Domenica, Maggio 20, 2012
   
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Politica

Senza mettere le mani nelle tasche... degli evasori

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Il 22 settembre dell’anno scorso, circa otto mesi fa, il Consiglio dei Ministri varò la Legge Finanziaria 2010: il testo era già stato illustrato il giorno prima al Capo dello Stato, nonché alle parti sociali (ben 36 sigle imprenditoriali e sindacali, cui però non si sono aggregate le Regioni per protesta nei confronti del Governo, reo di rinviare sine die ogni confronto su temi come la spesa sanitaria, quella per l’istruzione e i FAS).

Velocemente fu approvata dal Cipe la relazione previsionale/programmatica e la nota di aggiornamento al Dpef: rispetto agli anni precedenti, stupisce la snellezza del testo legislativo, semplicemente tre articoli, ed una manovra di complessivi 3 miliardi di euro. E’ interessante ricordare al riguardo che il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti tenne a specificare che si trattava di un mero aggiornamento di quanto già previsto con la manovra triennale varata nel 2008, puntualizzando inoltre che “dalla crisi ad oggi sono stati emessi sei decreti legge e non vediamo esigenze di altri provvedimenti di manovra”. “Fare di più sarebbe stato irresponsabile”, aggiunse, “avrebbe provocato aumenti dei tassi di interesse e peggiorato le condizioni dei cittadini”. Dichiarazioni che lasciarono intendere come il corpus normativo sia stato ispirato dall’ esigenza di contenimento della spesa e dalla salvaguardia dei conti pubblici: le stime relative al 2009, espresse nella Relazione Previsionale e Programmatica, vedono difatti un incremento del rapporto deficit Pil al 5% e una diminuzione del Pil pari al 4,8%. Entrando nel merito dei contenuti, si rileva come la legge finanziaria varata poco più di otto mesi fa, preveda lo stanziamento di 3,4 miliardi in tre anni per il rinnovo dei contratti pubblici (manca però l’indicazione della copertura), l’istituzione di un fondo costituito con gli introiti dello scudo fiscale (da destinare a “università e ricerca, cinque per mille, alcune voci sul lavoro, missioni di pace, altre voci di rilievo sociale, spese che consideriamo ineludibili”), l’estensione delle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni anche nel 2012, incremento dell’importo annuo trasferito all’Inps. Gli sgravi fiscali, come si legge nell’articolo 1, sono solo un’ipotetica eventualità: “le maggiori disponibilità di finanza pubblica che si realizzassero nell’anno 2010 rispetto alle previsioni del Dpef sono destinate alla riduzione della pressione fiscale nei confronti delle famiglie con figli e dei percettori di reddito medio-basso, con priorità per i lavoratori dipendenti e pensionati”. All’epoca piovvero critiche un pò da parte di tutti: da Confcommercio e Sindacati (che chiedevano una politica fiscale più favorevole ai lavoratori), dalle associazioni di consumatori (la cui richiesta di detassazione delle tredicesime per rilanciare i consumi è rimasta lettera morta), dalla Confederazione Italiana Agricoltori e da quella dei Produttori Agricoli (che hanno rilevato l’assenza di manovre rivolte a dettare impulso al comparto agricolo), dai produttori automobilistici (che ritengono essenziale la proroga degli incentivi). Anche Confindustria non applaudì, avendo reclamato lo stanziamento di maggiori risorse per gli ammortizzatori sociali e più sostegno agli investimenti. Il denominatore comune dei giudizi fu che la carenza di interventi volti a limitare gli effetti della crisi, la cui portata – a detta di molti analisti – si sarebbe fatta sentire seriamente per tutto il 2010, soprattutto a carico dell’occupazione. Ma il Governo, da allora, si è sempre dichiarato ottimista sul futuro e, convinto che la crisi sia alle spalle pur non avendo intrapreso alcuna azione incisiva per contrastarla efficacemente, in questi mesi ha esortato continuamente a spendere per rilanciare i consumi. A tempo di record, martedì 25 maggio u.s. è stata presentata in Consiglio dei Ministri ad opera dello stesso Ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti, la manovra correttiva da 26,4 miliardi di Euro, pubblicata in Gazzetta Ufficiale serie generale n° 125 del 31/5/2010, supplemento ordinario, sotto la denominazione:DECRETO-LEGGE 31 maggio 2010, n.78 “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”. Una manovra economica che è stata giudicata talmente iniqua e sbagliata da non piacere praticamente a nessuno tranne che alla maggioranza che l’ha approvata e ai sindacati Cisl-Uil, stranamente oramai diventato un unico sindacato governativo, come ai tempi delle corporazioni. Difficile ripescare nella memoria un mazzo di scelte di politica economica meno convincente di quelle predisposte dal ministro Giulio Tremonti, irrimediabilmente caratterizzate da pochezza costruttiva e da aporie inesplicabili (la lotta all’evasione che giungerebbe dopo lo scudo fiscale salva-evasori, il rilancio dell’economia con il congelamento dei contratti pubblici fino a tutto il 2013, il non “mettere le mani nelle tasche degli italiani” con una serie di aumenti delle imposte locali e nuovi pedaggi autostradali). Secondo l’Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo), è necessario tenere d’occhio sia la ripresa che il consolidamento fiscale: le manovre elaborate dai Paesi in un momento difficile come quello attuale dovrebbero puntare ad un difficile trade-off fra risanamento dei bilanci pubblici e incentivi alla ripresa. I ministri economici, d’altronde, si sono impegnati a riconoscere «l’importanza di preservare il potenziale della crescita dando la priorità alla spesa pubblica e perseguendo una riforma fiscale favorevole alla crescita». Ed allora bisogna chiedersi: alla luce di questo impegno, la manovra tremontiana, così riduttiva delle capacità di spesa e che, quindi, incide negativamente sulla domanda aggregata, risponde alle esigenze sottolineate dalla riunione dei ministri Ocse? Non è certo stato un esponente del centro-sinistra a mettere in guardia sui riflessi che la manovra avrà sul livello generale della ricchezza del Paese e sul federalismo prossimo venturo, ma addirittura il super-governatore lombardo Roberto Formigoni, secondo il quale la manovra non è affatto “equilibrata” e «mette a rischio il federalismo fiscale». «Le risorse per il federalismo, con i tagli annunciati, non ci sono più. Bisogna prenderne atto», ha aggiunto, perché le Regioni «dovranno sopportare il 45% del carico dei tagli, 10 miliardi in due anni su un totale di 24 che vanno ad aggiungersi ad altri quattro miliardi di riduzione per i comuni ed altrettanti per le provincie». Perfino l’associazione degli industriali non ha nascosto le sue critiche ai 54 articoli del decreto. L’assemblea romana tenutasi recentemente ha riservato al premier un’accoglienza molto fredda, che nemmeno le solite e stantìe pantomime del Cavaliere (“Volete Emma come ministro?”, cui è seguito un silenzio tombale, come i condoni di Tremonti) sono riuscite a vivacizzare, tanto che il Presidente del Consiglio, assai stizzito per un’altra manifestazione di lesa maestà, oggi suggerisce ai colleghi «di leggere con maggiore attenzione i 54 articoli della manovra, a partire dal primo capitolo su competitività economica e sostenibilità finanziaria». Ma, a giungere di conforto alle dichiarazioni di Emma Marcegaglia, arriva anche Italo Bocchino, secondo cui nella manovra risulta assente «quasi del tutto la parte dedicata allo sviluppo». L’esponente finiano nota come «senza la crescita economica il rapporto deficit/Pil è destinato a restare alto. Troppo alto. Per questo, dopo aver approvato questa manovra di tagli alla spesa, dovremo iniziare ad affrontare il tema delle riforme strutturali che il nostro Paese attende da troppo tempo». A rimorchio si aggiunge il giudizio assai duro del Pd: «Il federalismo non c’è più. L’unica, vera riforma che il Parlamento poteva varare nel corso di questa legislatura  si è dissolta come neve al sole perché la manovra finanziaria di Tremonti le ha inferto un colpo letale. Bossi lo sa e ci stupisce il suo assordante silenzio». Perfino la Cei (Conferenza episcopale italiana), con le parole di Angelo Bagnasco, pur non parlando della manovra, mette in guardia contro un concetto di federalismo che emargini la solidarietà. Soltanto in un Paese dove il sistema mediatico è in mano al “padrone del vapore” si può pensare di mistificare le durissime conseguenze che il finto pressappochismo tremontiano (i consistenti tagli alle regioni, alle provincie ed ai comuni e la soppressione dei Fondi per le Aree Sottoutilizzate destinati al Sud sono una scelta politica del governo per precostituire delle condizioni privilegiate per le regioni del nord in funzione del federalismo fiscale) si trasformerà in tagli ai servizi per i cittadini in un momento di ulteriore ristrettezza di bilancio familiare. Il tutto, ovviamente, con la grande faccia tosta di non mettere le mani nelle tasche degli evasori ma in quelle degli italiani onesti.

Espedito Marletta

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Il capogruppo del PD, Carmine Siracusa:« Il Sindaco poteva anche decidere di “aprire” e “chiudere” la crisi in una delle stanze del Comune...»

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Il capogruppo del partito Democratico, Carmine Siracusa, intervistato dal nostro direttore è intervenuto nel dibattito della crisi politica che sta caratterizzando la maggioranza di governo cittadino.
In particolar modo gli è stato chiesto una sua riflessione per come si è chiusa la storia delle dimissioni del sindaco Esposito. Con estrema pacatezza e senza scomporsi più di tanto, Siracusa esprime il suo pensiero sul caso.
Carmine Siracusa, qual è il suo giudizio su questa crisi politica amministrativa?
«Innanzitutto, esprimo grande soddisfazione per il ritiro delle dimissioni da parte del Sindaco. Sarebbe stato un danno enorme se ci fosse stato lo scioglimento del Consiglio Comunale ed il commissariamento del Comune per oltre un anno. E’ vero: le dimissioni sono state ritirate a poche ore dalla scadenza fissata dalla legge. Ciò dimostra che le dimissioni non sono state una finzione, ma un atto politico forte, consapevole ed impegnativo, del Sindaco. Con il suo gesto, deciso dopo poche ore dalla seduta di Consiglio Comunale in cui sono stati eletti i Revisori dei Conti, Tommaso Esposito ha voluto sollecitare tutta la maggioranza a ritrovare la necessaria coesione al fine di accrescere, tutti insieme, la capacità di affrontare i problemi e di dare le giuste soluzioni. Sia chiaro: il Sindaco poteva anche decidere di “aprire” e “chiudere” la crisi in una delle stanze del Comune e la maggioranza poteva sottrarsi ad un confronto pubblico. Invece, il Sindaco ha ritenuto di svolgere un’autonoma e responsabile riflessione e ha deciso per un atto clamoroso. Raramente i Sindaci si dimettono! Il confronto che si è avuto, successivamente alle dimissioni, è stato un confronto vero, incentrato sulle considerazioni del Sindaco e si è arricchito del contributo di tutte le forze politiche e dei gruppi consiliari della maggioranza. Le cose sono state dette da tutti con molta chiarezza: non stiamo in una caserma, e dunque tutti si sono espressi con franchezza. Insieme abbiamo deciso di convocare il Consiglio Comunale - una scelta molto importante - nonostante che nemmeno la minoranza ce l’avesse chiesto. In sede istituzionale, davanti alla città, si è sviluppato un dibattito proficuo che ha consentito a Tommaso Esposito di fare ulteriori riflessioni. E’ stata innanzitutto ribadita la validità del progetto presentato l’anno scorso alla città e sostenuto dall’alleanza di forze riformiste, democratiche, popolari e di centro. Sono state individuate le priorità programmatiche che, con l’approvazione del bilancio di previsione tra qualche settimana, saranno affrontate (PUC; iniziative nelle aree di insediamenti produttivi; accordi di reciprocità; Più Europa; riorganizzazione della struttura comunale; manutenzione e riqualificazione urbana e delle periferie e delle frazioni); il Sindaco provvederà, esercitando le prerogative che la legge gli conferisce, all’adeguamento e riorganizzazione della Giunta Municipale; la coalizione di maggioranza avrà un suo portavoce-coordinatore; entro pochi mesi, come è naturale e giusto che si faccia, si avrà una verifica sul programma di mandato e sul riassetto complessivo dell’Esecutivo. Dunque si riprende ed io sono molto fiducioso.”
Nella seduta di Consiglio comunale del 27 aprile 2010, con all’ordine del giorno chiarimenti sulle motivazioni che hanno portato il Sindaco alle dimissioni, Lei, nel suo intervento, ha fatto un passaggio che diceva: “Tommaso Esposito poteva decidere di non venire in Consiglio comunale, poteva decidere di non dare le dimissioni perché se ci fosse stato, come dire, un invito rituale del dirigente sovralocale, sarebbe stato un invito a non dare le dimissioni; questo dimostra che il sindaco è un uomo svincolato dalle logiche, dai rituali e dalle liturgie dei partiti.” Cosa intendeva sottolineare?
«In Consiglio Comunale ho fatto delle considerazioni semplici, contestando ciò che veniva detto dai banchi dell’opposizione relativamente al rapporto tra il Sindaco e il Partito Democratico. Solo chi non conosce Tommaso Esposito può pensare che prenda “ordini” dal PD! La verità è che Tommaso Esposito esercita correttamente il suo ruolo ed è giustamente vincolato alla sua autonomia: è il leader della coalizione che lo ha proposto agli elettori ed è il Sindaco di tutti gli acerrani. E’ del tutto ovvio che si confronti con il PD, così come si confronta con tutti. A conferma di ciò posso dire che il Sindaco non ha fatto nessuna telefonata a nessun Segretario del PD prima di annunciare le sue dimissioni . C’è da immaginarsi quale sarebbe stata la risposta del PD se qualche suo dirigente fosse stato preventivamente interpellato! E’ naturale che in un rapporto caratterizzato dal rispetto dei ruoli che ciascuno svolge - Sindaco, Assessori, gruppi consiliari, forze politiche - è responsabilità del Sindaco proporre, ascoltare, fare sintesi, poi decidere, e infine assicurare che le decisioni politiche abbiano concretezza ed operatività».

Antonio Di Ruzza

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Pier Giacinto Di Fiore,consigliere comunale del PdL: «… Esposito è il capo di una congrega, all’opera per gli interessi di pochi, contro il paese”

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Intervista all'avvocato PierGiacinto Di Fiore del PdL.

Avvocato di Fiore, dopo appena nove mesi di governo cittadino, Tommaso Esposito si è dimesso da Sindaco; trascorsi i 20 giorni tecnici rientra senza apportare alcuna significativa modifica al suo esecutivo. Come giudica questo evento?
«Questa è una delle tante pagine, scritte da Tommaso Esposito, di uno squallore inaudito, senza precedenti. Il Sindaco il 9 aprile scorso rassegnava le dimissioni senza indicare i motivi alla città, lamentando l’impossibilità di governare il paese, di coesistere con i suoi alleati. Esposito ha ritirato le dimissioni senza scalfire minimamente il quadro di giunta e di potere che lo aveva indotto alle dimissioni. Tommaso Esposito è sindaco, come se nulla fosse successo: ha gettato la maschera facendo sapere a tutti che è uno dei tanti, uguale agli altri, fuso e confuso con i poteri discutibili che lo sostengono. Acerra continua ad essere attraversata da una devastante crisi economica e sociale, con un quadro di governo incapace ed inadeguato che da 10 mesi non ha prodotto nessuna soluzione ai problemi del paese. Con questo centro sinistra Acerra è un paese senza futuro, privo di credibilità istituzionale, infognato nel perimetro dei Regi Lagni. Lo avevamo detto in campagna elettorale, meno di un anno fa, adesso tutti sanno che Tommaso Esposito è il capo di una congrega, all’opera per gli interessi di pochi, contro il paese. Il Comune di Acerra continuerà ad essere il porto delle nebbie della legittimità amministrativa, dove tutti gli atti sono oscuri e discutibili, dove domina l’abuso e lo strapotere di soggetti che perseguono esclusivamente interessi personali. Il Sindaco non riesce a svolgere la gara sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani; Acerra è ridotta ad un paese nel quale i giornali scrivono che qualche politico locale incontra camorristi».
In Consiglio comunale lei ha sottolineato ed ha evidenziato i problemi attinenti alla gara di appalto della spazzatura. Può essere più chiaro?
«Certo. E’ di una gravità straordinaria che sulla gara per lo smaltimento dei rifiuti il Sindaco non abbia ancora determinato il trasferimento della stazione appaltante al Prefetto di Napoli: la gara deve essere fatta dal Prefetto; un sindaco serio e disinteressato lo avrebbe già fatto, quali interessi si nascondono? Perché si continua a distruggere il danaro degli acerrani che pagano a peso d’oro la tassa sullo smaltimento dei rifiuti? Vogliamo sapere che c’è di vero nell’articolo pubblicato il 4 aprile 2010 sul quotidiano IL Roma, GDN pagina 11; in questo articolo, nell’ambito del servizio giornalistico sulla spazzatura pubblica di Acerra, si parla di un summit di natura camorristica al quale avrebbe partecipato un noto politico locale; chi è il politico che si sarebbe incontrato con i camorristi? Acerra non sa quale atto ha prodotto il sindaco su un fatto così grave, che se confermato potrebbe aprire la strada allo scioglimento del consiglio comunale. Sul punto, il sindaco che cosa ha prodotto? Agli atti vi è solo la trasmissione quasi notarile dell’articolo, ad opera del segretario generale, alla Procura della Repubblica. Il quadro è scandaloso». Per concludere, quali sono le vostre proposte di governo per la gestione di questo territorio?
«Quando si parla di governo di questo territorio abbiamo il dovere di parlare dell’inceneritore, una delle più grandi industrie del mezzogiorno italiano, un investimento da 350 milioni di euro. Pensiamo che essa vada coniugata in modo strategico con l’economia di questo paese; intanto deve essere la soluzione dei tanti problemi occupazionali di questo territorio, i disoccupati acerrani devono avere priorità assoluta nella formazione dell’organico di questa industria, devono essere elaborati i progetti per ottenere i ristori in compensazione, sono previsti circa 16 milioni di euro. Pensiamo che l’area industriale acerrana debba diventare un’area a sviluppo ecocompatibile, favorendo la ricerca scientifica nel settore dell’incenerimento dei rifiuti. In quella zona si deve chiedere la installazione di un centro di ricerche internazionale, di altissimo livello scientifico, universitario, che al contempo inneschi reazioni economiche di sviluppo e garantisca il territorio acerrano da inquinamenti e devastazioni. L’inceneritore non deve bruciare rifiuti indifferenziati, senza controllo e senza beneficio alcuno per la comunità acerrana. L’amministrazione comunale, su questo versante è a zero, ad oggi avrebbe dovuto incassare dal Governo oltre 10 milioni di euro, già stanziati, ma non ha ottenuto nulla perché non ha progettato alcunché, come dire, non ha chiesto nulla. La produzione del Sindaco e di questa amministrazione è assolutamente nulla; questi sono stati capaci solo di aumentarsi gli stipendi da sindaco e da assessore, tanto da renderli pari al doppio di quelli che incassavano nella vita privata. Che vergogna, ma lo avevamo annunciato, non siamo sorpresi, stiamo lavorando per cacciarli».

Antonio Di Ruzza

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Lettieri:«...C’è bisogno di un riassetto della vita politica acerrana»

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Il Presidente del Consiglio Comunale, Raffaele Lettieri, ai microfoni di Tablò
Il nostro direttore ha intervistato il Presidente del consiglio comunale, Raffaele Lettieri, che ha espresso il proprio parere sull’attuale crisi dell’amministrazione Esposito. «Non si può continuare a fare politica in questo modo» - ha affermato Lettieri - rivolgendosi a tutte le figure istituzionali della vita politica acerrana, ree di comportamenti poco responsabili nei confronti dei propri elettori. Secondo il Presidente del consiglio comunale, nonostante le difficoltà attuali, ci sono sì i margini di un rilancio effettivo dell’amministrazione Esposito, ma a condizione che si concretizzi una presa di responsabilità da parte di ogni componente della coalizione maggioritaria. Insomma, si spera – stando alle parole di Lettieri – che dopo la presa di posizione del Sindaco possano essere stati eliminati dall’agenda politica acerrana quei “trucchetti di mestiere” che fino a questo momento hanno avuto la meglio sull’azione di governo. «In questa città bisogna cambiare registro – ha esordito il presidente del consiglio comunale - perché non si può più continuare a riscontrare nella classe politica acerrana quegli stessi atteggiamenti che negli anni passati hanno portato ad un logoramento dell’attività amministrativa. E non mi riferisco solo a quei consiglieri comunali che, interpretando in malo modo il ruolo che gli è stato conferito dagli elettori, arrivano impreparati agli appuntamenti del consiglio comunale, ma a tutta la classe dirigente acerrana. Non è ammissibile che l’aula consiliare ultimamente si sia trasformata in un luogo in cui l’”inciucio” regna sovrano. Quello che noto – precisa Lettieri – è un prevalere di atteggiamenti dettati da un tornaconto personale, che poco hanno a che fare con il bene comune e le esigenze di Acerra. Bisogna, pertanto, mettere da parte le prospettive politiche dei singoli soggetti e remare tutti insieme, affinché il consiglio comunale ritorni ad essere quel luogo di legittimo confronto tra le diverse istanze politiche presenti sul territorio. In poche parole, è nostro dovere governare e lavorare in sinergia per risolvere i problemi concreti della città. Ciò è possibile, però, solo se si rispettano i vari ruoli istituzionali che danno vita all’amministrazione comunale. Con questo voglio dire che ognuno di noi ha un ruolo e delle competenze specifiche da rispettare: il Sindaco deve fare il Sindaco perché è stato votato per questo, il vicesindaco e i vari assessori, in quanto collaboratori, devono lavorare sinergicamente col primo cittadino per attuare il progetto che la maggioranza e il consiglio comunale delineano, il presidente del consiglio comunale ha il compito primario di tutelare i diritti e le prerogative dei consiglieri, garantendo l’esercizio effettivo delle loro funzioni e curando l’osservanza e la corretta interpretazione del regolamento. Insomma, bisogna dire basta ai personalismi politici – afferma Lettieri – perché non è ammissibile anteporre al bene comune le prospettive politiche delle singole componenti in campo. Deve essere chiaro a tutti che la gente alla fine valuterà non solo il nostro operato, ma anche il modo in cui ognuno di noi – Sindaco, vicesindaco, presidente del consiglio comunale, assessore e consigliere – avrà interpretato il proprio ruolo. Ripeto, la prospettiva politica del singolo individuo alla gente di Acerra non interessa minimamente!».
Presidente Lettieri, l’ultimo consiglio comunale - datato 27 aprile - è stata una brutta pagina della vita politica acerrana. All’ordine del giorno c’erano sì le dimissioni del Sindaco Tommaso Esposito, ma già si ragionava su un eventuale ritiro di esse. Cosa si sente di dire in merito?«Ritengo più che mai opportuno riconsiderare il modo di atteggiarsi in aula consiliare. Non si può continuare a fare politica in questo modo e spero vivamente che le dimissioni del Sindaco possano indurre ogni singolo esponente dell’amministrazione comunale a una seria riflessione sull’importanza del ruolo che ricopre. C’è bisogno di un riassetto della vita politica acerrana».
Presidente, al di là delle ragioni elencate nel comunicato stampa scritto d’impulso il 9 aprile scorso, si è riusciti a capire o ad approfondire i motivi che hanno indotto il Sindaco Esposito a rassegnare le dimissioni? «Non credo che quello del Sindaco sia stato un atto dettato dall’impulsività. Stiamo parlando di una persona ragionevole che ha esposto pubblicamente le motivazioni delle proprie dimissioni, quindi, non è il caso di fare dietrologia. Le ragioni sono quelle contenute nel comunicato stampa e vanno rispettate. In aggiunta posso dire che probabilmente Tommaso Esposito, da persona per bene qual è, ha ritenuto di rassegnare le dimissioni per dare una scossa a tutti coloro che stanno amministrando Acerra».
Cosa si prospetta per l’immediato futuro una volta superata la crisi? «Il Sindaco è stato chiaro e in un documento ha proposto alcuni accorgimenti che in futuro possono rivelarsi risolutivi per le problematiche incontrate finora dall’amministrazione comunale. Per quanto mi riguarda, credo che lui abbia messo il dito nella piaga e sono sicuro che da qui ai prossimi mesi si possa intraprendere il giusto cammino per fare ciò che la gente si aspetta da quest’amministrazione».
Si è capito che ruolo ricoprirà l’assessore tecnico che Tommaso Esposito ha richiesto? «Bene, la sua domanda mi permette di esprimere ancora meglio un concetto per me importante. Per quanto mi riguarda e per il ruolo che ricopro, non mi è dato sapere – né voglio sapere – che deleghe assegnerà il Sindaco a tale assessore. Ognuno di noi, nell’ambito delle sue competenze, è portato ad assumere determinate decisioni e a ricoprire le rispettive mansioni. Dunque, se è mio dovere interpretare al meglio la carica di Presidente del consiglio comunale, sarà prerogativa del Sindaco prendere le decisioni in materia, ovvero assegnare le deleghe che lui ritiene più opportune a tale assessore».
Sono passati nove mesi dall’insediamento dell’amministrazione Esposito e l’immobilismo che l’ha contraddistinta è ormai sotto gli occhi di tutti. Crede sia possibile rilanciare le sorti di quest’amministrazione? «Penso proprio di sì, perché le varie componenti di questa giunta ancora non hanno avuto modo di esprimere le loro potenzialità. Pertanto, ritengo che ci siano ancora margini di miglioramento». Cosa si sente di dire sul ruolo che ricoprono oggi – e ricopriranno in futuro - i partiti e le liste civiche?
«Vede, la sua domanda richiama questioni che sono inerenti alla sfera prettamente politica e non amministrativa. Posso dirle che sposo l’idea secondo cui i partiti e le liste civiche debbano svolgere il ruolo d’intermediari tra la politica e l’elettorato. In sintesi, bisogna scendere tra la gente e raccogliere tutte le istanze e le migliori risorse, affinché si possa responsabilizzare e migliorare la classe dirigente di Acerra».
Presidente, sulla base di quanto si è verificato alle elezioni regionali, mi sorge spontaneo chiederle: si sente più vicino all’Udc o alla lista della quale fa parte? «Innanzitutto, bisogna dire che la mia storia politica mi ha sempre visto orbitare nell’area moderata e le confesso che guardo con grande attenzione alla costituente di centro che a breve dovrebbe aprirsi. Pertanto, mi sento parte integrante di questo nuovo progetto di realizzazione di un grande centro moderato e cattolico».

Giovanni Balsamo

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Le ragioni dell’ex assessore Granata sulla proprietà del logo Progetto per Acerra

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Se il Sindaco ritirerà le dimissioni entro i 20 giorni tecnici, alla ripresa delle proprie funzioni di primo cittadino si ritroverà di fronte un’altra patata bollente. La questione della lista Progetto Acerra sta andando avanti a colpi di carta bollata. Di chi è il logo del gruppo, di Altobelli e Affinito o di Piatto e De Matteis? Per tentare di dare una risposta e per essere messi a conoscenza del cammino di questa vicenda, abbiamo posto una serie di domande all’avvocato Raffaele Granata, già assessore di questa amministrazione in quota Progetto Acerra. Avvocato Granata, ci può raccontare cosa successe all’epoca della sua estromissione da assessore?
«Non si è trattata di una estromissione. Le mie dimissioni sono state conseguenza di una fase politica che vedeva coinvolta l’Associazione “Progetto Acerra” di cui ero espressione in Giunta. Fase politica caratterizzata, dapprima, dall’azione di ostracismo (qualcuno l’ha definita addirittura di “opposizione”) nei confronti dell’intera amministrazione da parte di un consigliere comunale di “Progetto Acerra”, Andrea Piatto, e poi culminata con la deliberazione assembleare del 10.1.2010 con cui si rideterminavano gli equilibri interni all’Associazione. In tale delicato momento della vita politica cittadina, anche al fine di non rallentare l’azione amministrativa, ho ritenuto di rimettere il mandato nelle mani del Sindaco, allorché si concretizzava una evidente frattura all’interno della forza politica che rappresentavo. Successivamente, preso atto che la maggioranza politica – sulla scorta dei mutati assetti interni a Progetto Acerra, determinati in virtù della delibera dell’Associazione del 10.1.2010, poi dichiarata illegittima – auspicava una mia sostituzione (si è parlato di “operazione chirurgica”), ho provveduto a rendere le dimissioni. Francamente mi sarei aspettato una valutazione più ponderata da parte della maggioranza di governo, alla quale erano stati forniti tutti gli elementi, di ordine politico e di ordine formale, perché rivedesse le proprie scelte in ordine alla necessità della mia sostituzione, o meglio, in ordine alla opportunità di valorizzare determinate forze e non altre». Come è andato il ricorso e cosa ha sancito «La modifica dello Statuto ed il conseguente cambiamento degli organi rappresentativi di “Progetto Acerra” (e lo snaturamento del Movimento politico, aggiungerei) avveniva con la deliberazione assembleare del 10.1.2010, a valle della quale veniva nominato un Consiglio Direttivo, il quale investiva il dott. De Matteis delle funzioni di Presidente – Portavoce dell’Associazione. Tale deliberazione era assolutamente illegittima in quanto difettava del quorum costitutivo prescritto dalla legge. Sin da subito, quindi, abbiamo lamentato il fatto che “Progetto Acerra”, successivamente al 10.1.2010, non era legittimamente rappresentata in quanto chi rivendicava la titolarità di “Progetto Acerra” lo faceva in forza di una delibera invalida ed approvata dalla minoranza dei soci (7/15). Sennonché, perpetuando un percorso viziato all’origine, De Matteis si è “presentato” alla maggioranza di governo quale nuovo Presidente dell’Associazione, ottenendo così il posto in Giunta. A nulla sono valsi i nostri appelli, tesi a stigmatizzare percorsi intrisi di illegittimità e falsificatori del dato reale. Anche al fine di ripristinare la verità, i soci dissenzienti di “Progetto Acerra”, in particolare Giovanni Altobelli ed il Consigliere Francesco Affinito, decidevano di impugnare la delibera assembleare con il patrocinio dell’avv. Amedeo Pisanti. Con l’ordinanza del 8.4.2010, accogliendo in pieno (non una esclusa!) le ragioni dei ricorrenti, il Tribunale di Nola, nella persona della dott.ssa Macrì, accertava la illegittimità della delibera che, per l’effetto, è stata “sospesa” e la stessa è da ritenersi non più produttiva di effetti, così come l’operato dell’Associazione e di chi ha avuto la pretesa di rappresentarla successivamente alla data del 10.1.2010. Ma c’è un altro aspetto della questione che ritengo emblematico: pur di sottrarsi alla decisione del Tribunale, con delibera assembleare dell’1.4.2010, quindi pochi giorni prima dell’udienza innanzi al Tribunale di Nola, Piatto, De Matteis e gli altri, revocavano la delibera del 10.1.2010 oggetto di impugnazione. Con questa seconda delibera veniva tra l’altro “deciso” che Altobelli ed Affinito erano da considerarsi “dimissionari”. Insomma una vera e propria defenestrazione. Ebbene, sempre il Tribunale di Nola, con l’ordinanza succitata, ha ritenuto che anche questa seconda delibera è da considerarsi ad una prima lettura illegittima. Illegittimità sommata ad illegittimità: in sintesi una disfatta totale per coloro che credevano di poter determinare gli equilibri con escamotage sistematicamente censurati dal Giudice». Cosa dovrebbe accadere adesso nell’amministrazione comunale. «Non so cosa accadrà. Posso solo immaginare cosa debba accadere in un paese normale: in un paese normale non può non prendersi atto della decisione del Giudice e trarne le dovute conseguenze. Mi aspetto che l’attuale assessore nominato in forza a “Progetto Acerra” rimetta il proprio mandato, in quanto la sua nomina è anch’essa giocoforza travolta dall’annullamento della delibera assembleare. Se così non fosse, si aprirebbe un serio problema morale ma anche politico. Si rischierebbe – per quanto non sia già a rischio – una eccessiva personalizzazione del sistema politico». Visto come fu trattato all’epoca dal Sindaco Esposito - rientrerebbe in seguito ad una chiamata nel suo esecutivo?
«Non ritengo di aver ricevuto dal Sindaco un trattamento di particolare disfavore. La stima per il Sindaco Esposito rimane pertanto immutata. Il piano di ragionamento che prediligo non è però quello di carattere personale ma è quello di natura politica: trattasi di stabilire che tipo di profilo dare alla azione amministrativa e con quali principi inderogabili e con quale classe dirigente, nel senso di che cifra di competenze e di valori. Ritengo che la forza politica che mi ha sempre sostenuto sia pronta ad offrire il proprio contributo all’amministrazione comunale, con lealtà, contenuti, visione prospettica, impegno e sguardo diretto ai bisogni della città. La non estrema chiarezza di alcune scelte sino ad ora fatte, però, impongono di definire a livello politico – una volta per tutte - la “strategia di impatto” per cambiare il volto alla città e liberarla da giochi di potere, improduttivi e svilenti». Cosa le ha insegnato questa vicenda nella sua complessità? «Non sono amareggiato per questa vicenda, salvo per alcuni aspetti talvolta indicativi di una certa incoerenza. Credo che la città meriti un cambiamento per tutte le donne e gli uomini che dignitosamente aspirano a vivere in una città che sappia rispettarli. Ciò è possibile: con cultura e coraggio».

Antonio Di Ruzza - Alessia Piccirillo

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Notizia Flash

"Acerra in tasca"- l'opuscolo di pubblica utilità più amato e richiesto dagli acerrani compie 22 anni - A Natale, 20000 copie circoleranno per la città a distribuzione gratuiita

 

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