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Giovanni Bianco:" Noi siamo un movimento che vuole creare una Casa Comune"

“...La politica intesa come momento di confronto e di dialettica questo anche con chi non la pensa e non la ha mai pensata come noi...”
Ogni qualvolta si sente odore di elezioni, un po’ tutti fanno a gara per sostenere, da sempre, due cose: che è necessario assolutamente un cambiamento e che le elezioni alle porte rappresentano l’ultima occasione per realizzarlo. Sono diventate, queste due affermazioni, uno stereotipo. Un luogo comune al quale non crede più nessuno, perché ormai la gente, in particolare ad Acerra, si rende conto del gattopardismo imperante e prende atto che sono quasi 20 anni che tutto si vuole cambiare, ma in fondo poi nulla cambia. Questo soprattutto perché, chi si lamenta, generalmente poi resta a casa (talvolta anche traendo profitti personali questuati al vincitore di turno) e quei pochi perbene che si impegnano, avendo vincoli di appartenenza, sono naturalmente divisi su sponde opposte. Tanto ha determinato che ad Acerra, in ultima analisi, le elezioni le vincono, decidendo poi le sorti della città, quelli che giocano di sponda, i peggiori, i mercenari di sempre, quelli che si offrono al battitore del mercato delle vacche. Ma questo non può essere il momento di fermarsi a piangersi addosso. Dobbiamo cioè renderci conto che è giunto ora il momento di rimboccarsi le maniche, anche partendo da quelle considerazioni che abbiamo inteso condividere, con tanti amici, nell’assemblea dello scorso 8 Luglio alla Casa dell’Umana Accoglienza. Io partirei da un dato che non credo possa essere frainteso, clamorosamente chiaro. Dal 95 ad oggi, Acerra ha avuto 4 sindaci: 3 espressione del centrosinistra, uno del centrodestra. La città, di fatto, è rimasta al palo. Ha visto sfumare il Polo Pediatrico, ha patito forse la peggior soluzione per l’attraversamento della Alta Velocità, ha visto l’insediamento dell’inceneritore peggiore che poteva essere realizzato, non è stata in grado di ottenere un ristoro ne di cogliere occasioni di sviluppo occupazionale, non ha ancora il PUC, tanto per citare le cose più evidenti. Tutti e quattro i sindaci sono finiti nella polvere, nessuno ha finito il mandato, ne è stato mai riproposto al giudizio degli elettori. E’ mai possibile che erano quattro incapaci o che abbiamo sempre scelto i peggiori? Io non posso crederlo, fatte in ogni caso salve le responsabilità personali che nessuno, e tantomeno io, intende assolvere. Il dato però, è che ad Acerra manca, abbastanza evidentemente, una classe dirigente capace di decidere, governare ed operare scelte condivise. E’ stata questa considerazione che ci ha spinti a fare il primo passo. Ci siamo resi conto che i problemi di oggi sono, nella sostanza, quelli del ’93 quando, non a caso, nacque l’esperienza di Alternativa per Acerra. Un’idea per andare oltre, dicemmo allora, con la gente contro la malagente. Ed il dato resta ancora, se si considera che le varie amministrazioni sono rimaste al palo per il continuo ricatto di una pseudo-classe politica che, occupando lo spazio lasciato libero da chi è rimasto a casa, ha creduto di poter fare il bello ed il cattivo tempo cambiando casacche, uscendo dai gruppi, facendo melina e soprattutto tentando di costruirsi una visibilità personale per ricattare le amministrazioni di turno. Ma che questo scadimento sia ancora ineluttabile, non può essere, e non è, assolutamente vero. Se c’è, infatti, qualcosa che la serata del 8 Luglio ci ha detto, almeno una cosa che proprio nessuno - nemmeno scettici e sfascisti - non può proprio non vedere, è che c’è una comunità che ha voglia di mettersi a lavorare per Acerra. Una Comunità in carne ed ossa, di facce e di parole, di tesi e di confronti. Una Comunità che si è mossa da casa per far sentire la propria voce. Dall’8Luglio, insomma, si è messa in cammino un pò di gente, spontaneamente. Gente che si è confrontata liberamente su problemi reali di questa, lontano anni luce dal chiacchiericcio inutile cui ci ha abituato un certo modo di intendere la politica. Niente di precostituito, niente di preconfezionato. Solo cittadini che si preoccupano della loro terra e che si sono resi disponibili a dare una mano per cambiarla. Andando oltre i limiti di una classe dirigente che gioca di sponda da 12 anni e che, presente in più amministrazioni, è stata capace di mandare a casa i sindaci, ma non capace di garantire un servizio essenziale alla città che è infatti rimasta clamorosamente al palo. L’8 Luglio, per certi aspetti, abbiamo provato a fare l’elettro-shock ad una città intorpidita, stanca e disillusa. E’ bastato questo, è bastato fare semplicemente il proprio dovere di cittadini, per sollevare, secondo alcuni, un vespaio. Abbiamo solo smosso le acque chete eppure da destra ci hanno accusato di essere diventati comunisti. Da sinistra si chiedono se non siamo una destra con la maschera. E basta! Lasciateci essere interpreti autentici del nostro pensiero! Noi siamo solo una comunità, movimento in cammino nel tentativo, limpido e genuino, di riportare alla politica la gente che si è stancata di quello che ascoltiamo ogni giorno dalla televisione, di Ruby, di Montecarlo, di corruzioni e di collusioni, di festini e di Festoni. Noi siamo solo uomini e donne con le radici profonde che, se volete, hanno da tempo rotto un vincolo di fedeltà ad un’area ove sono stati omogeneizzati i vessilli e dove i nostri valori sono continuamente calpestati al punto da farci correre il rischio di perdere la identità. Ma le radice profonde non gelano! Ferma restante la nostra identità e se volete anche quella che può essere la diversità di che viene da esperienze diverse vogliamo affrontare il mare delle nuove sfide con la bussola degli antichi valori tenendo salda la barra del timone verso ideali eterni che incontrino le esigenze e quindi il consenso della gente. Noi siamo un movimento che vuole creare una Casa Comune con chi ha una storia della quale riesce a tenere memoria pur anche nella diversità della storia di ognuno di noi. La politica intesa come momento di confronto e di dialettica questo anche con chi non la pensa e non la ha mai pensata come noi deve tornare al centro di un confronto che fin ora si è arenato nella melma del pressapochismo di chi ritiene che l’impegno non debba essere profuso verso i bisogni della gente ma a soddisfazione del bisogno personale. Sono questi mediocri che hanno portato Acerra così in basso. Noi non vogliamo essere etichettati. Vogliamo tornare ad essere un movimento che oggi non ha inteso mostrare i muscoli, ma che ha voglia di allenare i propri muscoli per battere quel partito trasversale di “malagente” che gioca di sponda e che ha affondato la nostra città con l’avallo e la protezione di chi aveva - ed ha- su Acerra progetti personali che noi non gli consentiremo di realizzare. A quanti hanno detto di condividere questo progetto, diciamo che è giunto il momento di passare dalle buone intenzioni ai fatti. Noi ci siamo, siamo tanti e siamo pronti ad elaborare un progetto condiviso che cementi una unità di popolo a difesa della città.
Avv. Giovanni Bianco
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