione tra qualche settimana, saranno affrontate (PUC; iniziative nelle aree di insediamenti produttivi; accordi di reciprocità; Più Europa; riorganizzazione della struttura comunale; manutenzione e riqualificazione urbana e delle periferie e delle frazioni); il Sindaco provvederà, esercitando le prerogative che la legge gli conferisce, all’adeguamento e riorganizzazione della Giunta Municipale; la coalizione di maggioranza avrà un suo portavoce-coordinatore; entro pochi mesi, come è naturale e giusto che si faccia, si avrà una verifica sul programma di mandato e sul riassetto complessivo dell’Esecutivo. Dunque si riprende ed io sono molto fiducioso.”
Nella seduta di Consiglio comunale del 27 aprile 2010, con all’ordine del giorno chiarimenti sulle motivazioni che hanno portato il Sindaco alle dimissioni, Lei, nel suo intervento, ha fatto un passaggio che diceva: “Tommaso Esposito poteva decidere di non venire in Consiglio comunale, poteva decidere di non dare le dimissioni perché se ci fosse stato, come dire, un invito rituale del dirigente sovralocale, sarebbe stato un invito a non dare le dimissioni; questo dimostra che il sindaco è un uomo svincolato dalle logiche, dai rituali e dalle liturgie dei partiti.” Cosa intendeva sottolineare?
«In Consiglio Comunale ho fatto delle considerazioni semplici, contestando ciò che veniva detto dai banchi dell’opposizione relativamente al rapporto tra il Sindaco e il Partito Democratico. Solo chi non conosce Tommaso Esposito può pensare che prenda “ordini” dal PD! La verità è che Tommaso Esposito esercita correttamente il suo ruolo ed è giustamente vincolato alla sua autonomia: è il leader della coalizione che lo ha proposto agli elettori ed è il Sindaco di tutti gli acerrani. E’ del tutto ovvio che si confronti con il PD, così come si confronta con tutti. A conferma di ciò posso dire che il Sindaco non ha fatto nessuna telefonata a nessun Segretario del PD prima di annunciare le sue dimissioni . C’è da immaginarsi quale sarebbe stata la risposta del PD se qualche suo dirigente fosse stato preventivamente interpellato! E’ naturale che in un rapporto caratterizzato dal rispetto dei ruoli che ciascuno svolge - Sindaco, Assessori, gruppi consiliari, forze politiche - è responsabilità del Sindaco proporre, ascoltare, fare sintesi, poi decidere, e infine assicurare che le decisioni politiche abbiano concretezza ed operatività».

Antonio Di Ruzza

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