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Dall'albero di Haider...agli alberelli di Nappi

Nel gennaio 2001, e alla vigilia della campagna elettorale per le elezioni politiche che decretarono la salita al governo di Berlusconi, l’allora on. Capuano, accompagnato dal vescovo di Acerra Giovanni Rinaldi,
ebbe la geniale idea di piantare sul luogo dove doveva essere costruito l’inceneritore l’ albero di Haider, l’albero cioè che era stato donato al papa dal governatore austriaco Haider e che era stato addobbato in Piazza San Pietro durante il periodo delle festività natalizie. Questo inutile gesto di esorcismo sulla questione inceneritore, fatto con evidente spirito preelettorale, è sempre rimasto un gesto isolato, senza alcuna connessione con quanto già era maturato nella coscienza collettiva del nostro territorio sulle tematiche della difesa e tutela del territorio come fattore prodromico di ogni sviluppo. Al contrario, quanto è avvenuto in questi anni a partire dalle manifestazioni cittadine che hanno registrato la partecipazione di migliaia di persone, rappresentano la testimonianza “ad alta voce” del grado di cultura di cittadinanza attiva raggiunta dalla nostra comunità, che ha fatto sempre a pugni con il silenzio assordante degli esponenti politici regionali e nazionali, dell’epoca e di oggi, ai quali la stessa classe politica locale ha sempre risparmiato ogni coinvolgimento. Basti ricordare che non più di due anni fa i lavori per la realizzazione dell’inceneritore di Acerra erano stati bloccati dalle prescrizioni della Commissione per la Valutazione di Impatto Ambientale che l’amministrazione comunale Marletta era riuscito a far esprimere nuovamente: l’inceneritore era diventato una cattedrale nel deserto che nessuna azienda voleva prendere in gestione. Ricordo che dovette intervenire il governo Prodi, ormai dimissionato, con un’ordinanza assassina che consentiva il conferimento delle “ecoballe appuzzuttate” nell’inceneritore di Acerra per poter trovare una soluzione per l’utilizzo di quell’impianto. Pochi mesi dopo, nel maggio 2008, il capolavoro fu completato dal governo Berlusconi che, appena insediatosi, emanò un ‘ulteriore ordinanza con la quale si autorizzava il conferimento del rifiuto “tal quale”. Primo anniversario Un anno fa un folto gruppo di consiglieri comunali, a due mesi dalla scadenza naturale del mandato amministrativo, intese rassegnare le dimissioni dalla carica facendo decadere l’amministrazione comunale da me presieduta e provocando la nomina, già organizzata, di un commissario straordinario, funzionario della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che in appena 26 giorni organizzò la parata dell’entrata in esercizio dell’inceneritore e del superamento dell’emergenza rifiuti in Regione Campania. Fu un inequivocabile segnale che il processo riformatore avviato in molti settori, e con un chiaro cambio di indirizzo rispetto agli anni precedenti, specialmente nel contrastare i poteri forti politico/clientelari che di questo territorio impunemente avevano abusato, doveva essere interrotto! E di tale mandato se ne facevano carico, con grande senso di responsabilità, praticamente tutte le forze politiche locali in una sorta di competizione solidale dei propri rappresentanti fino al punto che non solo venivano superati steccati ideologici, ma anche vecchi rancori di carattere personale e di quant’altro: era in gioco la sopravvivenza politica di molti. Era del tutto evidente, infatti, che quanto più il rinnovamento politico/culturale aveva inciso nelle questioni fondamentali del nostro territorio, tanto più aveva spezzato il tradizionale legame politico/clientelare su cui continuava a reggersi il rapporto di molti interpreti della politica locale con la città, fino al punto che essi, nell’imminenza della scadenza elettorale amministrativa, si sono ritrovati accomunati nell’esigenza di ripristinare velocemente il “loro” rapporto con l’elettorato acerrano. Ma aldilà delle ragioni indicibili che hanno ridotto la congerie politica locale nello scellerato atto di recarsi furtivamente in un anonimo studio notarile per consumare atti politici così importanti per la nostra comunità, la riflessione che faccio a distanza di un anno da tali eventi è quella che tutto ciò non ha esaurito in quegli eventi tutta la sua carica distruttiva. Anzi il danno più grave arrecato alla nostra città è stato quello di non coagularsi intorno ad un riflettuto progetto politico e di aver, invece, costruito mediocri schieramenti elettorali le cui contraddizioni interne si sono manifestate immediatamente all’indomani del risultato elettorale e si sono amplificate nelle candidature “spurie” di questa tornata elettorale regionale. Il risultato è verificabile nella debolezza dell’amministrazione comunale che produce una persistente incapacità di rappresentanza, di tutela e di affermazione difesa degli interessi del nostro territorio per una subalternità alla politica sovracomunale, da un parte, ed in una conseguente incapacità di promozione di un disegno strategico di sviluppo del nostro territorio a causa del congenito provincialismo degli attori politici locali, dall’altra. Gli alberelli di Nappi In questi giorni, però, mi sono sentito meno turbato rispetto agli scenari futuri del nostro territorio da quando ho rivisto, dopo tanti anni, la cerimonia della piantumazione, in questi caso, degli alberelli. Questa volta, però, era l’assessore regionale all’agricoltura, già capo della Segreteria del Presidente della Regione Campania, accompagnato dall’amministrazione comunale, a ripetere la scena di piantumazione di alberelli lungo gli argini dei Regi Lagni. Ricordava lo stesso rito celebrato dal vescovo e da Capuano nove anni fa, ma questa volta era di carattere propiziatorio, visto che sui temi della gestione dell’emergenza rifiuti e della mancata bonifica del territorio, l’assessore regionale all’agricoltura ha qualche responsabilità per gli incarichi ricoperti nella struttura del Commissario Straordinario per l’emergenza rifiuti e nel commissariato straordinario alle bonifiche, ragion per cui è stato già destinatario di un avviso di garanzia. E’ ovvio che non bisogna speculare sulle disgrazie degli altri, ma non posso non denunciare questo clima di rassegnazione in cui vive la nostra città, questo “clima gelatinoso” che avvolge la nostra città, fino al punto che ad un mese dalle elezioni regionali, con la compiacenza della classe politica locale, si assiste a cerimonie di piantumazione degli alberelli. Il corridoio ecologico dei Regi Lagni, finanziato con i FESR 2007/2013 del documento strategico regionale, è uno dei sette grandi progetti approvati dalla Commissione di Bruxelles fin dall’aprile 2007 ed ha bisogno di un vero piano d’azione di risanamento territoriale per essere realizzato che quello di piantumare degli alberelli ad un mese dalle elezioni. I nostri territori, invero, hanno bisogno di una classe amministratrice in grado di ripensare e rilanciare le politiche di intervento, con attenzione effettiva agli interessi preminenti del territorio, al fine di generare iniziative auto-propulsive di sviluppo, realmente inclusive, e con la consapevolezza che senza un rinnovamento anche culturale che nutra l’attività degli amministratori di visioni adeguate e di solidi orizzonti etici per il servizio al bene comune potremo al massimo piantare qualche alberello, ... ma, anche questi, mai oltre il ponte di Napoli.
Espedito Marletta
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