Il capogruppo del PD, Carmine Siracusa:« Il Sindaco poteva anche decidere di “aprire” e “chiudere” la crisi in una delle stanze del Comune...»
Venerdì 21 Maggio 2010 12:00

Il capogruppo del partito Democratico, Carmine Siracusa, intervistato dal nostro direttore è intervenuto nel dibattito della crisi politica che sta caratterizzando la maggioranza di governo cittadino.
In particolar modo gli è stato chiesto una sua riflessione per come si è chiusa la storia delle dimissioni del sindaco Esposito. Con estrema pacatezza e senza scomporsi più di tanto, Siracusa esprime il suo pensiero sul caso.
Carmine Siracusa, qual è il suo giudizio su questa crisi politica amministrativa?
«Innanzitutto, esprimo grande soddisfazione per il ritiro delle dimissioni da parte del Sindaco. Sarebbe stato un danno enorme se ci fosse stato lo scioglimento del Consiglio Comunale ed il commissariamento del Comune per oltre un anno. E’ vero: le dimissioni sono state ritirate a poche ore dalla scadenza fissata dalla legge. Ciò dimostra che le dimissioni non sono state una finzione, ma un atto politico forte, consapevole ed impegnativo, del Sindaco. Con il suo gesto, deciso dopo poche ore dalla seduta di Consiglio Comunale in cui sono stati eletti i Revisori dei Conti, Tommaso Esposito ha voluto sollecitare tutta la maggioranza a ritrovare la necessaria coesione al fine di accrescere, tutti insieme, la capacità di affrontare i problemi e di dare le giuste soluzioni. Sia chiaro: il Sindaco poteva anche decidere di “aprire” e “chiudere” la crisi in una delle stanze del Comune e la maggioranza poteva sottrarsi ad un confronto pubblico. Invece, il Sindaco ha ritenuto di svolgere un’autonoma e responsabile riflessione e ha deciso per un atto clamoroso. Raramente i Sindaci si dimettono! Il confronto che si è avuto, successivamente alle dimissioni, è stato un confronto vero, incentrato sulle considerazioni del Sindaco e si è arricchito del contributo di tutte le forze politiche e dei gruppi consiliari della maggioranza. Le cose sono state dette da tutti con molta chiarezza: non stiamo in una caserma, e dunque tutti si sono espressi con franchezza. Insieme abbiamo deciso di convocare il Consiglio Comunale - una scelta molto importante - nonostante che nemmeno la minoranza ce l’avesse chiesto. In sede istituzionale, davanti alla città, si è sviluppato un dibattito proficuo che ha consentito a Tommaso Esposito di fare ulteriori riflessioni. E’ stata innanzitutto ribadita la validità del progetto presentato l’anno scorso alla città e sostenuto dall’alleanza di forze riformiste, democratiche, popolari e di centro. Sono state individuate le priorità programmatiche che, con l’approvazione del bilancio di previsione tra qualche settimana, saranno affrontate (PUC; iniziative nelle aree di insediamenti produttivi; accordi di reciprocità; Più Europa; riorganizzazione della struttura comunale; manutenzione e riqualificazione urbana e delle periferie e delle frazioni); il Sindaco provvederà, esercitando le prerogative che la legge gli conferisce, all’adeguamento e riorganizzazione della Giunta Municipale; la coalizione di maggioranza avrà un suo portavoce-coordinatore; entro pochi mesi, come è naturale e giusto che si faccia, si avrà una verifica sul programma di mandato e sul riassetto complessivo dell’Esecutivo. Dunque si riprende ed io sono molto fiducioso.”
Nella seduta di Consiglio comunale del 27 aprile 2010, con all’ordine del giorno chiarimenti sulle motivazioni che hanno portato il Sindaco alle dimissioni, Lei, nel suo intervento, ha fatto un passaggio che diceva: “Tommaso Esposito poteva decidere di non venire in Consiglio comunale, poteva decidere di non dare le dimissioni perché se ci fosse stato, come dire, un invito rituale del dirigente sovralocale, sarebbe stato un invito a non dare le dimissioni; questo dimostra che il sindaco è un uomo svincolato dalle logiche, dai rituali e dalle liturgie dei partiti.” Cosa intendeva sottolineare?
«In Consiglio Comunale ho fatto delle considerazioni semplici, contestando ciò che veniva detto dai banchi dell’opposizione relativamente al rapporto tra il Sindaco e il Partito Democratico. Solo chi non conosce Tommaso Esposito può pensare che prenda “ordini” dal PD! La verità è che Tommaso Esposito esercita correttamente il suo ruolo ed è giustamente vincolato alla sua autonomia: è il leader della coalizione che lo ha proposto agli elettori ed è il Sindaco di tutti gli acerrani. E’ del tutto ovvio che si confronti con il PD, così come si confronta con tutti. A conferma di ciò posso dire che il Sindaco non ha fatto nessuna telefonata a nessun Segretario del PD prima di annunciare le sue dimissioni . C’è da immaginarsi quale sarebbe stata la risposta del PD se qualche suo dirigente fosse stato preventivamente interpellato! E’ naturale che in un rapporto caratterizzato dal rispetto dei ruoli che ciascuno svolge - Sindaco, Assessori, gruppi consiliari, forze politiche - è responsabilità del Sindaco proporre, ascoltare, fare sintesi, poi decidere, e infine assicurare che le decisioni politiche abbiano concretezza ed operatività».
Antonio Di Ruzza
Pier Giacinto Di Fiore,consigliere comunale del PdL: «… Esposito è il capo di una congrega, all’opera per gli interessi di pochi, contro il paese”
Venerdì 21 Maggio 2010 12:00

Intervista all'avvocato PierGiacinto Di Fiore del PdL.
Avvocato di Fiore, dopo appena nove mesi di governo cittadino, Tommaso Esposito si è dimesso da Sindaco; trascorsi i 20 giorni tecnici rientra senza apportare alcuna significativa modifica al suo esecutivo. Come giudica questo evento?
«Questa è una delle tante pagine, scritte da Tommaso Esposito, di uno squallore inaudito, senza precedenti. Il Sindaco il 9 aprile scorso rassegnava le dimissioni senza indicare i motivi alla città, lamentando l’impossibilità di governare il paese, di coesistere con i suoi alleati. Esposito ha ritirato le dimissioni senza scalfire minimamente il quadro di giunta e di potere che lo aveva indotto alle dimissioni. Tommaso Esposito è sindaco, come se nulla fosse successo: ha gettato la maschera facendo sapere a tutti che è uno dei tanti, uguale agli altri, fuso e confuso con i poteri discutibili che lo sostengono. Acerra continua ad essere attraversata da una devastante crisi economica e sociale, con un quadro di governo incapace ed inadeguato che da 10 mesi non ha prodotto nessuna soluzione ai problemi del paese. Con questo centro sinistra Acerra è un paese senza futuro, privo di credibilità istituzionale, infognato nel perimetro dei Regi Lagni. Lo avevamo detto in campagna elettorale, meno di un anno fa, adesso tutti sanno che Tommaso Esposito è il capo di una congrega, all’opera per gli interessi di pochi, contro il paese. Il Comune di Acerra continuerà ad essere il porto delle nebbie della legittimità amministrativa, dove tutti gli atti sono oscuri e discutibili, dove domina l’abuso e lo strapotere di soggetti che perseguono esclusivamente interessi personali. Il Sindaco non riesce a svolgere la gara sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani; Acerra è ridotta ad un paese nel quale i giornali scrivono che qualche politico locale incontra camorristi».
In Consiglio comunale lei ha sottolineato ed ha evidenziato i problemi attinenti alla gara di appalto della spazzatura. Può essere più chiaro?
«Certo. E’ di una gravità straordinaria che sulla gara per lo smaltimento dei rifiuti il Sindaco non abbia ancora determinato il trasferimento della stazione appaltante al Prefetto di Napoli: la gara deve essere fatta dal Prefetto; un sindaco serio e disinteressato lo avrebbe già fatto, quali interessi si nascondono? Perché si continua a distruggere il danaro degli acerrani che pagano a peso d’oro la tassa sullo smaltimento dei rifiuti? Vogliamo sapere che c’è di vero nell’articolo pubblicato il 4 aprile 2010 sul quotidiano IL Roma, GDN pagina 11; in questo articolo, nell’ambito del servizio giornalistico sulla spazzatura pubblica di Acerra, si parla di un summit di natura camorristica al quale avrebbe partecipato un noto politico locale; chi è il politico che si sarebbe incontrato con i camorristi? Acerra non sa quale atto ha prodotto il sindaco su un fatto così grave, che se confermato potrebbe aprire la strada allo scioglimento del consiglio comunale. Sul punto, il sindaco che cosa ha prodotto? Agli atti vi è solo la trasmissione quasi notarile dell’articolo, ad opera del segretario generale, alla Procura della Repubblica. Il quadro è scandaloso». Per concludere, quali sono le vostre proposte di governo per la gestione di questo territorio?
«Quando si parla di governo di questo territorio abbiamo il dovere di parlare dell’inceneritore, una delle più grandi industrie del mezzogiorno italiano, un investimento da 350 milioni di euro. Pensiamo che essa vada coniugata in modo strategico con l’economia di questo paese; intanto deve essere la soluzione dei tanti problemi occupazionali di questo territorio, i disoccupati acerrani devono avere priorità assoluta nella formazione dell’organico di questa industria, devono essere elaborati i progetti per ottenere i ristori in compensazione, sono previsti circa 16 milioni di euro. Pensiamo che l’area industriale acerrana debba diventare un’area a sviluppo ecocompatibile, favorendo la ricerca scientifica nel settore dell’incenerimento dei rifiuti. In quella zona si deve chiedere la installazione di un centro di ricerche internazionale, di altissimo livello scientifico, universitario, che al contempo inneschi reazioni economiche di sviluppo e garantisca il territorio acerrano da inquinamenti e devastazioni. L’inceneritore non deve bruciare rifiuti indifferenziati, senza controllo e senza beneficio alcuno per la comunità acerrana. L’amministrazione comunale, su questo versante è a zero, ad oggi avrebbe dovuto incassare dal Governo oltre 10 milioni di euro, già stanziati, ma non ha ottenuto nulla perché non ha progettato alcunché, come dire, non ha chiesto nulla. La produzione del Sindaco e di questa amministrazione è assolutamente nulla; questi sono stati capaci solo di aumentarsi gli stipendi da sindaco e da assessore, tanto da renderli pari al doppio di quelli che incassavano nella vita privata. Che vergogna, ma lo avevamo annunciato, non siamo sorpresi, stiamo lavorando per cacciarli».
Antonio Di Ruzza














