Domenica, Maggio 20, 2012
   
Testo

Scandalo rifiuti, congelati 500 milioni di fondi europei destinati alla Campania

image

Bruxelles, giovedì 4 marzo 2010, la corte di giustizia della UE condanna l’Italia per la gestione dei rifiuti in Campania per il periodo dello scandalo, l’estate 2008. Fondi comunitari per ben 500 milioni di euro destinati alla regione vengono congelati ed attivate ulteriori procedure di controllo sulla gestione attuale del servizio.

L’avvio della procedura di infrazione si era avuta nel giugno del 2007 e già da allora la somma era stata bloccata. L’argomento è stato successivamente affrontato nella riunione della Commissione Petizioni del Parlamento Europeo del 28 gennaio 2010 a cui hanno partecipato anche rappresentanti delle autorità regionali e nazionali e dei cittadini firmatari di sedici petizioni relative ai problemi ambientali e dei rifiuti a Napoli e in Campania. Nel corso della riunione si è evidenziato che la commissione sarebbe stata anche propensa a ritornare sui suoi passi circa il congelamento dei fondi comunitari, ma solo a condizione che la situazione fosse realmente cambiata in Campania e cioè solo in presenza di risultati concreti. La condizione essenziale sarebbe stata la definizione di una “solida programmazione” con un piano di gestione dei rifiuti, un’adeguata rete di infrastrutture per lo smaltimento, il tutto affiancato da un rendiconto reale e “documentato” e il ritorno alla gestione ordinaria. Aspetti questi ultimi su cui Bruxelles ha ritenuto di non aver mai avuto le delucidazioni necessarie. I rappresentanti della Campania hanno assicurato che è in dirittura d’arrivo un piano capace di consentire il ritorno alla normalità ed hanno citato un aumento significativo della raccolta differenziata che, a loro dire, si attesta attualmente al 22%. Il rappresentante del governo centrale ha invece parlato di “obiettivi raggiunti”, affermando che il termovalorizzatore di Acerra sarà in grado di assorbire il 40% della produzione di rifiuti della regione. Le argomentazioni addotte in quella sede sono sembrate poco convincenti, gli scettici più intransigenti si sono rivelati essere i tedeschi e i danesi che mettevano in programma una visita in Campania. Si arriva così a giovedì 4 marzo 2010, quando la Corte di Giustizia Ue emette la definitiva sentenza di condanna motivata dal fatto che “l’Italia è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza della direttiva rifiuti”. Una condanna non solo morale ma soprattutto economica perchè sancisce il blocco della considerevole somma di 500 milioni di euro destinati ad una regione già così endemicamente bisognosa di fondi per il risanamento e il settore rifiuti. Le assicurazioni dei nostri politici, basate più su parole che su dati di fatto reali, evidentemente non hanno avuto l’effetto sperato, così come non si è creduto alle dichiarazioni relative al concetto che la gestione dei rifiuti nella Regione Campania non ha avuto conseguenze pregiudizievoli per l’ambiente e per la salute umana. Si legge infatti esplicitamente nelle motivazioni che i rifiuti hanno provocato “inconvenienti” ed hanno danneggiato il paesaggio, rappresentando così un pericolo per l’ambiente e una situazione di pericolosità per la salute umana. I responsabili italiani non hanno creato un’adeguata rete integrata di impianti di recupero e di smaltimento dei rifiuti. I quantitativi ingenti di rifiuti ammassati nelle strade, nonostante l’assistenza di altre regioni italiane e delle autorità tedesche, hanno dimostrato un deficit strutturale di impianti, cui non è stato possibile rimediare. Inoltre le inadempienze contrattuali delle ditte incaricate di gestire i vari servizi, nonchè le presunte infiltrazioni camorristiche, non sono da considerarsi eventi straordinari tali da giustificare la mancanza di un servizio indispensabile come la gestione dei rifiuti. Per noi campani, oltre il danno, la beffa! Ma quanto accaduto almeno può servire da stimolo per alcune considerazioni di carattere locale. Il nostro territorio è sempre stato al centro di accese discussioni e contestazioni su tematiche ambientali al punto da arrivare in qualche occasione allo scontro di piazza. E’ storia ormai non più recentissima la disputa tra acerrani e Regione Campania circa la localizzazione del termovalorizzatore che ebbe il suo massimo con gli scontri del 29 agosto 2004. Cariche della polizia, feriti, contusi e completa disinformazione a livello nazionale che non ha mai reso giustizia alla comunità locale. I tempi recenti ci hanno sempre visto come i malcapitati protagonisti e passivi obiettivi di una scellerata gestione del territorio che ha perseguito e persegue fini ben diversi dallo sviluppo sostenibile. Siamo sempre stati bombardati di promesse, parole, buoni propositi da parte dei politici e dei gestori di turno, specie in prossimità di tornate elettorali o di richieste di autorizzazioni di nuovi impianti. Parole che contrastavano sempre profondamente con quanto accadeva realmente. Storia recente è la promessa e l’impegno ad una maggiore tutela e controllo ambientale del territorio che però ancora una volta si scontra con un diffuso inquinamento da polveri sottili mai realmente spiegato, con il livello di diossina nei campi e nel sangue umano, con l’inadeguatezza dei monitoraggi, con le incertezze delle misure e con l’insediamento di ulteriori impianti per la gestione di rifiuti pericolosi. Ma la maggior parte della gente ormai sembra essere vaccinata a tutto questo e ciò determina un atteggiamento passivo e diffidente nei confronti degli addetti ai lavori. Un modo di fare che ci procura l’accusa di scarsa maturità e scarsa capacità in programmazione economica e territoriale. I signori del governo centrale o di quello regionale ci rinfacciano che questo nostro modo di essere, così diffidente e repulsivo rispetto a qualunque iniziativa sul nostro territorio è controproducente e non porta a niente, che la dobbiamo smettere di creare sterili allarmismi perchè in fondo non esistono tutti questi problemi ambientali. Sarebbe molto meglio se li lasciassimo liberi di fare, ci porterebbero sicuramente ricchezza e un ambiente sano in cui poter vivere. Molti di noi per un periodo ne sono stati anche realmente convinti e forse qualcuno ancora oggi ci crede. Forse chi sostiene queste tesi non ha tutti i torti, sicuramente è un modo di vedere le cose supportato da capacità imprenditoriali e competenze tecniche. Certamente le loro argomentazioni sono molto più fondate, documentate e sostenibili rispetto ai nostri ottusi e retrogradi discorsi da bar senza alcuna cognizione. Ma ora, alla luce di quanto è accaduto a livello europeo e della magra figura fatta da questi nostri grandi scienziati italiani e campani, cosa abbiamo ancora da credere? in cosa dobbiamo ancora sperare? A mettere in dubbio le capacità di questi esperti signori oggi non siamo più solo noi retrogradi malpensanti coi nostri discorsi improvvisati. Si è appena pronunciata in tal senso una commissione europea di super esperti che ha visto in prima fila i cosiddetti “nordici”, notoriamente all’avanguardia per questioni ecologiche. Nessuno ha creduto a una sola parola degli illustri colleghi italiani, nessuno si è fidato confidando nelle loro capacità e professionalità. Perchè allora dovremmo crederci ancora noi? Con quale serenità d’animo e con quale sicurezza ci apprestiamo a dare ancora fiducia a chi gestisce il nostro territorio e la nostra salute? Si legge tra le righe della sentenza, ma in modo molto esplicito, che è troppo comodo per gli addetti ai lavori nascondere la loro colpevole incapacità con la solita scusa delle presunte infiltrazioni camorristiche o dei cavilli burocratici e contrattuali delle ditte appaltatrici o ancora con le sentenze dei TAR e i relativi ricorsi. Chi viene designato a gestire e ad amministrare questi servizi indispensabili per la comunità deve essere consapevole dei problemi che incontra e se non ne è all’altezza cambi mestiere. A chi ora pensa di essersi liberato di certi personaggi, perchè non si spiega con quale faccia potrebbero venire di nuovo dalle nostre parti a farci ancora promesse, gli consiglio di non farsi troppe illusioni. Verranno, certo che verranno di nuovo e lo faranno molto presto con la solita faccia tosta, non dimentichiamo che siamo di nuovo in periodo elettorale. Un’ultima spontanea considerazione. La carenza della raccolta differenziata è stata una delle esplicite motivazioni della sentenza della Commissione Europea e allora mi viene naturale pensare anche alla nostra città. Visto che l’Europa ha sancito che le sentenze dei TAR e i relativi ricorsi, nonchè i cavilli burocratici e contrattuali non costituiscono una giustificazione alla mancanza di questo servizio essenziale, se ad Acerra di fatto la raccolta differenziata continua ad essere un miraggio, la colpa di chi è?



Ing. Alberto Di Buono

Bookmark and Share

Notizia Flash

La guida della città di Acerra, in giro per la città...da dicembre 1999, compie 22 anni.

 

Visitatori on-line

 40 visitatori online