Martedì, Maggio 22, 2012
   
Testo

Evitiamo la politica orientata al mercato

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Nella gestione della cosa pubblica esiste e dovrebbe esistere un solo modo di fare politica, con una direttiva ben precisa, unica, responsabile, al servizio della comunità e nell’interesse del cittadino.

 

Negli ultimi tempi, nella gestione della cosa pubblica la “Politica d’impresa individuale” è prevalsa di gran lungo sulla normale idea di “politica pubblica”. Ora, se in un regime di mercato, questa doppia terminologia o questa “doppia identità della politica” ha ragione di esistere, non lo è nell’esercizio e nella gestione della cosa pubblica. Poiché la politica deve essere intesa soprattutto come pratica del servire e non pratica dell’essere servito!
Le due congetture, innanzi esposte, sono distinte e distanti, sono pratiche diverse, poiché diversi sono i loro scopi finali.
La “politica d’impresa individuale” mira a consolidare la propria immagine, favorendo e sviluppando relazioni personali con il proprio elettorato, si è unidirezionali, poiché il fine ultimo resta la conservazione del proprio pacchetto voto con una proiezione alla crescita o al consolidamento del proprio potere. Come dire un modo personalistico e clientelare di fare politica.
La “politica pubblica” invece, ha come scopo il miglioramento dell’azione amministrativa nell’ ottica della sua reale interpretazione di servizio pubblico, ossia il mirare alle soddisfazioni, alle esigenze di tutti i cittadini, semplicemente… servendoli. Ovvero è il reale ruolo attribuito dagli elettori agli eletti per servire la collettività.
Come nella comunicazione, anche nella politica, parlare ed ascoltare, sono parole che devono assumere un significato meno letterale e più specifico.
Parlare significa spiegare, fornire elementi perché il nostro interlocutore possa capire e quindi decidere e scegliere. Ciò non significa che stiamo facendo propaganda o tentando di convincere.
Ascoltare, invece, non significa che stiamo lasciando sfogare o solo sentire, intendiamo mettersi a disposizione, cercando di razionalizzare la protesta o la critica, con l’intento di dare una possibile soluzione al motivo che ha generato l’ascolto.
L’ultimo ventennio è stato caratterizzato da un chiassoso e rissoso parlare, che ha boicottato letteralmente l’ascolto, i suggerimenti, la voce del pratico, di chi viveva la realtà.
Volutamente i signori del “Palazzo” hanno allungato le distanze tra le istituzioni e la comunità. In questo modo, la politica personalistica, individuale e clientelare, è prevalsa di gran lungo su quella pubblica.
Analizzando quanto scritto, facendo mente locale sul periodo che ha caratterizzato la Seconda Repubblica ad Acerra, è evidente che non esiste futuro nel passato.
Questa realtà sociale, indifesa, è caratterizzata da una opinione pubblica lamentosa, vittima e spesso complice nello stesso momento, di questa degenerazione della politica in città. Spesso l’opinione pubblica si lamenta senza rendersi partecipe in prima persona della questione politica, lasciando terreno fertile ad un sistema finalizzato esclusivamente alla ricerca del voto e al mantenimento della posizione di potere.
Come già scritto qualche editoriale fa: Un tentativo per dire basta al privilegio dei pochi e per i pochi intimi, al cospetto della vivibilità dei molti…. E per chi avrebbe fraseggiato che nulla cambierà e che i paladini del potere sono e saranno i soliti che nelle ultime quattro consiliature hanno fatto da padroni in città, inconsapevolmente sono complici di questo sistema politico degenerativo ed obsoleto, sono e saranno i soliti sfruttati e sfruttatori di un sistema che potrà arrecare un “vantaggio” personale ma sicuramente non una apprezzabile vivibilità in questa città e nel suo contesto.
Le scelte politiche che dovranno essere prese per gli anni a seguire, dovranno inevitabilmente invertire la rotta.
Da Acerra dovrà partire la Terza Repubblica.
In questi anni siamo stati vittime di manovre speculative effettuate a danno della nostra città da enti sovracomunali, con la complicità di chi ha gestito la cosa pubblica locale per il semplice motivo che non ha prodotto una politica di azioni concrete atte a definire la destinazione d’uso del nostro vastissimo territorio e quel poco determinato è stato volutamente bloccato.
La politica disunita e frammentaria anche sulle decisioni importanti, non è mai stata capace di incidere, di determinare, pertanto questa popolazione ha sofferto per le scelte prese da altri, in altre sedi, per arrivare all’arricchimento di pochi.
Questo ventennio politico, appena trascorso, deve essere seppellito, poiché è stato capace di produrre solo una serie di cattivi propositi, è stato un periodo di merce di scambio in un mercato politico scorretto.
Non esiste futuro nel passato appena trascorso!
La politica che tratta temi finalizzati alla sola raccolta di voti, non affrontando le vere emergenze della città e della popolazione, è obsoleta, va rimossa definitivamente.
Se il sistema è stato formattato, non può essere ripristinato.
Oggi più che mai cambiare per ritornare a vivere in questa città è possibile.
Una reale presa di coscienza da parte di tutti i cittadini è determinante per il cambiamento, idee nuove e non riproposizioni sono le fondamenta del necessario rinnovamento.

 

 

​Pasquale Sansone

 

 

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La guida della città di Acerra, in giro per la città...da dicembre 1999, compie 22 anni.

 

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