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Corbi: "Il vero punto debole di quest'amministrazione è il contesto in cui si trova ad operare"

Segretario Corbi,per recuperare quelle che erano le forze di partenza della vostra coalizione, sarebbe disposto a farsi portavoce e promotore di un azzeramento? «Sicuramente, soprattutto se questo fosse necessario per un rilancio dell’amministrazione. Inoltre, sono aperto anche ad un’ipotesi di ampliamento, dal momento che l’obiettivo da porsi è rendere più efficiente e compatta la coalizione di governo».
Vittorio Corbi è stato intervistato dal nostro Direttore a pochi mesi dalla sua elezione a segretario della sezione locale del Partito Democratico. L’intervista ha toccato molti argomenti di notevole interesse, a cominciare dall’analisi delle percentuali legate alla votazione, che confermano nei numeri un clima non certo semplice da gestire all’interno del maggior partito della coalizione di governo. Si parla di un 40% di voti contro, che potrebbero in teoria rendere difficile l’azione di coordinamento della nuova segreteria di partito, ma che il neo segretario del Pd interpreta come «un fattore positivo perché sintomatico del percorso intrapreso dal mio partito, che vuole essere un crogiuolo di esperienze politiche di matrice diversa». L’intento di Corbi, infatti, è rendere partecipi tutti gli iscritti al partito nelle decisioni inerenti alle linee programmatiche. Tutto ciò avrà come primo banco di prova, da qui a breve, la costruzione della nuova segreteria, che - a detta di Corbi - dovrebbe veder coinvolti anche alcuni esponenti di quel 40% che non si è espresso positivamente sulla sua elezione a segretario del partito. Su come contenere la diaspora interna al proprio partito, il neo segretario del Pd non si è sbottonato, anzi ha eluso la domanda del nostro direttore, sostenendo che «è del tutto legittimo che alcune componenti possano scegliere di separarsi dal Pd, per intraprendere esperienze più coerenti con quella che è stata la loro storia politica in passato». Corbi ha poi espresso – anche se in maniera piuttosto velata – il suo giudizio sull’operato dell’attuale amministrazione comunale, lasciando intendere che troppo spesso da parte degli addetti ai lavori e della stampa si è posta un’attenzione spasmodica sulle diatribe interne al consiglio comunale, invece che sulle poche cose buone realizzate dall’amministrazione Esposito. Detto ciò, il neo segretario del Pd non ha mancato di puntare il dito sull’eterogeneità che contraddistingue le forze politiche presenti in consiglio comunale. Essa, infatti, essendo sempre più difficile da gestire, può essere considerata «il vero punto debole di quest’amministrazione». Nella parte conclusiva dell’intervista Vittorio Corbi ha fatto chiarezza sullo stato di salute dell’alleanza con l’Italia Dei Valori, che negli ultimi tempi è sembrata in forte empasse. Il neo segretario del Pd, inoltre, ha offerto una nuova lettura del caso politico in questione, che agli occhi dei più – noi compresi – è sembrato porre fine alla collaborazione politica dei due partiti più importanti del centro sinistra locale. A tal proposito, Corbi si è così espresso: «Ci tengo a sottolineare che l’Italia Dei Valori non è propriamente fuori dall’amministrazione comunale, perché - da quello che mi risulta - i vertici del partito locale non hanno preso in considerazione tale possibilità. Le ultime vicende interne al partito hanno avuto un solo obiettivo: stimolare una discussione sui problemi reali che quest’amministrazione deve affrontare». Se tutto ciò è vero, sarà il tempo a dimostrarlo. Per quanto ci riguarda, ci concediamo il beneficio del dubbio. Vittorio Corbi, nel mese di giugno ha assunto la carica di nuovo segretario della sezione acerrana del Pd, ci può raccontare per grandi linee il suo curricolo politico? «La mia esperienza politica è iniziata nel 1974, quando mi tesserai nell’allora Pc. Credo, quindi, di aver vissuto tutte le fasi di trasformazioni del partito, ricoprendo anche l’incarico di consigliere comunale nel 1995 ai tempi dell’amministrazione Verone. Posso dire, inoltre, di aver sempre ricoperto ruoli direttivi all’interno del partito e ne è una prova il fatto che sono stato uno degli ultimi segretari della sezione locale dei Ds ai tempi dell’amministrazione Marletta e il primo di quella dell’odierno Pd». Come valuta quel 60% di preferenze degli iscritti al partito, che le ha permesso di rivestire la carica di segretario? «Le percentuali dimostrano come all’interno del partito vi sia un confronto e un dibattito aperto, che in passato non era così all’ordine del giorno. Si pensi, per esempio, all’ultima volta che sono stato eletto segretario dei Ds, beh in quell’occasione ho ricevuto la preferenza unanime degli iscritti al partito, cosa che oggi non si è verificata. Tuttavia, ritengo quanto accaduto un’esperienza positiva, perché sintomatica del percorso intrapreso dal mio partito, che vuole essere un crogiuolo di esperienze politiche di matrice diversa. Entrando poi nello specifico, vorrei dire che con l’altro 40% degli iscritti ho un rapporto di stima e di fiducia, che mi permette fin da oggi di assicurare loro un posto importante nella direzione del partito e, forse, anche nella segreteria». Dalle sue parole sembra trasparire la volontà di porsi come il segretario di tutto il partito e non solo di quel 60% che lo ha votato. Cosa si sente di aggiungere in merito? «Questa è una domanda alla quale è abbastanza semplice rispondere. Bene, io penso di avere la stima di tutti gli iscritti al mio partito e quindi anche di quella parte che sostanzialmente non è venuta a votare. Pertanto, la mia azione di coordinamento del Partito Democratico ad Acerra coinvolgerà e sarà diretta a tutti gli iscritti». Come intende porre fine alla diaspora interna del Pd, che vede coinvolti non solo alcuni giovani - che ultimamente hanno affisso manifesti di dissenso nei confronti del partito - ma anche e soprattutto Mimmo Zito, ovvero il primo eletto alle scorse elezioni? «La nascita del Partito Democratico ad Acerra, come altrove, è stata piuttosto complessa. Tutti sappiamo che una parte consistente della Margherita e degli ex Democratici di Sinistra hanno intrapreso strade diverse, non condividendo le linee direttive del Partito. Ora, dal momento che siamo agli inizi di questo nuovo progetto politico, è del tutto legittimo che alcune componenti possano scegliere di separarsi dal Pd, per intraprendere esperienze più coerenti con quella che è stata la loro storia politica in passato».Corbi, crede che all’interno della maggioranza la parte minoritaria del partito – che, ricordiamo, conta il 40% degli iscritti - dovrebbe avere una certa visibilità e, quindi, una propria rappresentanza? «Allora, penso che nei prossimi giorni si costruirà la nuova segreteria del partito sotto il mio coordinamento e posso dirle che è mia intenzione tener presente tutte le esigenze, gli interessi e le competenze, presenti all’interno del partito. Dunque, come il Sindaco Esposito è il Sindaco di tutta la città di Acerra e non solo del Partito Democratico, così il sottoscritto sarà il segretario di tutti gli iscritti alla sezione locale del partito e non solo di quel 60% che lo ha votato». A proposito del Sindaco Esposito, cosa ci può dire? È soddisfatto del suo operato, o condivide il nostro giudizio nettamente negativo dopo un anno di amministrazione? «Per quanto mi riguarda sono soddisfatto, perché non credo che nel corso di quest’anno non sia stato fatto nulla. Certo, si poteva fare di più, ma molte di quelle cose che sono state fatte non sono state pubblicizzate in maniera opportuna. È chiaro, poi, che all’interno di una maggioranza come la nostra – che a dir la verità fin da subito abbiamo etichettato come un laboratorio politico – possano essere presenti delle divergenze sulle linee programmatiche da intraprendere e che la stampa tenda a strumentalizzare tutto ciò. Ma non si può focalizzare l’attenzione solo su questo, perché bisogna capire che quando c’è un continuo confronto tra le parti, automaticamente aumenta la voglia di rimboccarsi le maniche e darsi da fare. In sintesi, il dissidio può avere anche un lato positivo, ossia spronare l’amministrazione a lavorare di più». Qual è, secondo lei, il punto debole di quest’amministrazione? «Il vero punto debole di quest’amministrazione è il contesto in cui si trova ad operare. Attualmente ci sono 30 consiglieri comunali ed è inevitabile prestare attenzione a tutte le problematiche poste da essi. Tuttavia, questo disperde le energie. Quello che voglio dire è che si sente il bisogno di un progetto comune attorno al quale costruire l’idea dell’Acerra che vogliamo». Nell’attuale maggioranza ultimamente è venuto meno il partito che formava la coalizione di sinistra, ovvero l’Italia Dei Valori. Come mai il Partito Democratico non si è espresso, pubblicamente o in privato, sulla questione? Perché non avete cercato di recuperare quest’alleato? «Allora, precisando che l’Italia Dei Valori rappresentava, rappresenta e rappresenterà ancora l’interlocutore principale del Partito Democratico, ritengo che sia stato opportuno da parte nostra non esprimere alcun giudizio sulla fuoriuscita di questo soggetto politico dalla maggioranza del governo locale. Le dico questo, perché bisogna aspettare e rispettare il dibattito interno tra il gruppo dirigente dell’IDV acerrano e quello regionale. Noi, comunque, non solo continuiamo ad essere in contatto con gli esponenti locali del partito, ma siamo anche pronti a cogliere l’opportunità che questi ci stanno dando, per riflettere seriamente sulle linee programmatiche future». Cosa si sente di consigliare al Sindaco Esposito in riferimento alla vicenda Italia Dei Valori? «Innanzitutto, ci tengo a sottolineare che l’Italia Dei Valori non è propriamente fuori dall’amministrazione comunale, perché - da quello che mi risulta - i vertici del partito locale non hanno preso in considerazione tale possibilità. Le ultime vicende interne al partito hanno avuto un solo obiettivo: stimolare una discussione sui problemi reali che quest’amministrazione deve affrontare. Detto ciò, ritengo opportuno non dilungarmi ancora su una questione che – ripeto – è interna ad un partito che non è il mio». Per recuperare quelle che erano le forze di partenza della vostra coalizione, sarebbe disposto a farsi portavoce e promotore di un azzeramento? «Sicuramente, soprattutto se questo fosse necessario per un rilancio dell’amministrazione. Inoltre, sono aperto anche ad un’ipotesi di ampliamento, dal momento che l’obiettivo da porsi è rendere più efficiente e compatta la coalizione di governo». Vittorio Corbi, sulla base della sua lunga esperienza politica, come si spiega che sia Marletta che l’assessore Falco siano scivolati sulla questione PUC, ovvero sul piano urbanistico comunale? «Non penso che le due cose siano collegate e, soprattutto, non credo che sia stato il PUC a condizionare le scelte o la sorte delle persone che lei ha appena nominato. Una cosa è vera, però, la nascita di questo PUC è avvenuta in circostanze piuttosto confuse e in un contesto dove è venuto a mancare un sano confronto politico tra i partiti. Dico questo perché considero il PUC uno degli strumenti più importanti per una città. Esso, infatti, non tocca semplicemente l’ambito edilizio, ma anche questioni legate al commercio e alla creazione di aree e di spazi verdi per il tempo libero e per la scuola». Possiamo ipotizzare quando il PUC sarà presentato in consiglio comunale? «Penso, sinceramente, che i tempi non saranno molto lunghi. Diciamo che si è in attesa del parere dell’ASI e di quello dell’autorità di bacino. Ricevute le dovute autorizzazioni, si avvierà immediatamente la discussione in consiglio comunale». Cosa si sente di dire sul piano PIÙ EUROPA legato agli orientamenti strategici comunitari? È concreta la possibilità che la nostra città non arrivi ad avere tutti i requisiti per arrivare alla stipulazione di questo programma? «Allora, vorrei precisare che quello che si poteva fare è stato fatto e tutto ciò è avvenuto in tempi brevissimi. Detto questo, bisogna dire che si è cercato di portare avanti due provvedimenti importantissimi, quali il PUC e il piano PIÙ EUROPA, tenendo ben presente il fatto che essi dovessero risultare integrati e redatti in maniera tale da non sembrare scissi. Il tutto è stato già trasmesso alla regione, ora bisogna vedere cosa accadrà e se si dovrà ridiscutere – come credo - con gli enti sovracomunali, che manifestano la volontà di rivedere le modalità dei trasferimenti finanziari tra Regione, Provincia e Comuni». Ci può aggiornare su questioni quali la costruzione della piscina comunale e il trasferimento del mercato cittadino nel rione Madonnelle?«Beh, anche qui siamo in dirittura d’arrivo l’assessore al ramo sta lavorando bene. La gara è stata effettuata, le esigenze dei mercatari sono state prese in considerazione e soddisfatte così come quelle degli abitanti della zona, quindi, possiamo dire di essere prossimi ad una soluzione positiva delle due questioni».
Giovanni Balsamo
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