Domenica, Maggio 20, 2012
   
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Il PDL non può rimanere nella clandestinità

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A ormai un mese dal ballottaggio, penso che una riflessione sul voto vada fatta.

Per la verità tale riflessione andava fatta in seno al PDL e con gli alleati già all'indomani del primo turno, per fare una seria analisi del voto e cercare di attrezzarsi per invertire il risultato, che vedeva il nostro candidato Sindaco (unico tra i cinque candidati) ottenere meno voti della coalizione. Ma ciò non è avvenuto ed il risultato è stato quello di rendere ancora più pesante la sconfitta. E' ovvio che in tutto questo ci sono pesanti responsabilità politiche da parte di chi, in trine solitudine, ha scelto gli uomini, dettato il programma e indicato tattiche e strategie! Iniziamo con gli uomini. Un errore marchiano è stato fatto nel rifiutare la candidatura di Raffaele Lettieri, motivata dal fatto che era stato uno sei sostenitori del sindaco Marletta, motivazione senza senso, anche alla luce di altre candidature accettate ( Piccirilli, Damiano, Giardinetto ...). Eppure Lettieri non era stato in alcuna Giunta Marletta, anzi ricopriva una carica istituzionale! Anche la mancata alleanza con l'UDC si è rivelato un grosso errore politico e nessuno sa cosa sia successo e cosa abbia determinato questa anomalia. Il programma aveva come proposte più coinvolgenti e sconvolgenti: il premio al miglior impiegato comunale e la copertura dei Regi Lagni e a nulla valsero le parole di coloro che facevano presente che quella dei Regi Lagni non era materia di competenza comunale. La campagna elettorale partì con una serie di slogan contro ex assessori e non, comunque contro esponenti del centro-sinistra e a chi faceva presente che le campagne elettorali si fanno non contro qualcuno, ma si fanno (e si vincono) facendo proposte, veniva risposto con sufficienza: "vedrete quanto uscirà il manifesto con le loro facce!". Abbiamo visto: hanno preso tutti un mare di voti! Si giunge così al ballottaggio e ci si giunge da sconfitti, con Tommaso Esposito che prende più voti del candidato del centro-destra. A questo punto, presi dall'ansia, si commettono errori su errori e, anche in questa fase, senza sentire nessuno, senza sentire neanche i candidati, neanche quelli più votati. E' risaputo che al ballottaggio vince il candidato che riesce a conservare quanti più voti è possibile, la partita si gioca sull'astensionismo. In quei quindici giorni, quindi, si doveva lavorare solo sui propri elettori, affinchè tornassero a votare. Si è tentato, invece, velleitariamente di conquistare nuovi elettori ed in tal senso andavano la miriade di slogan sfornati per l'occasione (acqua, tarsu, zona franca, piscina, internet, ecc) e gli apparentamenti. Apparentamenti che non avevano e non hanno avuto alcun senso, politico o pratico. Anche in questo caso nessuno ne sapeva niente! Questi sono i fatti che hanno portato il PDL ad una sonora sconfitta, perchè di sonora sconfitta si tratta, non mitigata affatto dai 6.780 voti ottenuti dalla lista e dai 14.923 ottenuti dalla coalizione. Alla luce della situazione creatasi, va iniziato con sollecitudine un lavoro politico, un dibattito, anche uno scontro se necessario, per far uscire Il PDL dalla palude in cui è stato impantanato. Il primo partito della città non può rimanere ancora in uno stato (mi si passi il termine) di semiclandestinità! Ci sono uomini ed energie, ci sono giovani, ci sono donne, c'è un ricco materiale umano su cui investire, lo si faccia. Una delle principali doti del dirigente politico è quella di saper fare un passo indietro, non ci si ostini in bracci di ferro con chicchessia. Il commissario della sezione ha sempre rivendicato, con giusto orgoglio, il fatto che le responsabilità erano sue e solo sue, lo ha fatto, tutti lo ricordano, in un teatro Italia gremito e plaudente. Lo faccia anche ora e se ne traggano le conclusioni. Se non si restituisce la sezione agli iscritti, se non si comincia sul serio a fare politica, si gettano sin d'ora le basi per la prossima sconfitta! (Riceviamo e pubblichiamo da Emilio Sirletti)

Emilio Sirletti

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