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Polveri sottili, un'emergenza non solo ambientale

Acerra. Tanta gente è già scappata, ma tanti altri hanno deciso di restare qui con le loro famiglie e i loro figli....”
MILANO, 28 gennaio 2010
Dall’inizio dell’anno si sono registrati n.16 sforamenti della soglia massima di PM10. La notizia ha avuto una portata nazionale dovuta al coinvolgimento globale di tutte le parti in gioco. In questo periodo, quasi tutti i giorni, il TG1 propone dei servizi speciali sull’argomento. I consiglieri dell’opposizione hanno occupato il consiglio comunale indossando mascherine antigas, mentre un gruppo di manifestanti si è piazzato davanti a Palazzo Marino con i sacchi a pelo minacciando di restarci fino a quando non ci fosse stato il blocco della circolazione ai mezzi pesanti e non si fossero prese congrue misure antinquinamento. Una mobilitazione generale si è articolata ingigantendosi di ora in ora tra la gente comune. Se n’è parlato nelle scuole, negli uffici, nei luoghi di ritrovo. Famiglie intere con bambini non hanno tardato a manifestare la loro presenza all’ingresso del comune facendo sentire la loro voce e rivendicando il loro sacrosanto diritto alla salute. Il sindaco non ha potuto che attivarsi immediatamente in tal senso e, contrario ai provvedimenti tampone quali i limiti alla circolazione, ha preferito l’intensificazione dei controlli sul rispetto delle norme nell’uso dei riscaldamenti, sia negli edifici pubblici sia in quelli privati, sottolineando che il comune sta lavorando per nuove metropolitane, nuove piste ciclabili, auto elettriche. La Lega si è dichiarata favorevole alle targhe alterne per febbraio e alla chiusura sperimentale del centro alle auto dal 1° marzo sulla base di studi che dimostrano una riduzione dell’inquinamento del 20-25% in seguito a questi tipi di provvedimenti. La Regione Lombardia nel corso dell’incontro tenutosi presso la sede della Giunta Regionale ha invece stabilito il blocco totale del traffico a Milano per domenica 31 gennaio. Sono state anche concordate ulteriori misure sperimentali come il lavaggio delle strade su un’area di 5 kmq per verificare l’efficacia sull’abbattimento delle polveri sottili. Gli addetti ai lavori hanno dichiarato che il blocco totale del traffico vuole essere anche un modo per sollecitare i cittadini ad offrire ciascuno il proprio contributo per migliorare la qualità dell’aria, un invito a riflettere sul fatto che è possibile anche andare a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici, così come abbassare le temperature nelle case. Si è inoltre ricordato come negli ultimi anni la Regione ha distribuito 104 milioni di euro di incentivi per cambiare i mezzi di trasporto più inquinanti e 30 milioni per gli impianti di riscaldamento. La Giunta Regionale ha anche deciso di raddoppiare lo stanziamento di 1 milione di euro a favore dei Comuni per potenziare i controlli.
ACERRA, 28 gennaio 2010
Si sono registrati n.17 sforamenti della soglia massima di PM10 di almeno una delle tre centraline poste a controllo del territorio a partire dallo scorso 20 dicembre. Avrei tanto voluto fare una cronaca di quanto è accaduto qui, in parallelo a quanto su riportato per la città di Milano. Purtroppo, nel nostro caso non c’è proprio niente da scrivere! Da queste parti nessun provvedimento a livello regionale, provinciale o comunale. Non c’è amministrazione in grado di prendere provvedimenti adeguati, risolutivi o palliativi che siano. Chi è stato chiamato a rappresentarci, a tutelare e a rassicurare la comunità locale non vuole o non è in grado di far sentire la sua presenza. Qui non c’è nemmeno un’opposizione che abbia occupato la sede del comune indossando le maschere antigas. Anche e soprattutto la popolazione sembra essere perfettamente indifferente rispetto al problema ambientale. Nessun cittadino, nessuna famiglia, nessun gruppo anche scarno e improvvisato si è fatto sentire. Nessuno si è accampato con tende e sacchi a pelo fuori al Comune o alla Regione e con questo freddo sembra non ci sia alcuna voglia di farlo. Ma a Milano non fa più freddo che a Napoli? Come si spiega questa grande disparità di comportamento tra acerrani e milanesi? Le malattie alle vie respiratorie indotte dalle polveri sottili forse da queste parti producono danni minori? Oppure c’è qualcosa di veramente anomalo ed autolesionistico nel nostro modo di fare, o meglio, di non fare? Ad Acerra non è stato adottato alcun tipo di provvedimento, né in termini di misure tecniche di salvaguardia, né in termini di rimostranze nei confronti degli organi sovracomunali di controllo e gestione del territorio. Qui non c’è niente, a parte qualche isolato predicatore nel deserto come il sottoscritto e pochi altri le cui parole al vento sembrano però costituire solo un’ulteriore fonte di inquinamento atmosferico. Non sono passati più di due mesi da quando in un mio precedente articolo parlavo delle polveri sottili, dell’inadeguatezza delle centraline di misura e della scarsa considerazione che proprio questo territorio, così bisognoso di controllo, aveva da parte dell’amministrazione provinciale e regionale. Centraline non censite, come autovelox non tarati, che non hanno valenza legale e non obbligano le amministrazioni ad adottare le necessarie misure di tutela. Inutili e costose apparecchiature installate per buttare il fumo negli occhi e per utilizzare fondi pubblici, che hanno avuto come unico effetto quello di prendere in giro ancora una volta gli acerrani, disattendendo le aspettative di quei pochi che ancora credevano nelle istituzioni. Ricordo che tentai di non creare allarmismi dicendo che ci si attendeva un fisiologico peggioramento dei valori del PM10 durante il periodo invernale, ma chi di dovere, ognuno per le specifiche competenze, avrebbe certamente, con scienza e coscienza, adottato le giuste misure e preso gli opportuni provvedimenti. Purtroppo il peggioramento c’è stato, ma per il resto riconosco di essere stato troppo ottimista e fiducioso. Oggi non me la sento più di gettare ancora acqua sul fuoco e di credere che ci siano ancora i presupposti perchè cambi qualcosa. Siamo di fronte alla più grave emergenza che il nostro paese abbia mai dovuto affrontare nella sua lunga storia perchè questa non è solo un’emergenza ambientale ma soprattutto morale e sociale. La Costituzione Italiana sancisce per tutti equamente diritti e doveri ma a quanto pare viene applicata solo in modo soggettivo e territoriale. Perchè il diritto alla salute degli italiani non lo è anche per gli acerrani? Perchè le aspettative di vita, qualitative e quantitative, di un bambino che nasce qui devono essere diverse da quelle di uno che nasce a Milano? Il professor Bellavista nella sua filosofia sosteneva che il solo fatto di nascere fisicamente a Milano piuttosto che a Napoli - o ad Acerra - ti condiziona la vita. Allora si sorrideva di questa affermazione, oggi è un sorriso amaro perchè non immaginavamo quanto avesse ragione. Gli addetti ai lavori conoscevano troppo bene la criticità delle condizioni ambientali. In tempi non sospetti si è già ampiamente discusso della situazione, ma cosa è seguito alle tante parole? Niente! Il peggiore dei mali è l’indifferenza. Piuttosto che subire questa quotidiana apatia, per assurdo, sarebbe stato più tollerabile se ci avessero detto con chiarezza, fin dall’inizio, che noi, popolo dell’inceneritore, siamo stati abbandonati al nostro destino e sacrificati per il bene comune della Regione.
Ci saremmo almeno risparmiati le inutili speranze e le disillusioni, avremmo tentato di intraprendere altre strade. Magari non avremmo più investito in case ma in loculi, non in vacanze ma in assicurazioni sulla vita, e ci saremmo impegnati di più nelle richieste di trasferimenti al lavoro. Avremmo cercato di mettere da parte qualche soldo per affidare i nostri figli a qualche esperto scafista inviandoli in Italia dove avrebbero potuto vivere respirando cultura, diritto e aria accettabile, maturando una mentalità più rivolta all’Europa. Perdonatemi il sarcasmo, ma la cosa è molto triste, l’Italia guarda all’Europa ma noi acerrani non siamo ancora in grado di guardare nemmeno all’Italia. Comunque non è il caso di piangerci troppo addosso, al di là dell’indifferenza da parte di chi ci deve tutelare, la colpa è nostra, è soprattutto nostra. Se non siamo in grado di far valere i nostri diritti, di far sentire la nostra voce, ci sono delle enormi responsabilità personali di ciascuno di noi. Ma come possiamo pretendere che gli altri ci ascoltino e rispettino la nostra dignità di esseri umani se non ci crediamo nemmeno noi stessi? Qui la gente pensa a comprare macchine nuove e non si interessa se non ci sono strade integre per poterci camminare. Pensa a sfoggiare scarpe e vestiti all’ultima moda e non protesta se poi non trova marciapiedi per poterci passeggiare. Pensa a farsi la casa bella, ma non si interessa se fuori la porta ci sono per giorni e giorni cumuli indecorosi di spazzatura indifferenziata che impediscono perfino di uscire. C’è chi coltiva tranquillo il suo orticello, ma non si accorge che l’acqua per irrigarlo non è più buona nemmeno per la fognatura. Qui ognuno a suo modo sta costruendo un futuro su niente, sta realizzando un edificio senza fondazioni. Ma che senso ha tutto questo? Apriamo gli occhi e diamoci da fare prima che sia troppo tardi. Siamo in un campo di battaglia, rendiamocene conto, e quando si è in guerra gli atteggiamenti possibili per non soccombere sono solamente due, o si scappa o si combatte. Tanta gente è già scappata, ma tanti altri hanno deciso di restare qui con le loro famiglie e i loro figli. Se questa è la scelta, allora assumiamo un atteggiamento più intelligente e più costruttivo nella consapevolezza dei nostri diritti e della nostra dignità. Combattiamo ognuno a suo modo con le proprie armi e facciamoci sentire, costruiamo qualcosa di solido, rivendichiamo i nostri sacrosanti diritti alla salute e a vivere una vita quanto più dignitosa possibile. La costruzione di un ambiente salubre e soddisfacente passa necessariamente per un’adeguata ristrutturazione dei nostri atteggiamenti e della nostra mentalità.
Ing. Alberto Di Buono
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