Martedì, Maggio 22, 2012
   
Testo

Stellato: La degenerazione della dialettica politica

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La moralità dei comportamenti di ognuno di noi non dipende da come ce ne si riempie la bocca, ma dai comportamenti realmente vissuti, quindi dalla credibilità acquisita, dal riconoscimento sociale, frutto della propria storia personale, professionale, politica, ed anche elettorale. La mia non è storia recente ed è sotto gli occhi di tutti.

Sempre più spesso la normale dialettica politica, fatta di confronto, anche aspro, su temi politico istituzionali, lascia il posto all’esasperazione dei toni, alla bagarre, alla delegittimazione personale, fatta di allusioni o di sospetti dichiarati o insinuati.
Ciò si sostanzia nel turbinio di comunicati e articoli, pubblicati spesso on line; cosi che, sempre meno raramente i nostri giornali locali, inseguendo il clamore, “l’effetto”, si abbandonano al gossip politico e talvolta lo alimentano.
Non mi piace e non mi interessa entrare nell’agone delle polemiche, ma non si può non fare chiarezza sulla questione, riportata da un quotidiano locale, relativa alla velenosa reazione del consigliere Tardi alla questione mossa dal PD in commissione bilancio; questione tutta intesa a garantire la corretta applicazione di una norma regolamentare, senza interrompere il normale andamento dei lavori.
Egli, “rilancia”, come dice il giornale, chiedendo al Segretario Generale del Comune se il ruolo di presidente della “commissione urbanistica”, da me ricoperto, è compatibile con il mio lavoro di architetto e atteso che lo sia, ne dichiara la “incompatibilità etica”.
Qualcuno dovrebbe spiegare che la “commissione urbanistica” di cui parla il consigliere Tardi non è altro che la Commissione Consiliare Permanente delle politiche del territorio. Quindi non una commissione finalizzata ad esprimere pareri su singole autorizzazioni, bensì una commissione costituita in seno al Consiglio Comunale al fine di svolgere nella specifica materia, le funzioni proprie del consiglio. Ovvero funzioni di verifica e controllo dello stato dei piani e dei programmi; di istruzione della discussione consiliare; di promozione di atti, proposte, provvedimenti da adottare in Consiglio. La commissione consiliare è, quindi, il luogo nel quale, precipuamente, in ragione delle proprie capacità, esperienze, competenze, nella specifica materia, si esplica l’attività dei singoli consiglieri.
Basta tanto per capire che se non c’è incompatibilità tra la carica di consigliere e l’attività professionale svolta, qualsiasi essa sia, altrettanto non c’è incompatibilità con l’attività di membro di commissione consiliare; funzione attribuita, tra l’altro, con elezione palese in consiglio comunale.
Di conseguenza non c’è incompatibilità, in seno alla commissione, alla carica di presidente di uno qualsiasi dei membri. Nel mio caso, carica rivestita con il consenso unanime di tutta la commissione, rappresentante una maggioranza pari a 27/30 dell’intero consiglio.
Il consigliere Tardi assurge a focoso giudice dei comportamenti etici insinuando dubbi sui miei.
La moralità dei comportamenti di ognuno di noi non dipende da come ce ne si riempie la bocca, ma dai comportamenti realmente vissuti, quindi dalla credibilità acquisita, dal riconoscimento sociale, frutto della propria storia personale, professionale, politica, ed anche elettorale. La mia non è storia recente ed è sotto gli occhi di tutti.
L’allusione continua a un presunti conflitti di interessi, Il continuo agitarsi, attrarre l’attenzione, è strumentale a colmare la incapacità di controbattere sul piano dei contenuti. Segno di un modo di concepire il proprio ruolo di consigliere comunale come l’opportunità di dare sfogo ad una individuale esigenza di protagonismo, piuttosto che l’occasione di contribuire sobriamente alla costruzione del bene comune. Si tenta di insinuare che un professionista, solo in quanto tale, sia portatore di interessi personali o, peggio ancora, di parte: meglio non avere storia ne competenze, meglio essere il signor qualunque.
Vorrei ricordare che la storia, anche giudiziaria, delle amministrazioni locali è piena di personaggi anonimi che, senza avere specifiche qualità, hanno rappresentato, per i loro legami, interessi particolari.
Non ho mai ritenuto di dare lezioni di morale ai colleghi di questo consiglio comunale e certamente non ne accetto. (Riceviamo e pubblichiamo) .

Nicola Stellato

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