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Il ritorno di Tommaso Esposito inquieta più delle motivazioni date per dimettersi

L’intervento dell’avv. Giovanni Bianco sul ritiro delle dimissioni del Sindaco.
La decisione del sindaco di ritornare sui suoi passi, credo non abbia meravigliato nessuno per quello che abbiamo , forse ingenerosamente, ma con evidente cognizione di causa, detto qualche giorno fa. Non ha meravigliato i più , se non forse, per la “risoluzione finale”, che appare, per certi aspetti, più inquietante ancora delle rappresentate motivazioni delle dimissioni . Dimissioni , tra l’altro, esternate come tutti sanno, non con riferimento a ben più gravi e serie vicende di interesse generale delle quali si è discusso , e con toni aspri, tra gli stessi partiti che sostengono e che reggono , a quanto pare in disarmonia, i diversi settori della amministrazione , ma che avevano trovato la ragion d’essere nella “vil ragione “ di una squallida spartenza . Una “spartenza democratica” ove gli accordi di cencelliana memoria erano andati a put…..ne. Tanto fece andare in bestia, guarda caso, non i capigruppo dei partiti che, a quanto pare, non controllano, e non se ne dolgono più di tanto, neanche i consiglieri comunali che, a loro volta, avendo evidentemente molto a cuore i conti della città, pensarono bene , in quella occasione, di indicare revisori graditi più a loro che ad altri, ma il Sindaco che pur dovrebbe, istituzionalmente , essere al di sopra di questi equilibri, ma che evidentemente accusò il disequilibrismo più di altri, evidentemente perché lo ritenne foriero di altri futuri ammutinamenti, magari come quello del Bounty, quel vascello armato con avanzi di galera che, non sopportando il razionamento dei viveri, mise su una scialuppa il comandante e lo abbandonò nell’oceano . La crisi che affondava le sue radici innegabilmente in questo ammutinamento, oggi risulta risolta , o comunque rimandata ad ottobre, a quanto pare, con la nomina, nelle more, da parte del Sindaco, di un futuro “assessore tecnico”. Un assessore che ancora non è stato neanche nominato in quanto non pare molto gradito a chi , evidentemente , riteneva di poter gestire qualche settore in via esclusiva . Il che veramente appare una pretesa stratosferica in una compagine ove, a quanto pare, si è ricorso fino ad oggi al pallottoliere per arginare la mancanza di qualsivoglia progetto politico comune che dia un senso al cammino insieme di persone travolte da un insolito destino . C’è da chiedersi: ma ci voleva una crisi di tale portata, perché il Sindaco, che si voleva partorito a termine di gestazione prematura al di fuori e al di sopra dei partiti inseminatori, nominasse un assessore, pare più gradito ad altre istituzioni che agli stessi partiti, che avrebbero ingoiato il rospo, si dice, solo per non andare a casa e perdere i gettoni delle presenze nelle commissioni cui sono stati lautamente abituati a partire dalla precedente amministrazione , fatta salva qualche tegola che pare stia per arrivare? E pare che non sia finita qui in quanto si parla oggi di allargare, in contropartita, la giunta fino a 10 elementi, cioè più della metà dei consiglieri di maggioranza, per accontentarne altri. Ovviamente ci saranno poi quelli che andranno in panchina al posto dei nuovi nominati. E chi ne ha più me metta .E allora, povero Tommaso, che avrà più problemi di Lippi in questi giorni. E questo anche perché, tornando alle cose serie, non c’è chi non vede come la soluzione, - che tra l’altro si innesta su un quadro politico cittadino ulteriormente devastato alla luce di quello che si è poi detto in Consiglio comunale, e che, per forza di cose, sarà oggetto di indagine di Prefettura e forse anche della Procura - , sia indice di un evidente compromesso a tempo determinato. Un compromesso che rende ancora più cupa ogni previsione non solo sulla tenuta di questa amministrazione comunale , ( sempreché qualcuno non decida di scioglierla prima, viste le bordate sparate in consiglio ) ma anche sulla idoneità di questa armata Brancaleone a poter costituire veramente soluzione alla profonda crisi politica di Acerra. Una crisi che si trascina da anni e che, puntualmente, di amministrazione in amministrazione , si rigenera come metastasi incurabile. Ciò è l’evidente ed innegabile conseguenza della crisi della politica qui, in particolare , ad Acerra, dove ne abbiamo viste di tutti i colori e dove le facce eburnee di alcuni personaggi che restano a galla come sugheri nel mare in tempesta, hanno una consistenza granitica. E questo un pò per colpa di ognuno di noi, forse perché siamo più propensi a parlare che ad agire come dovremmo. Magari scendendo in campo ed assumendoci responsabilità in prima persona, piuttosto che continuare a stare alla finestra. D’altro canto, come diceva il buon personaggio della prima repubblica : “ in politica gli spazi vuoti si occupano”, specie, - ci permettiamo di aggiungere - , quando c’è gente che,al di la delle apparenze, pur di governare, i voti è disposta a contarli più che a pesarli. “ Non olet” diceva qualche altro , o mi sbaglio?, ma credo di no. Questo però senza rendersi poi conto che, alla fine, gli interessi personali e /o di bottega, o di clan familiari o di quei capiparanza che si son solo, e miserevolmente, contati e non si sono, più opportunamente forse, pesati, ti schiacciano, o quanto meno ti chiedono, come in tutte le osterie, il conto. Mi viene in mente , a proposito di questa crisi e della sua soluzione, un aforisma di Oscar Wilde che ne “L’importanza di chiamarsi Ernesto”, scriveva che i punti deboli della nostra epoca sono due: la mancanza di principi e la mancanza di immagine. Direte voi, che c’entra questo? C’entra, c’entra! , specie se si considera che nella società dei nostri giorni , che è quella dell’apparire più che dell’essere, quando si offusca anche l’immagine che a torto o a ragione ci si riesce a costruire, viene radicalmente meno quella possibilità, che molto spesso si verifica, di illudere tutti anche per un solo giorno , e forse anche molti per un po’ di tempo. Bisognerà allora che qualcuno poi prenda atto che, in ogni caso, come si suol, dire, nessuno può essere preso per i fondelli per sempre. Neanche una città che, a questo punto, deve riprendersi il diritto , perché ne ha il dovere, di costruirsi un futuro politico, mettendo da parte i pifferai e facendo riferimento a persone credibili , che abbiano una storia e che, soprattutto, abbiano principi e la dignità di perseguirli . E allora, se vogliamo essere conseguenti nel centrodestra , ad Acerra non più slogan, ma neanche più mezze parole e soprattutto non più mezze misure . Sono queste che, nel passato, hanno anche contribuito a costruire una immagine al centro sinistra che oggi più che mai non merita. Soprattutto oggi, visto quello che abbiamo udito e si è detto in Consiglio Comunale. Vedete, al di là anche del fango ( il fango? rende il concetto? ) che è stato immesso nel ventilatore e che è volato tra gli scanni dell’emiciclo della sala e del quale certamente ognuno di quelli chiamati in causa risponderà nelle diverse sedi che non sono politiche, ma, ovviamente, nelle sedi politiche ne deve rispondere la intera amministrazione, vi sono da fare delle considerazioni. Di fronte alla endemica incapacità del centro sinistra locale di esprimere una classe dirigente sulla base di un progetto politico complessivo, tant’è che, da sempre, sono state ,sempre e solo, le situazioni contingenti che ne hanno determinato le vittorie amministrative, e di fronte alla altrettanto obiettiva circostanza che l’attuale amministrazione altro non è se non la momentanea convergenza di interessi economici e/o professionali di singoli portaborse ai quali si sono accodati noti mercenari e personaggi che non hanno storia politica ed alla quale ,ultimi ma non ultimi, per motivi contingenti, concorrono, malvolentieri a loro dire , altri soggetti che avrebbero il dovere di essere più coerenti con quanto continuano a dire in altre sedi, il centro destra ha un dovere . Ha il dovere di ricompattarsi intorno a quel progetto complessivo di sviluppo del territorio che ha animato e vivacizzato il dibattito politico negli ultimi anni qui ad Acerra, senza padrini e senza padroni, che hanno consegnato la città ad una maggioranza che non esiste, non ha i numeri, non ha la capacità di governare neanche l’ordinario e che, a sua volta, ha delegato a qualche mestierante che ha creato una ragnatela di interessate connivenze che concorrono ad un consenso interessato o coartato. Questo per rielaborare una piattaforma politica credibile che non solo avvicini alla politica , quella con la P maiuscola, le nuove generazioni, che costituiscono la linfa vitale di questa città, ma che contestualmente richiami alla politica quanti se ne erano allontanati proprio perché portatori di quei principi che altri hanno smarrito insieme anche all’immagine, alla luce degli ultimi eventi. Ma questi sono fatti loro. Oggi tutto questo è possibile perché il centrosinistra, con la “ soluzione di questa crisi” - sulla quale non mi attardo per quello che puntualmente hanno riportato i cronisti in questi giorni – ha definitivamente perso ogni credibilità nella opinione pubblica cittadina e, per quello che ho potuto constatare, anche nel suo stesso ambiente di riferimento politico storico. In particolare, la pubblica opinione ha preso atto in questi ultimi giorni della tipologia del collante che unisce questa armata Brancaleone, e questo evidenzia le condizioni storiche e politiche perchè si possa oggi ricostruire non solo con facce nuove, ma soprattutto con facce pulite, un’ipotesi di sviluppo che, armonicamente con l’assetto di sviluppo territoriale regionale, al quale non possiamo continuare a restare assenti, estranei o addirittura antagonisti, ponga le basi per un rilancio della economia locale, favorendo , contestualmente alla necessaria bonifica del territorio, quello sviluppo e quella occupazione che costituiscono conditio sine qua non per la ripresa della città. Obiettivi questi che, proprio per il meccanismo di reciproca esaltazione tra di loro, e, soprattutto per il necessario inserimento degli stessi in un più ampio progetto di assetto territoriale , passano necessariamente attraverso quella ripresa del confronto con gli organismi sovracomunali che punti alla realizzazione di interventi già programmati e che sono stati accantonati dalla miopia di chi non è mai stato in grado di guardare oltre il proprio naso ,… o forse oltre le proprie tasche. L’amministrazione comunale di Esposito, in questi dieci mesi o poco più, impegnata com’era a cercare di comprendere i problemi della città che non conosceva,( e questo lo dico, forte della testuale affermazione riportata negli stessi manifesti dei partiti che lo sostengono, e che, evidentemente, non hanno saputo trovare altra scusante alla obiettiva inerzia di questa amministrazione), assolutamente non è stata in grado di instaurare alcun momento di autorevole confronto con gli organismi sovracomunali che fosse finalizzato a creare quella sinergia necessaria allo sviluppo della città . Ed è proprio in questo il fallimento di questa esperienza di cui, credo, la Città ha preso atto prima di ogni altra considerazione che pur telegraficamente ho fatto ma che non rimarco, perché di Maramaldo ne è bastato uno nella storia.
Giovanni Bianco
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