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Fragilità e frammentazione della politica acerrana

La Riflessione del Prof. Aniello Montano.
Negli ultimi quindici anni non c’è stato un sindaco che abbia portato a termine il suo mandato nella concordia collegiale e che sia stato ripresentato dalla sua coalizione per essere rieletto.
Con i risultati delle elezioni del 28 e 29 marzo si è conclusa una lunga serie di tornate elettorali, che hanno interessato il parlamento nazionale, quello europeo e i parlamentini di ben tredici regioni italiane. Come di consueto, ad Acerra non è mancato l’entusiasmo e neppure un forte spirito di partecipazione attiva, con il naturale corredo di comitati e comitatini di “supporters” e di “fans” di questo o di quel candidato, di questo o di quello schieramento. Risultato? Tanti partecipanti, nessuno eletto.
A fronte di questo esito, verrebbe da chiedersi “cui prodest”, a chi giova questa dispersione dei voti? Naturalmente non alla città, la quale si vede, ancora una volta, privata di qualsiasi rappresentanza sovracomunale. Non ha un suo eletto nel Consiglio provinciale, nel Consiglio regionale, nel Parlamento nazionale e neppure in quello europeo. Con un numero di elettori in grado di esprimere più di una rappresentanza in ogni assemblea elettiva, Acerra rimane totalmente assente nel panorama della politica che conta, nelle sedi laddove “il destino dei popoli si cova”.
Come è possibile che si verifichi una simile situazione? Dove sta l’errore? Quale strano meccanismo scatta nelle menti di noi Acerrani che ci impedisce di mettere al primo posto della nostra condotta politica gli interessi comuni: la difesa e la riqualificazione del territorio, il recupero del centro urbano, l’incremento delle attività produttive, lo sviluppo del commercio, dell’agricoltura, dell’artigianato, dei servizi sociali, come asili nido, spazi verdi, parcheggi, luoghi per attività sportive e creative per bambini adolescenti e giovani, centri per anziani, e così via enumerando? Alcuni sono pronti a giurare che le colpe sono tutte da individuare nell’egoismo personale dei politici di turno. Il ragionamento di costoro sembra semplice e lineare. I singoli politici - affermano - sono avidi di potere, di ambizione e di vanità smodate nonché di furbizia e di astuzia. Coltivano esclusivamente la loro immagine. Incuranti dell’interesse generale, si propongono per affermarsi su una scena più ampia o, in alternativa, per aumentare le loro quotazioni nel borsino delle clientele che contano presso i politici di rango.
Altri, invece, ritengono che, no!, le colpe vanno individuate tutte nell’elettorato, che non è capace di distinguere i veri politici, con un progetto e un programma in testa, dai politici improvvisati, amanti di un’ora di gloria o alla ricerca di un posizionamento per un’affermazione futura. E argomentano che se l’elettorato non fosse amante del proprio “particolare” e sapesse operare questa distinzione, farebbe convergere i suoi consensi al massimo su due candidati preparati ed elettoralmente forti, uno di sinistra e uno di destra, a seconda delle personali inclinazioni emotive.
Non è escluso che una certa dose di ragione l’abbiano entrambi i gruppi di opinione. Ma questa constatazione salomonica non risolve il problema, che purtroppo è molto più complesso e attiene alla natura della nostra società, fatta di individui socialmente contigui, ma non comunitariamente strutturati, riluttanti ad ogni forma di aggregazione su motivazioni e per fini superindividuali.
A mancare è una forte tensione identitaria, una motivazione remota o una prospettiva prossima in grado di catalizzare e unificare gli interessi; una ragione storico-spirituale, del tipo di quella che ha galvanizzato gli elettori della Lega Nord, o un comune sistema economico-sociale da salvaguardare e incrementare. In questa condizione di atomismo sociale e in mancanza di un forte e ben strutturato ceto medio delle professioni e della cultura, i gruppi politici si formano e si disgregano con estrema facilità. Di volta in volta si realizzano convergenze in considerazione di un semplice calcolo numerico, senza un chiaro programma e senza una forte squadra di “veri” competenti chiamata a realizzarlo. In una situazione così poco chiara, ciascuno pensa di essere più furbo degli altri, di profittare della situazione fluida e intrasparente per tirare l’acqua al suo mulino. Ma ben presto le furbizie si scontrano. Gli aggregati si disgregano. Le risse si moltiplicano. Negli ultimi quindici anni non c’è stato un sindaco che abbia portato a termine il suo mandato nella concordia collegiale e che sia stato ripresentato dalla sua coalizione per essere rieletto. Eppure tra loro non è mancato chi ha mostrato di possedere anche più di una certa intelligenza amministrativa. Sempre, però, sono mancate la volontà e la capacità di coinvolgimento della cittadinanza, la determinazione giusta per individuare e offrire un obiettivo comune in cui la stragrande maggioranza dei cittadini potesse riconoscersi e per cui potesse battersi. In un certo momento questo obiettivo sembrava essere il “no senza se e senza ma” all’inceneritore. Anche questa bandiera, però, si è ben presto logorata. Si è sbrindellata nell’incertezza dell’intrasparenza. Incapaci o impossibilitati a mantenere vivo il dialogo con la città, uno per uno i diversi sindaci sono finiti nell’imbuto della politica politicante, delle estenuanti “trattative di maggioranza”, e sono stati stritolati dai conflitti e dagli interessi particolari di singoli e di gruppi.
Con un Sindaco che, grazie al suo personale profilo umano, meno di un anno fa ha trascinato il suo schieramento a una vittoria alla vigilia considerata impossibile è realistico sperare che questa volta, no!, le cose non andranno al solito modo? È quello che di tutto cuore ci auguriamo per la Città e per tutti noi.
Quest'articolo è stato scritto mercoledì 7 aprile 2010 ed è stato inviato al Direttore di Tablò la mattina di giovedì 8 aprile. Faceva un'analisi della situazione politica acerrana, peraltro non molto diversa da quella italiana in genere, e finiva con un interrogativo e con un augurio. Il giorno successivo, venerdì 9 aprile, arrivava la risposta indiretta all'interrogativo e l'augurio veniva vanificato. La maggioranza si spaccava e il Sindaco era costretto alle dimissioni. Nel rispetto pieno e affettuoso per le decisioni definitive del Sindaco, prendiamo atto del fatto che questa classe politica soffre di una malattia, che ha effetti negativi su tutta la città. Malattia da cui non vuole guarire, arrivando fino a sacrificare una delle figure migliori di questa nostra città, così poco fortunata sul piano politico.
Prof.Aniello Montano
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