Martedì, Maggio 22, 2012
   
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Sono 50 gli acerrani che lavorano nel termovalorizzatore

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 La partenope Ambiente, azienda che gestisce il Termovalorizzatore, apre le porte alla città

 Giovedì 6 ottobre la Partenope Ambiente, ovvero la società del Gruppo A2A che si occupa della gestione del termovalorizzatore di Acerra e delle altre iniziative ad esso connesse, ha aperto per la prima volta le porte alla stampa locale. L’obiettivo primario di questo incontro informale è stato quello di fornire alcune informazioni sulla società che nell’ottobre del 2008 si è aggiudicata la gara d’appalto per la gestione dell’impianto, vincendo una competizione con alcuni dei maggiori protagonisti del mercato europeo dell’energia e del trattamento dei rifiuti. La conferenza stampa è stata presieduta dai vertici della Partenope Ambiente A2A: il Direttore Lorenzo Zanibono; l’Ing.Antonio Buonomo, consigliere aziendale; Leonardo Marini, responsabile della gestione operativa dell’impianto; e infine la Dott.ssa Nadia Ramazzini, responsabile della qualità dell’ambiente e della sicurezza. In quest’occasione la stampa locale, tra cui il nostro Direttore, ha potuto visitare l’intera struttura del termovalorizzatore di Acerra che - stando ai dati forniti dalla Partenope Ambiente A2A – risulta essere uno degli impianti più importanti d’Europa, giacché in grado di smaltire seicentomila tonnellate all’anno di rifiuti urbani pretrattati, trasformandoli in circa 600 milioni di Kilowattora di energia elettrica all’anno.
Dopo le associazioni ambientaliste locali,arriva anche l’incontro con la stampa locale
L’incontro è stato inaugurato da un breve intervento del Direttore Zanibono che - oltre a presentare i suoi collaboratori – ha voluto rimarcare il senso dell’iniziativa: «Il nostro obiettivo è non solo quello di fare conoscere la Partenope Ambiente e più in generale la A2A, ma anche di conoscere le realtà locali con le quali ogni giorno andiamo a confrontarci nell’ambito della gestione di questo impianto. Finora ci siamo concentrati di più sulla gestione operativa dell’impianto, non mancando comunque di dare informazioni sulle varie forme del suo funzionamento, tuttavia credo sia giunto il momento d’instaurare dei rapporti diretti con le varie realtà locali interessate alla nostra attività e in particolare col comune di Acerra. Abbiamo appena attivato – prosegue Zanibono – un’iniziativa con le scuole, perché le riteniamo un canale molto efficace per far conoscere la nostra realtà». Dopo questo breve intervento, l’Ing. Zanibono ha risposto a diverse domande dei giornalisti presenti all’evento, tra cui quella avanzata dal nostro Direttore in riferimento alla percentuale di ricaduta occupazionale che si è riscontrata sul territorio acerrano dopo l’istallazione del termovalorizzatore: «Credo che il numero degli acerrani assunti nella Partenope Ambiente si attesti intorno alle cinquanta unità su un totale di duecento dipendenti. Di questi duecento – precisa Zanibono - cento erano già stati assunti nell’impianto di Caivano e non è da escludere che anche qui ci siano degli acerrani». Per onor di cronaca va ricordato che l’impianto di Caivano, anch’esso gestito dalla Partenope Ambiente, è quello adibito alla selezione e al trattamento dei rifiuti raccolti sul territorio.
L’ Energia elettrica prodotta dal Termovalorizzatore soddisfa 150/200 mila famiglie
Un altro tema toccato dal Direttore della Partenope Ambiente è quello inerente alla produzione di energia elettrica ricavata dall’attività del termovalorizzatore. Secondo i dati messi a disposizione sul sito web dell’azienda in questione (www. partenopeambiente. eu), infatti, le 600.000 tonnellate di rifiuti urbani pretrattati possono essere trasformate in 600 milioni di Kilowattora di energia elettrica all’anno, ossia una quantità sufficiente ad alimentare circa 150/200 mila utenze domestiche. Alla domanda su chi avrebbe potuto trarre beneficio da questa cospicua produzione di energia elettrica prodotta, l’Ing. Zanibono ha risposto in maniera molto chiara: «In Italia c’è una rete di fornitura univoca per tutti e quindi noi, come del resto ogni altro produttore, c’immettiamo su questa rete che così facendo diventa un grande bacino nazionale da cui tutti gli utenti assorbono energia. Pertanto, l’energia elettrica da noi prodotta viene venduta al gestore nazionale dei servizi energetici - il GSE S.p.A – che a sua volta ed attraverso altri meccanismi commerciali la rivende all’Enel, all’Edison, oppure ad altri. Questi ultimi infine la rivendono ai cittadini o alle imprese come la Fiat per esempio. Molti mi chiedono se l’acerrano abbia dei benefici diretti sulla bolletta per il fatto che l’impianto sia situato su questo territorio e la mia risposta è no. Noi siamo un’azienda privata quotata in borsa, che ha dei bilanci e delle norme da rispettare. La politica dei benefici deve essere predisposta dall’ente pubblico che ha stipulato con la A2A il contratto di gestione dell’impianto del termovalorizzatore di Acerra, ovvero da quelle istituzioni come la Regione, la Provincia e il Comune. Da parte nostra possono essere fatti degli interventi di sensibilità come quello di quest’oggi oppure di sponsorizzazione di qualche mostra o di un altro evento. Pertanto, nulla di diverso da quelle normali iniziative promozionali che interessano tutte le aziende private».
«I blocchi del passato? Manutenzione programmata»
Sul perché del non funzionamento a pieno regime del termovalorizzatore di Acerra e sui blocchi delle varie linee che si sono avuti dal 2009, il Direttore della Partenope Ambiente ha risposto parlando di imprevisti calcolati e di manutenzione programmata: «Il termovalorizzatore è un impianto molto articolato e quindi composto da un numero complesso di macchinari e forni. Tutto ciò richiede un’attività di manutenzione importante e non è un caso se ogni termovalorizzatore sia impostato su più linee autonome tra di loro. Ognuna di queste linee dev’essere fermata per più settimane durante l’anno. Di solito si fanno un paio di fermate per ciascuna linea al fine di consentire tutti gli interventi di manutenzione: controlli, ispezioni, misurazioni, pulizie e sostituzioni di pezzi usurati. La griglia di combustione, per esempio, è un componente meccanico che va sostituito ogni anno o due, così pure gli elementi filtranti in tessuto che si sostituiscono ogni tre anni circa. Anche i refrattari - che ricoprono le tubazioni nei punti più caldi - vanno sostituiti dopo un po’ di tempo. Pertanto non è possibile immaginare che questi siano impianti che funzionino 8700 ore all’anno. In più c’è da dire che nei primi anni di avviamento questi tipi di impianti richiedono delle messe a punto a volte anche rilevanti, perché ognuno di essi è diverso da un altro. Ciò lo si deve al fatto che il rifiuto di Napoli è diverso da quello di Brescia e i limiti di emissione sono diversi rispetto ad altre parti d’Italia».
«Gli sforamenti registrati dalle centraline sono estranei al termovalorizzatore»
L’Ing. Zanibono - stimolato da un’altra domanda del nostro Direttore - ha avuto modo di fare chiarezza anche sui presunti sforamenti dei livelli consentiti di polveri sottili PM10 provenienti dal termovalorizzatore di Acerra: «Impianti come quello di Acerra, che vengono collocati in un normale contesto urbano industrializzato, emettono delle poveri sottili assolutamente trascurabili. Da nostri studi, fatti già a Milano e a Brescia, è dimostrato che la qualità dell’aria, che respiriamo in contesti – ripeto – analoghi a questo, è determinata per il 99,9 % da altri fattori. In primis dal traffico e in secondo luogo dalla presenza industriale diffusa sul territorio. Pertanto il contributo di un impianto di questo tipo è minore dell’1 %. Se le centraline riscontrano degli esuberi – chiosa il Direttore della Partenope Ambiente – è perché la situazione della qualità dell’aria è influenzata soprattutto da altre fonti emissive». Nel corso della conferenza stampa è stato affrontato anche il tema delle difficoltà che presenta il territorio acerrano - e più in generale quello di Napoli e provincia - in riferimento alla camorra, che da sempre si è interessata al business dello smaltimento illegale dei rifiuti. In proposito è intervenuto il consigliere della Partenope Ambiente, Antonio Buonomo: «Il tema della legalità e della trasparenza sono fondamentali per noi e per il tipo d’attività che andiamo a svolgere su questo territorio. Per quanto mi riguarda, avendo seguito le fasi della messa in servizio nonché dell’avvio dell’attività, posso dire che lo Stato si è impegnato a formare una rete di protezione e di garanzia nei nostri confronti molto importante. Dico pure che non c’è stata alcuna pressione né nella fase di assunzione del personale né nella fase di appalto. La Partenope Ambiente segue rigidamente determinate procedure e ha sottoscritto nella prefettura di Napoli un protocollo di legalità al quale sono stati aggiunti altri certificati. Detto ciò, vorrei affermare che la nostra esperienza su questo territorio è stata molto positiva, anche perché tutte le persone del posto - che sono state da noi assunte - hanno recepito in pieno lo spirito della nostra azienda. Con loro abbiamo fatto un lungo periodo di formazione, dal momento che si è deciso di rinunciare ad un personale già esperto e che per ovvie ragioni avrebbe dovuto essere reperito in luoghi dove già erano presenti termovalorizzatori. Tornando al tema della legalità, intendo ribadire che per noi è essenziale». Dopo questo breve intervento di Antonio Buonomo, il Direttore Zanibono ha ripreso la parola per precisare che non è possibile prevedere fra quanto tempo potrebbe entrare in disuso l’impianto di Acerra: «Come ogni altro impianto di questo genere, quello di Acerra va tenuto vivo, mantenuto in efficienza e ovviamente aggiornato rispetto al presentarsi di nuove tecnologie. Pertanto non è immaginabile pensare che fra dieci anni debba essere dismesso. La nostra esperienza ci dice che questi impianti - se gestiti come si deve - possono non dico durare all’infinito, ma a lungo». L’ultimo intervento della conferenza stampa - tenuta dai vertici aziendali della Partenope Ambiente - ha avuto come protagonista la Dott.ssa Nadia Ramazzini, responsabile della qualità dell’Ambiente e della Sicurezza. La Ramazzini ha voluto porre l’accento su ciò che a suo parere ha fatto sì che ci fosse una svolta per l’avviamento delle attività del termovalorizzatore di Acerra, ovvero il Decreto-legge del 23 maggio 2008, n. 90. Con esso, di fatto, il Governo Berlusconi, al fine di fronteggiare la crisi vigente nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella Regione Campania e in deroga al parere dato dalla Commissione di valutazione di impatto ambientale il 9 febbraio 2005, autorizzò presso il termovalorizzatore di Acerra il conferimento ed il trattamento dei rifiuti aventi i seguenti codici CER: 19.05.01; 19.05.03; 19.12.12; 19.12.10; 20.03.01, per un quantitativo massimo complessivo annuo pari a 600.000 tonnellate. Questo provvedimento – secondo Ramazzini – risultò decisivo non perché ad Acerra si bruciasse tutto, bensì affinché s’iniziasse a pensare per la Campania un progetto di gestione dei rifiuti che fosse al di fuori di una logica e di una legge che negli anni si era dimostrata non applicabile in diverse realtà non solo a livello italiano, ma anche europeo: «Fu allora che si sfondò una barriera che effettivamente si era incancrenita. In effetti in Campania, fino a quel momento, non si riusciva ad uscire dall’emergenza, perché anche i bandi del 2005 e del 2006 riproponevano il solito schema del CDR. Detto ciò, è necessario precisare che nel termovalorizzatore di Acerra i rifiuti arrivano direttamente dai sette siti di CDR situati in Campania, che assicurano a monte un’attività di screening molto importante. Questi impianti CDR, infatti, fanno da filtro a ciò che poi verrà smaltito nel termovalorizzatore di Acerra, risultando così preziosissimi».

 

 ​Giovanni Balsamo

 

 

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