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Marletta: "Non ci si può accontentare di ricoprire una carica politica importante in maniera anonima"

«Quando sento criticare il mio operato in materia, vorrei che si avessero argomenti a supporto sui quali poter discutere con una certa competenza».
L’ex Sindaco di Acerra, Espedito Marletta, nel corso dell’intervista realizzata dal nostro direttore è sembrato piuttosto critico nei confronti dell’attuale amministrazione. Secondo Marletta, «durante l’ultimo anno di amministrazione comunale non è stato presentato […] alcun progetto serio» per quanto riguarda quel piano PIÙ EUROPA, che ultimamente è sulla bocca di tutti. Sembra quasi che l’amministrazione Esposito voglia delegare tutta la gestione dei finanziamenti europei, legati a questo progetto, alla Regione Campania. Detto ciò, Marletta ha ritenuto opportuno rispondere a quanti lo hanno criticato sul piano regolatore con le seguenti parole: «Quando sento criticare il mio operato in materia, vorrei che si avessero argomenti a supporto sui quali poter discutere con una certa competenza». Quella del piano regolatore, come sappiamo, è una vicenda che ha segnato la fine traumatica della passata amministrazione, che a quanto pare ancora non è stata digerita dall’ex Sindaco. «Non ho condiviso, e non condividerò mai – ha dichiarato Marletta -, il modo in cui si è scelto di porre fine alla mia vicenda politica. Non ci si può alleare col diavolo pur di arrecare un danno al tuo avversario politico, questo non lo accetto. La fine della mia amministrazione è stata una vittoria pirrica, in cui il ruolo dello sconfitto lo ha recitato il territorio». Sul finire dell’intervista Marletta è sembrato molto pessimista circa gli scenari futuri che attendono Acerra, poiché siamo governati da un’amministrazione che - nonostante goda di un ventaglio di forze politiche più vasto rispetto al recente passato – sembra priva di una volontà decisionale e di programmazione. Per l’ex Sindaco di Acerra, infatti, «se un’amministrazione vuole operare sul territorio, ha tutti gli strumenti a disposizione per farlo». Pertanto, leggendo tra le righe dell’intervista a Marletta, possiamo dire che le cause dell’immobilismo dell’attuale amministrazione sono sostanzialmente due: l’incompetenza e la mancanza di spirito d’iniziativa. Espedito Marletta, nel suo ultimo articolo pubblicato dal Tablò ha dichiarato che il comune di Acerra, nonostante sia stato uno dei primi ad essere coinvolto nel piano PIÙ EUROPA, sta seriamente rischiando di non arrivare alla firma dell’accordo di programmazione. Cosa si sente di aggiungere in merito? «Acerra sta in grandi difficoltà, perché durante l’ultimo anno di amministrazione comunale non è stato presentato – da quello che mi risulta – alcun progetto serio di rivitalizzazione socioeconomica sostenibile di quei territori, o zone urbane, cosiddette di periferia. L’amministrazione dovrebbe fare tutto ciò entro il 31 dicembre 2010, ma credo che questa scadenza non sarà rispettata. Dunque, nella migliore delle ipotesi la Regione Campania avocherà a sé la titolarità delle funzioni ed Acerra perderà la possibilità – ottenuta dalla mia amministrazione – di gestire in maniera autonoma le risorse e la realizzazione dei progetti legati al piano PIÙ EUROPA». È vero che il piano PIÙ EUROPA non può prescindere dal PUC, ovvero, dal piano urbanistico comunale? «Assolutamente no. Il piano PIÙ EUROPA può essere integrato al PUC, ma – contrariamente a quanto ho sentito dire - quest’ultimo non è vincolante». Crede che la sua esperienza di Sindaco di Acerra si sia conclusa a causa delle difficoltà sorte intorno al piano regolatore? «Il piano regolatore, forse, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La mia amministrazione in pochi anni è stata capace di realizzare un piano regolatore – a mio avviso ottimo - con una formula inedita, ovvero, quella di obbligare il consiglio comunale non solo a ragionare sui problemi reali della città, ma anche a dare delle risposte concrete sulla questione. A tal proposito, sono state consultate anche personalità di spessore competenti in materia, perché il mio intento era coinvolgere e rendere partecipe tutta la società civile acerrana in quello che l’amministrazione andava a fare. Tutto questo poi è stato sintetizzato in un documento, che è diventato la base per la redazione del piano regolatore. Detto ciò, quando sento criticare il mio operato in materia, vorrei che si avessero argomenti a supporto sui quali poter discutere con una certa competenza. Spesso, invece, si critica per il gusto di polemizzare, o per interessi privati non conseguiti. Ritornando poi sulla conclusione della mia esperienza politica di Sindaco di Acerra, posso dirle che sono ancora amareggiato per le modalità in cui si è concretizzata. Non ho condiviso, e non condividerò mai, il modo in cui si è scelto di porre fine alla mia vicenda politica. Non ci si può alleare col diavolo pur di arrecare un danno al tuo avversario politico, questo non lo accetto. La fine della mia amministrazione è stata una vittoria pirrica, in cui il ruolo dello sconfitto l’ha recitato il territorio. Non si può barattare l’interesse generale dei cittadini con quello dei singoli soggetti politici aspiranti al potere». Come interpreta le dimissioni di Enzo Falco, che tra l’altro era impegnato proprio sul nuovo piano regolatore? «Credo che un Assessore all’Urbanistica, dopo aver presentato delle ipotesi di programmazione in materia e aver avvertito un clima di staticità da parte della sua amministrazione, possa inevitabilmente entrare in difficoltà e decidere di dimettersi. Non si può tenere in sospeso uno strumento di vitale importanza per una città, per agevolare interessi che non collimano con quelli dell’intera comunità». Cosa si sente di dire su questa nuova amministrazione comunale, che in un anno è sembrata paralizzata per diatribe politiche interne? «Innanzitutto, vorrei ricordare a tutti che l’attuale amministrazione comunale partiva da un gioco di alleanze elettorali, che le ha permesso di portare al governo cittadino una coalizione piuttosto vasta. Quello che voglio dire è che, a differenza della mia amministrazione, quella attuale gode di un ventaglio di forze politiche più vasto, che però non si è saputo gestire. Il perché di tutto questo, forse, è legato al fatto che il centro del potere amministrativo tiene in forte considerazione una parte minoritaria della coalizione di maggioranza a discapito delle altre». È preoccupato dagli scenari non certo rosei che attendono il futuro di Acerra? «Certo che sono preoccupato. I nostri sono tempi difficili e se non si prenderanno i provvedimenti opportuni, da qui a breve, resteremo fermi al palo. L’attività di amministratore, ormai, richiede una competenza sempre maggiore, che esula dal soddisfacimento degli interessi della classe politica. Acerra, inoltre, ha bisogno di porsi dei traguardi ambiziosi, non di navigare a vista come sta facendo quest’amministrazione. Le dico questo perché ho la sensazione che chi sta governando abbia azzerato quel senso di programmazione indispensabile, per realizzare qualsiasi ipotesi di sviluppo, economico e sociale, del territorio. Stiamo facendo – a mio avviso – dei grandissimi passi indietro; un politico non si può adagiare sulla cosiddetta “gestione dei processi”, bensì dovrebbe assumersi la responsabilità di cambiare la realtà locale dov’è stato chiamato ad operare. Io nel mio piccolo ho cercato di farlo contro l’interesse di pochi e per il bene della città. Le vorrei fare un esempio sulla mala gestione di quest’amministrazione: tutti gli introiti che il comune di Acerra ricava dall’istallazione del termovalorizzatore sul nostro territorio non vengono impiegati per creare prospettive di sviluppo della nostra realtà – come era nei miei intenti programmatici – ma sono messi a disposizione della spesa corrente dell’attività amministrativa. Ora, quello che voglio dire è che se un’amministrazione vuole operare sul territorio, ha tutti gli strumenti a disposizione per farlo. Io l’ho fatto fino alle estreme conseguenze, qui, invece, sembra che le cose funzionino diversamente. Non ci si può accontentare di ricoprire in maniera anonima una carica politica importante, perché se no sembra quasi che una volta raggiunto il tanto ambito traguardo politico personale tutto il resto passi in secondo piano».
Giovanni Balsamo
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