Martedì, Febbraio 07, 2012
   
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Politica

Il Comunicato stampa dell'API: LA VIA MAESTRA!

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Se si ritiene che anche l’ultimo Sindaco sia stato vittima di intrighi di palazzo e di interessi di bottega, è giunto il momento di ridare alla politica il suo ruolo naturale e cioè quello di assicurare alla città una classe dirigente coraggiosa, preparata e al passo con i tempi. Dall’arrivo ad Acerra dell’ennesimo Commissario Prefettizio, tutti i partiti e tutti gli impegnati in politica, partendo da varie analisi, giungono alla conclusione che bisogna rivalutare il Consiglio Comunale in termini qualitativi e, pertanto, rinnovare la classe politica passando attraverso coalizioni che non ripercorrano la storia recente e gli errori del passato. L’API ritenendo che la politica debba essere programmata, oggi come non mai, per la ripartenza di Acerra e per la salvaguardia degli interessi collettivi, comincia una campagna di ascolto della città per capitanare una stagione di rinnovamento inteso come abbandono di un modo di intendere la cosa comune stantio e deleterio. Noi dell’Api siamo certi che questa sia la VIA MAESTRA e siamo convinti che non saremo soli. Non saremo soli perchè intendiamo coinvolgere nel nostro percorso tutte le donne e gli uomini della nostra città che intendano la politica come impegno costante e come servizio, tutte le organizzazioni culturali, sindacali, professionali, artigianali e di volontariato che operano sul territorio di Acerra. Con loro intendiamo preparare un programma realizzabile e non un libro dei sogni, che assicuri una equa e corretta erogazione dei servizi, una efficace gestione dell’ordinario e del quotidiano e che, pertanto, garantisca ai cittadini una migliore vivibilità (Traffico, Viabilità, Parcheggi, Verde, Rifiuti, Scuola, PUC, Alta Velocità, Agricoltura, Attività Produttive, Tributi e Solidarietà). In questo nostro percorso non dimenticheremo di coinvolgere tutte le donne e gli uomini che con il loro impegno culturale e professionale hanno tenuto e tengono alto il vessillo e il buon nome della nostra Città ricca di storia, di patrimonio e di tradizione. Oggi Acerra chiama e ha bisogno di tutti noi! È un dovere rispondere “presente†con il convincimento che solo quando saremo veramente uniti per il bene comune la città di Acerra sarà la nostra città.(Riceviamo e pubblichiamo)

 
Il coordinamento api Acerra

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Tommaso Esposito: "la mia coalizione era fatta da giganti che pensavano autonomamente alla propria radicalizzazione e, dunque, al proprio territorialismo"

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Tommaso Esposito ha scelto di fare chiarezza sulla chiusura ufficiale della sua esperienza amministrativa in quest’intervista rilasciata al Tablò.

 

Tommaso Esposito ha scelto di fare chiarezza sulla chiusura ufficiale della sua esperienza amministrativa in quest’intervista rilasciata al Tablò. Dopo le dimissioni del 3 giugno e il successivo insediamento dei Commissari prefettizi, l’ormai ex Sindaco di Acerra ha avuto modo non solo di passare a setaccio le cause della frammentazione politica interna alla maggioranza - che ha reso quasi impossibile l’azione di governo - ma anche di esprimere un giudizio obiettivo sul suo operato a distanza di due anni e mezzo dalle ultime amministrative. Uno dei motivi principali che ha indotto Tommaso Esposito, eletto primo cittadino a furor di popolo, a fare il punto sulla sua scelta di rassegnare le dimissioni è stata la volontà d’informare i cittadini delle falle interne all’apparato politico locale. Nel corso di quest’ultimo decennio, infatti, la classe politica nostrana sembra aver lavorato costantemente per rendere la città ingovernabile, favorendo e non contrastando quell’autoreferenzialità di molti suoi elementi, che, indipendentemente dalla propria storia e appartenenza politica, si sono arrogati il diritto di porre dei veti per intralciare il corretto iter amministrativo del consiglio comunale.
Dott. Tommaso Esposito, a distanza di 15/20 giorni dalle sue dimissioni, è ritornato a svolgere la vita di un tempo. Cosa significa per lei tutto questo?
«In verità non avevo mai abbandonato la mia attività, poiché le prime ore della mattinata erano sempre dedicate al controllo e alla cura dei mie pazienti. Chi è medico non può mettere da parte le proprie responsabilità e la propria professione, inoltre, ritengo che prendersi cura delle persone è un po’ come curare la città. Detto ciò, le confesso che sono sereno e tranquillo».
Secondo lei, è più difficile curare le persone o risanare un sistema ed un apparato malato? «Con le persone si stabilisce un rapporto di fiducia, che ti dà determinate certezze basate sulla consapevolezza non soltanto di quello che sai, ma anche e soprattutto di ciò che non sai. La politica da questo punto si vista è un vero e proprio mare aperto, perciò sicuramente molto più rischiosa».
Il suo prossimo impegno nella società civile sarà da comune mortale o non esclude un eventuale ritorno sulla scena politica acerrana?
«La mia scuola di pensiero considera gli atti privati alla stregua di atti pubblici, dunque ritengo che il mio impegno di cittadino, medico e operatore culturale sia sempre sinonimo di un impegno politico costante».
Nel corso della sua esperienza di primo cittadino ha spesso puntato sulla comunicazione e sull’uso di termini forti anche nei confronti dei suoi stessi alleati, che ha spesso accusato di rendersi protagonisti di trucchetti, scherzetti e sgambetti. Cosa ci può dire in merito adesso e, soprattutto, potrebbe aiutarci a capire i motivi di queste sue sortite mediatiche?
«Quando ho parlato di trucchetti e sgambetti, mi riferivo a quel sistema d’interdizione che nasce da due questioni fondamentali, che si sono sviluppate negli ultimi anni: da una parte il sistema maggioritario, che ha favorito la disaggregazione delle rappresentanze non soltanto in consiglio comunale, bensì anche sul territorio; dall’altra il vizio all’autoreferenzialità di molti, che, indipendentemente dalla propria storia e dalla propria appartenenza politica, si arrogano il diritto di porre dei veti per intralciare la vita amministrativa».
Espedito Marletta è stato mandato a casa, con lei invece è successo il contrario, perché?
«Sono del parere che nel momento in cui vi è la necessità di usare le maniere forti, lo si debba fare senza titubanze. Le faccio un esempio: io non appartengo allo stuolo dei medici che si intestardiscono nel curare l’ammalato fino al punto di rendere la piaga sempre più purulenta. Ritengo, infatti, che negli stadi in cui è necessario utilizzare un intervento forte, ciò vada fatto. Diciamo che la mia è scelta di rassegnare le dimissioni è stata una sorta di elettroschock avvenuto alla fine di un percorso terapeutico, dove si è tentato veramente di tutto: dall’utilizzo del farmaco all’utilizzo della psicoterapia».
Quali sono state le reazioni della società civile dopo la sua presa di posizione?
«Molte persone - che non fanno parte dell’apparato - mi hanno chiesto di essere informate delle difficoltà che hanno portato alla conclusione della mia esperienza da primo cittadino di Acerra e questa è una richiesta legittima. Le mie dimissioni sono la denuncia di un sistema che non può essere più consentito sia in questa città sia nel resto d’Italia. La buona politica credo necessiti di chi non ha bisogno di essa e, quindi, di svincolarsi dalla ricerca della soddisfazione del bisogno. Per bisogno intendo la mera cura del proprio orticello e di quello degli elettori più vicini e petulanti. Si deve fare un salto di qualità, in grado di mettere all’attenzione di chi ci governa i problemi reali dei cittadini, perché spesso - per risolvere un bisogno particolare – si corre il rischio di perdere di vista l’insieme delle esigenze di un paese e di un territorio. E questo è quello che sta accadendo sia a livello locale che a livello nazionale».
Qual è stata la causa dell’immobilismo della sua amministrazione e chi, tra lei e la coalizione di maggioranza, ha più responsabilità per come sono andate le cose?
«La paralisi dell’amministrazione era dovuta all’incapacità complessiva dell’intera coalizione di discutere realmente delle cose che stavano sul tappeto. La coalizione di maggioranza è sempre stata più attenta alla composizione degli equilibri interni e ciò ha inevitabilmente bloccato gli ingranaggi dell’amministrazione. Io mi prendo la mia parte di responsabilità, che è legata al fatto di essere refrattario all’inutilità di determinati meccanismi e rituali della politica, ma sono certo che essa ha un peso minore rispetto a quelle della coalizione. Quest’ultima non ha mai trovato né un’anima né degli obiettivi comuni da perseguire e realizzare per il bene della città».
Cosa ripeterebbe di ciò che ha fatto in questi ultimi due anni e mezzo?
«Ripeterei la mia scelta di scendere in politica con spirito di servizio e mi auguro che quest’esperienza possa essere utile alla città per evitare gli errori commessi. Forse ho sbagliato nell’immaginare un consiglio comunale senza conflitti d’interesse, cosa che rende difficile e complicato governare.»Quanto si è sentito solo nel corso di quest’esperienza amministrativa e quanto ha influito il comportamento del Partito Democratico sulla sua condotta politica? In altri termini, lei è stato per scelta propria un uomo solo al comando o è accaduto il contrario?
«Mi sono ritrovato solo perché la mia candidatura è stata sin dall’inizio solitaria e per certi aspetti non costruita. La mia figura, infatti, è emersa negli ultimi momenti, giacché poteva essere un elemento di unione per la città e per i partiti di centro e di centrosinistra. Non escludo nemmeno la possibilità di aver ricevuto voti da elettori più orientati verso il centrodestra. Purtroppo, questa mia trasversalità non si è rivelata utile per governare, perché è sotto gli occhi di tutti come il sottoscritto abbia trovato una coalizione con dei nuclei di forza preesistenti (e operanti nella precedenza amministrazione) che - invece di essere orientati alla risoluzione dei problemi – hanno avvertito l’esigenza di doversi radicare maggiormente. La mia coalizione era fatta da giganti che pensavano autonomamente alla propria radicalizzazione e, dunque, al proprio territorialismo. Ecco, questo è stato lo scenario che non sono riuscito a modificare e non penso soltanto per mie incapacità».
Due anni fa, cioè all’inizio di quest’esperienza, lei aveva parlato di un’amministrazione di alto profilo, che però non si è rivelata tale. Inoltre, sembrava piuttosto evidente una mancanza di discontinuità politica, che - dato il suo exploit - poteva benissimo mettere in atto. Perché non ha agito in tal senso, pur avendo la possibilità?
«La mia scelta è stata quella di premiare chi aveva dimostrato un impegno civile all’interno della società durante la campagna elettorale. Inoltre, non era nelle mie possibilità – non avendo delle liste costruite da me – evitare di confrontarmi con chi mi aveva sostenuto. Certo, ora come ora posso dire che questo modo di agire non ha dato i frutti che speravo» Chi si è dimostrato più vicino a lei: i consiglieri o quel che restava dei partiti della coalizione di maggioranza?
«Le confesso che paradossalmente la mia stanza è stata frequentata pochissimo dai vari consiglieri comunali, nonostante lasciassi la porta sempre aperta. Probabilmente questi ultimi hanno lavorato bene nelle commissioni e in consiglio comunale, ma allo stesso tempo hanno trascurato troppo il rapporto col Sindaco. I motivi di un simile comportamento ancora non mi sono noti».
È possibile credere che dopo le sue dimissioni il sistema sia stato formattato definitivamente?
«Diciamo che ho creato i requisiti per poter immaginare un consiglio comunale che sappia evitare innanzitutto la frammentazione e per far ciò bisogna mettere mano di nuovo alle questioni previste all’interno dello statuto; e in secondo luogo il conflitto d’interesse. La frammentazione, inoltre, non va alimentata, bensì contrastata e non è più immaginabile che esista un gruppo consiliare formato da un solo consigliere comunale. La capacità d’interdizione di un singolo non può e non deve mettere in crisi l’azione di un’amministrazione». Mi può fare un esempio di conflitto d’interesse all’interno del consiglio comunale di Acerra?
«Allora, quando si discute del P.U.C. , sarebbe preferibile che in consiglio comunale non ci sia chi poi prepara ricorsi alle osservazioni e chi deve progettare determinate cose. Insomma, in città come le nostre – piccole o grandi che siano – tutto ciò non dovrebbe accadere». Quali sono le differenze che intercorrono tra le amministrazioni targate Verone, Riemma, Marletta ed Esposito?
«Titina Verone nasceva dalla società civile e si è poi costruita una carriera all’interno del Partito Democratico. Io nascevo da un’esperienza di partito, anche se tutto sommato negli ultimi anni avevo lavorato più sul territorio che in sezione. Riemma e Marletta avevano una forza dovuta non solo alla propria capacità personale, ma anche al loro essere ben inseriti nel mondo della politica: uno, come autorevole esponente di Forza Italia, l’altro come testimone anche nelle istituzioni della propria militanza politica. Eppure, nessuno di questi – me compreso – è riuscito a portare a compimento quello che voleva e un motivo ci deve pur essere». Come giudica il comportamento di alcune forze interne alla sua coalizione, che prima avevano molto da ridire sul suo operato e che poi l’hanno quasi pregata di restare al suo posto, quando ha preso la decisione irrevocabile di dimettersi?
«Come mi ha detto un Sindaco amico di una città vicina ad Acerra, ciò è dovuto al fatto che nei consiglieri comunali c’è una forte tendenza all’autoconservazione». Quali scenari s’intravedono per Acerra?
«Mi auguro che i prossimi nove mesi siano utilizzati proficuamente, affinché venga bandito il territorialismo e si recuperi un minimo di aggregazione sui progetti da proporre e realizzare. Più che di affinità ideologiche tra partiti di centro e di centrosinistra, c’è bisogno di affinità programmatiche. I problemi di Acerra, ormai, sono chiari a tutti e richiedono una discussione puntuale ed attenta su quello che questa città vuole rappresentare in futuro all’interno del ciclo dei rifiuti della Regione Campania. Le soluzioni alle problematiche di tipo ambientale che riguardano questa città devono essere comunicate e inserite in un arco di tempo determinato. Non si può pensare di restare al comando di un’amministrazione per il semplice gusto di sedere su una determinata poltrona e senza risolvere i problemi dei cittadini». Perché Tommaso Esposito, nel momento in cui è entrato nel Palazzo, ha deciso di confermare il vecchio apparato dirigente?
«Non credo allo spoils system, perché non è necessario che ci sia un determinato tecnico di fiducia per mettere in atto le tue direttive, giacché per ottenere degli obiettivi bisogna semplicemente calibrare bene le azioni e lavorare con persone competenti. Il vero paradosso è che chi avrebbe dovuto riconoscersi un eventuale spoils system ha rinnegato i suoi stessi dirigenti» Che voto darebbe al suo consiglio comunale?
«Prima di esprimermi in merito, vorrei fare una precisazione: non ritengo che la mia amministrazione sia stata improduttiva e su alcuni risultati raggiunti spero che avremo modo di ritornarci. Detto ciò, do 4 al Consiglio Comunale; 6 meno è il voto che merita la mia squadra di governo dal punto di vista della produttività complessiva, mentre per quanto concerne il mio lavoro, posso dire di meritare un 7 più».
Ha ulteriori considerazioni da fare e che non sono ancora emerse da quest’intervista? «Ciò che mi sento di aggiungere è che nutro la speranza che questa mia decisione possa essere utilizzata positivamente, e cioè che gli elettori si trovino di fronte degli elementi di grande chiarezza di natura programmatica e d’impegno personale. Devo, inoltre, aggiungere che se negli ultimi dieci anni si è pensato a governare tramite interposta persona, d’ora in poi tutto questo non sarà più possibile.
Chi ha delle idee chiare è bene che si faccia avanti, la città ha bisogno di un governo duraturo e che abbia tempestività nelle scelte e nell’esecuzione del programma votato dagli elettori».


Giovanni Balsamo

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Giovanni Bianco:" Noi siamo un movimento che vuole creare una Casa Comune"

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“...La politica intesa come momento di confronto e di dialettica questo anche con chi non la pensa e non la ha mai pensata come noi...â€

 

Ogni qualvolta si sente odore di elezioni, un po’ tutti fanno a gara per sostenere, da sempre, due cose: che è necessario assolutamente un cambiamento e che le elezioni alle porte rappresentano l’ultima occasione per realizzarlo. Sono diventate, queste due affermazioni, uno stereotipo. Un luogo comune al quale non crede più nessuno, perché ormai la gente, in particolare ad Acerra, si rende conto del gattopardismo imperante e prende atto che sono quasi 20 anni che tutto si vuole cambiare, ma in fondo poi nulla cambia. Questo soprattutto perché, chi si lamenta, generalmente poi resta a casa (talvolta anche traendo profitti personali questuati al vincitore di turno) e quei pochi perbene che si impegnano, avendo vincoli di appartenenza, sono naturalmente divisi su sponde opposte. Tanto ha determinato che ad Acerra, in ultima analisi, le elezioni le vincono, decidendo poi le sorti della città, quelli che giocano di sponda, i peggiori, i mercenari di sempre, quelli che si offrono al battitore del mercato delle vacche. Ma questo non può essere il momento di fermarsi a piangersi addosso. Dobbiamo cioè renderci conto che è giunto ora il momento di rimboccarsi le maniche, anche partendo da quelle considerazioni che abbiamo inteso condividere, con tanti amici, nell’assemblea dello scorso 8 Luglio alla Casa dell’Umana Accoglienza. Io partirei da un dato che non credo possa essere frainteso, clamorosamente chiaro. Dal 95 ad oggi, Acerra ha avuto 4 sindaci: 3 espressione del centrosinistra, uno del centrodestra. La città, di fatto, è rimasta al palo. Ha visto sfumare il Polo Pediatrico, ha patito forse la peggior soluzione per l’attraversamento della Alta Velocità, ha visto l’insediamento dell’inceneritore peggiore che poteva essere realizzato, non è stata in grado di ottenere un ristoro ne di cogliere occasioni di sviluppo occupazionale, non ha ancora il PUC, tanto per citare le cose più evidenti. Tutti e quattro i sindaci sono finiti nella polvere, nessuno ha finito il mandato, ne è stato mai riproposto al giudizio degli elettori. E’ mai possibile che erano quattro incapaci o che abbiamo sempre scelto i peggiori? Io non posso crederlo, fatte in ogni caso salve le responsabilità personali che nessuno, e tantomeno io, intende assolvere. Il dato però, è che ad Acerra manca, abbastanza evidentemente, una classe dirigente capace di decidere, governare ed operare scelte condivise. E’ stata questa considerazione che ci ha spinti a fare il primo passo. Ci siamo resi conto che i problemi di oggi sono, nella sostanza, quelli del ’93 quando, non a caso, nacque l’esperienza di Alternativa per Acerra. Un’idea per andare oltre, dicemmo allora, con la gente contro la malagente. Ed il dato resta ancora, se si considera che le varie amministrazioni sono rimaste al palo per il continuo ricatto di una pseudo-classe politica che, occupando lo spazio lasciato libero da chi è rimasto a casa, ha creduto di poter fare il bello ed il cattivo tempo cambiando casacche, uscendo dai gruppi, facendo melina e soprattutto tentando di costruirsi una visibilità personale per ricattare le amministrazioni di turno. Ma che questo scadimento sia ancora ineluttabile, non può essere, e non è, assolutamente vero. Se c’è, infatti, qualcosa che la serata del 8 Luglio ci ha detto, almeno una cosa che proprio nessuno - nemmeno scettici e sfascisti - non può proprio non vedere, è che c’è una comunità che ha voglia di mettersi a lavorare per Acerra. Una Comunità in carne ed ossa, di facce e di parole, di tesi e di confronti. Una Comunità che si è mossa da casa per far sentire la propria voce. Dall’8Luglio, insomma, si è messa in cammino un pò di gente, spontaneamente. Gente che si è confrontata liberamente su problemi reali di questa, lontano anni luce dal chiacchiericcio inutile cui ci ha abituato un certo modo di intendere la politica. Niente di precostituito, niente di preconfezionato. Solo cittadini che si preoccupano della loro terra e che si sono resi disponibili a dare una mano per cambiarla. Andando oltre i limiti di una classe dirigente che gioca di sponda da 12 anni e che, presente in più amministrazioni, è stata capace di mandare a casa i sindaci, ma non capace di garantire un servizio essenziale alla città che è infatti rimasta clamorosamente al palo. L’8 Luglio, per certi aspetti, abbiamo provato a fare l’elettro-shock ad una città intorpidita, stanca e disillusa. E’ bastato questo, è bastato fare semplicemente il proprio dovere di cittadini, per sollevare, secondo alcuni, un vespaio. Abbiamo solo smosso le acque chete eppure da destra ci hanno accusato di essere diventati comunisti. Da sinistra si chiedono se non siamo una destra con la maschera. E basta! Lasciateci essere interpreti autentici del nostro pensiero! Noi siamo solo una comunità, movimento in cammino nel tentativo, limpido e genuino, di riportare alla politica la gente che si è stancata di quello che ascoltiamo ogni giorno dalla televisione, di Ruby, di Montecarlo, di corruzioni e di collusioni, di festini e di Festoni. Noi siamo solo uomini e donne con le radici profonde che, se volete, hanno da tempo rotto un vincolo di fedeltà ad un’area ove sono stati omogeneizzati i vessilli e dove i nostri valori sono continuamente calpestati al punto da farci correre il rischio di perdere la identità. Ma le radice profonde non gelano! Ferma restante la nostra identità e se volete anche quella che può essere la diversità di che viene da esperienze diverse vogliamo affrontare il mare delle nuove sfide con la bussola degli antichi valori tenendo salda la barra del timone verso ideali eterni che incontrino le esigenze e quindi il consenso della gente. Noi siamo un movimento che vuole creare una Casa Comune con chi ha una storia della quale riesce a tenere memoria pur anche nella diversità della storia di ognuno di noi. La politica intesa come momento di confronto e di dialettica questo anche con chi non la pensa e non la ha mai pensata come noi deve tornare al centro di un confronto che fin ora si è arenato nella melma del pressapochismo di chi ritiene che l’impegno non debba essere profuso verso i bisogni della gente ma a soddisfazione del bisogno personale. Sono questi mediocri che hanno portato Acerra così in basso. Noi non vogliamo essere etichettati. Vogliamo tornare ad essere un movimento che oggi non ha inteso mostrare i muscoli, ma che ha voglia di allenare i propri muscoli per battere quel partito trasversale di “malagente†che gioca di sponda e che ha affondato la nostra città con l’avallo e la protezione di chi aveva - ed ha- su Acerra progetti personali che noi non gli consentiremo di realizzare. A quanti hanno detto di condividere questo progetto, diciamo che è giunto il momento di passare dalle buone intenzioni ai fatti. Noi ci siamo, siamo tanti e siamo pronti ad elaborare un progetto condiviso che cementi una unità di popolo a difesa della città.
Avv. Giovanni Bianco

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Espedito Marletta:"Acerra, quale via d'uscita?"

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«Molte persone, per trovare una via d’uscita, alludono anche a soluzioni non tradizionali come quella di relazioni trasversali, ovvero di volersi mettere insieme aldilà degli steccati ideologici o di partito. L’idea che mi sono fatto in questi pochi giorni è quella che piuttosto che di parlare di trasversalità occorre ricominciare a dibattere e confrontarsi senza preconcetti e/o pregiudizi sulle cose concrete che riguardano i temi della salvaguardia ambientale della nostra città e la necessità di aprire una fase di sviluppo per intralciare il declino cui sembra condannata Acerra.» 

Acerra è di nuovo amministrata da un Commissario Prefettizio. Non è una novità, certo, ma è inedito il contesto in cui ciò è avvenuto: da una parte a causa delle reiterate dimissioni del sindaco, ma dall’altra, rispetto a due anni fa, in un momento abbastanza lontano dalla futura tornata elettorale amministrativa. Si tratta di un lasso di tempo che le forze ed i soggetti politici devono utilizzare come occasione per ricreare nella nostra città un clima favorevole al ripristino di un dibattito e di un confronto politico su cui costruire ipotesi di recupero del nostro territorio e tentare di salvare la città dal declino economico/sociale in cui è pesantemente precipitata. Questi ultimi due anni della vicenda amministrativa acerrana, infatti, non sono stati certamente entusiasmanti e l’epilogo che ne è seguito a molti è sembrato non traumatico per il carattere paludoso che ha sempre contraddistinto l’azione politico amministrativa. Quello che è accaduto, è luogo comune, non è la conseguenza di una calamità naturale che si abbatte ciclicamente sul nostro territorio, ma è la prevedibile e scontata conseguenza dell’insipienza di una classe amministrativa che non ha saputo fare tesoro dell’ esperienza politico/amministrativa precedente, delle sue luci e delle sue ombre. Non sto qui a “sparare sulla croce rossaâ€, ma la conclusione della vicenda amministrativa con la fuga dalle responsabilità cui ci aveva già, con cadenza stagionale, abituato il sindaco, non riesce ad assurgere ad una pietosa via d’uscita del tipo “non mi facevano lavorare per come volevoâ€: gli atti ed i fatti compiuti in questi due anni non aiutano il sindaco dimissionario a salvarsi nemmeno una “ntecchiaâ€, anzi lo condannano impietosamente alle sue responsabilità. Ed allora è venuto il momento di voltare pagina in questa città rimboccandosi le maniche tutti, soggetti politici, partiti politici, associazioni e società civile; la città intera deve ritornare a discutere e dibattere i temi della nostra città e su tali elementi deve saper arricchire di contenuti un programma di sviluppo del nostro territorio. Attorno a tali dibattiti e da tali contenuti programmatici si devono costituire un’omogeneità programmatica che caratterizzi i soggetti politici e le coalizioni che vorranno confrontarsi nella prossima tornata elettorale amministrativa. E’ possibile ritornare a “litigare†sulle questioni di merito per come deve salvaguardare il nostro territorio dalle aggressioni sovracomunali, per come possiamo rendere la nostra città più vivibile, per come radicare un minimo di sviluppo socio/economico e ribaltare questa depressione economica che morde e lacera la serenità di migliaia di famiglie? Ebbene questi dieci mesi dovranno essere utilmente spesi per ricostituire un’identità politico/programmatica delle forze politiche e dei soggetti politici che vorranno coinvolgersi su questi temi fondanti la sopravvivenza del nostro territorio. Questi dieci mesi dovranno essere spesi per ricostruire rapporti di fiducia tra coloro, partiti e soggetti politici, che si coaguleranno in coalizione nella prossima tornata elettorale. Non c’è altra via d’uscita se non quella di una ricostruzione e di un ritorno alla normalità della vita politica e del suo dibattito tra la gente delle tematiche più critiche. Già in questi giorni ho potuto percepire un fermento tra molte persone, segno che è effettivamente molto sentito il fatto che questo momento è particolarmente delicato per il futuro della nostra martoriata città e che non è più rinviabile una presa di coscienza della gravità della situazione. Molte persone, per trovare una via d’uscita, alludono anche a soluzioni non tradizionali come quella di relazioni trasversali, ovvero di volersi mettere insieme aldilà degli steccati ideologici o di partito. L’idea che mi sono fatto in questi pochi giorni è quella che piuttosto che di parlare di trasversalità occorre ricominciare a dibattere e confrontarsi senza preconcetti e/o pregiudizi sulle cose concrete che riguardano i temi della salvaguardia ambientale della nostra città e la necessità di aprire una fase di sviluppo per intralciare il declino cui sembra condannata Acerra. Occorre ritornare a predisporre approfondimenti programmatici sulle cose che interessano la nostra città, occorre avere un’idea di sviluppo, seppur complesso e complicato a realizzarsi, così come complessa e complicata è la matrice territoriale della nostra città: può sembrare una missione impossibile, ma tale progetto di sviluppo dovrà rappresentare il costante punto di riferimento dell’azione politico/amministrativa e della sua coerenza perseguita giorno dopo giorno. Già questo sarebbe un grosso passo avanti a valere quale segnale di una ritrovata normalità della vita politica nella nostra città e provare ad invertire una congiuntura economica negativa che penalizza Acerra più delle altre città confinanti. L’elezione di De Magistris a sindaco di Napoli, prima ancora che essere una vittoria elettorale di una coalizione, infatti, è stata l’affermazione di riscatto possibile per la città di Napoli; una via d’uscita caratterizzata da un chiaro e limpido clima politico/culturale basato su un’entusiasmante volontà di partecipazione che De Magistris è riuscito a costruire. Può ripetersi anche ad Acerra il miracolo che è avvenuto a Napoli? Ovvero, Acerra come Napoli: la stessa via d’uscita?.


Espedito Marletta

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Stangata per gli acerrani, ritorna l'Irpef, aumenta la Tarsu:grazie all'amministrazione Esposito.

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Ingiusto l’aumento della Tarsu e l’istituzione dell’addizionale comunale sull’Irpef.

 

I due provvedimenti andranno a gravare notevolmente sui redditi medio-bassi, sui pensionati, sui precari. In particolare l’aumento del 20% della Tarsu (0.50 euro a metro quadro) penalizza gli anziani rimasti soli e le famiglie numerose. Per quanto riguarda l’istituzione dell’addizionale comunale Irpef a risentirne saranno tutti i pensionati e i lavoratori tassati a monte che sono il pilastro della nostra economia. In un momento congiunturale critico questi aumenti comprimeranno ulteriormente le condizioni di vita di migliaia di Acerrani.
Non a caso con l’amministrazione guidata da Marletta proprio su questi due ambiti si era intervenuti in senso inverso. Avevamo, infatti, ridotto la Tarsu del 15% per tutti e di circa il 40% per le famiglie meno abbienti e, unico comune della Provincia di Napoli, avevamo abolito l’addizionale comunale Irpef che adesso invece viene portata allo 0.2%.
Tali fatti non voglio imputarli al Commissario prefettizio, anche se sua è l’approvazione degli atti. La responsabilità ha più antichi padri e fa capo a due anni di amministrazione capeggiata da Esposito nei quali la pseudo maggioranza consiliare, ha non solo fallito su più fronti ma ha messo in discussione alcuni obiettivi raggiunti in precedenza, così come si evince dalle dichiarazioni rilasciate dal dott. Fulvi alla stampa. Da che era economicamente “virtuosoâ€, il Comune ora rischia di avere i “conti che non tornanoâ€. È pur vero che stiamo assistendo a continui tagli agli Enti locali da parte del Governo interessato solo agli interessi dell’alta borghesia e alla tutela personale di Berlusconi, tuttavia è compito dei Comuni immaginare misure tampone e forme di riduzione ed esenzione per le fasce sociali deboli.
Confidiamo nell’equilibrio del Commissario prefettizio sperando che questo anno possa servire a recuperare ritardi amministrativi e a far dimenticare l’improvvisazione alla quale abbiamo assistiti per mesi. Il sindaco Esposito si è volontariamente ritirato, ora toccherà ai cittadini far restare a “casaâ€, non votandoli più, chi in questi anni non ha lavorato per il bene della città.


Da Comunicato stampa - Giovanbattista De laurentis

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Notizia Flash

Il Prefetto Marcello Fulvi ha firmato, questa mattina, la delibera dei lavoratori Socialmente Utili che prevede le 36 ore lavorative. Nei giorni passati i lavoratori avevano incontrato il sub Commissario Picardi e successivamente il Prefetto. I LSU ottengono con questo atto, del Commissario Prefettizio, ciò che non avevano ottenuto con i politici acerrani. Ritorna il sereno nel Palazzo Bianco di Viale della Democrazia. Con questa delibera si pone fine a quella agitazione e mobilitazione che per qualche giorno aveva bloccato l'apparato burocratico comunale. I LSU, soddisfatti, ringraziano il Prefetto Fulvi

 

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