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Acerra - Il Preside Vincenzo Casoria si dimette dall'incarico di subcoordinatore del PDL

La lettera di Vincenzo Casoria inviata al subcoordinatore locale del PdL, dott. Antonio Vetrella.
La Politica, così come l’ho vissuta ed interpretata in circa cinquant’anni d’impegno militante, non riesce più a trovare riscontro alcuno in una diversa realtà, qual è quella attuale, che vede totalmente stravolta e sfigurata l’idea stessa della Politica, del suo profondo valore civile ed etico. Tale stravolgimento è in continuo divenire per varie cause, non ultima il diffuso prevalere di un individualismo parossistico, assolutamente privo di ogni radicamento culturale, ideale e morale, che impedisce alla Politica di connotarsi di grandi, profondi valori, capaci di suscitare ed alimentare fervide passioni politiche, le sole idonee ad indurre cambiamenti ed evoluzioni sociali, avvertiti, anche se talvolta indistintamente e purtroppo con scarsa consapevolezza, dalla maggior parte dei cittadini. Né ci sia di consolazione il constatare che anche la sinistra, in tutte le sue sfaccettature, soffra di questo male! Il fenomeno più grave, per le esiziali conseguenze che ne potrebbero derivare, è l’assuefazione della gente agli inverecondi comportamenti dei molti aspiranti a divenire, a qualsiasi livello, protagonisti della vita politica, o che, già divenuti tali, spudoratamente operano con il palese intendimento di tutelare, proteggere ed accrescere l’esito del perseguimento di sfacciati interessi personali. E lo fanno ormai senza neppure preoccuparsi più di tanto, di mascherarsi dietro un’ipocrita cortina di valori, principi , ancorché traditi nella prassi quotidiana, che potrebbero in qualche modo nobilitare il loro ruolo politico. E’ questo oggi lo snodo centrale della politica, così come attualmente concepita. I partiti, tutti, ( e non vale il detto: Mal comune mezzo gaudio!), sono diventati solamente il veicolo utilizzato da gente senza storia, priva di ogni residuo ritegno, per crearsi aree di potere personale, che mai potranno incrociarsi con gli interessi veri dei cittadini. Non è certamente questa l’occasione migliore per approfondire tematiche di così notevole spessore, ma volendo restringere il campo d’attenzione alla nostra realtà locale, parto proprio da questo tipo di considerazioni per renderti partecipe del mio profondo disagio circa il mio ruolo nel partito. Avverto oggi un’urgenza, non più gestibile né controllabile, di recuperare definitivamente la mia libertà, quest’ultima non più coniugabile con l’assunzione di una responsabilità derivante da un incarico politico, peraltro malamente riconosciuto e quindi svuotato di ogni rilevanza, che non mi consente, per sua stessa natura e derivazione, d’incidere significativamente sulla deprimente condizione nella quale credo sia precipitata la realtà politica ed amministrativa della città. Alla determinazione di tale stato, ritengo non del tutto incolpevole il PDL, a causa della sua incapacità di essere e proporsi quale luogo d’ appassionato esercizio di impegno politico, finalizzato al raggiungimento di chiari e condivisi punti di convergenza, su cui sviluppare un’azione politica corale, che prescinda e superi le singole individualità in una tensione morale e politica, spinta verso la costruzione di un Partito ben definito nei suoi tratti identitari. Temo infine che l’imminente campagna elettorale rappresenterà l’apoteosi della frammentazione e delle fughe in avanti, dove ognuno si muoverà non quale soggetto integrato ed integrante di un corpo politico con una sua ben definita e riconosciuta identità unitaria, ma sostenitore di questa o quella singola candidatura. Temo cioè che il partito possa ancor più disfarsi per trasformarsi in una somma d’individui, che si trasformeranno, per libera determinazione, in galoppini elettorali o, volendo usare un eufemismo, in piccoli o grandi elettori di singoli candidati e che, proprio per questo, rischiano di perdere la visione complessiva della portata politica dell’imminente evento elettorale. Queste metamorfosi non mi sono mai appartenute né mi apparterranno mai e ciò, capisco bene, mi pone in una situazione di retriva fedeltà ad un’idea della politica che non è più largamente condivisa. Rischio di diventare prolisso e quindi noioso. Concludo quindi riaffermando il mio avvertito disagio in un contesto politico nel quale faccio fatica a ritrovarmi , anche per il pesante condizionamento che discende dall’essere stato, nel bene e nel male, un frammento significativo della storia della destra in Acerra. Questo disagio, riconducibile anche al senso d’impotenza indotto da una sovrastruttura organizzativa , provinciale e regionale, (alla quale è estraneo il senso ed il significato di partito politico, così come io l’intendo e che mi è impossibile diversamente considerare), mi obbliga a prendere atto della mia sostanziale distonia con la singolare identità che sempre più va assumendo il PDL di Acerra, ed interrompere pertanto la mia collaborazione con il Commissario della sezione e, di conseguenza con te, che , sul piano umano ( lo dico con profonda sincerità ed affetto ) rappresenta uno dei pochi aspetti positivi della mia breve esperienza di subcoordinatore. Con sentimenti sinceri di stima ed amicizia, ti saluto cordialmente.(Riceviamo e pubblichiamo)
Vincenzo Casoria
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