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RANDAGISMO POLITICO IN CONSIGLIO COMUNALE - Tutta la verità di quanto è successo nell'ultimo Consiglio Comunale del 15 aprile. L'Editoriale di Pasquale Sansone

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Nella storia locale della cosìddetta II Repubblica, Acerra è peggiorata di molto. L’attuale Sindaco, Tommaso Esposito, ha completato il quadro e “grazie†alla sua fallimentare gestione politico – amministrativa, in soli due anni di gestione, in una classifica degli ultimi quattro Sindaci è fanalino di coda.
Il Sindaco, Tommaso Esposito, che da comune cittadino ci aveva illuso nelle sue uscite di piazza, ha dimostrato di non essere in possesso delle doti che caratterizzano un vero leader:1) l’ascendente, cioè la stima e il rispetto che ottiene dagli altri, che gli riconoscono la capacità di coinvolgerli e di convincerli ad agire nella giusta direzione; 2) L’estroversione, cioè la competenza relazionale che lo porta a stabilire legami profondi con i soggetti della squadra, a incentivare il loro sé, a rafforzare la loro partecipazione, a infondere il giusto entusiasmo, a stimolare la solidarietà reciproca.
Tommaso Esposito ha espresso tutt’altro: per primo ha usato i termini “sgambetti e trucchetti†ad indirizzo dei compagni di viaggio e quando ha avuto la possibilità di liquefare un’ intera classe politica, non l’ha fatto, è ritornato, è diventato uno di loro, se non addirittura peggio di loro.
Infatti, a detta dei suoi alleati ed ex alleati di coalizione, due delle ultime delibere votate in Giunta, di sua competenza, la prima sul fabbisogno del personale , “è un atto che non fa gli interessi della città , è di dubbia regolarità tecnica, con chiare finalità clientelari†e la seconda, relativa alla storia dei 25000 euro per un muro di cinta, è stata definita “ambigua, ingiusta ed illegittimaâ€.
Perbacco, direbbe qualcuno!
Intanto, il Consiglio Comunale del 15 Aprile, in modo chiaro ed inequivocabile, ha fatto capire che questa classe politica , nella sua totalità , è dannosa, è penalizzante per questa città ed è fortemente legata alla poltrona.
Nessuno, proprio nessuno, intende staccare la spina per cercare di rigenerare un sistema politico obsoleto e superato. Un sistema politico che da circa un ventennio fa comodo ai molti poltronisti di questo consesso civico.
Finchè si genererà un’ammucchiata, inventata intorno ad una figura politica, scelta all’ultimo minuto per il solo scopo di vincere e non per governare i processi, questa città non arriverà da nessuna parte se non nell’ inevitabile prosieguo della strada intrapresa: quella dell’infinito indietreggiamento.
Per come stanno andando i fatti, sembrerebbe che questo l’abbiano capito e ammesso alcuni componenti importanti del partito del Sindaco e di qualche forza alleata del centro sinistra, attraverso le irrevocabili dimissioni.
Le ultime, in ordine cronologico, quelle di Carmine Siracusa da capogruppo del PD in Consiglio Comunale, quelle del Settimo assessore Giuseppe Del Pennino, di Italia Popolare, e non ultime certamente per importanza, quelle del segretario cittadino del PD, Vittorio Corbi, del 4 aprile scorso, la dicono lunga.
Se a queste poi aggiungiamo le dimissioni del capogruppo di Alleanza di Centro, Cuono Lombardi, dopo la votazione in Giunta di un atto ambiguo presentato dal Sindaco; la fuoriuscita dalla maggioranza di governo del gruppo di Andrea Piatto, Progetto Acerra, per aver subito trucchetti e sgambetti in continuazione dal Sindaco; il ritiro dalla Giunta da parte del centro moderato dei tre assessori: il vicesindaco , Antonio Crimaldi, l’ assessore Luigi Brasile, e l’assessore Giuseppe Terracciano, per tentare di recuperare terreno perso nella coalizione (n. r.), il quadro della disperazione di una città allo sbando è completo.
Ma nessuno, proprio nessuno, nella sostanza ha il coraggio di lasciare l’osso, nemmeno il Sindaco, che solo ed esclusivamente su questo, paradossalmente, risulta il più forte e che si è rimangiato quanto detto nel Confronto, organizzato dal nostro giornale, in campagna elettorale:†quando si arriva a questo punto significa che non c’è più la politica e quindi bisogna tornare a casaâ€.
Con molta probabilità , quella poltrona e quel tipo di potere cambia l’uomo.
Intanto, quello che è accaduto nel Consesso Civico del 15 aprile, in gran parte si era capito già dai manifesti affissi dagli alleati di Tommaso Esposito e dagli innumerevoli comunicati stampa pubblicati sul web.
Tommaso Esposito, senza una maggioranza, va sotto sull’ordine del giorno che sancisce l’uscita di Acerra dal “carrozzone†di “Città del fareâ€, con 16 voti favorevoli e 8 contrari compreso il suo; sul secondo punto all’o.d.g., letto dal consigliere comunale Gerardo Bigliardo (PDL), sui criteri generali in materia di ordinamento degli uffici e dei servizi, Tommaso Esposito si astiene; quest’ordine passa con 23 voti favorevoli ed un solo astenuto, il Sindaco, pur condividendone il merito; sull’ordine del giorno relativo al Consorzio di Bonifica, dopo una arringa del Sindaco in Consiglio Comunale, arricchita da un gesticolare poco ortodosso nei confronti dei consiglieri comunali alleati e non, il Sindaco dà dell’ irresponsabile a chi aveva affisso i manifesti che invitavano ad uscire dal consorzio di bonifica (i suoi alleati del cento moderato).
Dopo l’intervento del Sindaco, il Presidente del Consiglio sospendeva la discussione per 15 minuti; al ritorno in aula, Lettieri dà lettura di un o.d.g. unitario sul Consorzio di bonifica, dove convergeranno tutti i componenti dell’assemblea, compreso il Sindaco.
In un paese normale, il sindaco, prendendo atto che non ha più una maggioranza, si dimette.
Questo ad Acerra non succede.
In un paese normale, una opposizione seria non è quella vista nell’ultimo Consiglio Comunale, che fa suoi e dà lettura ad ordini del giorno, scritti e consigliati da chi fino ad ieri viaggiava con la maggioranza.
Il PdL, in consiglio comunale, non ha fatto una bella figura.
I consiglieri comunali,fuoriusciti dal PdL, uomini di sponda dell’attuale Sindaco, non hanno fatto una bella figura ad entrare ed uscire dall’aula a seconda dell’atto da votare.
Per quest’ultimi, il banco di prova del loro approdo politico sarà la votazione al bilancio di previsione. E se le forze di opposizioni del Consiglio comunale, all’indomani di questo Consesso civico, non tappezzano la città di manifesti su contenuti politici di una crisi irreversibile e di una amministrazione alla frutta, ci sarà pure un motivo.
Nessuno vuole fare ritorno a casa, il sindaco questo l’ha capito e pertanto, non gli resta che fare il regista di un randagismo politico imperante in Consiglio Comunale.
Non ha saputo né essere e né svolgere il ruolo di leader di coalizione, non è stato capace di influenzare, per inesperienza ed incapacità politico-amministrativa, il suo seguito, non ha saputo ravvivare il senso di amicizia e di collaborazione nelle sue diverse squadre a 6, a 7, a 9, e di nuovo a 6 assessori, non ha saputo fare proposte capaci di rinsaldare il clima politico, ma soprattutto ha peccato di presunzione poiché non ha fatto prevalere la primaria ricchezza che dovrebbe appartenere ad un leader : il “senso del noiâ€.
Il Sindaco, Tommaso Esposito, che da comune cittadino ci aveva illuso nelle sue uscite di piazza, ha dimostrato di non essere in possesso delle doti che caratterizzano un vero leader:1) l’ascendente, cioè la stima e il rispetto che ottiene dagli altri, che gli riconoscono la capacità di coinvolgerli e di convincerli ad agire nella giusta direzione; 2) L’estroversione, cioè la competenza relazionale che lo porta a stabilire legami profondi con i soggetti della squadra, a incentivare il loro sé, a rafforzare la loro partecipazione, a infondere il giusto entusiasmo, a stimolare la solidarietà reciproca.
Tommaso Esposito ha espresso tutt’altro: per primo ha usato i termini “sgambetti e trucchetti†ad indirizzo dei compagni di viaggio e quando ha avuto la possibilità di liquefare un’ intera classe politica, non l’ha fatto, è ritornato, è diventato uno di loro, se non addirittura peggio di loro.
Infatti, a detta dei suoi alleati ed ex alleati di coalizione, due delle ultime delibere votate in Giunta, di sua competenza, la prima sul fabbisogno del personale , “è un atto che non fa gli interessi della città , è di dubbia regolarità tecnica, con chiare finalità clientelari†e la seconda, relativa alla storia dei 25000 euro per un muro di cinta, è stata definita “ambigua, ingiusta ed illegittimaâ€.
Perbacco, direbbe qualcuno!
Intanto, il Consiglio Comunale del 15 Aprile, in modo chiaro ed inequivocabile, ha fatto capire che questa classe politica , nella sua totalità , è dannosa, è penalizzante per questa città ed è fortemente legata alla poltrona.
Nessuno, proprio nessuno, intende staccare la spina per cercare di rigenerare un sistema politico obsoleto e superato. Un sistema politico che da circa un ventennio fa comodo ai molti poltronisti di questo consesso civico.
Finchè si genererà un’ammucchiata, inventata intorno ad una figura politica, scelta all’ultimo minuto per il solo scopo di vincere e non per governare i processi, questa città non arriverà da nessuna parte se non nell’ inevitabile prosieguo della strada intrapresa: quella dell’infinito indietreggiamento.
Per come stanno andando i fatti, sembrerebbe che questo l’abbiano capito e ammesso alcuni componenti importanti del partito del Sindaco e di qualche forza alleata del centro sinistra, attraverso le irrevocabili dimissioni.
Le ultime, in ordine cronologico, quelle di Carmine Siracusa da capogruppo del PD in Consiglio Comunale, quelle del Settimo assessore Giuseppe Del Pennino, di Italia Popolare, e non ultime certamente per importanza, quelle del segretario cittadino del PD, Vittorio Corbi, del 4 aprile scorso, la dicono lunga.
Se a queste poi aggiungiamo le dimissioni del capogruppo di Alleanza di Centro, Cuono Lombardi, dopo la votazione in Giunta di un atto ambiguo presentato dal Sindaco; la fuoriuscita dalla maggioranza di governo del gruppo di Andrea Piatto, Progetto Acerra, per aver subito trucchetti e sgambetti in continuazione dal Sindaco; il ritiro dalla Giunta da parte del centro moderato dei tre assessori: il vicesindaco , Antonio Crimaldi, l’ assessore Luigi Brasile, e l’assessore Giuseppe Terracciano, per tentare di recuperare terreno perso nella coalizione (n. r.), il quadro della disperazione di una città allo sbando è completo.
Ma nessuno, proprio nessuno, nella sostanza ha il coraggio di lasciare l’osso, nemmeno il Sindaco, che solo ed esclusivamente su questo, paradossalmente, risulta il più forte e che si è rimangiato quanto detto nel Confronto, organizzato dal nostro giornale, in campagna elettorale:†quando si arriva a questo punto significa che non c’è più la politica e quindi bisogna tornare a casaâ€.
Con molta probabilità , quella poltrona e quel tipo di potere cambia l’uomo.
Intanto, quello che è accaduto nel Consesso Civico del 15 aprile, in gran parte si era capito già dai manifesti affissi dagli alleati di Tommaso Esposito e dagli innumerevoli comunicati stampa pubblicati sul web.
Tommaso Esposito, senza una maggioranza, va sotto sull’ordine del giorno che sancisce l’uscita di Acerra dal “carrozzone†di “Città del fareâ€, con 16 voti favorevoli e 8 contrari compreso il suo; sul secondo punto all’o.d.g., letto dal consigliere comunale Gerardo Bigliardo (PDL), sui criteri generali in materia di ordinamento degli uffici e dei servizi, Tommaso Esposito si astiene; quest’ordine passa con 23 voti favorevoli ed un solo astenuto, il Sindaco, pur condividendone il merito; sull’ordine del giorno relativo al Consorzio di Bonifica, dopo una arringa del Sindaco in Consiglio Comunale, arricchita da un gesticolare poco ortodosso nei confronti dei consiglieri comunali alleati e non, il Sindaco dà dell’ irresponsabile a chi aveva affisso i manifesti che invitavano ad uscire dal consorzio di bonifica (i suoi alleati del cento moderato).
Dopo l’intervento del Sindaco, il Presidente del Consiglio sospendeva la discussione per 15 minuti; al ritorno in aula, Lettieri dà lettura di un o.d.g. unitario sul Consorzio di bonifica, dove convergeranno tutti i componenti dell’assemblea, compreso il Sindaco.
In un paese normale, il sindaco, prendendo atto che non ha più una maggioranza, si dimette.
Questo ad Acerra non succede.
In un paese normale, una opposizione seria non è quella vista nell’ultimo Consiglio Comunale, che fa suoi e dà lettura ad ordini del giorno, scritti e consigliati da chi fino ad ieri viaggiava con la maggioranza.
Il PdL, in consiglio comunale, non ha fatto una bella figura.
I consiglieri comunali,fuoriusciti dal PdL, uomini di sponda dell’attuale Sindaco, non hanno fatto una bella figura ad entrare ed uscire dall’aula a seconda dell’atto da votare.
Per quest’ultimi, il banco di prova del loro approdo politico sarà la votazione al bilancio di previsione. E se le forze di opposizioni del Consiglio comunale, all’indomani di questo Consesso civico, non tappezzano la città di manifesti su contenuti politici di una crisi irreversibile e di una amministrazione alla frutta, ci sarà pure un motivo.
Nessuno vuole fare ritorno a casa, il sindaco questo l’ha capito e pertanto, non gli resta che fare il regista di un randagismo politico imperante in Consiglio Comunale.
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Pasquale Sansone
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