Martedì, Maggio 22, 2012
   
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Ecco cosa scriveva Tommaso Esposito, da comune cittadino, sulle pagine del nostro giornale a novembre 2008

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Acerra, una città che vuole e deve cambiare

 

I processi di omologazione oggi avvengono in tempi molto più rapidi di quanto Pasolini potesse prevedere sul finire della sua vita. E non riguardano neppure i grandi fenomeni di adattamento e ridefinizione sociale o culturale. Riguardano semplicemente i meccanismi di adesione a questo o a quel modello comportamentale: dal costume alla moda, dall’arte alla letteratura, dalla scienza alla politica.
Accade allora che in piccolo, e per restare in quest’ultima delle aree indicate, nel Consiglio Comunale di Acerra, avvenga di tutto un po’, così come nelle aule parlamentari o nelle assisi regionali accade di tutto un po’: disinvolte trasmigrazioni di consiglieri da un banco all’altro; altrettanto disinvolto rimescolamento delle maggioranze e delle opposizioni; ambigue approvazioni di ordini del giorno che smentiscono provvedimenti appena approvati, etc. etc. etc.
Lascio ai politologi di professione sciorinare le analisi del fenomeno. Mi riservo, invece, questa semplice riflessione: in un sistema di relazioni politiche così delineato o ci si adegua o non ci si adegua. Per dirla con Totò o si insiste o si desiste.
Se ci si adegua, e quindi si insiste, accade quello che è accaduto e che lo stesso sindaco Marletta, a sua difesa, ha lamentato nell’ intervista sull’ultimo numero di Tablò quando accusa, ad esempio, gli altri di essere ora pigri, ora incapaci.
Se non ci si adegua, e quindi si desiste, in vista delle prossime elezioni comunali bisogna dire chiaramente che cosa si vuole fare e che cosa si farà.
Quello che accadrà nel PDL, grazie anche all’interesse diretto di Berlusconi su Acerra, lo si saprà sicuramente e non può impegnare, per ragioni di appartenenza, il mio ragionamento. Quello che accade, invece, nel centrosinistra mi impegna e mi preoccupa. A livello nazionale, Walter Veltroni, con il Partito Democratico ha avviato un processo di definizione della competizione elettorale basato semplicemente sul fatto che gli elettori debbano subito conoscere: 1)quali ideali ispirano l’azione politica; 2)quale programma si intende realizzare; 3)chi è il leader del partito; 4) con quali alleati ci si può confrontare; 5) come sarà la squadra di governo.
A livello locale, anche qui ad Acerra deve essere fatta la stessa cosa. E quindi il Partito Democratico, sin dalle prossime settimane, dovrà necessariamente essere presente in modo organico e unitario. Certo, le frammentazioni interne del PD, presenti sotto gli occhi di tutti e la triste vicenda del tesseramento interrotto e incompiuto, non lasciano sereni. Anzi preoccupano. Tuttavia, nel bene di questa città, qualche tentativo per rimettere insieme i cocci bisogna pur farlo.
In tal senso è opportuno partire dalla ricognizione di ciò che idealmente unisce. E’ indubbio, infatti, che soprattutto oggi siano attuali per uno schieramento progressista e riformista valori quali: le libertà, le solidarietà, le uguaglianze. E’ altrettanto innegabile che uno schieramento democratico debba riunirsi intorno a pratiche di governo che esaltino l’onestà, il disprezzo per le ruberie e i soprusi, la gestione del potere intesa come servizio e non come privilegio. E, di conseguenza, uno schieramento democratico non può sentirsi disimpegnato nel sostenere: la pace, la democrazia, la giustizia sociale, la dignità della persona umana, il diritto alla sicurezza personale e collettiva, il diritto all’istruzione e alla salute per tutti e non per pochi. Acerra, purtroppo, è rimasta sostanzialmente immobile negli ultimi anni. Non ritengo ci sia una grande differenza tra la città reale e la città percepita. Basti pensare a come l’ambiente sia rimasto devastato e sempre più minacciato; il tessuto urbano sia ancora disarmonico con un centro storico cadente, in via di spopolamento e con le periferie senza identità giacché nate da un edilizia selvaggia e brutale; i servizi pubblici siano tuttora carenti; il traffico continui a essere caotico e senza piano; il commercio languisca più che mai.
Si deve allora pensare di cambiare questo stato di cose: governando Acerra per difendere l’ambiente e la salute dei cittadini; per ridisegnare lo sviluppo del territorio qualificando l’intero tessuto urbano e scongiurando la perdita di identità connessa all’espansione edilizia selvaggia; affrontando senza ambiguità e senza contraddizioni la questione delle questioni: quella dell’inceneritore. Già ho avuto modo di ribadire che personalmente ancora ritengo giuste, tempestive e giammai rinnegabili le lotte intraprese dagli Acerrani contro l’inceneritore catorcio della FIBE. E così pure ritengo: 1)che un piano corretto dei rifiuti non possa prescindere dalla riduzione a monte, dalla differenziazione, dal riciclo e dal riuso; 2) che non si debba perdere alcuna occasione per sostenere in tutte le sedi processuali e istituzionali nazionali e europee le ragioni di una corretta osservanza della legislazione in materia di tutela ambientale e della salute dei cittadini. Tuttavia, allo stato in cui le cose sembrano essere, e cioè alla vigilia della messa in funzione dell’impianto non si può non essere pronti, nella chiarezza e nella coerenza, ad avviare il confronto con il Governo a) per avere il giusto riconoscimento a fronte dei danni finora arrecati alla devastazione del nostro territorio; b) per realizzare le bonifiche; c) per evitare gli ulteriori futuri pericoli derivanti dalla messa a regime dell’inceneritore. Ci sono le condizioni politiche affinché questo lavoro di messa a punto e di ricucitura possa iniziare e concludersi rapidamente all’interno del Partito Democratico?
Per fare questo, sarà necessario ridefinire un partito che sappia riconoscere i propri errori ed i propri limiti, che discuta apertamente dei propri progetti, che abbia la consapevolezza della propria forza. Soltanto così esso potrà prendere atto della propria complessità, delle proprie distinzioni fatte di storie spesso divergenti e potrà, infine, dimostrare la propria autonomia e discontinuità.
E soltanto così potrà essere in grado di esprimere una leadership visibile e autorevole. Da un PD così definito, paradossalmente, potrebbe dipendere il futuro di Acerra giacché emergerebbe chiaro quel segnale di speranza per quanti in città, soprattutto fra i giovani, meritano una città diversa che vuole cambiare e che può cambiare.

Tommaso Esposito, medico

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La guida della città di Acerra, in giro per la città...da dicembre 1999, compie 22 anni.

 

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