Martedì, Maggio 22, 2012
   
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Paolicelli:«Acerra necessita di un Sindaco decisionista»

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Eustachio Paolicelli, intervistato dal nostro Direttore, ha avuto modo di esprimere alcune considerazioni sull’amministrazione Esposito.

Eustachio Paolicelli, intervistato dal nostro Direttore, ha avuto modo di esprimere alcune considerazioni sull’amministrazione Esposito. Secondo il co-fondatore del Centro Cultura Acerra Nostra e del Museo di Pulcinella di cui è attualmente Presidente, Tommaso Esposito deve voltare pagina e dare vita ad una vera azione di governo, perché fino a questo momento la città è stata paralizzata a causa di una frantumazione interna ai partiti della coalizione di maggioranza, che il primo cittadino non è stato capace di gestire. Paolicelli non si è risparmiato nel criticare la scelta del Sindaco di ritirare le dimissioni, dal momento che al rientro di quest’ultimo in sella all’amministrazione non vi è stato alcun cambiamento di natura politica: «Sono rimasto molto perplesso quando ho avuto la notizia del ritiro delle sue dimissioni – ha dichiarato l’ex Ass. alle politiche sociali dell’amministrazione Verone - perché pensavo non ci fossero le possibilità per risanare la frattura che si era verificata. In effetti non mi sono sbagliato, poiché la crisi è tornata dopo poco tempo». Dott. Paolicelli, qual è la sua storia personale e cosa ha fatto per questa città? «Quando nel 1971 sono arrivato ad Acerra per motivi lavorativi, la città versava in condizioni che mi lasciarono perplesso. Per esempio, nella zona che parte da Via Diaz fino ad arrivare al Pozzillo - oltre alla mancanza d’acqua - vi era una totale assenza di strutture scolastiche, fatta eccezione dell’Istituto privato Maria Palladino. Mi ricordo che l’assessore dell’epoca prese in affitto dei locali in Via Brindisi, attualmente adibiti ad attività commerciali, per trasformarli in aule scolastiche. A questo punto, siccome non era ammissibile che dei bambini venissero istruiti in locali che nulla avevano a che vedere con un edificio scolastico, mi feci promotore dell’occupazione dell’ex Scuola del Fanciullo, poiché la mia richiesta al vicario della diocesi di ospitare i bambini ed i maestri all’interno dei suoi edifici, venne seccamente respinta. Dopo diversi momenti di tensione sia con la diocesi, che minacciava di denunciarmi, e sia con la scuola, si arrivò ad un accordo tra le parti e alle realizzazione di un istituto scolastico a tempo pieno. Per quanto concerne la mia carriera politica, posso dire di essere stato eletto nel 1980 segretario del Partito Socialista Italiano, suscitando notevoli contestazioni nella sezione locale perché nativo di Matera. Prima ancora dell’incarico di segretario del PSI, ho accumulato una serie di esperienze di movimento tra cui ricordo con piacere quelle che diedero vita alle manifestazioni per far arrivare l’acqua nella zona di Via Armando Diaz e quella per celebrare il trentennale della resistenza. Insieme ad altre persone ho anche fondato nel 1975 il periodico Il Quartiere, che ha avuto dodici anni di vita». Che cosa ci può dire sulla sua esperienza amministrativa con Titina Verone? «Nel 1995 ci furono le elezioni amministrative, io ero il candidato Sindaco del PSI, dei DS e del Movimento di Acerra. Tuttavia anche in questa circostanza le polemiche non mancarono, perché il Partito di Rifondazione Comunista, che aveva allora come segretario Bruno Giacinto, non gradiva la mia candidatura. Volendo l’unanimità dei partiti e non avendo l’intenzione di scaricare RFC, chiesi a Titina Verone la sua disponibilità all’incarico per portare avanti quella che fu chiamata una ‘rivoluzione gentile’. Inizialmente Titina era un po’ titubante, poi si convinse ad accettare l’incarico, ma a condizione che io la seguissi in quest’esperienza. Quando Titina venne eletta Sindaco, io fui nominato Vicesindaco, ma subito mi accorsi che la mia presenza all’interno dell’amministrazione non era ben accetta. Il Sindaco allora mi chiese di prendere la tessera dei DS, perché il partito in questione aveva bisogno e chiedeva più visibilità, ed io mi rifiutai di assecondarla, chiedendole di revocarmi la delega a Vicesindaco. In seguito ho ricoperto per un paio d’anni l’incarico di Ass. alle politiche sociali». Dott. Paolicelli, sono passati quasi diciassette anni da quella sua esperienza amministrativa e Acerra non sembra cambiata. Qual è secondo lei il problema che impedisce a questa città di decollare e che gli ultimi quattro Sindaci non sono riusciti a risolvere? Inoltre, nell’ultimo numero del Tablò, in riferimento all’attuale governo cittadino, abbiamo parlato di vera e propria paralisi politico-amministrativa; come si spiega tutto questo? «Non ritengo che le colpe siano da addebitarsi soltanto agli ultimi quattro Sindaci, poiché la prima causa delle difficoltà di Acerra è innanzitutto di matrice storica e culturale. Questo territorio è stato un feudo dall’800 d. C. fino al 1812 e ciò ha contribuito a creare una certa cultura della sudditanza nella popolazione. Dopo i vari Conti di Medania e de Cardenas vennero dei Sindaci (Castaldo, Soriano, Calzolaio, etc.) che coprirono tutto l’arco che va dal 1860 fino ad arrivare all’inizio del XX secolo. In questo periodo vi erano dei periodici particolarmente in voga durante i periodi elettorali, e in uno di questi si trova una testimonianza che ritengo ancora veritiera. Sto parlando delle parole di un acerrano, Odoardo Valio, il quale asseriva che Acerra è una città dove le guerre fratricide sono all’ordine del giorno. Valio si riferiva anche e soprattutto alle guerre fra gli intellettuali acerrani, che a suo parere non sarebbero mai finite, comportando il male di questa città. Se noi andiamo ad analizzare il periodo successivo a quello descritto da Odoardo Valio, vediamo che le amministrazioni – salvo forse la parentesi Caruso, che gestiva la città come un feudo – si sono caratterizzate sempre per divisioni interne ai singoli partiti per una ragione ben precisa: il raggiungimento della supremazia e l’ottenimento del potere.
Non è un caso se ad Acerra moltissime amministrazioni hanno fatto ricorso al ruolo del ‘delegato’, per accontentare e tranquillizzare quelle persone che erano alla ricerca di una posizione di prestigio e di gestione del potere nel governo cittadino. Lo stesso Tommaso Esposito, se non erro, ebbe una delega alla cultura senza essere Assessore. Questo modo di concepire la gestione della res publica è stato il danno più grave inferto alla città». Il proliferare di lotte fratricide interne ai partiti è dovuto alla mancanza di un leader? «Ad Acerra abbiamo degli intellettuali di prim’ordine, per esempio Aniello Montano, che hanno rinunciato ad una candidatura a Sindaco, perché si sa che quando si va a votare chi prende i voti sono i soliti affaristi, cumpari e cumparielli». Con il nuovo sistema di votazione elettorale questo problema sembrerebbe superato, poiché il Sindaco viene scelto direttamente dai cittadini che si recano alle urne. Tuttavia, notiamo ancora l’assenza di una figura carismatica, capace di suscitare consenso dentro e fuori il proprio partito e di guidare una coalizione di maggioranza. Pertanto, dov’è il problema? «Il problema è la frantumazione all’interno dei vari partiti, e ciò è evidente nel nostro attuale Consiglio Comunale, dove a fronte di trenta consiglieri abbiamo quattordici gruppi consiliari. Tutto questo dimostra che non c’è né unità d’intenti né volontà di lavorare per la città, dal momento che l’obiettivo di queste persone è fare i propri interessi. È vero che la nuova normativa amministrativa prevede che il Sindaco abbia un potere maggiore rispetto a prima - dato che viene eletto direttamente dal popolo e non dal Consiglio Comunale - però per esercitare questo potere il primo cittadino deve comunque avvalersi di una maggioranza. Tale maggioranza esiste solo sulla carta e non nella realtà dei fatti, visto che ad ogni proposta presentata in Consiglio Comunale verifichiamo il suo continuo frantumarsi. Ciò è dovuto al fatto che i singoli personaggi che costituiscono la giunta o il Consiglio Comunale divergono puntualmente, mettendo il Sindaco davanti ad un bivio: a) presentare in Consiglio una giunta di sua fiducia che abbia unità d’intenti e soprattutto idee chiare; b) dimettersi nel caso in cui la giunta non venga riconosciuta ed accettata dal Consiglio». Tommaso Esposito ha avuto quest’occasione dopo le dimissioni poi rientrate. Perché non ha optato per la formazione di una giunta di sua fiducia ed in grado di realizzare un vero programma amministrativo? «Non so quali ragionamenti ha fatto con se stesso il Sindaco, per quanto mi riguarda sono rimasto molto perplesso quando ho avuto la notizia del ritiro delle sue dimissioni, perché pensavo non ci fossero le possibilità per risanare la frattura che si era verificata. In effetti non mi sono sbagliato, poiché la crisi è tornata dopo poco tempo e i partiti che costituivano la maggioranza sono rimasti invariati. In altre parole, nulla è cambiato. In questa terza fase dell’amministrazione Esposito, il Sindaco ha sì preso la decisione di revocare le deleghe a due assessori, ma senza lasciare intravedere alcun passo successivo. La paralisi amministrativa, però, non è dovuta solo alla frantumazione interna ai partiti, dal momento che non è possibile fare il passo decisivo per modificare la gestione della cosa pubblica e migliorare le condizioni di vivibilità di questa città senza portare avanti una politica culturale adeguata». Cosa avrebbe fatto e come si sarebbe comportato Paolicelli, se si fosse trovato al posto di Tommaso Esposito? «Non sarei stato molto flessibile. La flessibilità nella situazione acerrana significa riproporre vecchi schemi e modi di ragionare e gestire di cui questa città deve assolutamente liberarsi. Acerra ha bisogno di uno scatto di orgoglio, di una persona che dica alla città cosa intende fare e realizzare, non guardando in faccia nessuno. Nei panni di Esposito avrei assunto l’atteggiamento dell’attuale Sindaco di Salerno, perché Acerra necessita di un decisionista». Sulla base di quanto è stato detto, potremmo definire il periodo dell’amministrazione Esposito come “era tommasina†invece che tommasiana? «No, perché nutro ancora fiducia nella possibilità che Tommaso Esposito prenda sul serio e con fermezza la situazione in mano per invertire la rotta, d’altronde ha ancora quasi tre anni di amministrazione a sua disposizione. Nei primi due ha sempre sostenuto che bisognasse discutere e provare a creare alleanze, ma i risultati non sono stati lusinghieri. Ora, è giunto il momento di voltare pagina e di avvalersi di persone capaci, che non hanno interessi personali da tutelare». Oggi, girando per Acerra, ho letto il manifesto che conteneva l’ordine del giorno del Consiglio Comunale: politica, istituzione e legalità dell’attività amministrativa. Ma è possibile che in un consesso civico ci sia all’ordine del giorno un punto del genere? «È ovvio che la politica ci debba essere, quello che però mi crea perplessità è che si discuta sulla legalità nell’attività amministrativa. Se tale questione viene posta all’ordine del Consiglio Comunale, significa che qualcuno dubita della gestione sotto il profilo legale della cosa pubblica, a meno che non si voglia parlare della legalità in senso filosofico e sociologico, ma questa è un’altra cosa».

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Giovanni Balsamo - Alessia Piccirillo

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